The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Cameriere! C’è una mosca nel piatto!

Blatte fischiante del Madagascar, considerate edibili

Blatte fischiante del Madagascar, considerate edibili

Una volta quando un commensale trovava in un ristorante una mosca nel piatto chiamava il cameriere per lamentarsi. A breve questa situazione potrebbe capovolgersi e potrebbe essere il cliente a ordinare una ciotola di mosche disidratate da aggiungere alla sua pietanza. Insetti come nutrimento e persino come leccornia da chef. Se ne è già parlato anche all’Expo e il tema rimane di stretta attualità. Lo ha rilanciato in questi giorni Il Fatto Alimentare, che ha ripreso un documento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie inerente gli aspetti nutrizionali degli insetti come alimento. Molti i dubbi e gli interrogativi sollevati dall’Istituto, che dice: “Le conoscenze attuali sui possibili rischi legati al consumo di insetti non sono ancora sufficienti a garantire pienamente il consumatore. Si è soliti giustificare a priori il loro utilizzo affermando che il consumo in altri Paesi non ha mai evidenziato particolari rischi. Il problema è capire come sono stati svolti questi studi. Sicuramente la ricerca dei comuni patogeni alimentari è utile per escluderne la presenza e salvaguardare il consumatore, ma studi approfonditi dovrebbero escludere la possibilità che altri microrganismi trovati sugli alimenti possano causare problemi“. Il documento si sofferma poi sul tema degli allevamenti intensivi di insetti, che porrebbero di fatto gli stessi tipici problemi di ogni allevamento o coltivazione intensiva. “Nel caso degli insetti i grandi numeri sono necessari per raggiungere volumi di produzione “interessanti” per il settore alimentare. Il problema quindi non è l’allevamento intensivo in sé, quanto come vengono/verrebbero gestite eventuali lacune nel sistema di biosicurezza. Ci sono alcuni agenti patogeni che sono in grado di decimare – se non annientare – le popolazioni di insetti dell’allevamento con importanti perdite economiche“. Queste problematiche verrebbero gestite come avviene in acquacultura o con il pollame usando gli antibiotici, che poi finirebbero nel nostro organismo. Da non trascurare infine l’impatto ambientale di questi allevamenti. Possiamo immaginare la catastrofe ecologica che potrebbe derivare da una fuga di cavallette nei campi? Più facile sarebbe gestire le deiezioni prodotte in quantità non paragonabili a quelle bovine e usabili come compost. In ogni caso gli allevamenti d’insetti non sono immaginati “biologici”. E dunque quale vantaggio avremmo nel mangiare grilli, cavallette e tarme della farina e magari coleotteri e mosche? Lo sforzo per abituarci a mangiare quello che fino a ieri consideravamo repellente sarebbe inutile. Cercare negli insetti le proteine che già il mondo vegetale ci offre in abbondanza non ha senso. Lasciamo la mosca fuori dal piatto!


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Vegan Italy vi chiede un voto

Vegan Italy i miglioriIl moltiplicarsi di locali vegetariani e vegani sta facendo lievitare non solo l’offerta, ma anche la qualità, un aspetto che con The Vegetarian Chance ci preme sottolineare con le nostre iniziative, prima fra tutte il concorso annuale. Non stupisce dunque che la rivista Vegan Italy (digitale e cartacea) proponga ai suoi lettori e al pubblico in generale di votare il miglior locale e il migliori testimoni di cucina di genere maschile e femminile. Attraverso questa iniziativa possiamo avere un quadro dell’offerta vegana e vegetariana in Italia. Per ognuna delle cinque categorie (da scegliere anche il migliore food-blogger e il miglior libro di cucina) ci sono dieci possibilità di scelta. Non ci sono solo vegani, ma anche vegetariani, che propongono o raccontano cibo vegano. Tra i candidati non potevano mancare il Joia e a Pietro Leemann. Per partecipare basta collegarsi al sito e poi inviare una mail con le proprie preferenze. Non è facile cucinare vegano. Bisogna studiare la materia prima, sapere come trattarla, cambiare la propria attitudine ai gusti, alle consistenze e alla composizione dei pasti. Si tratta di cambiare approccio, di guardare ai prodotti vegetali in un altro modo, non più deboli comprimari dei nostri pasti, ma protagonisti.


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Petrini: il 14% dei gas serra è prodotto dal settore zootecnico

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Carlin Petrini a Expo durante il dibattito organizzato da TVC

Carlin Petrini pubblica oggi su la Repubblica alla vigilia della conferenza di Parigi sul Clima un interessante articolo dal titolo Perché l’agricoltura incide sul clima . Petrini ci ricorda che Su scala mondiale, l’agricoltura e l’allevamento sono i più grandi utilizzatori di acqua dolce, consumando il 70% delle risorse idriche disponibili. I fertilizzanti a base di azoto rappresentano il 38% delle emissioni dell’agroalimentare e che Allevamenti industriali sempre più grandi producono grandi quantità di deiezioni, creando problemi di inquinamento e smaltimento; il mangime arriva da monocolture intensive, spesso lontane centinaia o migliaia di chilometri, e causa di deforestazione. Il settore zootecnico — di conseguenza — è responsabile del 14% dei gas serra. Ma  a Parigi non se ne parlerà. Attribuire il cambiamento climatico anche alla produzione di cibo è un tabù. Eppure nutrire il pianeta era il tema dell’Expo e che la produzione del cibo sia legata alla qualità dell’ambiente era evidente in tutti i padiglioni, dove i vari paesi raccontavano orgogliosi le virtù dei loro ambienti naturali, della loro biodiversità. Petrini con Slow Food lancia l’appello Non mangiamoci il clima, che merita senz’altro una firma. Anche se non è esplicitato il discorso di Petrini indirizza al vegetarianismo, a un’alimentazione, dove la carne non sia più al centro dell’alimentazione quotidiana. Bisteccherie e hamburgherie prolificano vicino a nuovi locali vegetariani. Ristoratori e consumatori sono posti di fronte a delle scelte, che seguono a volte troppo l’istinto e l’abitudine senza guardare al futuro come invece fa Petrini.