The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Questa bistecca è “la fine del mondo”. In Israele un nuovo veg spot e Vegan fest a Tel Aviv

Omri Paz fondatore in Israele di Vegan Friendly

Vegan Friendly lo ha fatto di nuovo. Per la seconda volta ha mandato in onda sulla tv israeliana in orario di massimo ascolto uno spot sui costi reali del consumo di carne. La prima volta fu il 13 settembre 2020 (ne abbiamo parlato qui) durante la finale del reality locale Sopravvivenza. Ora la scelta è caduta sulla seguitissima finale dell’Eurovision Song Contest. Lo spot è ironico come quello precedente, ma tremendamente diretto ed efficace nel domandare e domandarsi se “quell’innocua” bistecca ci porterà alla fine del mondo. Vegan Friendly è un’organizzazione non profit che opera per promuovere lo stile di vita vegano in Israele e nei territori palestinesi. Incoraggia le imprese commerciali vegane, organizza eventi e progetti educativi. A fondarla è stato nel 2012 Omri Paz, che oggi ne è il presidente. Dal 7 al 9 giugno Vegan Friendly organizza a Tel Aviv Vegan Fest uno dei festival del settore più grandi del mondo con 100 punti di ristoro e e vendita. Ingresso libero. “Vieni e assaggia” è il motto dell’evento.


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A “Cortesie per gli ospiti” veg fuori posto

La tavolata di Cortesie per gli ospiti via: https://it.dplay.com/realtime/cortesie-per-gli-ospiti

La cucina a base vegetale, che fa riferimento allo stile di vita vegano, è ancora molto incompresa e fatica a dimostrare di avere un’identità ben precisa. La sua connotazione è quasi sempre negativa. Molti “no” a certe categorie di cibo e al modo nel quale sono prodotte e pochi “si” a prodotti vegetali generalmente considerati poco attraenti dal punto di vista gastronomico se non associati a qualcosa di animale, di sostanzioso. Chi ha scelto l’alimentazione vegetale è cosciente di questo handicap di immagine e ne è consapevole anche l’industria alimentare. Per questo avviene il diffuso fenomeno dell’imitazione vegetale del cibo animale. Non si tratta di un fenomeno negativo in sé. Chef, artigiani e industria alimentare stanno proponendo piatti e cibi a base vegetale simili a quelli animali, spesso gustosi, sani, nutrienti e sorprendenti. Dal cocomero, per esempio, lo chef Pietro Leemann è stato capace di ricavare un incredibile “carpaccio”, Manfredi Rondina, già cuoco concorrente di The Vegetarian Chance, produce “formaggi” vegetali, che nulla hanno a invidiare agli “originali”, aziende bio hanno messo sul mercato “yogurt” alla soia, mandorla o cocco eccellenti. Sono solo alcuni esempi del potenziale enorme che ha la rielaborazione della materia prima vegetale sulla base della cultura gastronomica anche animale. Ricerche e studi sul tema sono in continua evoluzione e sono stati fondati persino istituti ad hoc come il Good Food Institute. Diverso è però quando si esagera, quando cioè ci si aggrappa all’imitazione per dare valore alla cucina vegana qualificandola di fatto come la cucina del “no”. In questo caso si fa un danno e si ridicolizza la scelta vegetale rappresentandola come un sacrificio, una rinuncia e una frustrazione. In questa trappola sono cascati Bianca e Luca nel programma Cortesie per gli ospiti, dove in ogni puntata due coppie si confrontano su menù di propria creazione. I due giovani musicisti hanno proposto come antipasto un hamburger veg al sapore di carne poi uno Strogonoff a base di seitan e una feijoada.

I giudici e gli altri concorrenti hanno avuto gioco facile nel ridicolizzare la scelta etica dei due giovani entusiasti, il cui minimalismo nell’addobbare la tavola è stato anche poco apprezzato dalla conduttrice Csaba dalla Zorza. Inconsapevolmente Bianca e Luca hanno reso un cattivo servizio alla cucina a base vegetale. E viene da domandarsi come mai i realizzatori del programma abbiano scelto proprio questa coppia a rappresentare la scelta vegana. Si suppone che i partecipanti a Cortesie per gli ospiti siano selezionati anche in base alla qualità dei menù che propongono come si nota nelle diverse puntate. L’impressione è che il pregiudizio sulla cucina vegetale sia patrimonio anche degli autori della trasmissione.

Guardate la puntata:

https://it.dplay.com/realtime/cortesie-per-gli-ospiti/stagione-13-episodio-14/

 


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In Israele uno spot vegano etico in prime time

Una scena dello spot israeliano

La sera del 13 settembre 500mila israeliani era incollati al video del loro televisore per conoscere il vincitore di Sopravvivenza, uno dei reality più popolari della tv israeliana. All’improvviso, pochi istanti prima del verdetto, di fronte a loro si è parato uno spot vegano, uno spot che non vendeva nulla, solo un’idea: una coppia in un supermercato chiede carne di agnello veramente fresca e alla fine si vede portare un agnellino vivo. Un messaggio a chi consumando la carne non si domanda mai veramente da dove arrivi e quale prezzo è stato pagato per averla in tavola. Il progetto di questo spot è stato dell’associazione non-profit israeliana Vegan Friendly, che per trasmetterlo ha speso 123mila euro, raccolti grazie a donatori israeliani. «Volevamo raggiungere il massimo degli spettatori possibile e per questo abbiamo scelto la puntata finale del reality», ha dichiarato al quotidiano Haaretz il CEO di Vegan Friendly, Omer Paz. “E il risultato è stato che in meno di 24 ore abbiamo raccolto 2000 nuovi contatti su Facebook. Poi abbiamo inserito il video anche su TikTok e abbiamo avuto più di 600mila visualizzazioni”. Vegan Friendly ha già realizzato numerose campagne di sensibilizzazione in Israele come cartelloni giganti per le strade e marce animaliste, ma mai uno spot televisivo. “Costa molto e abbiamo avuto bisogno di tempo per prepararci, ma volevamo arrivare a molta gente nel momento del picco dell’audience”, spiega Paz ad Haaretz. “Siamo convinti che una maggiore consapevolezza sia ormai un dato di fatto. Gli onnivori non diventeranno di colpo vegani da un giorno all’altro ma il fatto che si comincino a interessare è un buon segno. Decine di migliaia di persone entrano nel nostro sito e scaricano le ricette che proponiamo. Un buon segno!”. Per l’agnellino dello spot non c’è da preoccuparsi: è stato salvato dal macello.

Ori Shavit cucina a TVC 2017 durante il suo show cooking

In Israele i vegani sono in rapida crescita e oggi sono il quasi il 6% della popolazione quando solo dieci anni fa erano il 2,5%. A The Vegetarian Chance 2017 abbiamo ospitato con grande successo la blogger vegana più famosa d’Israele Ori Shavit.