The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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TVC 2019. I cuochi. Gli studiosi. Gli attivisti. I giornalisti. I produttori. Le aziende. Il pubblico. Ripercorriamo insieme i giorni del Festival a Torino da EDIT

I cuochi al lavoro per il concorso nella cucina del ristorante di EDIT

Amici veri, non virtuali, sono quelli che sono venuti a dare il loro contributo alla sesta edizione del Festival The Vegetarian Chance, che si è svolta a Torino negli spazi di EDIT dall’11 al 13 ottobre. Tre giorni di incontri tra cuochi, ricercatori, giovani combattenti per il pianeta, giornalisti, imprenditori e aziende. Culture e pensieri diversi hanno trovato casa in questo Festival che quest’anno ha lasciato Milano per Torino con l’intento di incontrare nuovo pubblico e appunto nuove amiche e amici per crescere. C’è chi non era mai stato in Europa come la cuoca coreana Beak Sungjin o chi era già stato al Festival come gli chef giapponesi Hitoshi Sugiura e Yoshiko Hondo o chi è venuto a raccontare la sua storia di vegana controcorrente negli Usa come Nina Curtis da Los Angeles. La loro passione è stata l’anima del Festival così come lo è stata quella del pubblico che ha interagito con i diversi eventi in calendario animati dalla presenza costante di Pietro Leemann.

VENERDÌ 11 Ottobre mattino

La Veg Conference. Il sondaggio. Il Vegetarian Tour. I ristoratori. Le Aziende. Safran Foer

La Veg Conference di venerdì 11 condotta da Gabriele Eschenazi, cofondatore e direttore artistico del Festival, e presieduta da Pietro Leemann, Presidente di TVC, ha dato spazio all’informazione e ai protagonisti della città di Torino. Giovanni Rastrelli, amministratore delegato di EDIT, nel dare il suo benvenuto ha sottolineato come “Torino debba conservare e rafforzare il suo ruolo di città a vocazione gastronomica”. Chiara Giacosa, consigliera comunale di Torino, ha condiviso col pubblico la sua scelta vegana spinta da una forte motivazione etica in favore dell’amore per tutti gli esseri viventi, per la salute e la qualità ambientale.

Chaira Giacosa,. consigliera comunale vegana ha portato il saluto della città

Ha inoltre ricordato come proprio a Torino più di 20 anni fa si fece il primo festival veg d’Italia. Nel presentare il sondaggio TVC/Lavazza realizzato da Eumetra MR Renato Mannheimer ha espresso il suo stupore per il fatto che i giovani non siano soddisfatti di quello che mangiano e che mettere in discussione la loro alimentazione sia per loro vitale. Già la notizia che il 31% degli intervistati abbia dichiarato di adottare una dieta bilanciata è secondo Mannheimer molto rilevante. Il noto sondaggista ha poi fatto notare come al crescere dell’età cresce la consapevolezza e che i giovani abbiano piuttosto chiare le differenza tra vegetariani e vegani. La convinzione che la dieta influisca sui destini del pianeta è più forte tra le donne che non tra gli uomini. Sempre secondo Mannheimer non sono pochi i dieci su cento che penserebbero di imitare un amico vegano e gli otto che si dichiarano pronti a farlo senz’altro. Nel complesso i giovani italiani costituiscono un mercato potenziale per l’alimentazione a base vegetale.

Reanto Mannheimer presenta il sondaggio EUMETRA/TVC realizzato con Lavazza

Giovanni Buccheri di NaturaSì ha confermato come anche la sua Azienda registri nel pubblico dei consumatori un aumento di consapevolezza e attenzione verso la qualità del cibo. Sempre secondo Buccheri è necessario alzare l’asticella verso un’alimentazione sempre più collegata al tema dell’esistenza dell’uomo sul nostro pianeta.

