The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Portogallo: una nuova legge per i diritti dei vegani

Rivoluzione vegan in Portogallo: una nuova legge, da poco approvata, obbliga tutte le mense pubbliche a inserire in menu un’opzione senza prodotti di origine animale. Nel giro di pochi mesi tutte le mense di scuole, università, carceri, ospedali e altri edifici pubblici, adegueranno i propri menù con un’alternativa vegan. A sollecitare la richiesta era stata una petizione popolare promossa nel 2015 dall’Associação Vegetariana Portuguesa, l’associazione vegetariana locale. In brevissimo tempo la petizione ha raggiunto le 15.000 firme ed è stata poi discussa in Parlamento all’inizio del 2016. La nuova legge è il risultato di un’iniziativa politica congiunta di 3 partiti politici di sinistra, il Ps (Partito Socialista), il Pcp (Partito Comunista) e il Pan (Partito per gli animali e per la natura) ed è stata approvata a larga maggioranza il 3 marzo 2017, con l’astensione di alcuni partiti di destra come il Psd (Partito Social Democratico) e il Cds (Partito Popolare). «Per la prima volta in Portogallo una legge cita espressamente il vegetarianismo e garantisce diritti ai vegani. Più persone saranno incoraggiate a scegliere l’opzione vegetariana, aumenterà il pluralismo delle abitudini alimentari», ha spiegato Nuno Alvi, portavoce della Associação Vegetariana Portuguesa. «L’impatto positivo sulla salute della popolazione, sugli animali e nel lungo periodo sull’ambiente sarà significativo».  Con il Portogallo a fare da apripista, la Vegan Society inglese guarda con ottimismo alla promozione della ristorazione vegan in Europa e nel mondo.«Ospedali, carceri e luoghi di formazione, devono offrire pasti che rispettino l’uguaglianza e la diversità di ognuno. Questo, però, non avviene. È ancora difficile ottenere pasti vegani in questi ambienti», spiega Heather Russell, dietista della Vegan Society. In linea con la legge portoghese ci batteremo affinché il cibo vegan sia sempre disponibile. Per questo servirà anche una maggiore formazione del personale». Una petizione analoga a quella portoghese per portare cibo vegan nelle istituzioni pubbliche è stata proposta in questi mesi nel Regno Unito e ha raggiunto 16mila firme. Non basteranno per obbligare il parlamento britannico a discuterne. Ne servirebbero, infatti, 100mila.  Diversa la situazione nel nostro paese, che non sembra aperto ad una scelta veg disponibile a tutti. Un disegno di legge simile a quello portoghese è stato presentato, ma non ancora discusso, dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà. La proposta sarebbe quella di “assicurare sempre l’offerta di almeno un’opzione vegetariana e vegana negli esercizi pubblici di ristorazione e nelle mense comunitarie”. Intanto oggi in Italia i vegetariani, che rappresentano il 8% della popolazione (vegani 1%) secondo l’Eurispes  e che sono in costante crescita non dispongono del libero arbitrio nelle scelte alimentari in mense pubbliche (ospedali, scuole, prigioni soprattutto). Sul tema a darci una lezione è arrivato il Portogallo.

di Valentina Schiavi


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Veg per scelta, il nuovo libro di Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi

Di vegetarianismo e veganismo si parla molto e le ragioni di questa scelta non sono spesso troppo chiare. Così spesso il dibattito si concentra sul gusto, su una presunta tradizione tradita, sulla malinconia che indurrebbe un nutrimento a base di vegetali. Da questa realtà e dall’esperienza di The Vegetarian Chance è nata l’idea del libro Veg per scelta di Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi editato da Demetra Giunti. Nel volume gli autori hanno associato alla proposte di ricette italiane innovative le ragioni storiche e contemporanee della scelta veg avvalendosi anche del contributo di tre esperti come: Carlo Modonesi, docente di Ecologia umana, ambiente e salute; Michela De Petris, già medico chirurgo all’Istituto Nazionale dei Tumori; Monica Oldani, psicobiologa dell’Istituto di Medicina legale e Legislazione veterinaria all’Università di Milano. Riportiamo qui sotto due brevi estratti dal libro:

Pietro Leemann

(…) Per chi si avvicina al vegetarianismo, per molti motivi, è necessaria un’emancipazione dal mercato convenzionale e dei piatti già pronti, nella maggior parte dei casi più cari, più banali e meno personali, sia se proposti agli altri e a noi stessi. Questa parte dal saper cucinare e dal tempo che inderogabilmente dobbiamo dedicare alla nostra salute e a quella dei nostri cari. Con le tecniche moderne e con gli attrezzi a nostra disposizione, frullatori, pentole a pressione, tagliaverdure, in mezz’ora è possibile preparare un menu composto da una buona insalata, un primo o secondo sfizioso e un dolce, possibilmente con frutta e poco zucchero. Darci piacere e dare piacere con equilibrio, è la prima porta verso il vivere felici. Anche la dieta più sana deve contenere il buono. Un menu formalmente perfetto ma punitivo rende tristi e fa l’effetto contrario sulla qualità della nostra vita che si nutre non solo di cibo ma soprattutto di sentimenti. Naturalmente l’eccesso va evitato e il giusto distacco dal troppo è indispensabile. Un cucchiaio però di olio evo in più, qualche volta un riso bianco (che sia però bio), un cucchiaio di zucchero di canna invece che nulla, arrostire invece che bollire, possono migliorare il nostro umore, aiutarci ad affrontare bene la giornata e a migliorare le nostre relazioni, la cui qualità è alla base del nostro appagamento profondo. (…)

Gabriele Eschenazi

(…) Orientarci verso un cibo piuttosto che un altro fa la differenza. Scegliere di cosa e quanto nutrirci è diventato un atto politico, umanitario, che ha un impatto sul pianeta, ma soprattutto su noi stessi. L’abusata affermazione del filosofo Ludwig Fuerbach “siamo quello che mangiamo” andrebbe forse completata aggiungendo che “ci sentiamo come mangiamo”. Quante volte in caso di malessere ci domandiamo se possiamo aver introdotto nel nostro organismo qualcosa di sbagliato e quante volte al contrario pensiamo che mangiar qualcosa ci possa far star meglio. La scelta di uno stile di vita alimentare è quanto mai necessaria per vivere una vita consapevole dove non possiamo ignorare né i messaggi che ci arrivano dal nostro corpo né quelli che ci arrivano dal mondo. Le abitudini alimentari delle società più ricche e che si stanno diffondendo anche in quelle più povere si stanno rivelando dannose per la salute, per l’ambiente, per il gusto. Si tratta di pratiche che comportano un consumo sempre maggiore di prodotti animali, un uso sempre meno diversificato dei vegetali senza legami con stagioni, territori e proprietà nutritive, un progressivo inquinamento e un impoverimento dei terreni agricoli. (…)

 

Gabriele Eschenazi – Pietro Leemannn       

VEG per scelta

Con le migliori ricette della tradizione italiana in versione vegetariana e vegana

Demetra, 22 marzo 2017  256 pagine  20 euro

 


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Da Identità Golose a The Vegetarian Chance: i mille volti di un cuoco

Niko Romito a Identità Golose

Da tempo abbiamo acquisito che il ruolo del cuoco non è più solo quello più evidente di darci da mangiare qualcosa di buono e interessante. Ai cuochi si chiede molto di più: di dirci come fanno gli stilisti quali sono le tendenze culinarie, di raccontarci qualcosa di sé stessi, di stupirci con piatti innovativi e arditi, di condurre programmi tv, di essere ambasciatori del proprio paese e magari anche di fare politica. E loro quanto più sono diventati famosi tanto più sono stati al gioco e sono cresciuti in capacità comunicativa ed espressiva. Ne abbiamo la riprova ogni anno al congresso Identità Golose dove gli chef arrivano molto ben preparati a tenere i loro “comizi”. Massimo Bottura ha riaffermato il suo ruolo di ambasciatore della cucina italiana parlando di “rinascimento”  e della cultura come l’ingrediente principale della cucina.

Massimo Bottura a Identità Golose

D’altra parte il suo ristorante non per caso è anche una sorta di galleria d’arte. Sulla stessa lunghezza d’onda di Bottura si è espresso Heinz Beck, che ha citato come secondo un sondaggio dell’Onu le cose più importanti della Terra siano educazione e istruzione e non il cibo come sarebbe più ovvio attendersi. Orientato al sociale è stato Niko Romito, che ha proposto un innovativo protocollo per migliorare la ristorazione degli ospedali in favore del diritto dei malati a mangiare bene. Di cucina vegetariana e dei suoi valori non si è parlato esplicitamente nell’auditorium. Per questo come The Vegetarian Chance ci sentiamo titolati a raccogliere il testimone di Identità Golose e i suoi chef e rilanciare l’alta cucina a base di vegetali. Proprio in questi giorni stanno arrivando numerose le candidature alla quarta edizione del nostro concorso. A breve saranno selezionati otto chef di alto livello, italiani e stranieri, che il 28 maggio proporranno al Joia e alla giuria presieduta da Pietro Leemann le loro creazioni gustose, etiche, estetiche e salutiste.