The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Mangia la foglia, salva il pianeta/Eat the leaf, save the planet: il tema di TVC 2018/the topic of TVC 2018

Logo di Sophia Besso

Logo di Sophia Besso

Quest’anno abbiamo deciso di dare un tema  e un logo al nostro Festival: mangia la foglia, salva il pianeta. Indichiamo insieme al vegetarianismo la strada della consapevolezza per riflettere su come il nostro modo di mangiare pesi sui cambiamenti climatici, che ci affliggono sempre di più. D’inverno ci lamentiamo del freddo, d’estate del caldo,  e sempre della pioggia. Tutto normale, tutto ripetitivo in un ciclo infinito e apparentemente immutabile. Ma oggi sappiamo che non è più esattamente così. Il clima presenta anomalie, piove troppo o troppo poco, le temperature si alzano o si abbassano in luoghi o periodi fuori dalla norma, le superfici di ghiaccio dell’Artico e dell’Antartico si continuano a ridurre. E se da una parte questi mutamenti renderanno più difficile produrre cibo, dall’altra è proprio la produzione di cibo ad essere una delle cause principali di questi mutamenti. Come mettere fine a queste ciclo vizioso? Ripristinando un rapporto più corretto, rispettoso e consapevole col nostro pianeta. In una foglia, una semplice foglia c’è, secondo noi, una delle chiavi del nostro futuro. Ne parleranno i nostri ospiti alla quinta edizione di The Vegetarian Chance a Milano alla Fabbrica del Vapore. Sabato 12 maggio nel primo pomeriggio, sarà la volta Neal Barnard, la “rockstar” dei medici vegani americani, professore di medicina della George Washington University. È il fondatore del Physicians Committee for Responsible Medicine: un’organizzazione americana non profit la cui mission è quella di promuovere l’importanza della medicina preventiva e di condurre ricerche cliniche a sostegno dell’efficacia della corretta alimentazione nella prevenzione e nel trattamento delle più gravi e diffuse patologie. I risultati delle sue ricerche sono stati pubblicati sulle principali riviste medico-scientifiche internazionali e sono stati citati dall’American Diabetes Association e dall’American Dietetic Association nelle loro linee guida ufficiali.

Neal Barnard con la sua amata chitarra

Leonardo Caffo

I suoi libri diventano puntualmente best seller segnalati dal New York Times. Barnard è in prima linea nella battaglia contro i test sugli animali. In Italia il suo editore è Sonda, che collabora nell’organizzazione della sua visita. Due i suoi libri pubblicati in italiano da Sonda: Curare il diabete senza farmaci e Super cibi per la mente. Con Neal Barnard il pubblico potrà condividere un picnic davvero speciale assaggiando le sue ricetteDomenica 13 maggio sarà Leonardo Caffo, filosofo e scrittore, a trascinare il pubblico verso riflessioni profonde sul nostro problematico rapporto con tutti gli esseri viventi. Nato in Sicilia e oggi milanese e torinese di adozione, Caffo è un personaggio poliedrico: scrittore, filosofo, dirige la rivista Animot, ha scritto per il teatro, ha curato mostre di arte contemporanea e infine con tre amici di una vita, Antonio, Matteo e Paolo, ha fondato Walden Milano: un locale dove libri, eventi, cibi rivoluzionari, sono i veri protagonisti. Centrale nel suo pensiero è la sua affermazione: Amo gli animali e credo che abbiano il nostro stesso diritto di stare al mondo. Al Festival viene a presentare il suo ultimo libro Fragile Umanità (Einaudi, 2017), dove sviluppa la sua idea di un “postumano contemporaneo”. Leonardo Caffo anche insieme a Neal Barnard farà parte della giuria internazionale del concorso di cucina. Il suo intervento è previsto per domenica 13 maggio alle ore 16.

 

 


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Paul Bocuse: il ricordo di Pietro Leemann

Paul Bocuse in una “versione vegetale” proposta dal suo account Twitter! Via: https://twitter.com/paulbocuse

