The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)

Fede e vegetarianismo: un incontro a Expo allo Slow Food Theater

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Pietro Leemann, Marco Ferrini, Paljin Tulku Rinpoche, Carlin Petrini, Don Luca Bressan introdotti da Gabriele Eschenazi allo Slow Food Theater

Pietro Leemann, Marco Ferrini, Paljin Tulku Rinpoche, Carlin Petrini, Don Luca Bressan introdotti da Gabriele Eschenazi allo Slow Food Theater

Il vegetarianismo è in crescita nel mondo occidentale e anche in Italia e in molti identificano questo fenomeno con una moda, simile magari a quella della passione per gli hamburger e le patate fritte. In realtà la scelta di essere vegetariano non è facile e si realizza solo se le motivazioni sono forti e valide. Martedì nello Slow Food Theater abbiamo proposto un confronto su una delle possibili motivazioni per essere vegetariani, quella spirituale. La maggior parte degli oratori non era vegetariana e lo ha spiegato nel suo intervento. Questo, però, non ha impedito che da ognuno degli oratori arrivasse un contributo profondo di riflessione sul nostro rapporto col cibo, con l’ambiente, con le nostre scelte quotidiane. Dall’armonia che dobbiamo cercare nel nostro fisico e nel rapporto con la natura spiegata da Carlin Petrini al concetto di “non nuocere” di Marco Ferrini, dall’importanza di non sprecare cibo e di non mangiare male sottolineata da Don Luca Bressan fino alla necessità di rispettare l’ambiente e sentirsene responsabili indicata dal lama Paljin Tulku Rinpoche. È parso evidente da tutti gli interventi che consumare cibo per sopravvivere non può essere un atto meccanico, di routine o ispirato a mode indotte da furbe campagne di marketing. L’incontro non è stato uno scontro come magari capita in certe trasmissioni televisive in cerca di audience, ma un momento di ascolto, testimoniato dal silenzio e dal rispetto col quale ogni intervento è stato seguito. Lo stesso Pietro Leemann ha ricordato come The Vegetarian Chance è nata per proporre e non contrapporre il vegetarianismo e che come vegetariano non si considera “migliore” di nessuno quanto piuttosto una persona che ha compiuto una scelta motivata.

Ecco una sintesi specifica degli interventi in ordine di apparizione:

Pietro Leemann, presidente di The Vegetarian Chance e patron del ristorante Joia

La scelta vegetariana è importante non solo come scelta salutista, igienista, ecologica e animalista, ma anche come scelta spirituale. Esistiamo per evolverci. L’evoluzione è lo scopo della nostra vita. E in questa evoluzione il cibo è un veicolo importante per compiere il percorso fino in fondo. Il cibo ha la funzione importante di metterci in relazione con gli altri, intesi non solo come esseri umani, ma anche come animali e vegetali. Dobbiamo dunque compiere un esercizio di stile per sviluppare una relazione armoniosa e amorevole con tutti gli esseri viventi del pianeta. Nutrire compassione verso gli animali, che è più facile, ci può aiutare ad essere più compassionevoli anche verso gli esseri umani. Gli animali soffrono come soffriamo noi. Assimilare questo concetto vuol dire capire in generale il concetto universale di sofferenza e averlo presente nelle nostre scelte alimentari orientandole verso il vegetarianismo.

Carlin Petrini, fondatore di Slow Food

Dobbiamo fare sul cibo riflessioni importanti,  che tengano conto delle connessioni che esistono tra il cibo, la nostra realtà personale e la spiritualità. Io non pratico il vegetarianismo come scelta personale, ma non è che non lo condivido. Sento una vicinanza al vegetarianismo. Proprio ultimamente sono rimasto molto colpito dalla scelta di un amico, che ha scelto di diventare vegetariano: Moni Ovadia. Mi ha spiegato che la sua è stata una scelta etica e morale: un no alla violenza. Le istanze vegetariane ci devono trovare attenti. D’altra parte la non possiamo dimenticarci che la produzione alimentare si manifesta in modo volgare e dannoso anche rispetto al mondo vegetale. La monocultura si basa su quantità e profitto, è massiva e fa largo uso della chimica. Anche una pianta può subire violenza. Ne ho parlato nel libro Biodiversi, scritto con Stefano Mancuso. Il mondo vegetale ha una sua memoria, una sua spiritualità. Abbiamo bisogno di avere più armonia col nostro fisico nei rapporti con la natura. Il termine “armonia” deriva dal greco ed era una sostanza inserita tra due metalli per far sì che non si fregassero e lasciassero scoccare una scintilla. Nel trattare il cibo serve appunto armonia. L’attuale sistema alimentare è responsabile di un disastro ambientale generale. Soffriamo di una perdita di fertilità dei suoli, di un consumo di acqua senza limiti. Basti pensare che il 70% dell’acqua è impiegato per l’agricoltura. La perdita di biodiversità è continua e costante. Trattiamo la Terra Madre come una schiava. Di fronte a questi problemi il dialogo tra diversi ha un grande valore ed è anche per questo che sono qui.

