The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Ecco gli otto cuochi finalisti di The Vegetarian Chance 2018

Scopriamo insieme i magnifici otto di The Vegetarian Chance 2018. Arrivano da: Francia, Giappone, Russia, Svizzera e naturalmente Italia. Porteranno con sé in valigia ricette innovative ed esperienze di vita, delle quali potete leggere nei loro ritratti e nella loro idea del vegetarianismo. Sono tutti animati da uno spirito innovativo, che li ha portati a capire lo stretto legame che esiste tra il cibo che mangiamo la nostra salute e quella del pianeta. Hanno tutti “Mangiato la foglia”! Chi vuole scoprire le loro ricette dovrà venire alla Fabbrica del Vapore (Via Procaccini, 4 Milano) domenica 13 maggio dalle 12 alle 16. A loro disposizione i cuochi troveranno le cucine mobili di Electrolux. Il concorso potrà essere seguito dal pubblico in diretta grazie alle cucine mobili Electrolux in uno spazio al pianoterra o dalla balconata del primo piano. Poi in una sala  i cuochi incontreranno il pubblico in attesa del verdetto e della premiazione prevista per le 15.

Willy Berton

Willy Berton Nizza (Francia)

Ristorante Vegan Gorilla 

Il suo ritratto

Dopo essersi diplomato nella scuola di cucina Paul Valèry di Mentone nel 1997 Willy Berton parte per fare esperienza in diversi ristoranti. L’hamburger è la sua passione e la sua ultima destinazione da onnivoro è Stars n’Bars kitchen nel Principato di Monaco. Poi nel 2013 con Camille, sua moglie e codirettrice del loro ristorante Vegan Gorilla decide di diventare prima vegetariano e poi vegano. Camille, appassionata di pasticceria si confronta a lungo con suo marito Willy su temi da loro condivisi come ambiente, salute e animali. Da questa confronto nasce la loro attuale scelta vegana. Insieme decidono di aprire Vegan Gorilla e di condividere così in modo concreto le loro passioni e convinzioni sul mondo. Nel loro ristorante propongono un piccolo menu a base di prodotti biologici, freschi, senza glutine e di stagione. Nel 2017 Willy Berton è stato il primo cuoco in Francia a conseguire il prestigioso titolo di Maître restaurateur con un ristorante vegano.

Io e il vegetarianismo

Un giorno scopro che il mio modo di pensare e mangiare sono sbagliati. Mi metto a leggere molto e guardo anche dei video che spiegano come il nostro corpo non si possa nutrire di animali morti e dei loro prodotti. Acquisisco un’attitudine etica verso gli animali e verso la necessità di prendersi cura della nostra Terra. Divento vegetariano per un anno, poi vegano e cuoco vegano già da due anni! Sono entusiasta di mostrare alla gente come sia possibile cucinare senza prodotti animali piatti ricchi di colori e sapori!

Matteo Carelli Lugano (Svizzera) 

Matteo Carelii

Ristorante Etimo 

Il suo ritratto

Fin da bambino ha un’innata curiosità per gli ingredienti e le tecniche di cucina. Osserva sua madre per capire la magia che le permette di trasformare le materie prime, raccolte nell’orto di casa, in piatti deliziosi. Studia musica, ma segue la cucina, dove si offre spesso di aiutare. Scopre così di disporre di una memoria particolare per sapori e odori. Col tempo si forma una sorta di archivio mentale che lo accompagna ovunque e dal quale attinge per la spesa o per sperimentare nuovi piatti e abbinamenti. Prima di essere cuoco è stato cameriere. In sala, tra Svizzera e Italia ha trascorso nove anni coltivando il desiderio di cucinare. Abbandona poi l’arte del servizio e si mette a studiare e sperimentare ai fornelli. Con costanza e pazienza riesce ad avere una cucina tutta sua, dove preparare e valorizzare cibo vero, integro, buono e naturale da proporre ai suoi ospiti. Oggi è co-fondatore, chef e proprietario di Etimo, un ristorante principalmente vegetale, attento ai prodotti, alla natura, al ritorno alle radici e all’essenzialità della cucina.

