The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Identità Golose 2026: le sorprese veg non sono mancate

Riso al mango il piatto più veg di Identità Golose 2026

Complici le Olimpiadi invernali il congresso di Identità Golose 2026 è slittato da febbraio a giugno in spazi diversi, più ampi, ma che hanno a volte trasmesso un senso di vuoto e di minore partecipazione rispetto alle edizioni precedenti sempre molto affollate. Se esista o meno un calo di interesse per i guru della cucina mondiale e italiana in particolare lo sapremo magari nell’edizione del 2027. Intanto dal programma di quest’anno è sparita la sezione Identità Vegetali, che negli anni precedenti riuniva alcune proposte specifiche per vegetariani e vegani. Non sono però mancate realtà di chef che hanno deciso di bandire dalla propria cucina in parte o completamente prodotti animali. Si è trattato più che altro di «indagare» anche dal di fuori del programma ufficiale e le sorprese non sono mancate.
Sul palco ufficiale la palma della relatrice più vegetale è andata ancora una volta ad Antonia Klugmann, già concorrente nel 2014 e giudice al concorso The Vegetarian Chance.

Due le ricette presentate sul palco: spaghetti alle foglie di fico e fiori di campo e ravioli con sfoglia velo, ripieno di ciliege, contorno di asparagi bianchi e condimento al formaggio di fossa. Nel descrivere la sua cucina la chef Klugmann con la delicatezza, che le è propria, ha sottolineato per lei l’importanza del paesaggio «fondamentale come le pentole e i fornelli», che le allarga gli orizzonti e la spinge a creare e cambiare nel tempo.
Due le scoperte allo stand di show cooking di Media Gourmet (media partner del Congresso). La prima è stata il piatto Fumo delle Alpi» della chef greca Aggeliki Charami dell’Omnia Plant-Based Restaurant.

La chef greca Aggeliki Charami mentre prepara il suo piatto

Si tratta di una rivisitazione in chiave vegetale di un souvlaki.

Sostituti della carne sono state sei varietà di funghi selvatici cotti alla brace e adagiati su un miso di pistacchio invecchiato quattro mesi e completamente autoprodotto. Gusto deciso pur quasi senza grassi e consistenza persino più interessante di quello molto uniforme carne. Da notare che la chef greca opera con una brigata greca tutta al femminile.

Dalle Langhe lo chef Luca Zecchin del ristorante Coltivare (La Morra, Cuneo) ha portato Zucca, zucchina che nel suo ristorante fa parte del menù degustazione a base vegetale con prodotti del proprio orto. La zucchina arrostita è accompagnata da una delicata e gustosa «ricotta» a base di semi di zucca e da una salsa di zucchine trombetta. Sapori ben accostati senza eccessi.

Zucca e zucchina, il piatto di Luca Zecchin impreziosito da una “ricotta” di semi di zucca

La vera sorpresa è arrivata dal Perù, paese ospite d’onore del congresso, che nello stand di Promperu ha presentato tra gli altri un piatto interamente vegetale in grado di valorizzare molti prodotti di questo paese gastronomicamente ricchissimo e innovativo. A firmare il piatto, riso la mango, è stato lo chef Javier Palomino del ristorante Kantu di Padova. Il suo piatto era composto di riso saltato (una varietà specifica peruviana), quinoa (due varietà), mango fresco, taccole, cipolle in agrodolce e una combinazione di salse, tra le quali una proprio al mango. Acidità, sapidità e dolcezza si combinano molto bene in questo piatto nell’insieme cremoso, croccante e leggermente piccante.

Javier Palomino mentre presenta al pubblico il suo Riso al mango, molto più complesso di quanto non dica il nome


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Un ricordo di Carlin Petrini strenuo difensore della biodiversità

Carlin Petrini con Pietro Leemann, Marco Ferrini, Paljin Tulku Rinpoche, , Don Luca Bressan a Expo 2015

Carlin Petrini rimarrà sempre un’icona italiana e internazionale del cibo buono, pulito e giusto. Intuì per tempo quale fosse l’importanza della biodiversità e con essa dei prodotti vegetali preziosi per chi compie la scelta vegetariana e soprattutto vegana. Senza i presidi Slow Food oggi non conosceremmo tutti i tipi di cereali, legumi, verdura e frutta, che il nostro paese ci mette a disposizione. Petrini non era vegetariano, ma era contro gli allevamenti intensivi responsabili del 14% delle emissioni di gas serra e ci fece l’onore di partecipare a Expo 2015, il 15 settembre,  a una tavola rotonda dal tema: “Fede e vegetarianismo” organizzata da The Vegetarian Chance con Slow Food e il Joia di Pietro Leemann. Ecco una sintesi di ciò che disse in quell’occasione:

Dobbiamo fare sul cibo riflessioni importanti,  che tengano conto delle connessioni che esistono tra il cibo, la nostra realtà personale e la spiritualità. Io non pratico il vegetarianismo come scelta personale, ma non è che non la condivido. Sento una vicinanza al vegetarianismo. Proprio ultimamente sono rimasto molto colpito dalla scelta di un amico, che ha scelto di diventare vegetariano: Moni Ovadia. Mi ha spiegato che la sua è stata una scelta etica e morale: un no alla violenza.

Gabriele Eschenazi introduce il dibattito su Fede e vegetarianismo allo Slow Food Theater di Expo 2015 con Carlin Petrini, Pietro Leemann, Marco Ferrini, Paljin Tulku Rinpoche, Don Luca Bressan

Le istanze vegetariane ci devono trovare attenti. D’altra parte non possiamo dimenticarci che la produzione alimentare si manifesta in modo volgare e dannoso anche rispetto al mondo vegetale. La monocultura si basa su quantità e profitto, è massiva e fa largo uso della chimica. Anche una pianta può subire violenza. Ne ho parlato nel libro Biodiversi, scritto con Stefano Mancuso. Il mondo vegetale ha una sua memoria, una sua spiritualità. Abbiamo bisogno di avere più armonia col nostro fisico nei rapporti con la natura. Il termine “armonia” deriva dal greco ed era una sostanza inserita tra due metalli per far sì che non si fregassero e lasciassero scoccare una scintilla. Nel trattare il cibo serve appunto armonia. L’attuale sistema alimentare è responsabile di un disastro ambientale generale. Soffriamo di una perdita di fertilità dei suoli, di un consumo di acqua senza limiti. Basti pensare che il 70% dell’acqua è impiegato per l’agricoltura. La perdita di biodiversità è continua e costante. Trattiamo la Terra Madre come una schiava. Di fronte a questi problemi il dialogo tra diversi ha un grande valore ed è anche per questo che sono qui.

Qui sotto un video realizzato dal videomaker Ruggero Montigelli e Gabriele Eschenazi sui testaroli di Pontremoli, presidio Slow Food di Pontremoli.


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Tuttofood: l’industria alimentare ha un ingrediente segreto

Un piatto pronto e il pasto è servito

Per ogni prodotto che si assaggia a Tuttofood sarebbe buona norma leggere gli ingredienti, ma l’ingrediente principale non si trova in elenco. Questo ingrediente è il tempo. I cibi dell’industria servono a far guadagnare tempo. E i beneficiari sono sia i ristoratori che i consumatori. I primi possono offrire al pubblico cibo cucinato in fretta o assemblato senza l’assidua presenza di un cuoco. La ciambella di salvataggio è costituita da semilavorati tipo verdura fresca già pulita e tagliata, cibi cotti pastorizzati o sterilizzati tipo passati, sughi, salse ai quali si aggiungono surgelati e conserve. I segnali dell’impiego di preparati arrivano dai menu, quando si vedono elencati sempre gli stessi piatti e dove la presenza di verdure fresche è quasi assente o molto limitata.

Verdure a bassa temperatura e polpette facili

Per i consumatori, che hanno perso la voglia e la capacità di cucinare trovare sui banchi del supermercato del cibo tradizionale, esotico o «healthy» già pronto è molto appagante. A Tuttofood c’era di che sbizzarrirsi tra zuppe istantanee, lasagne surgelate e tiramisù evocativi, ma c’è stato anche chi ha scommesso su cibi semplici e leggeri utilizzando un tipo di cottura molto in voga per carne e pesce. È il caso di CiBiTì gastronomia vegetale che propone sotto vuoto e senza conservanti verdure cotte a bassa temperatura, che conservano più vitamine e sali minerali e anche più gusto. In vendita verdure che normalmente richiedono tempo e pazienza per essere pulite come carciofi, fagiolini o erbette. Rimane il dubbio che la verdura così rinchiusa sotto vuoto in una busta di plastica perda un po’ della sua attrattiva quando fresca magari la compriamo dal banco di un mercato. Pronto e molto alla moda è il Chai di The Bridge, a base di latte di avena, tè nero e spezie. Il gusto è leggero, aromatico e soprattutto senza zuccheri aggiunti. E per questo dissetante.