Luca Bressan (vicario episcopale della Diocesi di Milano – Chiesa cattolica)

Ci sono vegetariani nel cristianesimo anche se il cristianesimo non è vegetariano e non possiamo dimenticare che Dio ci creò vegetariani. Per noi è fondamentale il principio che mangiare male fa male.  Non dobbiamo dimenticare, come si legge nella Bibbia nel libro dei Numeri che “troppo cibo e troppo vino, spengono la mente”. Consumare il cibo è un grande momento educativo. Il cibo mi ricorda chi sono. È un momento di coesione sociale. Il cibo si condivide. Ci propone un rapporto con la creazione e il creato. Da come mangiamo decidiamo la nostra posizione nel mondo. Se sto attento a certi equilibri, alla dimensione spirituale riconosco come Dio mi vuole bene. Il diluvio ci indicò come il male è dentro il mondo e che mangiare carne è una concessione che Dio ci fece dopo il diluvio ricordandoci che la carne, che mangiamo è frutto di una violenza.

Paljin Tulku Rinpoche, lama del centro studi tibetani Mandala

I buddisti, contrariamente a quanto normalmente si pensa, non sono vegetariani. Il vegetarianismo per noi non è una regola di vita. Gli uomini possono essere onnivori, ma devono fare delle scelte. L’individuo deve essere responsabilizzato negli atti che compie ogni giorno compreso quello importante di alimentarsi. Ci assumiamo come dovere quello di rispettare l’ambiente in generale e la purezza dei corsi d’acqua in particolare. Guardiamo alla natura con devozione. L’uomo può essere onnivoro o vegetariano. Essere vegetariano è un fatto culturale legato alle tradizioni e al luogo dove si vive. Non ci possiamo dimenticare che i vegetali hanno sentimenti come gli animali. Anche che animali hanno una loro etica. A ognuno spetta una scelta individuale che lo conduca lungo un percorso spirituale ed evolutivo. E questo può avvenire solo nella consapevolezza che facciamo parte di un tutt’uno, di un mondo unico per tutti: uomini, animali e vegetali.

Marco Ferrini presidente del Centro Studi Bhaktivedanta

Inizio mettendo l’accento su un principio fondamentale della cultura vedica: ahimsa, che vuol dire “non nuocere”. Dobbiamo considerare il mondo tutto nel suo insieme. Siamo legati alla natura anche sul piano interiore e dobbiamo rispettarla guardando al nostro modo di essere. Quando per esempio ci pervade una tendenza alla collera questa si traduce in tensione. Il tempo dell’essere è il presente e per questo dobbiamo vivere l’eternità nel presente. Il presente è anche la nostra alimentazione, che non è cibo solo per il corpo, ma anche cibo per la mente e la psiche. Il cibo è la fonte della nostra buona salute psichica e non solo fisica. Abbiamo bisogno di un cibo che armonizza le nostre energie. Se è virtuoso ci darà energia. Ci consentirà di superare la superficialità. Per questo è importante escludere la violenza dal nostro cibo. “Ahimsa”, non nuocere. Un cibo che non ha orogine da una brutalità esercitata sugli animali ci induce a sentire gli animali in modo diverso. La biodiversità. della quale abbiamo bisogno, esiste quando ci nutriamo della parte più virtuosa della società. Dobbiamo vivere in armonia con tutte le specie. La Terra è un condominio dove vivere in pace. La violenza verso i nostri simili e verso la natura ci allontana dalla nostra pace interiore. Dobbiamo diventare la versione migliore di noi stessi. Il nutrimento non può essere fine a sé stesso. Ha una sua sacralità. È la strada per l’amore verso il creato. Se alla religione viene sottratto il basilare valore della compassione verso tutte le creature, quanto resta allora della sua validità (e credibilità) sul piano della giustizia universale? Interroghiamoci dunque sulla provenienza del cibo che mangiamo, e se scopriamo che proviene dalla macellazione non esitiamo a modificare la nostra dieta. Tale scelta, significativa sul piano etico, oltre a migliorare la nostra salute non infligge dolori e sofferenze agli animali. È vero che per vivere dobbiamo pur mangiare, e che ogni creatura ha diritto alla vita, e che ogni corpo è cibo per altri corpi, ma è pur vero che il nostro livello evolutivo ci permette di discernere e di ricorrere alla violenza il meno possibile. L’essere umano, tra le tante specie viventi, occupa indubbiamente una posizione privilegiata, ma è proprio da quel privilegio che dovrebbe scaturire una maggiore responsabilità, e magari tradursi sul piano comportamentale con una scelta alimentare non violenta, che prepari poi la strada allo sviluppo del sentimento più nobile ed elevato dell’amore per Dio e per tutte le Sue creature.