Io e il vegetarianismo

Sono sempre stato in qualche modo vicino al vegetarianismo, seppur inconsapevolmente. In campagna, dove sono nato, tutto ciò di cui avevamo bisogno durante tutto l’anno, proveniva dall’orto di casa. Ho l’abitudine di mangiare frutta e vegetali di ogni tipo e nella cucina del mio ristorante mi piace dare un volto nuovo a sapori conosciuti, sperimentare nuovi gusti e accostamenti anche con ingredienti semplici. E non dimentico di rispettare le materie prime. Gli alimenti vegetali sono molto più della semplice somma dei loro nutrienti. Sono necessari al funzionamento corretto del nostro organismo. Per millenni sono stati il «nutrimento base» dell’umanità. Il mio intento è restituire al cibo il suo giusto valore.

Walter Casiraghi

Walter Casiraghi Mosca (Italia-Russia)  

Ristorante Orion Hall 

Il suo ritratto

Cucina e mondo enogastronomico lo stregano fin da bambino. Già a 14 anni si mette a lavorare mentre studia in una scuola alberghiera. E non tarda a fare esperienze di alto livello come nei lussuosi alberghi di Porto Cervo (Cervo hotel, Cala di Volpe) o al Badrutt’s Palace di St. Moritz dove impara la cucina internazionale. Seguono poi così tanti ristoranti stellati da fargli dire oggi di aver “collezionato” ben 13 stelle Michelin nel suo percorso formativo segnato da rigore, valorizzazione della materia prima, fantasia e creatività. Mosso da questi principi si propone di “pensare fuori dagli schemi per raggiungere nuovi obiettivi”. Poi viaggia in Europa, a Singapore, nelle Filippine e in Cina. Collabora alla scrittura di libri di cucina con i chef stellati per i quali lavora, partecipa a format televisivi italiani, e nelle emittenti russe a trasmissioni sulla cucina italiana. Walter Casiraghi definisce la sua cucina poliedrica, sana, naturale, moderna, e attenta alle esigenze del cliente. Presta attenzione alla qualità della materia prima e alla tecnica senza trascurare la salute dell’ospite e dell’ambiente.

Io e il vegetarianismo

Sono nato e cresciuto nella Brianza degli anni ottanta, dove urbanizzazione e industrializzazione erano in una fase di sviluppo, che lasciava ancora intravedere campi coltivati in pianura e in montagna in Valsassina. Così ho goduto di un rapporto diretto con la natura, che mi ha spinto a trarre il meglio da essa e a rispettarla il più possibile senza ipocrisia. Per influenze ambientali e culturali, nonché lavorative, purtroppo non sono strettamente vegetariano. Mi piace cercare di limitare al massimo gli alimenti animali, anche se, per lavoro, qui in Russia, sono costretto ad usarli. Qui, dove i vegetali a volte sono messi in terzo piano, se non dimenticati, mi rendo conto di quanto mi mancano e di come vorrei poter lavorare solo con alimenti vegetali. Sono più divertenti da usare, più malleabili per la fantasia e l’estro del cuoco, più salubri. Il risultato è una maggiore soddisfazione sia dell’esecutore che del commensale. Il vegetarianismo è parte della mia crescita, quella passata, come la futura.

Antonio Cuomo Bergamo (Italia) 

Antonio Cuomo

Hostaria Relais san Lorenzo 

Il suo ritratto

A ispirare la sua carriera sono le cucine del servizio catering dei genitori. Dopo gli studi fa prima esperienza all’estero e poi in Italia fino ad approdare nel 2002 all’Hotel Excelsior San Marco di Bergamo come capopartita. Poi per cinque anni si ferma all’Hotel Cappello d’oro sempre a Bergamo sotto la guida dello chef Norberto Maffioli. Partecipa con successo a varie competizioni internazionali. Nel 2008 riceve l’incarico di chef di cucina presso l’hotel Settecento. Qua per cinque anni affina la sua professionalità anche con stage presso Andrea Berton, Davide Oldani e Gianluca Fusto. Nel 2011 arriva secondo al Trofeo Birra Moretti su 135 partecipanti con una menzione al miglior piatto della tradizione rivisitato. Dal 2013 lavora come chef pasticciere a Bergamo al ristorante Hostaria del Relais San Lorenzo, cinque stelle.

