The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953

Un ricordo di Carlin Petrini strenuo difensore della biodiversità

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Carlin Petrini con Pietro Leemann, Marco Ferrini, Paljin Tulku Rinpoche, , Don Luca Bressan a Expo 2015

Carlin Petrini rimarrà sempre un’icona italiana e internazionale del cibo buono, pulito e giusto. Intuì per tempo quale fosse l’importanza della biodiversità e con essa dei prodotti vegetali preziosi per chi compie la scelta vegetariana e soprattutto vegana. Senza i presidi Slow Food oggi non conosceremmo tutti i tipi di cereali, legumi, verdura e frutta, che il nostro paese ci mette a disposizione. Petrini non era vegetariano, ma era contro gli allevamenti intensivi responsabili del 14% delle emissioni di gas serra e ci fece l’onore di partecipare a Expo 2015, il 15 settembre,  a una tavola rotonda dal tema: “Fede e vegetarianismo” organizzata da The Vegetarian Chance con Slow Food e il Joia di Pietro Leemann. Ecco una sintesi di ciò che disse in quell’occasione:

Dobbiamo fare sul cibo riflessioni importanti,  che tengano conto delle connessioni che esistono tra il cibo, la nostra realtà personale e la spiritualità. Io non pratico il vegetarianismo come scelta personale, ma non è che non la condivido. Sento una vicinanza al vegetarianismo. Proprio ultimamente sono rimasto molto colpito dalla scelta di un amico, che ha scelto di diventare vegetariano: Moni Ovadia. Mi ha spiegato che la sua è stata una scelta etica e morale: un no alla violenza.

Gabriele Eschenazi introduce il dibattito su Fede e vegetarianismo allo Slow Food Theater di Expo 2015 con Carlin Petrini, Pietro Leemann, Marco Ferrini, Paljin Tulku Rinpoche, Don Luca Bressan

Le istanze vegetariane ci devono trovare attenti. D’altra parte non possiamo dimenticarci che la produzione alimentare si manifesta in modo volgare e dannoso anche rispetto al mondo vegetale. La monocultura si basa su quantità e profitto, è massiva e fa largo uso della chimica. Anche una pianta può subire violenza. Ne ho parlato nel libro Biodiversi, scritto con Stefano Mancuso. Il mondo vegetale ha una sua memoria, una sua spiritualità. Abbiamo bisogno di avere più armonia col nostro fisico nei rapporti con la natura. Il termine “armonia” deriva dal greco ed era una sostanza inserita tra due metalli per far sì che non si fregassero e lasciassero scoccare una scintilla. Nel trattare il cibo serve appunto armonia. L’attuale sistema alimentare è responsabile di un disastro ambientale generale. Soffriamo di una perdita di fertilità dei suoli, di un consumo di acqua senza limiti. Basti pensare che il 70% dell’acqua è impiegato per l’agricoltura. La perdita di biodiversità è continua e costante. Trattiamo la Terra Madre come una schiava. Di fronte a questi problemi il dialogo tra diversi ha un grande valore ed è anche per questo che sono qui.

Qui sotto un video realizzato dal videomaker Ruggero Montigelli e Gabriele Eschenazi sui testaroli di Pontremoli, presidio Slow Food di Pontremoli.

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