The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Deserto e Artide: quante domande. Al Festival di Locarno due film sull’esistenza umana e del pianeta

Alla ricerca di messaggi criptati dal cielo

Il cielo nel nostro immaginario rappresenta l’infinito, l’assoluto, lo spazio incommensurabile che ospita i nostri cari che ci hanno lasciato. Difficile fare domande al cielo e avere delle risposte, ma questo sembra invece possibile nel deserto africano. È il tema del film marocchino Fragments from Heaven di Adnane Baraka presentato al Locarno Film Festival in concorso nella sezione Cineasti del Presente. Un nomade, Mohamed, e Abderrahmane, uno scienziato, battono palmo a palmo il deserto con altri aiutanti per trovare frammenti di meteoriti. Ognuno con un suo sogno. Il primo ha quello di guadagnarsi il denaro per una vita migliore, il secondo, invece, indaga sulle origini dell’universo. Cerca tracce di una stella più vecchia di quella che ha portato la vita sulla Terra. In questo angolo di deserto marocchino si sono verificate di recente diverse piogge di meteoriti, «frammenti di paradiso», che contengono informazioni sull’origine della Terra e della vita. Distinguere i frammenti di meteoriti da altri semplici sassi non è semplice e capita spesso a Mohammed e i suoi amici di essere tratti in inganno e poi delusi. La loro vita da nomadi è dura. Per casa hanno una tenda, per il cibo si affidano alle loro pecore e procurarsi l’acqua è molto impegnativo. Una questione di sopravvivenza, che riguarda il nomade, ma anche lo scienziato. C’è l’ostilità del deserto, ma anche quella del cosmo dove la Terra può essere in pericolo. Il deserto nella sua purezza e uniformità è il luogo ideale per farci prendere le distanze dalle sovrastrutture umane nelle quali siamo immersi ogni giorno. Alla fine non veniamo tutti dal cielo? Si domanda il regista.

Agli antipodi del deserto c’è il paesaggio polare delle isole Svalbard (costa fredda), dove è ambientato il film Návštěvníci (The Visitors) della regista ceca Veronika Lišková, presentato a Locarno nella sezione La settimana della critica. Un studiosa ceca, Zdenka, si reca con l’intera famiglia in questo remoto territorio della Norvegia per realizzare una ricerca antropologica sugli abitanti di questo territorio, dove la popolazione autoctona (3000 abitanti) convive con studiosi e ricercatori da ogni parte del mondo.

Di fronte ai bambini delle Svalbard uno spazio che si apre verso l’infinito

La natura è ostica, ma pura, preservata da neve e ghiaccio. Le conseguenze dell’emergenza climatica arrivano comunque anche qua dove il permafrost si scioglie e dove il paesaggio con le sue infrastrutture umane è in continua mutazione. A sciogliersi non sono, però, solo i ghiacci bensì anche i diritti degli stranieri qui residenti anche da molti anni. La Norvegia non riconosce a chi va a risiedere nelle Svalbard lo stesso status di chi invece si stabilisce nel suo territorio continentale, dove i benefici derivano dall’obbligo di visto, che invece nelle isole artiche non è richiesto. Di fatto i non norvegesi che vengono a stabilirsi nelle Svalbard lo fanno a loro rischio e pericolo senza assistenza medica e sociale. Zdenka deve misurarsi contemporaneamente con due drammi: quello ecologico e quello umano. Ma le Svalbard non perdono il loro fascino: quel deserto di ghiaccio e neve offre anche allo spettatore come nel deserto in Marocco un’altra prospettiva rispetto a vite più confortevoli e protette.

 

 


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Camera con vista sui rifiuti. A un doc austriaco il Pardo verde WWF del Locarno Film Festival

Una collina verde e una di rifiuti nel Sud est Asiatico

Tutti i giorni ciascuno di noi ingaggia una lotta con i rifiuti che produce. Il guaio è che questa nostra produzione di rifiuti è sempre più consistente e soprattutto rapida. Un sacchetto può rimanere tra le nostre mani pochi minuti, e così il cibo, che non mangiamo. Più tempo durano i vestiti e gli apparecchi elettronici, ma il nostro desiderio di sostituirli in fretta è quasi spasmodico. Ma tutti questi rifiuti dove finiscono e chi se ne occupa? Non ce lo domandiamo abbastanza ed è proprio per questo che il documentario Matter Out of Place ci dà una risposta cruda, senza scrupoli e a tratti ironica. Il documentario, diretto dal regista austriaco Nikolaus Geyrhalter, è stato presentato al concorso internazionale del 75 Locarno Film Festival e ha vinto il Pardo Verde WWF istituito quest’anno per la prima volta.