Io e il vegetarianismo

Il mio approccio al vegetarianismo nasce per un’esigenza. Volevo essere un chef completo così da offrire la massima offerta a tutti i miei ospiti. Ho avuto la fortuna di conoscere lo chef Sauro Ricci, che mi ha trasmesso una passione innata per il mondo vegetale annullando così ogni tipo di mio scetticismo. Dal quel momento i vegetali regnano e padroneggiano nella mia cucina

Barbara Ghizzoni

Barbara Ghizzoni Cremona (Italia)

Ristorante Gea Eco Store 

Il suo ritratto

Dopo gli studi artistici e quelli di Scienze Ambientali si avvicina alla filosofia macrobiotica, la Medicina Tradizionale Cinese, dove scopre la cucina naturale che impara seguendo i dettami del maestro giapponese Michio Kushi. Successivamente, apre a Cremona un ristorante-gastronomia vegano dove cucina personalmente e dove tiene corsi di cucina e consulenze alimentari. Ama la cucina salutare, la natura e l’arte. Le piace viaggiare e scoprire nuove culture, stili di vita diversi, per aprire sempre di più la mente ed i suoi orizzonti.

Io e il vegetarianismo

Penso che il vegetarianismo, se studiato, capito e concepito in modo naturale, senza integralismi o mode passeggere, possa essere la chiave per vivere in armonia con la natura. Seguendo la filosofia macrobiotica ho imparato che la nostra salute fisica e mentale dipende dalla salute del pianeta. E l’equilibrio dell’uomo con l’ambiente potrà esistere solo se riusciremo a creare una società sana e pacifica e non malata e violenta com’è attualmente.

Yoshiko Hondo Tokyo (Giappone) 

Yoshiko Hondo

Ristorante Vegan dining Almonde 

Il suo ritratto

Dopo aver fatto esperienza gastronomica in una società di sviluppo alberghiero nel 1990 si è trasferita a New York dove è rimasta dieci anni e ha costruito la sua professionalità prima al The Hudson River Club come cuoca, poi al Nomura Executive Dining come sous chef. Nel 1996 fonda la sua società Creative catering focalizzata sulla cucina vegetariana. Questa esperienza decennale sugli stili gastronomici della East e West Coast le insegna il valore del vegetarianismo. Al suo ritorno in Giappone si accorge che i vegetali venduti nei supermercati mancano di energia e hanno forme standard, che implicano lo scarto di quelli troppo grandi o troppo piccoli. Decide di cucinare i vegetali “di scarto” e proporre piatti innovativi. Dal 2001 al 2003 partecipa a un piano di rilancio regionale progettando menu con gli agricoltori regionali. Dal 2004 al 2009 lavora come chef vegetariana a Nagano presso il Nonki Village restaurant fornendo fornendo catering vegani anche a set cinematografici di Hollywood in Giappone. Nel 2010 apre a Tokyo il ristorante vegano Yushima Dining, dove propone un cucina vegana in stile giapponese con ingredienti locali. Nel marzo 2011 lavora come volontaria per aiutare i sopravvissuti del terremoto nel Giappone orientale e a Kumamaoto. Fonda nel 2012 la onlus Cook Ambassador per contribuire alla ricostruzione. Dopo aver chiuso nel 2014 il suo ristorante si è dedicata a diffondere la cucina vegana in tutto il Giappone. Dal 2015 organizza in collaborazione con gli ospedali il programma Last Supper, che si propone di aiutare i malati e sollevarli dalle loro sofferenze con cibo vegano salutare.

Io e il vegetarianismo

Il mio sogno è un “Pasto della Terra”, che coinvolga tutti i popoli del mondo superando le frontiere, le religioni, le etnie. Una lunga tavola apparecchiata con gli stessi piatti vegetali per tutti. La diffusione di delizie gastronomiche vegetali significa che ci stiamo avvicinando gli uni agli altri e che ognuno può mangiare e godere dello stesso cibo. Quando si mangia un cibo di origine vegetale il nostro corpo diventa più flessibile e anche il nostro cuore viene dolcemente temperato. Per questo un piatto vegetale ci cambia la vita. Mi piace appellarmi all’energia curativa, all’originalità e alla narratività dei piatti vegetariani in tutto il mondo. “Pace nel mondo attraverso il cibo”: è il mio obiettivo come vegan chef.