Il Re è Morto, viva il Re!
Paul Bocuse, assieme a Auguste Escoffier, è stato il cuoco più importante della cucina francese del secolo scorso. Negli anni settanta ha fondato, assieme a Michel Guérard e ai fratelli Trois Gros, il movimento della Nouvelle Cuisine che non si è limitato a rivoluzionare il modo di cucinare, ma ha soprattutto dato ai cuochi, prima relegati nelle retrovie dei ristoranti, dignità e visibilità.
Ho avuto occasione d’incontrarlo in due occasioni: la prima, nel 1988 in Giappone alla scuola Tsuji dove insegnavo cucina italiana e francese, la seconda, nel 1996 a Saint Vincent dove ricevetti un riconoscimento per la stella Michelin.
Era una persona dal carisma straordinario, la sua presenza e il suo sguardo passavano attraverso i suoi interlocutori. Mi ricordo che in quelle due occasioni riuscii a malapena a dire due parole. Era ben chiaro, il Re era lui. Noi i sudditi riconoscenti per quanto di immenso aveva prodotto.
Tra le sue innumerevoli realizzazioni si contano: la fondazione di una scuola alberghiera, il suo contributo a valorizzare il titolo Meilleur Ouvrier de France, consegnato ad artigiani eccellenti dal Presidente della Repubblica Francese e infine il noto premio Bocuse D’OrQuesto premio, in Italia, è stato presieduto prima da Gualtiero Marchesi e oggi da Enrico Crippa. Il suo obiettivo è quello di stimolare i giovani ristoratori a cercare una qualità senza compromessi. E ha soprattutto formato uno stuolo di cuochi che in giro per il mondo hanno divulgato la cucina borghese francese. Molto bella la sua affermazione: Non esistono 12 cucine, bensì solamente due, quella buona e quella non buona. Un’affermazione democratica verso i diversi modi di mangiare nel mondo.
Mi è mancato di mangiare nel suo ristorante, notoriamente luogo non adatto ai vegetariani. La sua era una cucina ricca, molto ricca.
In tutto e per tutto, nonostante il suo pensiero sia stato molto diverso dal mio, gli sono molto riconoscente. La sua forza ha dato al cibo il valore che merita di avere, stimolando un’evoluzione verso la cucina di qualità di oggi: non solo francese, ma di tutti i paesi, non solo opulenta ma attenta.
Grazie caro Paul!


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Troppo veganismo stroppia: parola di Claudio Magris

Claudio Magris, scrittore ed editorialista del Corriere della Sera

In suo editoriale sul Corriere della Sera del 2 gennaio, lo scrittore Claudio Magris pone all’attenzione dei suoi lettori il tema della “dittatura delle minoranze”. Fa vari esempi e uno di questi si riferisce alle Ferrovie Francesi (SNCF), che prima di Natale avrebbero offerto ai loro passeggeri intrappolati in un treno bloccato dalla neve un pasto “solo” vegano. Scrive Magris:

“(….)Esiste anche una dittatura delle minoranze, di cui parlava già Tocqueville. Un paio di giorni fa, poco prima di Natale, un treno partito da Parigi e diretto a Milano è rimasto bloccato per alcune ore dalla neve. Le ferrovie francesi hanno provveduto a ristorare i viaggiatori intrappolati nel freddo, offrendo loro un pasto. Un pasto unicamente e soltanto vegano. Altra stupidaggine, incosciente generatrice di futuri rifiuti violenti. Sarebbe stato giusto e doveroso offrire pasti vegani e pasti non vegani, perché i vegani non sono né inferiori né superiori agli altri nelle loro esigenze e preferenze e qualcuno desideroso, nel freddo, di carne non è meno degno di attenzione di chi mangia altri cibi, contribuendo anch’egli a distruggere esseri viventi, sia pure così piccoli da non poter suscitare l’attenzione e la compassione degli umani (….)”.

Sappiamo quanto in stazioni e aeroporti sia ancora difficile trovare del cibo privo di prodotti animali o anche solo vegetariano. Panini, ma anche insalate e piatti caldi contengono il più delle volte carne, formaggi o uova. A questo si aggiunge una qualità del cibo generalmente poco salutare: sale e zucchero a iosa, farine raffinate, condimenti esagerati e di cattiva qualità, verdura e frutta privi di sapore e attrattiva. Dunque se le Ferrovie Francesi hanno deciso di tener conto dei vegani non c’è che esserne soddisfatti. Esiste, però, un rischio all’incontrario, come paventa Magris, e cioè una sorta di dittatura vegana? Difficile pensarlo. Il caso degli sventurati viaggiatori bloccati sul treno si presta anche ad altre interpretazioni. La prima è che il pasto vegano era l’unico che non avrebbe messo in imbarazzo anche chi mangia carne, ma non tutta la carne: musulmani, ebrei, indiani. Un linguaggio gastronomico universale comprensibile da tutti.  La seconda è che quel pasto fosse quello più facilmente disponibile nelle quantità necessarie per una moltitudine di passeggeri. Le cucine delle SNCF potrebbe aver avuto nell’emergenza una maggior disponibilità di certi prodotti piuttosto che di altri, più consumati. Infine lascia perplessi l’osservazione di Magris sul fatto che anche i vegani distruggerebbero esseri viventi quanto gli onnivori. Gli allevamenti intensivi e la produzione alimentare che da essi ne deriva è nociva non solo all’etica, ma anche alla salute e all’ambiente. Di fatto chi si ciba di prodotti animali si gioverà sempre di più di chi vi rinuncerà e forse lo dovrà persino ringraziare…….!! Ogni scelta merita rispetto, ha ragione Magris, ma le scelte alimentari non sono tutte uguali e non originano tutte dalle stesse riflessioni.