The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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I leader ambientalisti parlano poco di cibo. Temono di perdere il loro pubblico. Lo dice Safran Foer in un video esclusivo al Festival TVC 2019

Safran Foer intervistato da Gabriele Eschenazi al ristorante Joia. Credit: Andrea Battaglini

È iniziata la  #WeekForFuture grande mobilitazione mondiale per l’emergenza climatica. Una maggiore consapevolezza sul tema si sta facendo strada tra governi e istituzioni. Però come si dice Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, che è appunto uno degli ambienti terrestri più danneggiati dall’inquinamento e più decisivi ai fini dell’equilibrio climatico del pianeta. La battaglia contro la plastica ha preso slancio, ma si parla ancora poco di cibo e della sua produzione inquinante causata dall’agricoltura industriale. Ad andare controcorrente ci ha pensato lo scrittore americano Jonathan Safran Foer con il suo nuovo libro Possiamo salvare il mondo prima di cena (Guanda). Foer non ha scritto solo della sofferenza e della violenza causate da un’insensata iperproduzione di prodotti animali, ma ha approfondito il tema della responsabilità individuale mettendosi in gioco anche in prima personaDella sua coraggiosa, emotiva e documentata denuncia lo scrittore americano ha parlato in una video intervista esclusiva a The Vegetarian Chance, che sarà trasmessa integralmente al Festival Venerdì 11 ottobre durante la  Veg Conference (EDIT, spazio Studio ore 10/13) e in replica domenica 13 alle ore 17.00.

Ecco alcuni estratti dell’intervista rilasciata da Foer al giornalista Gabriele Eschenazi al ristorante Joia dove lo scrittore ha anche incontrato Pietro Leemann.

Al pubblico del Festival ha detto tra l’altro:

Cari partecipanti al Festival The Vegetarian Chance siate più aperti anche verso chi non è vegetariano a tempo pieno, ma va nella giusta direzione per ridurre la sofferenza e la violenza sul pianeta.

Su ambientalisti e cibo

I leader ambientalisti e i diversi movimenti sono riluttanti a parlare di cibo perché che è davvero difficile per le persone relazionarsi con il cambiamento climatico. Temono di perdere il loro pubblico.

Sulle difficoltà di cambiare abitudini

Cambiare è difficile soprattutto quando il cambiamento ha a che fare con le emozioni e la psicologia. È molto facile passare da un auto tradizionale a una elettrica perché non ci costringe a misurarci col modo nel quale siamo cresciuti o con i nostri sentimenti. Ma cibarsi in modo differente alcune volte richiede di mangiare in modo differente di quando eravamo bambini.

Sulla nostra “irresponsabilità”

Andiamo alle manifestazioni, ci mettiamo le magliette, ma non facciamo le cose che sappiamo essere necessarie perché qualcosa dentro di noi, nel profondo, non crede faccia alcuna differenza.

Sul futuro che ci aspetta

Il mondo non finirà in cinquant’anni e nemmeno in cento, ma siamo già entrati in un processo per il quale stiamo perdendo molte cose, che hanno un valore.

Safran Foer con Pietro Leemann nella cucina del Joia. Credit: Andrea Battaglini

Veg Conference 11 ottobre EDIT Torino ore 10/13.00

Venerdì 11 ottobre

Ore 10.00/13.00 ( Spazio Studio)

Veg Conference con rappresentanti delle Istituzioni della Città, Slow Food, EDIT

Introducono: Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi

Il primato italiano di Torino: città vegan friendly. La parola al Comune e ai ristoratori

I giovani italiani e il vegetarianismo: un sondaggio TVC/Lavazza realizzato da EUMETRA MR con Renato Mannheimer

Main Partner Panel: per Lavazza Michele Cannone, per Ecor Fausto Iori, per Ricola Luca Morari

La Carta di The Vegetarian Chance per gli chef stellati e The Vegetarian Tour

The Vegetarian Chance japanese edition giugno 2020

L’allarme di Safran Foer: videointervista esclusiva con saluto al Festival


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Vegetarianismo e biodiversità. Il 12 ottobre al Festival con gli agricoltori di Slow Food

Biodiversità del mais Foto di CLM-bv da Pixabay

Sabato 12 ottobre al Festival di The Vegetarian Chance parleremo di biodiversità con gli agricoltori di Slow Food. Sarà l’opportunità di riflettere sull’etica di chi ha rinunciato ai prodotti animali. Chi sceglie di alimentarsi di soli vegetali è, infatti, spesso accusato di usare prodotti di provenienza dubbia e per niente sostenibili. Gli esempi sono in genere l’avocado, la quinoa, gli anacardi, i derivati dal cocco. Prodotti esotici che fanno molti chilometri per arrivare da noi e il cui aumento di produzione crea spesso danni all’ambiente e alle economie locali. Non si tratta di una critica infondata. Si può facilmente intuire come all’aumento della domanda di un prodotto corrisponde un aumento di prezzo e quanto questo poi si ripercuota non tanto sulle nostre ricche tasche quanto sulle popolazioni locali, che si cibano da sempre di quegli alimenti. Poi ovviamente per aumentare la produzione si ricorre alla chimica. Ma non possono essere vegetariani e vegani i colpevoli di queste “mode alimentari”. Sono troppo poco numerosi per essere così dannosi! Sappiamo quanto, per esempio, l’avocado sia indispensabile nei ristoranti giapponesi, quanto gli anacardi costituiscano snack di pregio o come la quinoa serva ai celiaci e a chi sceglie una dieta senza carboidrati anche senza essere vegetariano. Sono domande da porsi inevitabilmente sapendo che però esiste una risposta e questa è la biodiversità, cioè la conoscenza e lo sviluppo di una gamma sempre più vasta di prodotti locali funzionali alla nostra nuova scelta alimentare. In Germania a Francoforte al ristorante vegetariano, Seven swans lo chef Jan Hoffmann non usa alcun ingrediente che non sia coltivato in Germania secondo i criteri della permacultura. Quindi come cereale solo la segale, poi niente caffè, tè e nessuna spezia importata. Senza giungere a questa scelta assoluta è comunque possibile trovare sul nostro territorio gli alimenti con i quali produrre una cucina gustosa e originale.

Cavolo riccio
Foto di Daan Lenaerts da Pixabay

La biodiversità ci aiuta in questo senso e i contadini sono i nostri alleati. Sono loro che riportano alla nostra attenzione piante, delle quali nel tempo abbiamo perso la nozione e varietà diverse dello stesso alimento. Mele, mais, fagioli, semi oleosi, per esempio, sono vegetali molto più interessanti e complessi di quanto pensiamo. Il rapporto della FAO Biodiversity for Food and Agriculture racconta che su 6000 specie vegetali coltivabili, quelle impiegate per produrre cibo nel mondo sono circa 200, e il 66% della produzione agricola globale è concentrata su nove specie (canna da zucchero, riso, mais, frumento, patata, soia, palme da olio, barbabietola da zucchero, manioca). Sempre lo stesso rapporto lancia l’allarme sul declino di ecosistemi chiave che costituiscono l’habitat per altre specie. È il caso delle mangrovie. Per fermare questo fenomeno anche noi possiamo fare qualcosa. Acquistare dai produttori vegetali diversi e di stagione. Non fossilizziamoci su zucchine e pomodori, gli ortaggi più richiesti in tutte le stagioni. Che ne dite del cavolo riccio o del broccolo fiolaro? La battaglia per la biodiversità è da sempre al centro delle attività di Slow Food che opera a sostegno degli agricoltori.

A loro daremo la parola sabato 12 ottobre alle 12.00 da EDIT nell’area Kitchens.