The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Tradizione, imitazione o creazione? Il dilemma del vegano. Riflessioni e l’opinione di Sauro Ricci

La crème brulée vegana del Joia. Con anacardi, zucchero, latte di mandorla, zafferano, sciroppo di cedro, zest di limone e arancio

La selezione degli otto finalisti alla quinta edizione del concorso The Vegetarian Chance sta avvenendo in questi giorni. I cuochi hanno presentato due ricette: la prima ispirata alla tradizione del proprio territorio, la seconda una propria creazione. Che il primo piatto debba trarre origine dalla tradizione non è un caso. Sta a significare che la cucina a base vegetale non nasce dal nulla, ma ha già una sua storia ed oggi è diventata anche un’evoluzione delle nostre scelte nutrizionali. Le critiche verso la cucina vegana di essere troppo spesso un’imitazione della cucina onnivora difettano di un approccio sbagliato. La cucina si è trasformata costantemente nei tempi e nei luoghi elaborando e rielaborando piatti, frutto di ricerche e felici intuizioni. Le ricette si relazionano con l’ambiente, il clima, la natura, la cultura, la religione, il gusto e non ultime le tecniche di conservazione preparazione dei cibi. Siamo abituati a tramandarci saperi culinari da generazioni e a volte siamo condizionati da dogmi gastronomici del passato. Eppure oggi faticheremmo a mangiare quello che era sulla tavola degli antichi romani o dei nobili del Medioevo. La realtà è che sotto il nostro naso la cucina continua a cambiare e noi ci adattiamo senza problemi e senza gridare allo scandalo. Chi mai avrebbe detto, per esempio, che oggi in Italia così tante persone si sarebbero nutrite di pesce crudo, wasabi, alghe, salsa di soia o altre abbiano tradito il cornetto per il muffin. E allora perché dovrebbe essere inaccettabile che a casa e al bar il “latte” di soia abbia preso spesso il posto del latte vaccino? O che esistano sul mercato le polpette vegetali? Sono imitazioni? No. Sono un’evoluzione dell’alimentazione legata a una diversa consapevolezza di quello che mangiamo. Questa consapevolezza è anche una cultura, è diventata un gusto, sta diventando un’abitudine anche fra onnivori “veg part time”. E così modificare ricette tradizionali sostituendo gli ingredienti di origine animale con altri di origine vegetale non può essere considerato un “plagio”. Tanto più che esistono ricette assolutamente vegetali in origine e poi modificate con l’aggiunta di carni o formaggi. È successo, per esempio, col pesto ligure o con la pasta e fagioli. La richiesta di piatti a base vegetale ci ha fatto conoscere alimenti antichissimi come il seitan o il tofu, ha ispirato cuochi e industria alimentare a studiare nuove ricette e nuovi prodotti. Ed ecco la maionese senza uova, “yogurt”, “formaggi” e gelati senza latte, biscotti e dolci senza burro e uova, e i più detestati in assoluto dai puristi e cioè i salumi vegani e la “simil carne”. Un vegano che si nutre di imitazioni non ha fatto una vera scelta, si dice, mente a sé stesso. Non può fare a meno dei prodotti animali e allora si consola con i surrogati. Ma è davvero sbagliato pensare di non rinunciare a una propria cultura gastronomica preferendo riadattarla, ripensarla e crearne anche una nuova che non ignora il passato? Lo è, certamente, quando abbracciando la dieta vegetale scegliamo cibo malsano per la salute e l’ambiente. Zuccheri, sale e grassi in eccesso, farine raffinate, frutta e verdura coltivate con pesticidi e diserbanti non sono coerenti con la scelta vegetale. Oggi, però, sappiamo che in molti casi “l’imitazione” vegetale può essere più sana dell’originale e non meno gustosa, soprattutto quando siamo noi a prepararla senza ricorrere continuamente al cibo industriale. E allora perché rinunciarvi?

Al ristorante Joia sono maestri nel proporre ai propri clienti piatti assolutamente nuovi e altri e altri che reinterpretano piatti più noti. In questi giorni hanno in carta una crème brulée agli anacardi diversa dall’originale, ma non meno gustosa. I sapori di zafferano, latte di mandorla, vaniglia e zest di agrumi si combinano armoniosamente con gli anacardi e la copertura croccante di zucchero riproducendo della ricetta originale la consistenza, ma non il sapore che è più composito, più ricco e di fatto più interessante. Sauro Ricci, sous chef del Joia, ci spiega il suo pensiero sul “dilemma del vegano”.

Sauro Ricci a The Vegetarian Chance 2017 durante il suo show cooking

Ispirarsi alla tradizione, quindi alle ricette che compongono la nostra cultura gastronomica o alle culture vicine può essere visto sotto due aspetti: uno positivo e uno negativo. Quello positivo è che la tradizione gastronomica rimane un punto di riferimento anche se si fanno scelte esistenziali o legate alla dieta importanti come quelle del veganismo e quindi di rinuncia ai prodotti di origine animale. D’altra parte non dev’essere neanche un principio che ci vincola troppo. Sarebbe negativo. La tradizione prevede l’uso di ingredienti che hanno una reazione chimica e anche fisica, che non sono riproducibili senza impiegare l’ingrediente stesso. Quindi è importante cercare di percorrere altre strade possibili. Un classico esempio è il pane senza glutine. Oggi le intolleranze sono molto diffuse e questo pane serve, ma non si può pretendere che abbia la stessa aerosità del pane tradizionale con glutine. Verso la tradizione abbiamo dunque un atteggiamento composito. A me piace essere stimolato dalla nostra cultura gastronomica e da altre. Nella ricetta della crème brulée al posto dell’uovo abbiamo messo gli anacardi e poi per andare incontro al gusto abbiamo messo una base di pere sciroppate, che danno uno stimolo e un carattere ludico tipico della cucina del Joia. Questo perché è importante nei momenti di difficoltà usare la fantasia, cioè non sottrarre, ma aggiungere.


