The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Veggie Planet Milano: ci siamo anche noi!

Milano ospita per la prima volta negli spazi di Base Milano Veggie Planet, il salone del gusto vegetale. Un’opportunità per avere un’ampia panoramica del mondo vegano non solo per quanto riguarda il cibo, ma anche la moda e i cosmetici naturali ed equo-solidali. A incontrare il pubblico con una nostra postazione ci saremo anche noi per promuovere la quinta edizione del nostro festival, in programma il 12/13 maggio alla Fabbrica del Vapore. Agnese Z’Graggen, Jenny Sugar, Valentina Schiavi e Gabriele Eschenazi risponderanno alle domande dei visitatori. In più sabato 3 febbraio alle 19.30 è in programma Paesaggio interiore della Joia Academy con Pietro Leemann e Sauro Ricci. Le sinergie tra eventi diversi creano un virtuoso percorso annuale di incontri, di opportunità d’informazione e dibattito sul tema veg.

Di seguito potete leggere il programma degli incontri, che si aggiungono al tour tra gli espositori e le loro proposte (lista completa qui)

 

Sabato 3 febbraio

  • Ore 15.00: Mamme e bimbi vegani: i consigli della nutrizionista, con Denise Filippin
  • Ore 17.00: Pancake dolci e salati, con Giulia Giunta
  • Ore 18.30: Vino vegan: metodi e caratteristiche, con Enrico Bachechi
  • Ore 19.30: Paesaggio Interiore, con Pietro Leemann e Sauro Ricci

Domenica 4 febbraio

  • Ore 12.00: Pragmatismo e strategia per i diritti degli animali, con Matteo Cupi
  • Ore 14.00: «La scelta vegana è pericolosa»: l’informazione in Italia sulla scelta vegan, con Federica Giordani
  • Ore 15.00: Cupcake vegan, con Stefano Broccoli
  • Ore 17.00: Pancake all’acqua faba con mele caramellate, con Sonia Maccagnola

Ingresso gratuito

Orari:

sabato 3     10.00/22.00

domenica 4     10.00/20.00


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Paul Bocuse: il ricordo di Pietro Leemann

Paul Bocuse in una “versione vegetale” proposta dal suo account Twitter! Via: https://twitter.com/paulbocuse

Il Re è Morto, viva il Re!
Paul Bocuse, assieme a Auguste Escoffier, è stato il cuoco più importante della cucina francese del secolo scorso. Negli anni settanta ha fondato, assieme a Michel Guérard e ai fratelli Trois Gros, il movimento della Nouvelle Cuisine che non si è limitato a rivoluzionare il modo di cucinare, ma ha soprattutto dato ai cuochi, prima relegati nelle retrovie dei ristoranti, dignità e visibilità.
Ho avuto occasione d’incontrarlo in due occasioni: la prima, nel 1988 in Giappone alla scuola Tsuji dove insegnavo cucina italiana e francese, la seconda, nel 1996 a Saint Vincent dove ricevetti un riconoscimento per la stella Michelin.
Era una persona dal carisma straordinario, la sua presenza e il suo sguardo passavano attraverso i suoi interlocutori. Mi ricordo che in quelle due occasioni riuscii a malapena a dire due parole. Era ben chiaro, il Re era lui. Noi i sudditi riconoscenti per quanto di immenso aveva prodotto.
Tra le sue innumerevoli realizzazioni si contano: la fondazione di una scuola alberghiera, il suo contributo a valorizzare il titolo Meilleur Ouvrier de France, consegnato ad artigiani eccellenti dal Presidente della Repubblica Francese e infine il noto premio Bocuse D’OrQuesto premio, in Italia, è stato presieduto prima da Gualtiero Marchesi e oggi da Enrico Crippa. Il suo obiettivo è quello di stimolare i giovani ristoratori a cercare una qualità senza compromessi. E ha soprattutto formato uno stuolo di cuochi che in giro per il mondo hanno divulgato la cucina borghese francese. Molto bella la sua affermazione: Non esistono 12 cucine, bensì solamente due, quella buona e quella non buona. Un’affermazione democratica verso i diversi modi di mangiare nel mondo.
Mi è mancato di mangiare nel suo ristorante, notoriamente luogo non adatto ai vegetariani. La sua era una cucina ricca, molto ricca.
In tutto e per tutto, nonostante il suo pensiero sia stato molto diverso dal mio, gli sono molto riconoscente. La sua forza ha dato al cibo il valore che merita di avere, stimolando un’evoluzione verso la cucina di qualità di oggi: non solo francese, ma di tutti i paesi, non solo opulenta ma attenta.
Grazie caro Paul!


