The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Troppo veganismo stroppia: parola di Claudio Magris

Claudio Magris, scrittore ed editorialista del Corriere della Sera

In suo editoriale sul Corriere della Sera del 2 gennaio, lo scrittore Claudio Magris pone all’attenzione dei suoi lettori il tema della “dittatura delle minoranze”. Fa vari esempi e uno di questi si riferisce alle Ferrovie Francesi (SNCF), che prima di Natale avrebbero offerto ai loro passeggeri intrappolati in un treno bloccato dalla neve un pasto “solo” vegano. Scrive Magris:

“(….)Esiste anche una dittatura delle minoranze, di cui parlava già Tocqueville. Un paio di giorni fa, poco prima di Natale, un treno partito da Parigi e diretto a Milano è rimasto bloccato per alcune ore dalla neve. Le ferrovie francesi hanno provveduto a ristorare i viaggiatori intrappolati nel freddo, offrendo loro un pasto. Un pasto unicamente e soltanto vegano. Altra stupidaggine, incosciente generatrice di futuri rifiuti violenti. Sarebbe stato giusto e doveroso offrire pasti vegani e pasti non vegani, perché i vegani non sono né inferiori né superiori agli altri nelle loro esigenze e preferenze e qualcuno desideroso, nel freddo, di carne non è meno degno di attenzione di chi mangia altri cibi, contribuendo anch’egli a distruggere esseri viventi, sia pure così piccoli da non poter suscitare l’attenzione e la compassione degli umani (….)”.

Sappiamo quanto in stazioni e aeroporti sia ancora difficile trovare del cibo privo di prodotti animali o anche solo vegetariano. Panini, ma anche insalate e piatti caldi contengono il più delle volte carne, formaggi o uova. A questo si aggiunge una qualità del cibo generalmente poco salutare: sale e zucchero a iosa, farine raffinate, condimenti esagerati e di cattiva qualità, verdura e frutta privi di sapore e attrattiva. Dunque se le Ferrovie Francesi hanno deciso di tener conto dei vegani non c’è che esserne soddisfatti. Esiste, però, un rischio all’incontrario, come paventa Magris, e cioè una sorta di dittatura vegana? Difficile pensarlo. Il caso degli sventurati viaggiatori bloccati sul treno si presta anche ad altre interpretazioni. La prima è che il pasto vegano era l’unico che non avrebbe messo in imbarazzo anche chi mangia carne, ma non tutta la carne: musulmani, ebrei, indiani. Un linguaggio gastronomico universale comprensibile da tutti.  La seconda è che quel pasto fosse quello più facilmente disponibile nelle quantità necessarie per una moltitudine di passeggeri. Le cucine delle SNCF potrebbe aver avuto nell’emergenza una maggior disponibilità di certi prodotti piuttosto che di altri, più consumati. Infine lascia perplessi l’osservazione di Magris sul fatto che anche i vegani distruggerebbero esseri viventi quanto gli onnivori. Gli allevamenti intensivi e la produzione alimentare che da essi ne deriva è nociva non solo all’etica, ma anche alla salute e all’ambiente. Di fatto chi si ciba di prodotti animali si gioverà sempre di più di chi vi rinuncerà e forse lo dovrà persino ringraziare…….!! Ogni scelta merita rispetto, ha ragione Magris, ma le scelte alimentari non sono tutte uguali e non originano tutte dalle stesse riflessioni.


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L’opinione di Stefano Bocchi sul glifosato e sulla produzione di alimenti sani

Il Professor Stefano Bocchi con Antonia Klugmann al tavolo della giuria del concorso The Vegetarian Chance 2017

Pubblichiamo un intervento del Professor Stefano Bocchi, giudice al concorso The Vegetarian Chance 2017, Ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee presso il Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali a Milano. Il testo è stato scritto per il quotidiano Repubblica, che lo ha pubblicato in versione modificata l’8 dicembre 2017.

