The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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CinemAmbiente a casa tua

L’elemento umano

Siamo chiusi in casa da tanti giorni, ma fuori c’è un ambiente che ci aspetta di nuovo e del quale forse non conosciamo bene tutte le problematiche. Sarebbe bello uscire e saperne un po’ di più così magari da cambiare il nostro approccio e i nostri comportamenti. Il Festival CinemaAmbiente in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente ci offre un’opportunità unica proponendo gratuitamente da venerdì 3 aprile on line i medio e lungometraggi, che hanno avuto più successo nelle ultime edizioni del Festival e dedicati a temi decisivi per la nostra esistenza quali i cambiamenti climatici, l’antropizzazione, la tutela degli habitat di specie, l’ecosostenibilità, i nuovi, possibili modelli di sviluppo. La diffusione in streaming dei film sarà accompagnata da videomessaggi dei registi o da videointerventi di esperti, che offriranno spunto per ulteriori approfondimenti.

In questi giorni in cui tanti cittadini di ogni età non possono andare al lavoro o a scuola – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Sergio Costaabbiamo pensato a come intrattenere, formare e informarli sulle tematiche ambientali rimanendo a casa. “CinemAmbiente a casa tua” è la prima di una serie di iniziative che saranno lanciate nei prossimi giorni dal ministero dell’Ambiente, e abbiamo voluto realizzarla insieme al Festival CinemAmbiente e al Museo Nazionale del Cinema di Torino perché da più di vent’anni organizzano l’omonimo festival con successo di pubblico, dimostrando come questi temi siano di grande attenzione per i cittadini e come sia necessario mantenere alta l’attenzione sui problemi dell’ambiente e sulle loro soluzioni. Perché quando presto ci libereremo dall’emergenza sanitaria è da qui che dovremo ripartire.

Dobbiamo innanzitutto ringraziare i distributori e i registi che hanno messo a disposizione gratuitamente i loro film, consentendoci di mantenere un contatto con il pubblico anche in questo difficile momento di distanziamento sociale – dice Gaetano Capizzi, direttore del Festival CinemAmbiente – Invitiamo anche altri ad aderire a quest’iniziativa, favorendo una riflessione, oggi quantomai importante, sui tanti temi ambientali che sono stati messi in correlazione con la pandemia, talvolta con eccessive semplificazioni. L’inquinamento atmosferico, l’alterazione, ad opera dell’uomo, di habitat ed equilibri naturali fondamentali, l’aumento demografico incontrollato, la globalizzazione, l’organizzazione economica fondata su certi modelli di sviluppo sono problemi estremamente complessi, che il cinema può aiutarci a comprendere e che in futuro andranno esaminati e ripensati anche alla luce di quanto oggi ci sta succedendo.

La diffusione della cultura è una delle mission del nostro museo – sottolinea Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino – e dare a tutti la possibilità di vedere una selezione di film delle recenti edizioni di CinemAmbiente è sicuramente un messaggio importante in un momento di grande incertezza. Questo progetto si affianca alle altre iniziative che il Museo Nazionale del Cinema sta portando avanti con la condivisione online della mostra in corso e delle collezioni del museo, con la realizzazione di laboratori per bambini e famiglie e con la visione in streaming di contenuti della sezione Doc del Torino Film Festival.

I primi film in diffusione streaming:

1) L’elemento umano (The Human Element) di Matthew Testa (USA 2018, 80′)
Il film segue il fotografo James Balog, tra le principali voci dell’ambientalismo mondiale, in viaggio negli Stati Uniti come testimone del passaggio di uragani devastanti, di un villaggio di pescatori minacciato dall’aumento del livello del mare, dell’esaurirsi della nostra riserva d’aria, dei rovinosi incendi in California e di una comunità di minatori disoccupati alla ricerca di nuove speranze. Tuttavia, con fiducia, Balog mette a disposizione la sua arte per favorire il recupero della relazione imprescindibile fra Natura e Umanità.

2) La bugia verde (The Green Lie) di Werner Boote (Germania 2018, 97’)
L’indagine di Werner Boote e dell’ecologista Kathrin Hartmann, che sulle orme del “greenwashing” di certe imprese, si inoltra in alcune delle aree più soggette alla politica ingannevole delle aziende. Un dibattito intenso e rivelatore a cui prendono parte anche le eminenti voci di Noam Chomsky e Raj Patel.