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Gualtiero Marchesi a The Vegetarian Chance nel 2014: siamo nati con lui. Il saluto di Pietro Leemann

Gualtiero Marchesi in mezzo ai cuochi del concorso del 2014 al Joia con Leemann e i suoi collaboratori

Gualtiero Marchesi in cucina al Monte Verità con (da sinistra): Gabriele Eschenazi, Pietro Leemann e Lorenzo Sonognini, direttore della Fondazione Monte Verità

Se nel 2018 The Vegetarian Chance giungerà alla sua quinta edizione con il suo festival e il suo concorso lo dobbiamo anche a Gualtiero Marchesi. La sua presenza alla prima edizione fu determinante nel darci forza, nel farci sentire che eravamo sulla strada giusta. Nel 2014 The Vegetarian Chance si svolse in due tappe. La prima ad Ascona al Monte Verità il 7 giugno con la parte culturale, la seconda a Milano al ristorante Joia il 22 giugno per la prima edizione del concorso. Marchesi fu presente in entrambe: con il suo carisma, con il suo sorriso, con il peso della sua storia di chef. Grande era la sua stima per il suo allievo e amico Pietro Leemann, che non per caso aveva identificato in Gualtiero Marchesi la prima persona da invitare all’evento appena nato. Marchesi non era vegetariano, ma verso la cucina vegetariana non nutriva alcun pregiudizio. Per lui la “buona cucina” era “buona cucina”, onnivora e vegetariana che fosse. E non fu un caso che i suoi piatti alla cena di gala al Monte Verità tornarono in cucina “puliti”. Non aveva avanzato nemmeno un grammo delle prelibate preparazioni vegetali di Pietro Leemann e la sua brigata!

Gualtiero Marchesi al tavolo della giuria della prima edizione del concorso con Marco Bianchi e Pietro Leemann

Al concorso si dedicò con passione agli otto concorrenti non solo assaggiando i loro piatti, ma anche dialogando con loro per conoscerli meglio. I partecipanti erano: Carla Aradelli, Daniela Cicioni, Mario Gagliardi, Femke van den Heuvel, Antonia Klugmann, Alberto Quadrio, Anders Ramsay, Matteo Rizzo. Ha sempre parlato di “semplicità” in cucina e in questo ha identificato uno dei cardini della cucina italiana e dei segreti del suo successo nel mondo. Sappiamo che facilmente quando un cuoco abbandona la “semplicità” sbaglia i piatti. Riportiamo un sunto dell’intervento che Gualtiero Marchesi fece al Monte Verità il 7 giugno 2014.

 

 

Gualtiero Marchesi con Pietro Leemann durante il dibattito al Monte Verità

Va bene fare il vegetariano e il vegano, ma poi c’è la golosità. Il dovere del cuoco è cucinare in maniera corretta. Sono il buon senso, la preparazione e l’etica che permettono al cuoco di fare salute. Chi cucina bene non fa mai male. Già trent’anni fa pensavo e lavoravo in funzione di una cucina nella quale ogni cosa viene preparata per conto suo, separatamente. Bisogna far sì che il cuoco diventi cuciniere, quello che sa trattare il prodotto. Prendiamo esempio dai giapponesi che sono quelli che hanno più rispetto per la materia prima. In un cuoco l’improvvisazione presuppone la conoscenza della materia e la sua scelta meticolosa anche andando per mercati. «Compresa, cucinata e gustata fino in fondo per ciò che è, in modo da aiutare lo stomaco nella digestione. Chi, giorno per giorno, segue la semplicità, prepara per sé e per gli altri un futuro felice». Mia madre mi diceva sempre: “Lascia com’è per vedere come rimane!”. È sbagliato sovraccaricare un piatto d’ingredienti. Sta poi al cliente sapere cosa vuole mangiare, abituare il proprio palato ai diversi gusti e imparare a masticare bene il cibo, fino in fondo. Mangiare poco, semplice, evitando cibi grassi e unti, è la mia ricetta per stare meglioHo un’esperienza diretta con la cucina vegetariana dato che ho una figlia, musicista, che segue proprio questa dieta e così anche una mia nipote di 16 anni. Al Marchesino serviamo un piatto vegano, che ho assaggiato e mi è piaciuto molto nella sua combinazione fatta di insalata, semi e tofu.