Giovanni Buccheri di NaturaSì interviene alla Veg Conference

Emanuela Busi di Ricola ha ricordato come la quantità e l’abbondanza di cibo ci allontanino dalla qualità. La sua azienda, Ricola, sostiene oltre 100 aziende agricole sul territorio svizzero per rifornirsi di erbe officinali necessarie alla produzione delle sue caramelle. Essere ristoratore a base vegetale comporta una notevole dose di inclinazione al rischio e all’idealismo, e a Torino ce ne sono almeno quindici ad aver deciso di intraprendere questa strada.  Di questi quattro sono stati invitati a parlare di sé stessi alla Veg Conference e a fare assaggiare qualcosa di loro al brunch della domenica o alla colazione di sabato. Sono stati Luca André di Soul Kitchen, Eduardo Ferrante dell’Orto già salsamentario, Antonio Chiodi Latini del suo omonimo ristorante, Daniela Zaccuri del ristorante Mezzaluna. Luca André ha criticato il diffuso slogan “salviamo il pianeta” sostenendo che il pianeta in realtà si salva da solo e che dunque siamo piuttosto noi essere umani che dobbiamo salvare noi stessi. Chiodi Latini ha parlato dell’importanza che i clienti del suo ristorante siano partecipi dell’esperienza gastronomica e non semplici spettatori. Ha poi voluto con orgoglio sottolineare come la sua cucina “abbia dignità e sia tesa a far conoscere il prodotto”. Eduardo Ferrante, che è stato poi anche giudice del concorso, si è soffermato nel descrivere la sua cucina improntata molto anche sul crudismo.

Daniela Zaccuri, pioniera della cucina veg a Torino con il suo ristorante Mezzaluna

Daniela Zaccuri, che ha aperto a Torino nel 1994 il primo ristorante vegetariano Mezzaluna “ha visto la storia della società torinese” e ha clienti all’80% onnivori. Ha ricordato il successo del primo Veg Fest di Torino da lei organizzato al Parco del Valentino. Yoshiko Hondo, chef, seconda classificata lo scorso anno è venuta fin da Tokyo a presentare l’edizione nipponica di The Vegetarian Chance che si terrà a Tokyo nel giugno 2020. Da Yoshiko abbiamo appreso che i giapponesi non sono ancora pronti per abbracciare il veganismo, che significa armonia con la natura, cambiare la propria vita quotidiana e non solo la mente. La spiritualità alla quale ci appelliamo, secondo la Hondo, non è propria solo degli esseri umani, ma anche del mondo animale e vegetale.

Yoshiko Hondo, seconda a TVC 2018, presenta TVC Tokyo 2020

Dobbiamo evitare gli sprechi e nutrirci solo di quello di cui abbiamo strettamente bisogno. Pietro Leemann ha presentato la Carta che ha scritto per The Vegetarian Chance da consegnare a tutti i suoi colleghi stellati. Nella Carta si chiede un impegno a inserire nel proprio menu quattro piatti vegetariani e vegani confezionati senza chimica e con prodotti bio e di stagione. La consegna della Carta agli chef da parte di Pietro Leemann è associata a un tour in bicicletta con gli atleti Oliviero Alotto e Alessandro Ippolito: il Vegetarian Tour, che poi diventerà un corposo filmato, del quale un assaggio di dieci minuti è stato presentato a Torino. In chiusura della Veg Conference è stata presentata la video intervista rilasciata a Gabriele Eschenazi dallo scrittore Safran Foer e realizzata al ristorante Joia in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Possiamo salvare il mondo prima di cena (Guanda).

 

VENERDÌ 11 Ottobre pomeriggio

One Planet, One Future. Fausto Gusmeroli. Oliviero Alotto. Extinction Rebellion. Fridays for Future

Il pomeriggio di venerdì è stato dedicato all’approfondimento sul tema ambientale e all’incontro con i giovani di Extinction Rebellion e Fridays for Future. In apertura un messaggio e un video di Anne de Carbuccia, fondatrice di One Planet One Future, hanno mandato un messaggio forte sull’inquinamento degli oceani quando lei stessa ci ha chiesto: “Quale archeologia lasceremo alle generazioni future? Bottiglie di plastica? Sarà questa la nostra eredità?”.