Intervengo nel dibattito suscitato dall’articolo della senatrice Elena Cattaneo di venerdì scorso per aggiungere alcuni concetti. Il primo: la problematica della produzione di alimenti sani, garantendone diffusamente l’accesso, nel pieno rispetto delle risorse ambientali e della salute dei viventi, è forse una delle più complesse in assoluto. Al suo interno, si intrecciano gli interessi individuali con quelli dell’intera società, non solo sul piano economico, ma su quello della sostenibilità. Quest’ultima deve essere valutata su quattro assi: economico, ambientale, sociale e di politiche. Le soluzioni che riguardano solo un aspetto, sostenibili non sono. Nel corso degli ultimi 50 anni, il progresso tecnologico, improntato su modelli industriali, ha privilegiato gli aspetti economici. L’ azienda agricola è stata vista alla stregua di un’industria trasformatrice che acquista mezzi di produzione dal mercato e vende prodotti. I risultati di questo modello, per moltissime aziende, sono stati estremamente negativi. Il ricavo dell’agricoltore si è ristretto a circa il 15 % del prezzo che il cittadino paga per un alimento. Sono aumentati i prezzi di sementi, agrofarmaci, concimi e macchine, i cui mercati sono controllati da complessi industriali, spesso extranazionali. Il modello di agricoltura industriale, basato su poche specie coltivate, varietà potenzialmente produttive e intensificazione colturale, che ha permesso aumenti produttivi nei primi decenni, ora fa registrare un rallentamento, mentre si diffondono gli inquinamenti. Per tornare all’articolo della senatrice, le acque della Lombardia risultano contaminate dal diserbante Glifosate e dal suo metabolita AMPA, che superano spesso i limiti di qualità ambientale (ISPRA, 2016). Sono composti dannosi per molte specie viventi, presenti nei nostri corsi d’acqua. Alcuni agrofarmaci, forse non direttamente dannosi per l’uomo, sono fonte di rischio diretto e indiretto per l’ambiente. Se non possiamo ignorare tutto ciò, quali sono le soluzioni? Il controllo chimico delle piante spontanee è solo una delle tante possibilità. Ci sono strategie di controllo meccanico, biochimico, biologico, agronomico e di controllo integrato, come vuole la direttiva 2009/128 CE. Interessi di altri settori hanno condotto l’agricoltore verso l’unico obiettivo della produzione da raggiungere con ricette universali, apparentemente convenienti. L’agricoltura è l’unica attività produttiva che può offrire alla società, oltre alla produzione, servizi di regolazione degli elementi, servizi di carattere culturale e di mantenimento della fertilità dei terreni, di difesa dal dissesto, di cura dei paesaggi: sono i cosiddetti servizi ecosistemici, poco conosciuti e ancor meno valutati nella loro essenza.

In sostanza, se la società moderna deve risolvere il problema della sicurezza alimentare e della salvaguardia delle risorse, non può farlo con paradigmi deboli. Diverse aziende stanno affrontando questi temi. Molte aziende veramente biologiche, al di sopra quindi di furbizie di corto respiro, nel triennio di conversione producono meno, ma, con nuove tecniche agro-ecologiche e avviandosi sulla strada dell’agricoltura multifunzionale, riescono ad assumere un proprio assetto sostenibile. Il ricarico di prezzo che il consumatore si ritrova oggi dei prodotti bio è in minima misura attribuibile all’agricoltore. La rivista scientifica Nature sostiene che modelli di agricoltura come quella bio, spesso descritta come inefficiente, risultano invece oggi più sostenibili. L’azienda agricola del futuro molto probabilmente sarà più autonoma dal mercato, sarà un ambito di riscoperta di valori legati al lavoro sia intellettuale che manuale; sarà un potente sistema di riabilitazione dei paesaggi. Oggi lo scienziato indipendente può affrontare sia problematiche di innovazione di prodotto (es. sementi ecc.), di processo produttivo (es. disciplinari di produzione) e soprattutto di sistema, a partire dai sistemi agro-alimentari locali. Ciò richiede di abbandonare l’approccio riduzionista, focalizzato e specializzato, per impostare le analisi e i progetti in modo sistemico, ampio e interdisciplinare. È questa una delle sfide più interessanti dei prossimi anni, da affrontare per riqualificare per tutti la qualità della vita sul pianeta.