The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Non è tutto sano il vegano che luccica

Come sappiamo, orientarci verso la scelta di nutrirci a base di vegetali comporta un impegno e una consapevolezza profondi. Significa rivedere la nostra alimentazione quotidiana, rivisitare il nostro approccio ai prodotti alimentari che acquistiamo, selezionare i fornitori, rieducare il nostro palato, rimettere in discussione la nostra cultura gastronomica ereditata dalla famiglia e dal territorio. Non è facile e la prova sta nei diversi gradi di scelta definiti da inglesismi fantasiosi quali: flexitarian, fishtarian, vegetariano part-time. Sono tutte strade che producono un cambiamento testimoniato da una diminuzione sul mercato del consumo di prodotti animali. Per i “flessibili” l’acquisto del cibo è più semplice e consente anche un buon tasso di superficialità nel farsi abbagliare dalle scritte che compaiono con sempre maggiore frequenza sulle confezioni dei prodotti industriali, ma anche nei mercati. Tra queste: sostenibile, ecologico, rispetta l’ambiente, sano, leggero, ricco di fibre, povero di grassi, senza zuccheri aggiunti, alto oleico, senza antibiotici, senza conservanti e coloranti, OGM free, fonte di proteine, prodotto in Italia, 100% vegetale, per tutti, senza additivi, addensanti, stabilizzanti. Le scritte assolvono funzioni diverse: la prima è quella di farci preferire un prodotto a un altro, la seconda è quella di spingerci a focalizzare l’attenzione su un ingrediente specifico trascurandone altri, la terza, la più importante, è quella di farci evitare di leggere l’etichetta, un’operazione che richiede tempo, pazienza e un minimo di competenza. Nessuna scritta e nessun aggettivo adesso sembra però essere più valido dell’aggettivo “vegano”. Questo termine sembra racchiudere in sé per i consumatori tutte le qualità ricercate in un alimento. Vegano prende spesso il posto del termine “bio” che richiede impegno e costi molto maggiori e ha ovviamente un significato diverso da vegano, ma più garanzie per i consumatori. Senza entrare nel merito di marchi che si presentano come certificatori dovremmo evitare di farci suggestionare dai termini usati a vanvera senza certificazioni e andare a leggere l’etichetta per essere certi di non comprare cibo non sano o che può alterare la nostra percezione dei sapori. Per fare un esempio, all’ultima edizione di Milano Golosa ho acquistato da un produttore dei cantucci che recano la scritte: “senza burro”, “artigianali fatti a mano”,  “farina integrale, mandorle”. Tutto vero: hanno olio evo al posto del burro, sono probabilmente fatti davvero a mano (non l’ho visto di persona) e contengono farina integrale. Peccato che all’assaggio si avverta un intenso e inaspettato sapore di mandorla. Da qui la mia domanda alla produttrice: «Avete aggiunto latte o farina di mandorla, aromi?». Risposta: «No, il sapore deriva da farina, mandorle e zucchero». Poi, però, nell’etichetta tra gli ingredienti sono indicati: “aromi, sorbato di potassio (fonte di possibili allergie, ipersensibilità)”. Dunque il sapore artificiale di mandorla dei cantucci deriva da indefiniti aromi. Non farsi sedurre dalle parole è davvero difficile e se a volte ci caschiamo non è un dramma, però riuscire a scegliere davvero quello che vogliamo e non quello che ci viene “venduto” può essere di supporto alle nostre convinzioni e aumentare la nostra fiducia nei produttori seri e coerenti.

 


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The Vegetarian Chance a Ticino Vegetariano: Lugano Palazzo dei Congressi 28/29 ottobre

La cultura del cibo è molto legata alle tradizioni cade facilmente nella routine senza vera consapevolezza. Quanti di noi hanno mangiato o mangiano del cibo solo perché “si è fatto sempre così” e il nostro palato si è assuefatto a certi gusti? Non è facile cambiare, ragionare e mettersi in discussione su un tema delicato come quello della nostra nutrizione. Per questo non possiamo che essere davvero molto contenti della “rivoluzione” compiuta da Sapori Ticino dando vita a Ticino Vegetariano, il primo Festival della Svizzera Italiana dedicato al mondo della cultura vegetariana. Le date sono il 28 e 29 ottobre, il luogo: il Palazzo dei Congressi a Lugano. Come The Vegetarian Chance abbiamo collaborato alla realizzazione di questo evento e vi parteciperemo. Pietro Leemann sarà il padrino della manifestazione e questo è un riconoscimento al suo lavoro al Joia da oltre 26 anni e alla nostra associazione. Con Ticino Vegetariano condividiamo la filosofia della compartecipazione, della consapevolezza e dell’urgenza di ampliare le possibilità di scelta alimentari per difendere ambiente, salute ed etica. Sabato 28 sarà inaugurata alle 11 la mostra Nudo e crudo, che Agnese Z’Graggen e Paolo Tosi hanno già presentato a TVC 2017. Poi alle ore 12 Paesaggio Interiore: alta cucina vegetarianaincontro con Pietro Leemann e show cooking a cura dello Chef Sauro Ricci (Ristorante Joia – Milano). Domenica 29 ci sarà la presentazione del libro Veg per scelta, Demetra-Giunti Editore con Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi. Il programma completo prevede la partecipazione di ospiti di alto livello e interesse come Ann Gardiner della Franklin University, Fabrizio Vaghi Dietista Fondazione Cardiocentro della Svizzera italiana, Emanuel Lobeck di Slow Food Youth Zurigo, Claudio Beretta di Foodwaste.chMeret Bissegger ristoratrice e ricercatrice gastronomica, il nutrizionista Derry Procaccini e gli chef Takuro Amano e Andrea Bertarini. Prodotti veg in vendita al Mercato del Gusto aperto durante la manifestazione. Gusto, salute, impegno ambientale, cultura, arte: Ticino Vegetariano ha tutti gli ingredienti per comunicare al pubblico svizzero e anche italiano il senso e il valore della scelta vegetariana.


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Porta a Porta: la serenità di Pietro Leemann contro il nervosismo degli onnivori

Davide Larise e Pietro Leemann a Porta a Porta

Un macellaio di lusso, una Miss che non sa cucinare, l’onnipresente dottor Giorgio Calabrese col suo mantra “bisogna mangiare un po’ di tutto”, Gianfranco Vissani, il più carnivoro degli chef, Giuseppe Cruciani nemico giurato dei “nazivegani” che oggi invece, bontà sua, chiama “fasciovegani”. I nemici della cucina veg nello studio di Porta a Porta c’erano tutti e molto agguerriti. Ad affrontarli da Milano Pietro Leemann con al suo fianco Davide Larise, la giornalista Giulia Innocenzi (ospite a TVC 2016), il pediatra Mario Berveglieri, l’attrice Claudia Zanella (ospite a TVC 2017). Il mix di pillole d’informazione, momenti di puro spettacolo, filmati sintetici e superficiali, spazi limitati agli oratori per fare ragionamenti compiuti ha prodotto un programma forse capace di fare audience, ma difficilmente in grado di chiarire le idee agli spettatori. Pietro Leemann, chiamato “Liman” da Bruno Vespa, ha mostrato e spiegato i suoi piatti poetici, variopinti, appetitosi e rappresentativi dei valori del vegetarianismo. Patetici i tentativi di svilire il lavoro di Leemann prima di Vissani, che ha polemizzato sulla qualità del fumo aggiunto al piatto e poi di Cruciani che senza per nulla interessarsi al piatto ha tentato la battuta “da Leemann si paga per mangiare fumo”.   Il dottor Calabrese ha cercato a un certo punto di trovare il punto debole dei vegani: la soia. Troppa, farebbe male alla salute. Ma, a parte il fatto che i vegani non si nutrono affatto solo di soia come pensa lui. Cosa mangiano gli animali da allevamento? Non mangiano forse soia e mais Ogm? Il motivo ricorrente del “dibattito” era come al solito incentrato sul presunto estremismo dei vegani. Eppure in studio i più nervosi erano proprio i “carnivori”. Sorge spontanea la domanda: perché? Forse la risposta è che i vegani minano delle certezze secolari, instillano dubbi in chi ha considerato l’alimentazione un aspetto solo ludico ed edonistico della nostra esistenza. Irrita questa novità che vegetariani e vegani oggi stiano riuscendo a rimettere in discussione i nostri rapporti col cibo. Cruciani ha più volte ripetuto che i vegani sono dogmatici, hanno un libretto rosso, sono come i compagni terroristi degli anni ’70. Eppure l’estremista è proprio lui, il “fascionnivoro” è lui, che rifiuta qualunque evidenza scientifica, che nega qualsiasi notizia riportata da Giulia Innocenzi e le sue serie inchieste, che nega l’eventualità che forse alcune leggi sull’alimentazione siano da rivedere e che il fatto che gli allevamenti intensivi non siano penalmente perseguibili non significa che siano giusti, salutari, etici e sostenibili. Anche il DDT si usò per anni e poi fu messo fuorilegge. Anche il glifosato forse alla fine dovrà essere vietato. Un tempo si poteva fumare nei cinema e al ristorante oggi non più. La società si evolve e a volte, per fortuna progredisce.