The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Perché scendiamo in piazza ogni venerdì? David Wicker di Fridays for Future a The Vegetarian Chance

Scendere in piazza, per protestare, ma anche per parlare, discutere e infine interrompere la routine della nostra vita, che ci fa troppo spesso adagiare nell’indifferenza. Questo è quello che fanno organizzazioni spontanee e nate dal basso come Fridays for Future ed Extinction Rebellion. Li abbiamo invitati al nostro Festival per raccontarci quello che fanno e quali sono le loro idee per il futuro del Pianeta. Abbiamo incontrato giovani attivi, preparati e determinati. Hanno una visione globale e completa delle cause del cambiamento climatico. L’alimentazione è una delle cause principali e lo sappiamo bene, ma ovviamente non è l’unica. Ci dobbiamo guardare allo specchio e riflettere su come ci vestiamo, come ci muoviamo, come ci laviamo, come ci curiamo e in definitiva come e quanto consumiamo. Questi giovani lo fanno e ce lo dicono pur con le inevitabili contraddizioni che tutti noi ci portiamo dietro. Questo è l’intervento di David Wicker, 14 anni, di Fridays for Future al nostro Festival. 

David Wicker durante il suo intervento per Fridays for Future al Festival The Vegetarian Chance l’11 ottobre da EDIT

Buonasera a tutti,

Noi siamo parte del movimento globale, Fridays For Future.

In parole semplici, saltiamo scuola il venerdì.

Ma perché lo facciamo?

Giusto per balzare ore di lezione?

Assolutamente NO.

Lo facciamo perché abbiamo paura.

Abbiamo paura per il nostro futuro.

Siamo in un’Emergenza. Un Emergenza Climatica.

Nonostante gli innumerevoli allarmi della comunità scientifica, le istituzioni del mondo stanno fallendo nel comprendere l’urgenza dei Cambiamenti Climatici.

E stanno fallendo di agire per prevenire le peggiori conseguenze che questi porteranno.

Tutte le azioni hanno delle conseguenze, no?                                   

Questo, Ci viene insegnato sin da piccoli.                                                                                                     

I ragazzi di Extinction Rebellion e Fridays for Future con Oliviero Alotto di Slow Food (a destra) e Pietro Leemann (a sinistra)

                                                                                                                                                         

Peccato che, le conseguenze delle azioni delle passate generazioni, saremo noi a subirle. Io. I vostri figli e nipoti.

Saremo noi a pagare il costo delle tonnellate di diossido di carbonio che, con indifferenza, sono state buttate nell’atmosfera.

Saremo noi a dover risaldare il debito che l’umanità ha accumulato con la natura.

Questo debito è enorme, e non fa che aumentare.

Per questo scendiamo in piazza ogni venerdì.

Per lottare per la Giustizia Climatica e l’equità.

Per pretendere che le istituzioni facciano tutto il possibile per prevenire una catastrofe.

Per far si che i governi e i decisori del mondo ascoltino l’allarme della scienza, e agiscano di conseguenza.

Abbiamo organizzato una mobilitazione Globale, mai vista prima.

La gioventù di tutto il mondo si sta unendo.

Ma noi, non possiamo fare nulla senza il sostegno degli adulti.                                                                                                       

Noi manifestiamo affinché gli adulti agiscano, perché la responsabilità, non può essere lasciata sulle spalle di noi giovani.

A Torino, il gruppo locale dei Fridays è nato verso la prima settimana di Gennaio di quest’anno. Eravamo pochi. Ma siamo scesi in Piazza lo stesso lo stesso.

Nell’arco di tempo di 6, 7 mesi, abbiamo raccolto oltre 100.000 persone nelle strade di Torino il 27 Settembre, durante il terzo Sciopero Globale per il Clima.

A gennaio, non avremmo mai immaginato di poter riuscire a influenzare e raccogliere così tante persone.

Il 27 Settembre eravamo milioni in tutto il mondo, e chiedevamo tutti la stessa cosa. La Giustizia Climatica.

Ma noi…non protestiamo solo.

Il nostro obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza sull’emergenza climatica e, per far questo, organizziamo diverse attività e diverse azioni in modo da raggiungere e coinvolgente più persone.