Gabriele Eschenazi, vicepresidente di The Vegetarian Chance e conoscitore della cultura ebraica

Oggi gli ebrei celebrano con Rosh Hashanà, il capodanno ebraico, la creazione dell’universo e quindi dell’ambiente nel quale viviamo. Come racconta la Bibbia in quell’ambiente l’uomo era vegetariano. Ad Adamo ed Eva Dio disse: Ecco io vi dò ogni erbaggio fornito di seme, esistente sulla faccia di tutta la terra; ed ogni albero, in cui è frutto d’albero, fornito di seme: vostro sarà per cibarvene. Ci volle un cataclisma come il diluvio per cambiare la dieta degli esseri umani. Tutto ciò che si muove e ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto questo come l’erba verde, disse Dio, che però pose regole severe sul consumo di carne escludendo alcuni animali e indicando una procedura. Secondo il rabbino Abraham Cook si trattò di una dispensa temporanea verso un’era più luminosa nella quale gli uomini sarebbero tornati a essere vegetariani. La religione ebraica non è vegetariana, ma tuttavia nei suoi rituali i riferimenti simbolici ai vegetali sono predominanti. Si benedicono per primi sempre pane, vino, i frutti della terra e degli alberi, che hanno anche una festa specifica a loro dedicata, Tu Bishvat. Esistono due importanti associazioni di ebrei vegetariani: la Jewish Vegetarian Society (Gran Bretagna) e i Jewish Vegetarians of North America. Entrambe vedono nella Bibbia un confronto continuo tra le insane pulsioni carnivore degli uomini e la spinta divina verso il vegetarianismo contro la violenza verso gli animali, la difesa dell’ambiente e il dovere di nutrire tutti gli esseri umani.

Cinzia Scaffidi, vicepresidente di Slow Food Italia

La scelta del cibo è qualcosa di privato, di intimo. Per questo non accettiamo facilmente imposizioni nel cibo. Se c’è qualcuno che ci dice cosa mangiare la ribellione è immediata. Parlare di connessione spirituale col cibo significa, secondo me, capire cosa stiamo mangiando. La scelta religiosa è un elaborato di relazioni. Il fare si manifesta in gesti di condivisione, che ci coinvolgono. Per questo è importante ricordarsi che il cibo non si accumula, ma si condivide. È una questione di relazione con il mondo, con il creato. Il nostro modo di comportarci ha influenza sugli animali, sulle piante, sulle rocce, sul clima. È la logica della natura. Col tempo il cibo è diventato sempre più una categoria merceologica e questo ci ha allontanato dalla compassione verso gli animali. In realtà l’antica e tradizionale agricoltura di relazione è molto diversa da quella industriale. L’agricoltura tradizionale è quella dove l’uomo conosce i suoi animali e dove la violenza è un rito, che fa parte di quella cultura. È insita dunque in questo rapporto anche violento una vita di relazione, della quale ci nutriamo. Non possiamo limitare tutto in un sì un in un no alla violenza per nutrirci. D’altra parte compiamo atti di violenza anche contro i vegetali, che a loro volta si giovano del contributo che danno certi animali al loro sviluppo. Pensiamo, per esempio, ai lombrichi. Chi è vegetariano e mangia formaggio, ma non carne deve sapere che vitelli e agnelli maschi, che non producono latte finiscono inevitabilmente al macello. Tutto il sistema degli animali d’allevamento vive di una sua economia e una sua logica, che è parte comunque di un patrimonio di cultura umana, che non possiamo liquidare definendolo immorale.

Simone Molteni, direttore scientifico di Life Gate

Che la dieta vegetariana sia migliore di una troppo ricca di carne è indubitabile. Qui a Expo abbiamo compiuto scelte editoriali in grado di consentire a temi e contenuti diversi di emergere e avere il loro spazio. Nel nostro Magazine di Expo abbiamo parlato non a caso di almeno una ventina di tipi di dieta diversi. Questo significa che nel mondo esiste una percorso di ricerca sul modo di nutrirsi. Noi siamo quello che mangiamo e il cibo ha a che fare con la nostra identità. Siamo arrivati anche alla situazione folle di uno scontro tra vegani e vegetariani. Una follia! Serve sempre il dialogo e questo dipende anche dalla qualità dell’intenzione che ci spinge verso una scelta. Io credo poco nelle diete che si prefiggono lo scopo di convincere gli altri. Sono contrario al “tifo delle diete”. Dobbiamo tutti batterci per preservare la biodiversità che è una ricchezza. Il vegetarianismo in particolare è certamente un minimo comun denominatore nel quale ci possiamo tutti riconoscere.

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