The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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THE VEGETARIAN CHANCE: IL QUINTO ANNO DI UNA FORMULA VEG DI SUCCESSO SABATO 12 ANCHE LA VISITA DEL SINDACO DI MILANO BEPPE SALA  

Il picnic con Neal Barnard

 

Cinque edizioni del Festival The Vegetarian Chance e mai la stessa sede, mai gli stessi ospiti, mai un programma simile all’altro, ma sempre lo stesso messaggio: la cucina a base vegetale fa bene al palato, alla salute, al pianeta, allo spirito e anche al portafoglio. Quest’anno ci siamo concentrati sul cambiamento climatico con il tema Mangia la foglia, salva il pianeta”. Questo filo conduttore si è potuto ritrovare nei diversi appuntamenti del Festival. Significativo e concreto è stato il primo quando sono saliti sul palco gli agricoltori, sempre più presenti in diversi mercati. Ne abbiamo scelti tre del Mercato della Terra Slow Food e abbiamo chiesto loro di raccontarci le loro difficoltà, il loro impegno per metterci a disposizione cibo biologico e sano, saporito e interessante. Intervistati da Gabriele Eschenazi sono saliti sul palco Giancarlo Colombo, El Giardinet, Marisa del Corno di Pioppo Tremulo, Aina Pacifico di Cascina Dulcamara. Hanno spiegato al pubblico come il cambiamento climatico produca danni alle colture in diversi modi e cioè non distrugga solo fisicamente le piante, ma provochi anche la proliferazione di malattie e parassiti fino a poco tempo fa sconosciuti nelle nostre zone. Aina Pacifico ha esemplificato con delle immagini i danni da raffiche di vento violente ai suoi alberi di noci. Marisa del Corno ha spiegato il valore della biodiversità raccontando come sia utile piantare sempre in contemporanea varietà diverse di fragole o pomodori, che hanno reazioni diverse rispetto a malattie e parassiti. Giancarlo Colombo ha spiegato come sia importante che siano gli stessi consumatori a difendere la biodiversità nutrendosi di un’ampia varietà di prodotti. Al suo banco posizionato all’ingresso si poteva mangiare la foglia nel vero senso della parola con una varietà incredibile di erbe selvatiche, fiori e insalate. Piante fresche appena colte dal campo, il modo migliore per assorbire la loro energia vitale. Non sempre questo è possibile e allora ci viene in aiuto la conservazione, quella antica con il sole, l’essicazione, e quella moderna con la catena del freddo, la surgelazione proposta dal nostro partner Orogel, nel cui spazio si è svolto uno show cooking dello chef Pietro Leemann con il piatto Anima Mundi, un tortino di patate e lenticchie, con salsa magrebina e crema di avocado siciliano. Il mondo ha un’anima, noi facciamo parte di quest’anima e quindi siamo un tutt’uno in questa relazione, la spiegazione del titolo nelle parole dello chef. Ad accompagnarlo per raccontare le virtù delle verdure anche surgelate quando quelle fresche non sono disponibili c’era la nutrizionista Elisa Brighenti.