Di seguito il testo dell’omaggio che Pietro Leemann ha tributato a Gualtiero Marchesi nel corso della cerimonia funebre del 29 dicembre scorso

Caro Gualtiero,

sono passate poche ore dalla tua scomparsa e già mi manchi. Sei stata una delle persone più straordinarie mai incontrate. Di quelle che con il loro esempio sanno cambiare il mondo. Di quelle che hanno uno spessore tale da lasciare dietro di loro un solco indelebile. Ti ho ascoltato a lungo e imparato ancor più, con i tuoi insegnamenti hai dato una svolta alla mia vita, che non è stata più la stessa dopo averti incontrato. Amante del buono, del bello e del giusto, hai sempre difeso i valori per una grande cucina, fatta di conoscenza e di maestria nell’eseguirla. Hai sempre avuto le idee molto chiare su quanto avesse un senso, sei stato critico verso la forma senza sostanza, fautore invece della sostanza con forma, per nutrire il tuo lato di esteta e di artista. Quale eri.
Quale fortuna aver potuto lavorare con te, già in via Bonvesin della Riva, quando la cucina italiana stentava ancora a spiccare il volo, all’ombra dell’egemonia dei grandi maestri francesi! Da quegli anni tanto è cambiato, grandi personalità in questo Paese sono emerse, molte delle quali tuoi diretti allievi, altri illuminate dalla tua luce, che li ha guidati. Senza peli sulla lingua e senza scendere a compromessi, hai stabilito i parametri per una cucina di qualità; poco importava se fosse quella di un ristorante pluripremiato o della trattoria che volentieri frequentavi, dove era possibile vivere una semplicità autentica. Ti ricordo molto come artista eclettico, sempre pronto a pennellare i tuoi piatti con nuove idee che scaturivano da te come da un vulcano in eruzione. Non era facile esserti accanto, eri sempre con un passo avanti, spesso in una direzione che nessuno si sarebbe aspettato. Così il tuo stile spesso si è trasformato, determinando quello che per tanto tempo è stato il principale della nuova cucina italiana. Hai colto il presente, hai sentito il bisogno di trasformarlo e, come accade per le grandi personalità, lo hai ridisegnato. Ti sono molto riconoscente per come mi sei stato accanto in questi anni, dall’esordio con il mio primo ristorante, all’avventura orientale, a quella presente. È stato bello confidarmi e condividere con te disagi, comprensioni e conquiste. Sempre presente con vicinanza e affetto, mi hai aiutato a fare passi che hanno determinato le mie scelte. Quando entravi nel mio ristorante, agli inizi mi tremavano le gambe: ero sicuro che sarebbe arrivato qualche tuo implacabile commento. Poi ho imparato che la tua lucidità ogni volta mi aiutava a rimanere con i piedi per terra. Un vero amico dice le cose come stanno: e tu lo sei stato, non solo con buoni consigli, ma con la gentilezza che ti contraddistingueva. Non ti ho mai sentito dire male parole, mai visto perdere le staffe, anche nei momenti più difficili, così frequenti nel nostro mondo. È vero, spesso eri primadonna: ma era bello che tu lo fossi. Ti prendevi gli onori? Beh, chi più di te li meritava? Eri sempre però pronto ad assumerti anche gli oneri delle tue scelte, non sempre popolari agli occhi di molti. Il tuo essere talmente determinato da sfiorare la caparbietà è stato per me il segno della chiarezza delle tua visione in un mondo in rapido cambiamento, nel quale non è facile mantenere la direzione. Hai dato a noi cuochi la possibilità di conquistare quella dignità che poi, è pur vero, ci siamo guadagnati con molto sudore: ma che cosa c’è di più bello di una sicurezza che deriva da quanto acquisito con il proprio sforzo? Oggi ammiro molti tuoi allievi che hanno ereditato il tuo scettro e stanno a loro volta conferendo valore alla grande tradizione italiana. Sono felice di questi anni passati assieme a te. E sono fiero di averti incontrato.
Voglio bene a te e alla tua famiglia, di sangue e di vita, fatta di persone straordinarie.

Con tutto il mio cuore, grazie per sempre.

Tuo
Pietro