 

Manfredi Rondina

Manfredi Rondina Frascati (Italia)

Ristorante Zaffo 

Il suo ritratto

Figlio di un pittore astrattista, curatore di orti sinergici e di un’insegnante di danza classica, che lo ha allattato al seno per lunghi Manfredi ha capito fin dalla nascita che la chiave della vita risiede nel cibo. Per questo si è dedicato alla cucina sin da bambino incoraggiato dalla mamma. Ispirato da un vecchio libro di cucina inizialmente si è dato ai dolci sperimentando moltissimo. Durante la scuola alberghiera è stato preso sotto l’ala dello chef Marco Bottega che gli ha insegnato ad amare il cibo, a scegliere la materia prima, a curare le cotture e a ricercare il perfetto equilibrio del piatto. Poi si è trasferito alle Canarie dove ha gestito una pizzeria con la fidanzata Alessandra. Qui ha esplorato i segreti dell’impasto e della sua lenta maturazione e il potere del fuoco. Due anni dopo forse oberato da un eccessivo consumo di carne ha cambiato alimentazione diventando vegetariano. Esplorando il mondo di cereali, legumi, semi e della frutta ha scoperto il vero cibo della natura, splendido e colorato. Nel 2015 si è dedicato alle pappe per la figlia Viviana. Le confeziona tostando i cereali, lessandoli con i legumi in brodo di verdure e alga kombu, setacciandoli e infine aggiungendo un filo di olio extravergine di oliva. Sempre nel 2015 chiamato da un’amica va a lavorare in un nuovo ristorante vegetariano, lo Zaffo, dove lavora tutt’ora crescendo professionalmente.

Io e il vegetarianismo

Un giorno lessi un articolo che considerava gli animali come esseri viventi. Mai mi sarei immaginato di pensarli in quel modo dato che venivo da una scuola di cucina classica dove erano l’ingrediente principale. In quel momento il mio punto di vista cambiò. Divenni un’altra persona e smisi di mangiare la carne. La natura ci offre un gran varietà di prelibatezze, sa soddisfare con la sua infinita ricchezza il nostro appetito e spingendoci ai limiti della nostra curiosità sa ispirarci combinazioni che mai ci saremmo aspettati. Abbiamo l’importante compito di omaggiare la vita cucinando gli ingredienti della natura senza manipolarli eccessivamente, ma esaltandone la bontà e la freschezza. Credo che questa sia la cucina della vita, la cucina che fa bene al corpo, all’anima e allo spirito.

Federica Scolta Naturno (Italia)

La Vimea

Federica Scolta

Il suo ritratto

Studia Relazioni Internazionali, ma la sua vera passione è la cucina, che apprende nella scuola di Niko Romito a Castel di Sangro. Non disdegna nessun tipo di esperienza: dall’agriturismo alla trattoria tipica, al ristorante stellato girando per tutta Italia. Entra in contatto con la terra, i suoi frutti e le sue erbe a Crotone nel ristorante Dattilo, una stella Michelin, della sua amica chef Caterina Ceraudo. Il rapporto diretto con Madre Terra fa crescere in lei il senso di appartenenza ad essa e la necessità di rispettarla insieme a tutte le sue creature. Inizia così il suo percorso con lo chef Simone Salvini. Con lui fa esperienza sia come sua assistente nei suoi eventi che lavorando con lui nel ristorante Ops di Roma. La collaborazione continua tuttora. Seguono a Roma l’Hotel Raphael, biologico e vegetariano, l’apertura di un ristorante in un’abbazia ortodossa di monaci vegetariani e infine a Naturno La Vimea, hotel vegano ed ecosostenibile. Attualmente si prepara a un’esperienza in Spagna presso lo chef Rodrigo La Calle e il suo ristorante El invernadero.

Io e il vegetarianismo

Ahimsa è la mia parola preferita. È il concetto di non-violenza espresso da Gandhi: benevolenza e amore che bisognerebbe dimostrare sempre nei confronti di tutti gli esseri viventi. Essere vegetariani è una scelta di vita, significa prendere consapevolezza che ciò che introduciamo in noi, si trasforma in energia a sostegno di corpo, anima e spirito. Per questo è importante seguire un’alimentazione sana, pura, libera dalle sofferenze altrui. Ciò che mi ha spinto a seguire un’alimentazione vegetariana è stata la necessità di non contribuire all’uccisione insensata di creature che hanno lo stesso diritto di vivere come noi. Il consumo di carne non è più sostenibile. Gli allevamenti intensivi contribuiscono alla deforestazione, al riscaldamento globale, a un uso smodato delle risorse d’acqua. Così distruggiamo il nostro pianeta e la vita. I cibi vanno scelti più accuratamente: di stagione, direttamente dalla terra, evitando imballaggi di plastica. È in ogni caso importante che il vegetarianismo non tracci un confine tra giusto e sbagliato, ma sia piuttosto un insegnamento per chi è pronto a riceverlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Gualtiero Marchesi a The Vegetarian Chance nel 2014: siamo nati con lui. Il saluto di Pietro Leemann