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Mangia la foglia, salva il pianeta/Eat the leaf, save the planet: il tema di TVC 2018/the topic of TVC 2018

Logo di Sophia Besso

Logo di Sophia Besso

Quest’anno abbiamo deciso di dare un tema  e un logo al nostro Festival: mangia la foglia, salva il pianeta. Indichiamo insieme al vegetarianismo la strada della consapevolezza per riflettere su come il nostro modo di mangiare pesi sui cambiamenti climatici, che ci affliggono sempre di più. D’inverno ci lamentiamo del freddo, d’estate del caldo,  e sempre della pioggia. Tutto normale, tutto ripetitivo in un ciclo infinito e apparentemente immutabile. Ma oggi sappiamo che non è più esattamente così. Il clima presenta anomalie, piove troppo o troppo poco, le temperature si alzano o si abbassano in luoghi o periodi fuori dalla norma, le superfici di ghiaccio dell’Artico e dell’Antartico si continuano a ridurre. E se da una parte questi mutamenti renderanno più difficile produrre cibo, dall’altra è proprio la produzione di cibo ad essere una delle cause principali di questi mutamenti. Come mettere fine a queste ciclo vizioso? Ripristinando un rapporto più corretto, rispettoso e consapevole col nostro pianeta. In una foglia, una semplice foglia c’è, secondo noi, una delle chiavi del nostro futuro. Ne parleranno i nostri ospiti alla quinta edizione di The Vegetarian Chance a Milano alla Fabbrica del Vapore. Sabato 12 maggio nel primo pomeriggio, sarà la volta Neal Barnard, la “rockstar” dei medici vegani americani, professore di medicina della George Washington University. È il fondatore del Physicians Committee for Responsible Medicine: un’organizzazione americana non profit la cui mission è quella di promuovere l’importanza della medicina preventiva e di condurre ricerche cliniche a sostegno dell’efficacia della corretta alimentazione nella prevenzione e nel trattamento delle più gravi e diffuse patologie. I risultati delle sue ricerche sono stati pubblicati sulle principali riviste medico-scientifiche internazionali e sono stati citati dall’American Diabetes Association e dall’American Dietetic Association nelle loro linee guida ufficiali.

Neal Barnard con la sua amata chitarra

Leonardo Caffo

I suoi libri diventano puntualmente best seller segnalati dal New York Times. Barnard è in prima linea nella battaglia contro i test sugli animali. In Italia il suo editore è Sonda, che collabora nell’organizzazione della sua visita. Due i suoi libri pubblicati in italiano da Sonda: Curare il diabete senza farmaci e Super cibi per la mente. Con Neal Barnard il pubblico potrà condividere un picnic davvero speciale assaggiando le sue ricetteDomenica 13 maggio sarà Leonardo Caffo, filosofo e scrittore, a trascinare il pubblico verso riflessioni profonde sul nostro problematico rapporto con tutti gli esseri viventi. Nato in Sicilia e oggi milanese e torinese di adozione, Caffo è un personaggio poliedrico: scrittore, filosofo, dirige la rivista Animot, ha scritto per il teatro, ha curato mostre di arte contemporanea e infine con tre amici di una vita, Antonio, Matteo e Paolo, ha fondato Walden Milano: un locale dove libri, eventi, cibi rivoluzionari, sono i veri protagonisti. Centrale nel suo pensiero è la sua affermazione: Amo gli animali e credo che abbiano il nostro stesso diritto di stare al mondo. Al Festival viene a presentare il suo ultimo libro Fragile Umanità (Einaudi, 2017), dove sviluppa la sua idea di un “postumano contemporaneo”. Leonardo Caffo anche insieme a Neal Barnard farà parte della giuria internazionale del concorso di cucina. Il suo intervento è previsto per domenica 13 maggio alle ore 16.

 

 

Da Veggie Planet verso The Vegetarian Chance 2018 12/13 maggio

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Un tavolino costantemente presidiato da Agnese, Danila, Jenny, Valentina e Gabriele, una lezione di Cucina di Pietro Leemann e Sauro Ricci incentrata sul piatto Paesaggio interiore. A Veggie Planet, prima edizione a BASE Milano, abbiamo iniziato la campagna promozionale del nostro festival, che mai come quest’anno avrà bisogno di una larga partecipazione di pubblico che onori gli ospiti Neal Barnard e Leonardo Caffo e che dia carica agli otto finalisti del concorso internazionale.  Di seguito una gallery (foto di Jenny Sugar) della nostra presenza a Veggie Planet, salone del gusto vegetale, molto affollato di curiosi e golosi pronti a sgomitare per un “kebab” vegetale, un estratto o panini a base di verdure e legumi.

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