Il regista austriaco Nikolaus Geyrhalter riceve il Pardo Verde Ti-Press / Massimo Pedrazzini

Con le sue immagini senza commento Geyrhalter ci guida in un viaggio sul destino dei rifiuti nel mondo: dai luoghi più «idilliaci» come le Maldive e una stazione sciistica svizzera fino al Sudest asiatico dove le montagne di rifiuti accumulate fanno parte del paesaggio. In altezza rivaleggiano con le colline circostanti. E dagli odori che dispensano nell’atmosfera da spettatori siamo, per fortuna, dispensati. Nel resort di lusso ai tropici alla vista dei turisti invece dei pesci emergono dall’acqua ovunque oggetti in plastica. In Svizzera sanno proteggere le loro montagne molto amate dagli sciatori, ma per farlo devono far scendere a valle camion appesi alla funivia.

Nel Vallese in Svizzera una funivia porta a valla un camion di rifiuti

E alla fine eliminare tutto questo pattume sembra impossibile. Ne produciamo più di quanto riusciamo a smaltirne. Ce lo dimostra Geyrhalter quando ci fa incontrare gli oscuri protagonisti dello smaltimento: quelli che bruciano o seppelliscono e quindi inquinano e quelli che raccolgono, per lo più volontari, che credono nel riciclo. Proprio questa soluzione, secondo il regista, non è poi così risolutiva come ci illudiamo. «Per riciclare consumiamo molta energia e produciamo di fatto nuova materia da usare e riciclare», ha detto rispondendo a una mia domanda sul riciclo in un incontro col pubblico. «Non sta a me proporre soluzioni. Io faccio il regista e racconto un problema con le mie immagini. Poi sta ad altri trarre delle conclusioni sull’impatto della nostra esistenza su questo Pianeta». Il pensiero del regista traspare anche dal titolo Matter Out of Place, che come spiega in una didascalia significa: «qualunque oggetto o impatto che non è naturalmente parte dell’ambiente immediato». Nikolaus Geyrhalter è da sempre impegnato sul fronte ambientale e questo film completa una sua trilogia composta anche da Unser täglich Brot, 2005 sulle ipocrisie delle industrie alimentari e da Earth, 2019, che raccontava le devastazioni provocate dalle miniere a cielo aperto.

TRAILER

Gabriele Eschenazi


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Climate Social Camp  a Torino dal 25 al 29 luglio. La voce delle nuove generazioni

Il surriscaldamento globale sarà ospite indesiderato del Climate Social Camp, che radunerà a Torino  nel Parco della Colletta dal 25 al 29 luglio migliaia di giovani ragazze e ragazzi da tutta Europa facenti parti di diverse organizzazioni ambientaliste prima tra tutte Fridays for Future. Dormiranno in tenda, mangeranno vegano e kilometro zero, plastica bandita. Il Climate Camp è organizzato su base volontaria e chiunque può dare una mano offrendo il proprio tempo. Intorno a sé una siccità tremenda che affligge il Piemonte, un depauperamento delle risorse idriche e un tasso d’inquinamento tra i più alti d’Italia. Il programma è fitto di incontri, dibattiti, socialità, concerti e momenti di incontro. Con l’emergenza climatica non sale solo la temperatura meteorologica, ma sale anche quella sociale e di questo i giovani ne sono ben coscienti.  Molti dei tempi del Campo saranno ripresi sempre a Torino anche a settembre a Terra Madre Salone del Gusto (Parco Dora 22/26 settembre) e ne parlammo nell’ultima edizione del Festival The Vegetarian Chance nel 2019.

Dalla homepage del sito:

Diversi movimenti, collettivi e attivisti si sono uniti per creare questo importante spazio e momento di confronto tra vari gruppi internazionali che lottano per la giustizia sociale climatica. L’obiettivo generale è quello di unire le questioni sociali e climatico-ambientali e di inquadrare la lotta contro il cambiamento climatico e la devastazione ambientale come una lotta contro una minaccia comune. I movimenti che hanno aderito all’Assemblea del Climate Social Camp studiano i legami tra il cambiamento climatico, la devastazione ambientale e l’impatto sulla società e sui diritti civili e dei lavoratori, partendo da diverse prospettive e metodi di analisi. Riteniamo che fare rete sia fondamentale per rafforzare il movimento globale in favore della giustizia sociale sul clima ed è per questo che vi invitiamo a partecipare al Campo!

Several movements, collectives and activists have joined together to create this important space and moment of confrontation between various international groups fighting for climate social justice. The overall aim is to unite social and climate-environmental issues and frame the fight against climate change and environmental devastation as a fight against a common threat. We believe in collaboration between ecologist actors and social movements who engage on local, regional or international intersectional issues.The movements who joined the Climate Social Camp’s Assembly investigate the links between climate change, environmental devastation and impacts on society and civil – workers’ rights, using different perspectives and lenses of analysis. We think that networking is fundamental to strenghten the global climate social justice movement and this is why we invite you all to come to join the Camp!