3) Dusk Chorus – Basato su frammenti di estinzioni di Nika Saravanja e Alessandro d’Emilia (Italia 2016, 60’)
Un viaggio sonoro nella foresta amazzonica dell’Ecuador. Un’esperienza sensoriale, scientifica e poetica al tempo stesso, guidata dal ricercatore e compositore eco-acustico David Monacchi, autore del progetto multidisciplinare Fragments of Extinction. I cambiamenti climatici, la sopraggiunta siccità, la presenza massiccia delle compagnie petrolifere e le difficoltà di allestimento dei sofisticati strumenti di registrazione in un luogo impervio, sono gli ostacoli che David è costretto ad affrontare.

Oceani: il mistero della plastica scomparsa

4) Oceani, il mistero della plastica scomparsa (Océans, le Mystère plastique) di Vincent Perazio (Francia 2016, 53′)
Solo l’1% della plastica che fluttua negli oceani raggiunge le coste o rimane intrappolata nei ghiacci artici. Il restante 99%, non essendo biodegradabile, non scompare, semplicemente si rompe in microparticelle tossiche, in gran parte invisibili all’occhio umano. Tale processo di trasformazione sta dando vita a un nuovo ecosistema: la plastisfera.

5) Ultima chiamata (Last Call) di Enrico Cerasuolo (Italia 2013, 90’)
Commissionato al Mit dal Club di Roma fondato da Aurelio Peccei e pubblicato nel 1972, il Rapporto sui limiti dello sviluppo fu il primo studio sullo stato di salute del Pianeta Terra e degli effetti della crescita della popolazione umana sugli ecosistemi. A quarant’anni di distanza, Cerasuolo cerca quindi di capire se abbiamo effettivamente ormai oltrepassato i limiti o se siamo ancora in tempo per un’ultima chiamata.

6) Il sorriso del gatto di Mario Brenta, Karine de Villers (Italia 2018, 60′)
Uno sguardo sulla realtà così come appare oggi nelle strade e nelle città in quanto immagine della crisi e del declino della società occidentale nell’era della globalizzazione. Inquietante come il sorriso del Gatto di Alice nel paese delle meraviglie, il quale, alla richiesta di aiuto della bambina per trovare la strada che la conduca fuori dal bosco, risponde: «Tutto dipende da dove vuoi andare». La voce narrante è di Marco Paolini.

Ladri di tempo

7) Ladri di tempo (Time Thieves. Your Time is their Business) di Cosima Dannoritzer (Spagna, Francia 2018, 52′)
Lasciate da parte per un momento l’acqua, il petrolio, i metalli delle terre rare. C’è una nuova fonte naturale bramata da tutti: il tempo. Un’indagine attraverso numerosi paesi con interviste a intellettuali ed esperti per riflettere sul valore del tempo e rivelare quanto la sua monetizzazione, da parte di un sistema economico ormai predominante, influisca sulla vita quotidiana.

 


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Il mondo non sarà più lo stesso?