Abbiamo organizzato flashmob, mirati a portare l’attenzione su più aspetti dell’emergenza.

Unicredit

Fast fashion

SOS Amazzonia

Seminari informativi

Emergenza Climatica

Tutte queste azioni sono mirate a portare pressione sulle istituzioni, affinché azioni drastiche vengano messe in atto.

David Wicker

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Vegetarianismo e biodiversità. Il 12 ottobre al Festival con gli agricoltori di Slow Food

Biodiversità del mais Foto di CLM-bv da Pixabay

Sabato 12 ottobre al Festival di The Vegetarian Chance parleremo di biodiversità con gli agricoltori di Slow Food. Sarà l’opportunità di riflettere sull’etica di chi ha rinunciato ai prodotti animali. Chi sceglie di alimentarsi di soli vegetali è, infatti, spesso accusato di usare prodotti di provenienza dubbia e per niente sostenibili. Gli esempi sono in genere l’avocado, la quinoa, gli anacardi, i derivati dal cocco. Prodotti esotici che fanno molti chilometri per arrivare da noi e il cui aumento di produzione crea spesso danni all’ambiente e alle economie locali. Non si tratta di una critica infondata. Si può facilmente intuire come all’aumento della domanda di un prodotto corrisponde un aumento di prezzo e quanto questo poi si ripercuota non tanto sulle nostre ricche tasche quanto sulle popolazioni locali, che si cibano da sempre di quegli alimenti. Poi ovviamente per aumentare la produzione si ricorre alla chimica. Ma non possono essere vegetariani e vegani i colpevoli di queste “mode alimentari”. Sono troppo poco numerosi per essere così dannosi! Sappiamo quanto, per esempio, l’avocado sia indispensabile nei ristoranti giapponesi, quanto gli anacardi costituiscano snack di pregio o come la quinoa serva ai celiaci e a chi sceglie una dieta senza carboidrati anche senza essere vegetariano. Sono domande da porsi inevitabilmente sapendo che però esiste una risposta e questa è la biodiversità, cioè la conoscenza e lo sviluppo di una gamma sempre più vasta di prodotti locali funzionali alla nostra nuova scelta alimentare. In Germania a Francoforte al ristorante vegetariano, Seven swans lo chef Jan Hoffmann non usa alcun ingrediente che non sia coltivato in Germania secondo i criteri della permacultura. Quindi come cereale solo la segale, poi niente caffè, tè e nessuna spezia importata. Senza giungere a questa scelta assoluta è comunque possibile trovare sul nostro territorio gli alimenti con i quali produrre una cucina gustosa e originale.

Cavolo riccio
Foto di Daan Lenaerts da Pixabay

La biodiversità ci aiuta in questo senso e i contadini sono i nostri alleati. Sono loro che riportano alla nostra attenzione piante, delle quali nel tempo abbiamo perso la nozione e varietà diverse dello stesso alimento. Mele, mais, fagioli, semi oleosi, per esempio, sono vegetali molto più interessanti e complessi di quanto pensiamo. Il rapporto della FAO Biodiversity for Food and Agriculture racconta che su 6000 specie vegetali coltivabili, quelle impiegate per produrre cibo nel mondo sono circa 200, e il 66% della produzione agricola globale è concentrata su nove specie (canna da zucchero, riso, mais, frumento, patata, soia, palme da olio, barbabietola da zucchero, manioca). Sempre lo stesso rapporto lancia l’allarme sul declino di ecosistemi chiave che costituiscono l’habitat per altre specie. È il caso delle mangrovie. Per fermare questo fenomeno anche noi possiamo fare qualcosa. Acquistare dai produttori vegetali diversi e di stagione. Non fossilizziamoci su zucchine e pomodori, gli ortaggi più richiesti in tutte le stagioni. Che ne dite del cavolo riccio o del broccolo fiolaro? La battaglia per la biodiversità è da sempre al centro delle attività di Slow Food che opera a sostegno degli agricoltori.

A loro daremo la parola sabato 12 ottobre alle 12.00 da EDIT nell’area Kitchens.