A caccia dei Plant Based nascosti

Trovare prodotti Plant Based come questo non è stato semplice a TuttofoodLa fiera ha scelto di disseminare questo tipo di cibi un po’ ovunque in tutti i settori senza organizzare un’area specifica. A dettare questa strategia deve essere stata la volontà di fare in modo che chiunque anche non volendo si potesse imbattere in cibi vegani e così assaggiarli. È capitato così con Verys  che presentava la sua alternativa vegetale al parmigiano. A chi armato di stecchino si preparava all’assaggio veniva precisato che non si trattava di vero formaggio, ma di un preparato a base di riso bio integrale germogliato, molto nutriente e digeribile. E bisogna dire che il gusto del «formaggio» vegetale stagionato è piuttosto intenso e avvolgente con un tocco di acidità dato dall’aggiunta di aceto.

L’alternativa Verys al parmigiano.

Nel campo dei preparati in polvere per polpette e frittate si sono confrontate Altrofood  e Beamy. Nel caso delle polpette quelle di Beamy hanno una consistenza più simile alla carne, mentre quelle di Altrofood ricordano più delle crocchette. Molto simile nei due casi il preparato per simil frittate. Nessuno dei due produttori può fare a meno della metilcellulosa, un agglomerante chimico largamente usato nei prodotti industriali plant based e del quale sarebbe meglio non abusare.

La Corea sorprende

Come già successe nell’edizione dello scorso anno molto dinamici si sono dimostrati gli espositori coreani, che al di là dei loro tipici prodotti industriali, hanno portato a Milano proposte originali, tutte da bere e ancora sconosciute nel nostro paese. La prima è un caffè filtro di Kijami table  che si può preparare come un tè immergendo una bustina di carta nell’acqua bollente per tre minuti. I «Decarbon coffee» proposti sono pregiati e provenienti da coltivazioni biologiche in Etiopia e Rwanda. L’azienda pone molta attenzione al rapporto tra produzione di caffè ed emergenza climatica e lo sottolinea nel sito e in questo video. Il prezzo è in linea con la proposta: ogni bustina costa infatti un euro. Il risultato per chi è disposto ogni tanto a rinunciare all’espresso è una bevanda aromatica e ricca di gusto.

“Eat green to keep green” da https://steviakorea.com

Eat green to keep green è lo slogan di Stevia Korea  che punta sia sulla sostenibilità che sulla salute per promuovere il consumo di questa pianta non solo come mero dolcificante, ma anche come bevanda gradevole e salutare. Da alcuni anni questa pianta, originaria del Sud America, è diventata molto popolare in Corea, un paese dove convivono l’industria alimentare degli ultraprocessati e una tradizione salutistica che ha il suo perno nelle verdure fermentate. Il fondatore di Stevia Korea, Park Byeong Ho «lasciò la città nel 2015 per scegliere il suolo» dichiara con orgoglio in Fiera mentre mostra sé stesso nel depliant aziendale nell’atto di raccogliere la stevia. L’attenzione posta nel raccogliere e poi far essicare le foglie, senza rametti, ricorda molto quella dei più sofisticati tè matcha. E come nel caso del prezioso tè giapponese Park Byeong Ho non intende realizzare una produzione di scala. «Il nostro obiettivo è andare oltre la vendita di prodotti e creare un futuro in cui la Terra e la natura coesistano armoniosamente» si spiega nel loro sito. Il prodotto è venduto sia in foglie essiccate che in polvere.

Non poteva infine mancare il ginseng coreano proposto da Geumsan Black Ginseng. Niente a che fare con i ginseng dei bar italiani ricchi di additivi e soprattutto di zucchero anche se ultimamente si trova anche la versione amara. Il ginseng nero raggiunge questa colorazione dopo nove trattamenti al vapore ed essiccazione finale. Poi viene trasformato in sciroppo da aggiungere all’acqua, bevande pronte all’uso, polveri, tisana o combinato col miele. È consigliato contro la stanchezza, la perdita di memoria, stress. Un alimento medicina, da utilizzare con parsimonia nei momenti giusti.  Tuttofood si conferma un evento dove con il giusto approccio si può aumentare la propria consapevolezza sul cibo che scegliamo di consumare.