Il professor Fausto Gusmeroli presenta il suo libro Ridiventare primitivi

Uno sguardo al passato per imparare e cancellare i pregiudizi è stato dato dal professor Fausto Gusmeroli, che nel presentare il suo libro Ridiventare primitivi (Aracne editore) ha stupito il pubblico quando ha raccontato che l’uomo primitivo viveva in salute, in simbiosi con la natura senza conoscere il concetto di proprietà, in mutua solidarietà, senza classi sociali e soprattutto lavorando molto poco, solo venti ore alla settimana. A quel punto non ci si poteva che domandare se i veri “primitivi” non siamo noi…..  Oliviero Alotto, atleta e fiduciario Slow Food Torino, ci ha portato “di corsa” in Groenlandia, dove il ghiaccio si sta sciogliendo e gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti. “Compiere queste imprese sportive è il modo che ho scelto per attrarre l’attenzione”, ha detto Alotto. Come ormai abbiamo avuto modo di vedere la protesta contro l’emergenza climatica è uscita dalle aule dell’università e delle scuole e a The Vegetarian Chance abbiamo voluto dare voce a chi ha preso il coraggio di dire che dobbiamo cambiare il nostre stile di vita ora e in fretta ed è sceso in piazza. Paolo Marchetti di Extinction Rebellion ha detto che “È stato rotto un patto sociale. Abbiamo paura per il nostro futuro e di dover subire le conseguenze dei danni prodotti dalle generazioni passate. Dovremo saldare un debito con la Natura”. David Wicker, 14 anni, ha raccontato con orgoglio e oratoria da veterano come Fridays for Future Italia è nata solo nel gennaio di quest’anno ed è riuscita a portare per le strade di Torino 100mila persone il 27 settembre, il giorno dello sciopero globale.

I ragazzi di Fridays for Future ed Extinction Rebellion con Oliviero Alotto e Pietro Leemann

“Aumentare la consapevolezza, smuovere le istituzioni e costringerle a dichiarare l’emergenza climatica”, questi gli obiettivi più urgenti di Fridays for Future. Nel dibattito, organizzato e moderato da Gabriele Eschenazi, è intervenuto anche Pietro Leemann che ha sottolineato come “La crisi sia sotto gli occhi di tutti e i politici non ne prendano ancora atto. Per l’uomo esiste un concreto rischio di estinzione”.

 

 

SABATO 12 Ottobre

Colazione su Vega. Biodiversità Slow Food. Joia Academy. Soul Kitchen. Laboratorio Lavazza. Pasta di legumi Barilla. Leonardo Caffo. Nina Curtis. Soia Plant Based Food.

Le 11 di mattina non sono forse l’orario più abituale per consumare la prima colazione eppure sabato 12 più di 80 persone hanno partecipato alla “Colazione su Vega” condotta da Jenny Sugar, health&food coach, che ha spiegato come una colazione salutare possa soddisfare il palato ed essere seguita facilmente tutti i giorni. Il segreto è l’uso di ingredienti integrali nelle categorie di zuccheri, farine e grassi. In assaggio tre tipi di biscotti da lei stessa preparati in forme di cottura diverse: crudi, essicati e cotti al forno.

Jenny Sugar, health&food coach, durante il suo evento Colazione su Vega

A Jenny Sugar si sono poi affiancati due produttori di dolci vegetali e integrali come Chiodi Latini New food e Grezzo Raw Chocolate che hanno spiegato i loro progetti incentrati su salute e gusto offrendo al pubblico assaggi golosi. Sul fronte delle bevande Lavazza ha accompagnato l’appuntamento con le sue bevande al caffè innovative e biologiche. Da questo appuntamento, ha spiegato Jenny Sugar, potrebbe nascere un nuovo concorso di pasticceria salutare sin dal prossimo Festival. E lo ha detto anche in qualità di organizzatrice della manifestazione.

La biodiversità è non solo insita nella natura stessa e ne rappresenta una forma di difesa, ma è anche parte di un’agricoltura evoluta che ci garantisca produttività e gusto. Al tema è stato dedicato un incontro organizzato da Slow Food Torino con Oliviero Alotto, Roberto Sambo responsabile presidi slow food, Andrea Toffi dell’azienda agricola Bam fautrice di un’economia circolare a impatto zero, Filippo Civran della Foodstock Azienda Agricola, specializzata in verdure fermentate che preservano anche la biodiversità del nostro intestino come ha spiegato la dottoressa Marika Orlando, Paolo Girardi azienda Badola, che ogni anno investe studi e tempo per coltivare vegetali biodiversi di tutti i tipi e proporli al pubblico testandone le reazioni.

La cattedra dei cinque show cooking di sabato è stata inizialmente occupata dai maestri della Joia Academy, Pietro Leemann, il fondatore e Sauro Ricci, il direttore. Hanno presentato Love (riflessione gastronomica sull’amore carnale, terreno e spirituale). “Una nostra piccola provocazione sui molti aspetti dell’amore, che oggi sfortunatamente occupa in maniera inflazionata il mondo della comunicazione”, ha spiegato Ricci. Nel piatto: crucifere arrostite, battuto di kimchi e borlotti, emulsione di miso, cialda di zucca e prugna umeboshi.

Contaminazioni giapponesi in onore degli ospiti asiatici. Li ha poi seguiti Luca André, chef e titolare di Soul Kitchen, con Idee torinesi per una nuova cucina vegetale.

Fabio Sipione di Lavazza durante il laboratorio sul caffè curato dalla sua Azienda

Per il main sponsor Lavazza Fabio Sipione ha poi raccontato il caffè delle origini quando il caffè veniva tostato in un padellino e corretto nel gusto con spezie, le diverse modalità di estrarne il gusto e le differenze tra Arabica e Robusta, due piante diverse in grado di soddisfare i diversi gusti del caffè (cremoso, intenso, aromatico, fruttato, dolce).

Sul palco è tornato poi Pietro Leemann, che ha introdotto il pubblico alle modalità di cucina di un nuovo prodotto dello sponsor Barilla e sempre più popolare sul mercato: gli “spaghetti” di legumi. Non sono facili da cucinare e infatti il patron del Joia ha dispensato consigli per renderli appetitosi con una salsa a base di porri e aggiungendo liquido prima di servirli così da averli al dente.

Pietro Leemann spiega al pubblico come si cucina la “pasta” di legumi Barilla

A condurre il pubblico verso riflessioni sul rapporto “uomo-animali” ci ha pensato Leonardo Caffo, scrittore e filosofo, per il secondo anno ospite del Festival. Di ritorno da un viaggio in India Caffo ha reso omaggio a Pier Paolo Pasolini e al suo libro L’odore dell’India, del quale ha letto in diretta alcuni passaggi. L’olfatto in India è il senso col quale ogni cuoco o cuciniere indiano avverte il sapore di quanto sta cucinando, ha raccontato Caffo, che si è anche soffermato nel descrivere come gli indiani considerino la presenza di animali in giro per le loro città assolutamente naturale. Sedersi a mangiare e trovarsi sotto il tavolo un maiale è la normalità.

Leonardo Caffo racconta al pubblico il suo viaggio in India

A seguire c’è stato l’intervento di Nina Curtis, chef californiana, direttore ed executive chef per il l’Adventist Health Roseville Campus Vitaliz Café and Culinary Arts department. Da vent’anni leader nel campo della promozione della cucina “plant based” chef Curtis ha raccontato come espone ai suoi connazionali i benefici di una dieta priva di prodotti animali. Ha annunciato che il prossimo anno parteciperà al concorso con delle sue ricette.

A conclusione della giornata Chef Kumalè, Vittorio Castellani, ha raccontato e dato in assaggio le sue ricette con i prodotti a base di soia dello sponsor giapponese Plant Based Food Export Association: una crema simile al latte, un “formaggio” e una pasta. Castellani ispirandosi alla sua profonda conoscenza delle cucine del mondo ha presentato: noodles fritti chop suey in stile italiano, “Kashcaval” fritto e  un mango lassi. Lo sponsor ha poi fatto assaggiare al pubblico i suo prodotti per tutto il Festival. Contenitori e posate plastic free in Mater-Bi per gli show cooking sono stati forniti dallo sponsor Novamont. In serata Pietro Leemann ha proposto nel ristorante di EDIT una cena gourmet a dieci mani con Umberto Chiodi Latini (Vintage 1997), Andrea Ferrucci (Marcelin), Federico Zanasi (Condividere), Virginia Cattaneo e Riccardo Festa (EDIT restaurant).

Nina Curtis, chef vegana di Los Angeles con Jenny Sugar

Vittorio Castellani cucina i prodotti di soia dello sponsor giapponese Plant Based Food Export Association

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOMENICA 13 Ottobre

Brunch. Concorso. Cucina Shojin. Film. Open Lab NaturaSì. Piatto 8×8.

Pietro Leemann al lavoro come presidente della giuria

Eduardo Ferrante, ristorante Orto Già Salsamentario, giudice al concorso

Questa è stata la giornata del concorso, ma non solo. Al pubblico è stato proposto in mattinata un brunch vegetariano coordinato da Jenny Sugar a otto mani con quattro ristoratori di Torino. Partecipanti: Eduardo Ferrante (L’Orto già salsamentario), Daniela Zaccuri (Mezzaluna), Laura Gianisella (Sale in zucca), Luca André (Soul Kitchen). Le cento porzioni disponibili sono andate esaurite in poco tempo. Obiettivo del brunch non era solo far conoscere la varietà di gusti della cucina vegetale, ma anche promuovere i ristoratori veg di Torino a volte non abbastanza conosciuti e riconosciuti nelle loro abilità culinarie. Abilità che sono la prerogativa di Hitoshi Sugiura, un grande amico giapponese del Festival, al quale ha partecipato come concorrente nel 2017.

Hitoshi Sugiura col pubblico di TVC

Con i suoi piatti poetici Mazzolino e Foresta di Shojin ha fatto conoscere al pubblico la cucina tradizionale vegetariana giapponese densa di bellezza e spiritualità. E ha scelto di farlo invitando gli spettatori a stare intorno a lui come in un abbraccio fraterno.  Mentre la giuria lavorava, i concorrenti fremevano nella sala dell’Osservatorio Lorenzo Castellini, storico sostenitore del Festival ha offerto la visione del film Resistenza naturale di Jonathan Nossiter e una degustazione vini di Cascina degli Ulivi, tra i produttori protagonisti del film, che trattava della difesa del suolo dalle contaminazioni chimiche nelle produzione del vino. Dopo la premiazione, molto affollata e partecipata, è stato il momento di NaturaSì con Giovanni Buccheri durante il quale a ergersi protagonisti sono stati i visitatori con le loro visioni diverse su quale sia la strada migliore dare all’alimentazione un valore, etico, salutare ed ambientale partendo dal valore dell’agricoltura biologica, della quale i negozi di NaturaSì sono i più noti promotori al pubblico. Sempre NaturaSì ha offerto ad alcuni suoi clienti il piatto 8×8 che quest’anno per la prima volta ha consentito al pubblico di assaggiare la cucina degli otto cuochi concorrenti. La degustazione guidata con i clienti di NaturaSì è stato condotta da Jenny Sugar e Oliviero Alotto, che hanno spiegato il valore e il senso di un cibo vegetale ben cucinato e frutto di un pensiero ideale. Per tutta la durata del Festival lo sponsor Ricola ha offerto al pubblico le sue tisane e le sue caramelle a base di 11 erbe alpine svizzere.

Professionisti al servizio del Festival

Coordinamento concorso Sauro Ricci con la brigata del Joia e Al Tatto

Logo e materiale grafico: Giosina Scalzi di Eggers 2.0.

Foto di Andrea Battaglini

Video di Piero Vitti

Marketing e rapporti con gli sponsor Alberto Guglielmone

Ufficio stampa Iwy Ethical Communication Pompea Gualano

Ufficio stampa Torino Giorgia Zerboni

Promozione social Claudia Rolandi

Accoglienza e aiuto in cucina Istituto Arturo Prever di Pinerolo

I Partner: Lavazza, Barilla, Ecor-NaturaSì, Plant Based Food Export Association, Ricola, Novamont, Rossòrapa


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Cambiare il menù per cambiare il mondo? I giovani italiani sono pronti? L’analisi di un sondaggio The Vegetarian Chance/Lavazza

La partecipazione alle manifestazioni e agli scioperi di Fridays for Future sta crescendo mese dopo mese in tutto il mondo. E sembra davvero che questa mobilitazione giovanile sia in grado di abbattere ogni frontiera. Il tema dell’emergenza climatica è capace di unire più di altri, forse perché riguarda tutti allo stesso modo nel nord come nel sud del mondo senza, però, che le responsabilità siano le stesse. Chi consuma più risorse per un benessere effimero è più responsabile dell’emergenza climatica di chi consuma meno e anzi “è consumato” contro la sua volontà. Tra i consumi più dannosi per l’ambiente c’è quello del cibo non sostenibile. Si consumano risorse per nutrire ogni anno 7 miliardi di esseri umani anche con le carni di 150 miliardi di animali di allevamento (mammiferi, volatili, pesci) a loro volta bisognosi di nutrimento. Sorge allora spontanea la domanda cosa mangiano questi giovani che protestano? Sono davvero pronti a modificare la loro alimentazione almeno parzialmente per essere coerenti con la loro visione del futuro? Abbiamo provato a scoprirlo qui in Italia con un sondaggio realizzato per The Vegetarian Chance da EUMETRA MR e Renato Mannheimer in collaborazione con Lavazza. Obiettivo delle nostre domande che hanno coinvolto 806 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 23 anni era conoscere la loro attitudine verso il vegetarianismo e il veganismo. Abbiamo chiesto quali sono le loro abitudini alimentari, se sanno quali sono le differenze tra vegetariani e vegani, se sono coscienti del rapporto tra alimentazione e cambiamento climatico, se intendono ridurre il loro consumo di carne e quale opinione hanno di chi ha già fatto una scelta in direzione di una dieta a base vegetale. Le loro risposte sono state piuttosto sorprendenti e indicative di un’attitudine verso il cibo che sta cambiando partendo proprio dalle nuove generazioni. Soddisfatti e insoddisfatti di quello che mangiano si sono divisi la torta quasi a metà e questo dato indica un livello alto di attenzione verso l’alimentazione. E nel passare al come se ne ha una conferma: a fronte di un 36% che “mangia tutto senza problemi” c’è un 31% che “cerca di fare una dieta bilanciata senza rinunciare a nulla” e poi una serie di gruppi che ha fatto una scelta controcorrente e che tutti insieme raggiungono il 14% (prevalentemente vegetariani 6%, vegetariani 3%, macrobiotici 3%, vegani 2%). A questi poi si potrebbe aggiungere il 9% che è condizionato dalle intolleranze, ma in questo caso non si tratta di una vera scelta. Un volta identificate le abitudini alimentari degli intervistati il sondaggio passa a verificare il livello di conoscenza del mondo vegetariano e vegano chiedendo prima di tutto quali sono le differenze tra le due diete. Ben l’80% degli intervistati le ha chiare anche se non fino in fondo. Il 40% non sa che essere vegano comporta scelte radicali anche nell’abbigliamento. Di questa ignoranza si potrebbe ipotizzare una responsabilità dei vegani stessi, che non sono tutti uguali e dunque non tutti comunicano lo stesso messaggio. I vegani non sempre mangiano sano, non scelgono prodotti bio e di stagione e magari anche sull’abbigliamento chiudono un occhio.

I giovani sono stati ovviamente interpellati sul loro futuro e se da una parte il 38% è ancora convinto che sia giusto “mangiare come si vuole seguendo i propri gusti”, un 36% è orientato a “limitarsi a mangiare un po’ meno carne”, mentre a un futuro vegetariano e vegano (11+6%) crede in totale il 17%. Un numero piuttosto alto considerando che in Italia vegetariani e vegani insieme sono al momento attestati sull’8%.

La correlazione tra emergenza climatica e consumi alimentari, il tema del nostro Festival, è molto chiara al 17% e abbastanza al 38%, un totale di 55%, che però evidentemente fatica a trarne le conseguenze sul piano individuale. Sappiamo quanto sembri difficile cambiare le proprie abitudini alimentari ereditate dalla famiglia. Anche se poi c’è da essere sorpresi dal dilagare del sushi, dei poke o dei bowls o della stessa hamburger estranei alla cultura alimentare italiana eppure così popolari tra i giovani. La coerenza, un problema di tutti e impossibile da raggiungere al cento per cento anche perché chi crede di aver fatto già molta strada diventando vegetariano. E così alla domanda “Cos’è necessario fare per adottare una dieta vegetariana coerente” la maggioranza degli intervistati ha pensato che alla scelta di “non mangiare più prodotti animali” (25%) si debba aggiungere l’acquisto di prodotti di stagione (24%), a km0 (19%), bio (19%).

Quante volte chi ha scelto di diventare vegetariano o vegano si è sentito incompreso o denigrato? Tra i giovani questo problema non sembra esistere. Di fronte a un amico che passa a una dieta vegetale solo l’8% lo considera “un estremista asociale”, il 27% rimane indifferente e ben il 47% ne comprende le ragioni senza, però, voler fare la stessa scelta. Il processo imitativo così frequente in altri contesti qui funziona per l’18% degli intervistati tra chi ci pensa e chi lo farebbe senz’altro. Quasi nessuna differenza di reazione si registra di fronte a un vegetariano o un vegano. L’idea diffusa che i vegani siano la versione estremista dei vegetariani non trova casa nel sondaggio. Allo stesso modo non trova conferma nemmeno il preconcetto che i giovani buttino nel carrello della spesa quello che capita. Al 33% interessa la qualità, al 14% la salubrità, ma solo al 6% l’eticità. La capacità di spesa che dovrebbe contare molto per i giovani spesso malpagati è indicata solo dal 10%. Radicati sono gusto e abitudini, il 30%, del tutto comprensibili in un paese come il nostro, patria della cucina buona e tradizionale.

Ed è infine sul gusto che arriva la risposta più sorprendente per chi continua ad avere del cibo vegetale un’immagine di “tristezza”, “noia”, “poco gusto”. Ben il 61% degli intervistati considera questo cibo “più vario” e addirittura il 58% “più gustoso”. Non è dato sapere a quale cibo vegetale esattamente si riferiscano, ma si spera che non siano le patatine fritte!

Analisi di Gabriele Eschenazi

 

English version

Participation in Fridays for Future events and strikes is growing month after month around the world. And it really seems that this youth mobilization is capable of breaking down all borders. The theme of the climate emergency is capable of uniting more than others, perhaps because it affects everyone in the north and south of the world in the same way without, however, the same responsibilities. Those who consume more resources for ephemeral well-being are more responsible for the climate emergency than those who consume less, and indeed “are consumed” against their will. Among the most harmful consumption for the environment is that of unsustainable food. Resources are consumed to feed 7 billion human beings every year even with the meat of 150 billion farmed animals (mammals, birds, fish) in need of food. T

he question then arises what do these protesting young people eat? Are they really ready to change their diet at least partially to be consistent with their vision of the future?

We tried to find out here in Italy with a survey conducted for The Vegetarian Chance by EUMETRA MR and Renato Mannheimer in collaboration with Lavazza. The aim of our questions, which involved 806 girls and boys aged between 16 and 23, was to find out about their attitude towards vegetarianism and veganism.

We asked what their eating habits are, whether they know what the differences between vegetarians and vegans are, whether they are aware of the relationship between diet and climate change, whether they want to reduce their meat consumption and what their opinion is of those who have already made a choice in the direction of a vegetarian diet. Their responses have been rather surprising and indicative of an attitude towards food that is changing from the younger generations.

Satisfied and dissatisfied with what they eat, they split the cake almost in half and this indicates a high level of attention to food. And in moving on to how this is confirmed: compared to a 36% who “eat everything without problems” there is a 31% who “try to make a balanced diet without giving up anything” and then a series of groups that have made a countercurrent choice and that all together reach 14% (mainly vegetarians 6%, vegetarians 3%, macrobiotics 3%, vegans 2%). To these we could add 9% which is conditioned by intolerances, but in this case it is not a real choice. Once the eating habits of the respondents have been identified, the survey goes on to check the level of knowledge of the vegetarian and vegan world by asking first of all what are the differences between the two diets.

As many as 80% of the respondents have a clear understanding of the two diets, although not all the way through. Forty percent do not know that being vegan involves radical choices in clothing as well. Of this ignorance one could hypothesize a responsibility of the vegans themselves, who are not all the same and therefore do not all communicate the same message. Vegans don’t always eat healthy, they don’t choose organic and seasonal products and maybe even turn a blind eye to clothing.

Young people have obviously been questioned about their future and while 38% are still convinced that it is right to “eat as you like”, 36% are oriented to “just eat a little less meat”, while a vegetarian and vegan future (11+6%) believes in a total of 17%. A rather high number considering that in Italy vegetarians and vegans together are currently 8%.

The correlation between climate emergency and food consumption, the theme of our Festival, is very clear at 17% and quite clear at 38%, a total of 55%, but obviously struggling to draw the consequences on an individual level. We know how difficult it seems to change one’s eating habits inherited from one’s family. Even if you are surprised by the spread of sushi, poke or bowls or hamburgers that are foreign to the Italian food culture and yet so popular among young people. Consistency, a problem for everyone and impossible to achieve one hundred percent also because those who believe they have already come a long way by becoming vegetarian. And so to the question “What is necessary to adopt a consistent vegetarian diet” the majority of respondents thought that to the choice of “no more eating animal products” (25%) should be added the purchase of seasonal products (24%), to km0 (19%), organic (19%).

How many times did those who chose to become vegetarian or vegan feel misunderstood or denigrated? Among young people this problem does not seem to exist.

In front of a friend who switches to a vegetarian diet only 8% consider him “an antisocial extremist”, 27% remain indifferent and 47% understand the reasons without, however, wanting to make the same choice. The imitative process so frequent in other contexts here works for 18% of the interviewees between those who think about it and those who would certainly do so. There is almost no difference in reaction when faced with a vegetarian or a vegan. The widespread idea that vegans are the extremist version of vegetarians does not find a home in the survey. Likewise, the preconception that young people throw whatever happens into the shopping trolley is not confirmed either. 33% are interested in quality, 14% in healthiness, but only 6% in ethics. The shopping capacity that should count for a lot for young people who are often poorly paid is only indicated by 10%. Rooted are taste and habits, 30%, completely understandable in a country like ours, home of good and traditional cuisine.

And finally, it is on taste that comes the most surprising answer for those who continue to have an image of “sadness”, “boredom”, “little taste”. As many as 61% of those interviewed consider this food “more varied” and even 58% consider it “tastier”. It is not known exactly what vegetable food they are referring to, but hopefully it is not the French fries!

Analysis by Gabriel Eschenazi

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