Gualtiero Marchesi in mezzo ai cuochi del concorso del 2014 al Joia con Leemann e i suoi collaboratori

Gualtiero Marchesi in cucina al Monte Verità con (da sinistra): Gabriele Eschenazi, Pietro Leemann e Lorenzo Sonognini, direttore della Fondazione Monte Verità

Se nel 2018 The Vegetarian Chance giungerà alla sua quinta edizione con il suo festival e il suo concorso lo dobbiamo anche a Gualtiero Marchesi. La sua presenza alla prima edizione fu determinante nel darci forza, nel farci sentire che eravamo sulla strada giusta. Nel 2014 The Vegetarian Chance si svolse in due tappe. La prima ad Ascona al Monte Verità il 7 giugno con la parte culturale, la seconda a Milano al ristorante Joia il 22 giugno per la prima edizione del concorso. Marchesi fu presente in entrambe: con il suo carisma, con il suo sorriso, con il peso della sua storia di chef. Grande era la sua stima per il suo allievo e amico Pietro Leemann, che non per caso aveva identificato in Gualtiero Marchesi la prima persona da invitare all’evento appena nato. Marchesi non era vegetariano, ma verso la cucina vegetariana non nutriva alcun pregiudizio. Per lui la “buona cucina” era “buona cucina”, onnivora e vegetariana che fosse. E non fu un caso che i suoi piatti alla cena di gala al Monte Verità tornarono in cucina “puliti”. Non aveva avanzato nemmeno un grammo delle prelibate preparazioni vegetali di Pietro Leemann e la sua brigata!

Gualtiero Marchesi al tavolo della giuria della prima edizione del concorso con Marco Bianchi e Pietro Leemann

Al concorso si dedicò con passione agli otto concorrenti non solo assaggiando i loro piatti, ma anche dialogando con loro per conoscerli meglio. I partecipanti erano: Carla Aradelli, Daniela Cicioni, Mario Gagliardi, Femke van den Heuvel, Antonia Klugmann, Alberto Quadrio, Anders Ramsay, Matteo Rizzo. Ha sempre parlato di “semplicità” in cucina e in questo ha identificato uno dei cardini della cucina italiana e dei segreti del suo successo nel mondo. Sappiamo che facilmente quando un cuoco abbandona la “semplicità” sbaglia i piatti. Riportiamo un sunto dell’intervento che Gualtiero Marchesi fece al Monte Verità il 7 giugno 2014.

 

 

Gualtiero Marchesi con Pietro Leemann durante il dibattito al Monte Verità

Va bene fare il vegetariano e il vegano, ma poi c’è la golosità. Il dovere del cuoco è cucinare in maniera corretta. Sono il buon senso, la preparazione e l’etica che permettono al cuoco di fare salute. Chi cucina bene non fa mai male. Già trent’anni fa pensavo e lavoravo in funzione di una cucina nella quale ogni cosa viene preparata per conto suo, separatamente. Bisogna far sì che il cuoco diventi cuciniere, quello che sa trattare il prodotto. Prendiamo esempio dai giapponesi che sono quelli che hanno più rispetto per la materia prima. In un cuoco l’improvvisazione presuppone la conoscenza della materia e la sua scelta meticolosa anche andando per mercati. «Compresa, cucinata e gustata fino in fondo per ciò che è, in modo da aiutare lo stomaco nella digestione. Chi, giorno per giorno, segue la semplicità, prepara per sé e per gli altri un futuro felice». Mia madre mi diceva sempre: “Lascia com’è per vedere come rimane!”. È sbagliato sovraccaricare un piatto d’ingredienti. Sta poi al cliente sapere cosa vuole mangiare, abituare il proprio palato ai diversi gusti e imparare a masticare bene il cibo, fino in fondo. Mangiare poco, semplice, evitando cibi grassi e unti, è la mia ricetta per stare meglioHo un’esperienza diretta con la cucina vegetariana dato che ho una figlia, musicista, che segue proprio questa dieta e così anche una mia nipote di 16 anni. Al Marchesino serviamo un piatto vegano, che ho assaggiato e mi è piaciuto molto nella sua combinazione fatta di insalata, semi e tofu.