Neal Barnard, Pietro Leemann, il sindaco Beppe Sala, Gabriele Eschenazi

L’ospite d’onore del Festival, il medico e ricercatore americano Neal Barnard, presidente del Physicians Committee for Responsable Medicine, ha tenuto banco dalle 13 alle 16. E a incontrarlo è arrivato anche il sindaco di Milano Beppe Sala. Si è iniziato con un picnic preparato dall’Officina del Gusto di Agnese Z’Graggen in cestini Comieco e poi con una conferenza tradotta con competenza da Jenny Sugar, unica health&food coach in Italia certificata dallo stesso Barnard. Il picnic, al quale, hanno partecipato oltre cento persone aveva lo scopo di coinvolgere il pubblico in un’esperienza nutrizionale concreta e non solo teorica. Il dialogo tra Barnard e Leemann, gli interventi del pubblico raccolti da Gabriele Eschenazi hanno trasmesso ai convenuti un senso di partecipazione, che ha poi caratterizzato anche la conferenza. Neal Barnard non ha solo spiegato come i prodotti animali e un eccesso di consumo di grassi anche vegetali siano causa di cattiva salute e spesso malattie croniche, ma ha coinvolto il pubblico con giochi semplici, ma efficaci per invitare tutti noi a riconsiderare il rapporto col mondo animale. Eccone un esempio: un gatto, che è carnivoro, di fronte a un coniglio manifesta il desiderio di mangiarlo, un bambino di fronte allo stesso coniglio lo vorrebbe accarezzare d’istinto. Non basta forse questo a capire che l’uomo non nasce carnivoro? E che questa “voglia di carne” sia di grave danno al pianeta lo ha spiegato poco dopo Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace, nel dibattito con Silvia Ceriani, responsabile comunicazione Terra Madre e moderato da Venetia Villani, direttore di Cucina Naturale. Nel suo intervento Federica Ferrario ha ribadito come i prodotti di origine animale siano responsabili di circa il 60% delle emissioni climatiche legate al cibo. La carne e i prodotti lattiero-caseari sono gli alimenti con gli effetti più dannosi sul nostro clima e sull’ambiente in generale. Silvia Ceriani ha invece raccontato alcune storie di agricoltori che nel mondo sono vittime del cambiamento climatico non solo a causa delle intemperie, ma anche per aver rinunciato ai valori della biodiversità. Nel 2014 in Thailandia un’ondata di freddo causò la perdita del 60 per cento delle piantagioni di caffè per chi aveva scelto la monocultura, ma non a chi aveva associato alle colture del caffè quelle di avocado, noci macadamia e tè. Da qui si capisce l’importanza di mantenere la biodiversità e di applicare i principi dell‘agroecologia. La stessa biodiversità che si ritrova nei piatti del Joia come Wild, la ricetta che Sauro Ricci ha eseguito e raccontato nel momento dedicato alla Joia Academy nelle cucine Electrolux Professional: erbe selvatiche e fiori del bosco combinate con pesto di avocado, asparagi bianchi, guazzetto di asparagi verdi e acetosella, spuma soffice all’aglio orsino. Che per comprendere meglio il nostro rapporto con Madre Terra ci sia bisogno anche di spiritualità lo ha spiegato il professor Marco Ferrini direttore del Centro Studi Vedici Bhaktivedanta quando ha ricordato che l’essere umano vive in relazione con l’universo e i suoi elementi costituenti e quanto sia sbagliato dunque pensare che la nostra salute sia separata dalla qualità del cibo che scegliamo e quanto sia insensato ritenere di essere diversi dall’ambiente in cui viviamo.

Domenica 13 è stata la giornata del Concorso Internazionale (vedi articolo precedente)

Per recuperare la coscienza ambientale servono progetti concreti e aziende che li sposino. È questo il caso del nostro partner Lavazza, che domenica con Michele Cannone ha presentato al pubblico il progetto globale ¡Tierra!, che ha coinvolto oltre cento famiglie di agricoltori colombiani nel ripristino di piantagioni di caffè nella zona di Meta, che per anni è stata martoriata dalla guerriglia. Quest’anno per la prima volta abbiamo proposto un’attività per famiglie e ci siamo avvalsi della professionalità di Slow Food, che in due sessioni ha proposto con la formatrice Alessandra Zambelli il tema della biodiversità presentando ai bambini diverse varietà di mele, cereali e legumi da identificare attraverso gusto, forma e tatto. E in conclusione le istruzioni per leggere le etichette narranti dei prodotti di presidio Slow Food. Anche in un Festival come The Vegetarian Chance impostato sulla condivisione può essere utile qualcuno che dia una scossa. E a ricoprire questo ruolo ci ha pensato Leonardo Caffo, che nel presentare il suo ultimo libro Fragile Umanità, il postumano contemporaneo ha spiazzato i suoi interlocutori Giovanni Caprara (Corriere della Sera), Claudio Agostoni (Radio Popolare), Corinna Agostoni, blogger, disegnando un quadro molto negativo della società contemporanea, dove il termine “umano” non avrebbe alcuna accezione positiva se non quello di affermare la nostra superiorità sugli animali: l’antropocentrismo, una concezione dannosa per il pianeta. Caffo ha sfatato anche il mito degli animali domestici che, secondo lui, non sono nient’altro che suppellettili al servizio dell’uomo. La sua sferzante ironia ha toccato anche cibi vegani quando ha raccontato di quando si è sentito in imbarazzo per aver avuto “voglia di tofu”, un alimento davvero poco appetitoso…….A chiudere il programma quest’anno è stato il comico Nando Timoteo presentato dal partner Ricola. Timoteo ci ha riportato “sulla Terra” scherzando sulla nostra vita quotidiana, sui rapporti donna-uomo, dove a volte gioca un ruolo importante anche la scelta alimentare.Nella due giorni di The Vegetarian Chance i visitatori hanno potuto assaggiare e acquistare verdure e frutta biologica, vini naturali, succhi estratti, aceti pregiati, “pasta” di legumi, panini, dolci e gelati vegani, degustare i prodotti dei partner Lavazza, Ricola, Vestri e Rossorapa, acquistare  libri in tema da Bookcatering, passeggiare tra le foto di Agnese Z’Graggen e Tosi Photography, farsi suggestionare dai disegni di Vittorio Pavoncello sul tema Dal cielo la manna.