Foto di Ria Sopala da Pixabay

L’epidemia è ancora lontana dall’esaurirsi e per farci forza, sopportare le limitazioni e nascondere le paure guardiamo avanti. Il mondo non sarà più lo stesso è l’affermazione più diffusa, ma che può assumere molteplici significati. Può riferirsi ai problemi economici che affliggeranno centinaia di milioni di persone, alle libertà individuali che saranno ancora a lungo limitate, a una nuova consapevolezza che ci eviti in futuro nuove emergenze e quindi a un nuovo rapporto con questo nostro pianeta. A quest’ultimo punto guarda chi è ambientalista, chi crede che l’emergenza climatica, meno tangibile e immediata, sia la madre di tutte le emergenze. E soprattutto che non si tratti solo di un’emergenza ambientale, ma anche di un’emergenza sociale, economica e sanitaria. Il dopo Covid-19 potrebbe portarci in dote nuove politiche negative o positive a seconda dell’approccio che adotteranno le potenze economiche del mondo, intese come paesi, istituzioni, organizzazioni internazionali e multinazionali. L’interesse per una ripresa economica rapida che rilanci i profitti e diventi un’illusoria panacea per i poveri del mondo potrebbe portare a un accantonamento di politiche virtuose. Potrebbe significare il rilancio di un consumo forsennato di combustibili fossili, dell’agricoltura industriale, della deforestazione, e infine un aumento dei trasporti da una parte all’altra del globo di merci e uomini. Dunque più inquinamento, più attacchi alla biodiversità, più sfruttamento delle risorse, più povertà e ovviamente più emergenza climatica. Il rischio di nuove pandemie non farebbe che aumentare a cominciare dall’antibiotico resistenza che rischia di diventare la prossima emergenza mondiale come ha detto all’Espresso il 22 marzo lo scienziato italiano Rino Rappuoli, capo delle ricerche sui vaccini della multinazionale GlaxoSmithKline: Ho passato gli ultimi vent’anni a scrivere che ci dovevamo preparare a eventi di pandemia da virus così estremi come quello che stiamo vivendo. Purtroppo il nostro lavoro sembra non servire a niente. Ora che l’emergenza è esplosa, tutti i governi faranno i conti con gli enormi danni economici del coronavirus. Ma quando si parla di prevenzione, che richiede investimenti molto inferiori, la spesa viene giudicata troppo alta. Se non si cambiano le politiche sanitarie e veterinarie l’antibiotico resistenza diventerà un’emergenza più grave del coronavirus. E questa è una certezza“. Nel fare queste affermazioni il professor Rappuoli si è riferito ai devastanti effetti degli allevamenti intensivi di bestiame, che raggiungono ogni anno la cifra spaventosa di 56 miliardi di unità. Per ogni kg di carne vengono impiegato 1,4 mg di antibiotici. Ed esiste anche il rischio concreto che proprio lì da dove è partita la pandemia, cioè la provincia cinese di Hubei, riprenda il commercio e il consumo di animali selvatici. Notizie in tal senso stanno circolando sul web. Al timone di grandi paesi come Usa, India, Cina, Russia, Brasile e parte dell’Europa non ci sono governanti lungimiranti che trarranno i dovuti insegnamenti dal Covid-19. Tuttavia c’è in campo il grande movimento globale per l’emergenza climatica e in genere ci siamo noi cittadini del mondo consapevoli che possiamo porre delle domande e pretendere dei cambiamenti dai nostri leader. In queste settimane gli abitanti di questo pianeta hanno imparato molto in fretta cosa significhi una crisi sanitaria globale e che questa crisi riguarda gli esseri umani mentre la natura se ne è invece giovata. Acqua e aria sono diventate all’improvviso più pulite, animali e piante hanno ripreso possesso di territori fino a poco tempo fa a loro preclusi.

A New Delhi da dieci anni non si vedeva un cielo così azzurro e pulito. Si pone sempre più pressante la richiesta di uno sviluppo sostenibile e compatibile con la salute. Ci si chiede cosa significhi sicurezza. Serve davvero chiudersi nei propri confini? Qual è la vera utilità degli eserciti? Non sarà meglio che il genere umano avverta di essere unito da uno stesso destino, che è poi il destino del Pianeta. Un’altra domanda riguarda l’alimentazione e il destino dell’agricoltura industriale con il suo carico di pesticidi, diserbanti, monoculture intensive, perdita di biodiversità. Il tutto legato soprattutto al consumo esorbitante di proteine animali. C’ è da rivedere il volume dei nostri consumi sempre più inquinanti: abbigliamento, trasporti, tecnologia e tutto il resto. E ci sono infine le domande esistenziali sul senso della nostra vita e sulla nostra tenuta psicologica di fronte a catastrofi da noi stessi causate. Il vero benessere non potrà più essere un’auto nuova, vacanze, carne in tavola, ma sarà necessariamente altro: ambiente più pulito, cibo sano e gustoso, spazio e tempo da godere con gli altri.

Gabriele Eschenazi

 

 

 

 


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I mercatini di agricoltura biologica chiedono di riaprire: «Prodotti alimentari»

L’associazione regionale scrive a Bonaccini: «Un’opportunità in più ai cittadini e si riducono assembramenti nei supermercati»

Sorgente: I mercatini di agricoltura biologica chiedono di riaprire: «Prodotti alimentari»