The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Altatto bistrot: una nuova casa per i vegetariani a Milano

Camino: patata americana cotta nell’argilla, pane speziato e terrina di peperone

Se nel mondo della buona cucina “gusto” è il senso più promosso e sfruttato è giusto andare in controtendenza ricordando che non di solo gusto vive il piacere del cibo. Ci sono anche udito, olfatto, vista e appunto  “il tatto”, che tre giovani cuoche hanno scelto come termine di riferimento, il loro “tag”. Protagoniste di questa avventura sono Sara, Giulia e Cinzia, che si sono formate e conosciute al Joia di Pietro Leemann. Per quattro anni hanno progettato e sviluppato un servizio di catering vegetariano. Nel 2017 hanno partecipato a The Vegetarian Chance proponendo negli spazi del Teatro Franco Parenti i loro piatti curati a pubblico e ospiti. Da poche settimane hanno aperto Altatto Bistrot un loro spazio a Milano nel quartiere Greco, dove servono cena il martedì e il mercoledì. Ad accompagnarle in questa nuova impresa hanno ritrovato Caterina, già conosciuta al Joia, e che è stata anche una colonna del nostro Festival, dove ha collaborato all’organizzazione. A caratterizzare Altatto Bistrot è appunto “il tatto” inteso non solo come le sensazioni che il cibo ci regala, ma anche come scelta degli arredi, delle tecniche in cucina, della presentazione dei piatti: tatto inteso anche come attenzione al particolare. L’idea è quella di dare una sensazione di ospitalità ricorrendo al design moderno, che a Milano è di tendenza, a volte anche troppo. C’è un camino, simbolo tradizionale di ospitalità, ma non è dominante e quasi non si vede. Lo si nota in menu dove è proposto il piatto Camino: patata americana cotta nell’argilla, pane speziato e terrina di peperone. Grigio e bianco sono dominanti e le luci sono discrete e flessibili. Argille italiane e terre crude rifiniscono le pareti: “un rivestimento contemporaneo ispirato all’antichità”, spiegano le ragazze. Un’attenzione particolare è stata dedicata ai tavoli prodotti con materiali naturali e di recupero e pensati per la condivisione, una tendenza cittadina non sempre appropriata.

Lo squadra di Altatto

Il menu, che varierà circa ogni tre mesi, è in formula degustazione ed è proposto a 38 euro, bevande escluse. Affidarsi queste cuoche, ormai esperte e delicate, non può spaventare, però vegani, allergici e intolleranti possono manifestare in anticipo le loro esigenze e saranno accontentati. Al di là della cena è possibile prenotare il solo aperitivo a base di erbe, fiori, spezie, frutti. La zona non è delle più centrali, ma ha un suo carattere specifico che può anche far sembrare di non essere a Milano e non è detto che in poco tempo rivaleggi con altre zone oggi in più in voga, ma magari prive di offerta vegetariana di qualità.

 

 

 


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Hitoshi Sugiura: dal concorso del 2017 a Best Vegetarian Chef in Giappone

Hitoshi Sugiura premiato a Tokyo lo scorso 24 febbraio

Nel 2017 era stato uno dei nostri otto finalisti, il 24 febbraio di quest’anno Hitoshi Sugiura ha ricevuto un riconoscimento anche nel suo paese, il Giappone, ed è stato proclamato Best vegetarian chef a Vegetarian Award, una manifestazione istituita con l’obiettivo di promuovere il vegetarianismo giapponese originario sostenendo individui, aziende e organizzazioni impegnate in tal senso. Non si tratta di un concorso di cucina come The Vegetarian Chance, ma di un premio assegnato guardando ai meriti professionali dei singoli candidati.

Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi consegnano a Hitoshi Sugiura l’attestato di partecipazione a TVC 2017 al Teatro Franco Parenti

Ed è importante notare anche come nella cucina giapponese tradizionale i latticini sono assenti e quindi spesso, se non vengono usate uova, i piatti giapponesi vegetariani sono di fatto vegani. Al nostro concorso 2017 Hitoshi Sugiura aveva presentato dei piatti vegani molto suggestivi: Mazzolino e Tortelli di mais con salsa di soia alle nocciole. Si era portato dal Giappone tutte le stoviglie specifiche creando un effetto estetico di grande livello come si può intuire dalle immagini. Il senso estetico dei cuochi giapponesi riesce a dare ai piatti vegetariani una poesia unica nel suo genere. Lo abbiamo visto anche nel concorso del 2018 con i piatti di Yoshiko Hondo, seconda classificata. The Vegetarian Chance intrattiene rapporti speciali e consolidati con il mondo gastronomico vegetariano giapponese, che ormai da molti anni ha trovato nel Joia e Pietro Leemann un punto di riferimento importante per scambio professionale. L’estetica dei piatti del ristorante Joia, unica nel suo genere in Europa s’ispira sotto molti aspetti essa stessa alla cultura del Giappone dove Pietro Leemann e Sauro Ricci, executive chef, hanno soggiornato a lungo.

Mazzolino

Hitoshi Sugiura Tortelli di mais con salsa di soia alle nocciole