Un Festival completo e vario dove ognuno ha potuto trovare il suo posto.

 

 

 


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Antonio Cuomo, primo, Yoshiko Hondo, seconda Ecco vincitori della quinta edizione del Festival The Vegetarian Chance

Antonio Cuomo, vincitore della quinta edizione del concorso The Vegetarian Chance con Pietro Leemann, che descrive il suo piatto

Un italiano e una giapponese, un uomo e una donna, piatti di gusto e tradizione e piatti estetici, concettuali, incentrati su colori e consistenze. I due premiati della quinta edizione del Festival The Vegetarian Chance, Antonio Cuomo e Yoshiko Hondo costituiscono una sintesi ideale di diversi possibili approcci alla cucina vegetale. A creare un ponte tra i due chef ci ha pensato involontariamente Antonio Cuomo con il suo secondo piatto intitolato A me che non piace il sushi……. E che consisteva in candele di aceto di riso con crema di riso acidula, crema di peperoni grigliati e l’accompagnamento di alga nori croccante e verdurine. L’uso di ingredienti nipponici come alga nori e acidulato di umeboshi con un approccio italiano ha indicato come sia possibile realizzare contaminazioni gastronomiche con ingredienti di diverse cucine. L’altro suo piatto Pasta con fagioli, albicocche e basilico era un piatto completo dal punto di vista nutrizionale e ha avuto l’originalità e l’intuizione di sostituire l’inflazionato pomodoro con albicocche dal gusto ugualmente agrodolce. Yoshiko Hondo non ha presentato alla giuria un piatto, ma una vera propria cerimonia quando si è spesa a spiegare ai giurati (Pietro Leemann, Neal Barnard; Aimo Moroni, Cesare Battisti, Mariella Tanzarella, Leonardo Caffo) i gesti rituali con i quali approcciare questi piatti. Alchimia zen richiedeva di spezzare le bacchette di legno sul piatto di verdure per farvi ricadere piccole particelle d’oro e poi di misurarsi con le consistenze bevendo della zuppa di miso combinata con te matcha.

