The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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L’osservatorio di Lifegate: Milano sostenibile mangia meno carne:

In un anno a Milano le persone che hanno deciso di limitare il consumo di carne sono salite dal 30 al 34 per cento (+6% rispetto al resto d’Italia), mentre i vegetariani/vegani sono rimasti stabili al 4 per cento. Questi dati sono parte della ricerca Milano Sostenibile, 2° Osservatorio sullo stile di vita dei cittadini realizzata da Lifegate in collaborazione con Eumetra MR e Ricola come partner. Riguardo all’alimentazione la ricerca ha messo in luce altri dati interessanti. Il 50% degli intervistati dice di sapere bene cosa sia l’alimentazione sostenibile (38% nel 2017), mentre il 24% non ne sa nulla (17% nel 2017). L’agricoltura biologica è considerata dall’82% (77% nel 2017) degli intervistati una delle principali azioni da intraprendere in favore della sostenibilità. In grande aumento i “tifosi” dei comportamenti sostenibili legati ad alimentazione e cura: 27% nel 2018 contro il 5% nel 2017. Il 38% dichiara di consumare alimenti a km zero, mentre per quelli biologici la percentuale scende al 29%. Il 69% (62% nel 2017) percepisce che in generale a Milano si mangi sempre più sano.  E per seguire questa tendenza il 44% (il 39% nel 2017) è disposto a spendere di più per acquistare prodotti da agricoltura biologica. L’alimentazione è insieme all’energia l’aspetto della sostenibilità, che più interessa i cittadini di Milano, città ancora troppo povera di mercati tematici biologici e a km 0 desiderati dal 50% degli interpellati. Infine i convinti che il tema sostenibilità non sia una moda sono il 55% (54% nel 2017) contro il 41% (42%) nel 2017) che ha un’opinione opposta. L’Osservatorio di Lifegate incoraggia a pensare che a Milano come anche nel resto d’Italia la tendenza a ridare centralità alle nostre scelte alimentari sia univoca e incoraggiante. Le scelte dei consumatori pesano sull’offerta di produttori ed esercenti. Se oggi troviamo più prodotti bio o a km zero, più cibo a base vegetale, prodotti industriali con ingredienti più selezionati questo è dovuto alla domanda e a un’informazione più capillare sulle conseguenze dell’alimentazione sulla nostra salute. Tuttavia la sensazione è che come dice Christian Regouby, fondatore del Collège culinaire de France, nel libro Mangiare è un atto civico scritto (Einaudi, 2018) con Alain Ducasse: «Non abbiamo mai avuto a disposizione una tale quantità di risorse e prodotti. E ciò nonostante non abbiamo mai mangiato così male; non sappiamo più che cosa mangiamo; siamo incapaci, il più delle volte, di dire da dove vengono i prodotti, che consumiamo, come sono stati lavorati». La strada per la consapevolezza è ancora lunga, ma forse una rivoluzione è iniziata e il sondaggio di Lifegate sembra indicarlo.


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La cucina del futuro di Chiodi Latini

La rossa francese, il piatto più rappresentativo di Chiodi Latini

Quanto giova ai ristoranti vegetariani e vegani essere etichettati come tali? Per chi ha già fatto questa scelta è utile per andare sul sicuro, ma per chi invece è solito più che altro dividere i ristoranti tra quelli dove si mangia bene o male o tra quelli che costano molto o poco, le autodefinizioni possono essere controproducenti. La cucina vegetariana e ancor più quella vegana sono percepite dagli onnivori più per quello che non c’è che per la loro ricchezza. E allora non può stupire che a Torino Antonio Chiodi Latini da quasi un anno gestisca un ristorante a suo nome con la semplice aggiunta di New Food e un sottotitolo molto semplice e chiaro: Movimento di cucina vegetale-integrale.

Antonio Chiodi Latini

Da questi concetti hanno origine piatti sani, di qualità, a un prezzo ragionevole e proporzionato. Chiodi Latini rifiuta gli schemi dei classici ristoranti vegani dove nei piatti troneggiano i classici sostituti vegetali dei prodotti animali: seitan, tofu, tempeh, polpette di legumi. Nei suoi piatti le proteine sono dappertutto. Inutile domandarsi dove sono e cercarle perché non è rilevante così come non è rilevante la domanda che gli onnivori fanno ai vegani: «Da dove prendi le proteine?”. Ciò che è rilevante è invece il gusto. il sapore, la combinazione inusuale di materie prime che danno origine appunto al “new food”. Come dice sempre Pietro Leemann la cucina vegetariana è difficile, bisogna studiarla e impararla. Così ha fatto Chiodi Latini che anche per motivi personali si è prima dedicato alla teoria studiando sui testi del nutrizionista Colin Campbell e del filosofo Rudolf Steiner, e poi si è dato alla pratica decidendo di “partire dalla materia prima nella sua forma integrale evitando tutti i prodotti raffinati” per costruire ricette, che strizzano l’occhio alla cucina orientale dalla quale l’alimentazione a base vegetale ha importato moltissimo (tofu, tempeh, seitan, spezie, cottura delle verdure). La sua carta serale cambia ogni mese e propone menu degustazione da 35, 45 e 55 euro. Attualmente i piatti in carta sono: La rossa francese, Non chiamatelo uovo, Aglio fermentato e saraceno, Tre legumi, Khorasan e tartufo nero, Pak Choi, Apnea. Si alternano nomi criptici ad altri molto semplici. Ma non bisogna lasciarsi ingannare dai nomi dato che ciò che conta sono le preparazioni, che rendono una semplice verdura o un cereale qualcosa di molto diverso da quello che ci aspetteremmo. Ciò che noi siamo abituati a chiamare contorno in un comune ristorante italiano qui è un piatto a sé stante con una combinazione originale di gusti e consistenze che è prova della versatilità dei vegetali ai più sconosciuta. Il suo piatto più amato, La rossa francese è composto da tortelli di rapa cotta in acqua acidulata farciti con purea di patate e conditi con un’emulsione a freddo di olio di canapa e tamari.

Un menu del pranzo servito a tavola

Per pausa pranzo ci sono proposte differenziate a 12, 14 o 18 euro. Da apprezzare la coerenza del luogo dove pane, acqua e bevande (con estratti freschi e originali) e servizio sono in linea con la filosofia proposta. L’ambiente di design è gradevole e intimo con pochi tavoli. Difficile sedersi senza prenotazione. Per Torino, recentemente incoronata dal The Guardian, come la prima città vegana italiana Chiodi Latini New Food rappresenta una novità, che non toglie, ma aggiunge a tutti gli altri meritevoli ristoranti, che nella città sabauda offrono approdi sani e sicuri a chi ha scelto l’alimentazione vegetale.