Di seguito il testo dell’omaggio che Pietro Leemann ha tributato a Gualtiero Marchesi nel corso della cerimonia funebre del 29 dicembre scorso

Caro Gualtiero,

sono passate poche ore dalla tua scomparsa e già mi manchi. Sei stata una delle persone più straordinarie mai incontrate. Di quelle che con il loro esempio sanno cambiare il mondo. Di quelle che hanno uno spessore tale da lasciare dietro di loro un solco indelebile. Ti ho ascoltato a lungo e imparato ancor più, con i tuoi insegnamenti hai dato una svolta alla mia vita, che non è stata più la stessa dopo averti incontrato. Amante del buono, del bello e del giusto, hai sempre difeso i valori per una grande cucina, fatta di conoscenza e di maestria nell’eseguirla. Hai sempre avuto le idee molto chiare su quanto avesse un senso, sei stato critico verso la forma senza sostanza, fautore invece della sostanza con forma, per nutrire il tuo lato di esteta e di artista. Quale eri.
Quale fortuna aver potuto lavorare con te, già in via Bonvesin della Riva, quando la cucina italiana stentava ancora a spiccare il volo, all’ombra dell’egemonia dei grandi maestri francesi! Da quegli anni tanto è cambiato, grandi personalità in questo Paese sono emerse, molte delle quali tuoi diretti allievi, altri illuminate dalla tua luce, che li ha guidati. Senza peli sulla lingua e senza scendere a compromessi, hai stabilito i parametri per una cucina di qualità; poco importava se fosse quella di un ristorante pluripremiato o della trattoria che volentieri frequentavi, dove era possibile vivere una semplicità autentica. Ti ricordo molto come artista eclettico, sempre pronto a pennellare i tuoi piatti con nuove idee che scaturivano da te come da un vulcano in eruzione. Non era facile esserti accanto, eri sempre con un passo avanti, spesso in una direzione che nessuno si sarebbe aspettato. Così il tuo stile spesso si è trasformato, determinando quello che per tanto tempo è stato il principale della nuova cucina italiana. Hai colto il presente, hai sentito il bisogno di trasformarlo e, come accade per le grandi personalità, lo hai ridisegnato. Ti sono molto riconoscente per come mi sei stato accanto in questi anni, dall’esordio con il mio primo ristorante, all’avventura orientale, a quella presente. È stato bello confidarmi e condividere con te disagi, comprensioni e conquiste. Sempre presente con vicinanza e affetto, mi hai aiutato a fare passi che hanno determinato le mie scelte. Quando entravi nel mio ristorante, agli inizi mi tremavano le gambe: ero sicuro che sarebbe arrivato qualche tuo implacabile commento. Poi ho imparato che la tua lucidità ogni volta mi aiutava a rimanere con i piedi per terra. Un vero amico dice le cose come stanno: e tu lo sei stato, non solo con buoni consigli, ma con la gentilezza che ti contraddistingueva. Non ti ho mai sentito dire male parole, mai visto perdere le staffe, anche nei momenti più difficili, così frequenti nel nostro mondo. È vero, spesso eri primadonna: ma era bello che tu lo fossi. Ti prendevi gli onori? Beh, chi più di te li meritava? Eri sempre però pronto ad assumerti anche gli oneri delle tue scelte, non sempre popolari agli occhi di molti. Il tuo essere talmente determinato da sfiorare la caparbietà è stato per me il segno della chiarezza delle tua visione in un mondo in rapido cambiamento, nel quale non è facile mantenere la direzione. Hai dato a noi cuochi la possibilità di conquistare quella dignità che poi, è pur vero, ci siamo guadagnati con molto sudore: ma che cosa c’è di più bello di una sicurezza che deriva da quanto acquisito con il proprio sforzo? Oggi ammiro molti tuoi allievi che hanno ereditato il tuo scettro e stanno a loro volta conferendo valore alla grande tradizione italiana. Sono felice di questi anni passati assieme a te. E sono fiero di averti incontrato.
Voglio bene a te e alla tua famiglia, di sangue e di vita, fatta di persone straordinarie.

Con tutto il mio cuore, grazie per sempre.

Tuo
Pietro