Yoshiko Hondo Alchimia Zen

Meravigliosa terra, in tema con lo slogan del Festival (Mangia la foglia, salva il pianeta) suggeriva di guardare al mondo e alle sue trasformazioni indotte anche da noi essere umani: e così ecco che una spruzzata di limone mutava il colore del riso da blu al viola, mentre al centro un pezzo di alga kombu rappresentava l’albero, nostro silente inseparabile compagno di esistenza, che noi violentiamo ogni giorno in tutte le regioni del mondo. Tutti gli altri concorrenti hanno mostrato di aver ben intesso lo spirito del concorso proponendo piatti densi delle loro esperienza e delle loro origini. Senza dubbio singolare lo chef italiano Walter Casiraghi, che ha ben interpretato lo spirito della cucina e della tradizione culturale russa con il suo Borsch della quaresima (brodo con bucce di patate) e la sua Beetsteak, con la quale ha scherzato sulla passione russa per il filetto di manzo al sangue e la barbabietola, che aiuta loro a sopravvivere nei rigidi inverni. Il giovane Manfredi Rondina ha reinterpretato il piatto Fave e pecorino proponendo un saporito “formaggio” a base di noci, nocciole e rejuvelac (una bevanda enzimatica fermentata a base di grano). Poi ha combinato sapori di erbe, farine diverse e legumi in un piatto equilibrato che mandava un messaggio antispreco Del carciofo non si butta via niente. Barbara Ghizzoni ha prima proposto un piatto architettonico La persistenza della memoria: la mia Cremona, dove svettava una torre ai cereali antichi, e poi si è orientata su una creazione ardita Ai confini del blu, dove ha giocato su colori e consistenze con riso rosso, verdure pressate, soyanese all’alga spirulina e sfere di carote, zafferano e zenzero. I suoi ispiratori: Dalì e Pollock! Federica Scolta ha portato i sapori dell’Alto Adige nel suo Orzotto, dove hanno trovato posto mela cotogna, barbietola gialla, mela affumicata conditi con burro di mandorle. Per la sua seconda proposta, Zuppa dei mille colori ha giocato esclusivamente sulle verdure e i loro colori accostando le creme di carote, cavolfiore, broccoli grigliati e cavolo rosso. Molto attento ai piatti servizio è stato Matteo Carelli (Svizzera), che ha servito Lo gnocco in piatti neri su un letto di salsa verde accentuando così l’effetto visivo. Dal Canton Ticino ha portato la “farina bona”, l’olio del Ceresio e un aceto balsamico stavecchio ticinese. Ci ha insomma ricordato che nella Svizzera italiana non mancano prodotti di eccellenza. Con Mangia la foglia Matteo Carelli ha voluto abbracciare il nostro Festival e alle foglie ha aggiunto un riuscito “formaggino” a base di mandorle. Dalla Francia a noi più vicina è arrivato Willy Berton che di tradizionale ha messo nel piatto I ripieni, tre verdure cotte ognuna diversamente con creme vegetali delicate, mentre molto geometrica è stata la sua creazione Rigatoni di primavera disposti a cerchio e ripieni di crema di asparagi e di aglio ed erbe con sopra a decorare piselli crudi. Se dovessimo dare anche un premio alla verdura più usata dai concorrenti a vincere sarebbe senza dubbio l’asparago, presente sotto forme diverse in moltissimi piatti. La premiazione è stata preceduta dai commenti in diretta dei giudici e dei concorrenti, che hanno tutti sottolineato l’atmosfera collaborativa che regnava nella cucina. In prima visione è stata proiettata la storia dei quattro concorsi precedenti girata dal video maker Carlo Somaini del comitato promotore di The Vegetarian Chance (tra qualche giorno nel sito). Da ricordare che questo concorso è il sempre il risultato di una complessa macchina organizzativa che inizia in ottobre con l’invio in tutto il mondo del bando a un indirizzario di oltre mille ristoranti e che prosegue con la selezione degli otto finalisti, che quest’anno ha coinvolto circa 50 concorrenti. A coordinare questa complessa macchina organizzativa è Jenny Sugar, health&food coach e membro del comitato promotore. Luca Morari di Ricola, nostro partner, ha consegnato il premio speciale della sua Azienda a Matteo Carelli così motivandolo: per la sua sensibilità nel cogliere sapori e profumi trasformandoli in cibi buoni e naturali attraverso le sue creazioni culinarie presentate in concorso. I piatti di tutti i concorrenti, fotografati da Vittorio Giannella sono stato tutti commentati in diretta da Pietro Leemann, presidente della giuria e il testo di questo di commenti sarà riportato in un comunicato a parte grazie al lavoro di Valentina Schiavi, responsabile dei social. A consegnare i premi hanno provveduto i due ideatori del concorso The Vegetarian Chance, Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi. A tutt’oggi questo concorso è nel mondo unico nel suo genere e “minaccia” di crescere ancora con un sempre maggiore coinvolgimento del pubblico, che quest’anno prima volta ha potuto seguire in diretta il lavoro dei cuochi grazie alla collaborazione di Electrolux Professional e al lavoro “in trasferta” della squadra del Joia diretta e organizzata dall’executive chef del Joia Sauro Ricci. La prossima sfida sarà quella di permettere al pubblico di conoscere “con il palato” i concorrenti e il loro stile culinario. A ogni concorrente è stato consegnato il tradizionale attestato disegnato quattro anni fa da Sophia Besso (che ha disegnato anche il logo Mangia la foglia) e ogni anno impreziosito dalla scrittura dei nomi da parte del calligrafo Jean Blanchaert.

 

 

 

http://video.sky.it/news/cronaca/festival-vegetariano-ecco-i-piatti-degli-chef/v420709.vid

 


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Welcome to Milan Doctor Barnard! Tre video sorprese…..

Il dottor Neal Barnard è a Milano. L’attesa per i suoi interventi di domani sta crescendo. Aumentano le prenotazioni per il suo cestino e per la sua conferenza. Prenotatevi da Valentina Schiavi: schiavivalentina@yahoo.it  Intanto Barnard ci ha voluto regalare tre suoi video. Nel primo Neal Barnard è il chitarrista. La gioia di vivere di un medico è qualcosa forse di inusuale per noi che siamo abituati a vedere nel medico una figura autorevole, inflessibile e severa. Eppure il medico può aiutare i suoi pazienti anche con gioia di vivere, musica, buoni consigli per l’alimentazione e anche un pizzico di follia. E poi dagli Usa ci arriva da sempre della buona musica densa di note e significati capaci di farci star bene.

The first is inspired by a chance encounter with a deer in the woods, although you would never know it from the lyrics:

The singer is Naif Hérin, from Valle d’Aosta. And here is Naif singing a gorgeous song of her own at our New York event:

 

And here is my one and only Italian cooking video: