The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Locarno Film Festival: Murghab, tra sopravvivenza ed ecologia

A Murghab il “teresken”, un arbusto, vale più dell’oro

Forse non ci sfiora l’idea di come potremmo più vivere senza energia elettrica, riscaldamento, aeroporto, ospedale, cibo fresco e acqua corrente. Eppure è quello che è capitato agli abitanti di una città del Tagikistan sul confine con Afghanistan e Cina. Lo racconta Murghab, un film dell’antropologo tedesco Martin Saxer presentato al Locarno Film Festival nella sezione Settimana della Critica e prodotto dall’Istituto di antropologia sociale e culturale dell’università di Monaco. Con la fine dell’URSS e di tutti gli approvvigionamenti che il regime comunista gli garantiva, gli abitanti di questa città posta 3600 metri di altezza, si sono dovuti arrangiare nel reperire risorse per sopravvivere. Le hanno trovate nella natura, in una incredibile capacità nell’arte del riciclaggio e nella volontà di non rinunciare al proprio ruolo nella società. Per riscaldarsi e nutrire le bestie squadre di uomini di dedicano alla raccolta del “teresken”, un arbusto selvatico.  Per disporre di acqua d’inverno portano a casa blocchi di ghiaccio. Un’infermiera s’impegna a tener sotto controllo lo stato di salute dei suoi concittadini, un insegnante si prodiga nell’insegnare la storia ai suoi allievi, un fabbro costruisce stufe e forni usando materiali di risulta.

Manca la luce, non la voglia di sapere.

Sembra una realtà senza futuro eppure gli abitanti di Murghab pur rimpiangendo gli anni d’oro dell’URSS non si lamentano più di tanto. Anche la prospettiva che il prezioso “teresken” possa non ricrescere abbastanza in fretta per soddisfare i loro bisogni energetici non li spaventa. Una statua di Lenin è ancora lì a promettere la rivoluzione. Ma la vera rivoluzione arriverà dalla natura, dal progresso ecologico. Nei monti del Pamir, infatti, ci sono risorse ancora poco utilizzate come l’energia solare, quella eolica e sorgenti di acqua calda che potrebbero essere utilizzate per coltivare verdure in serre. ONG locali ed enti benefici stanno lavorando per offrire agli abitanti di Mughrab nuove prospettive di sviluppo e una migliore qualità della vita senza intaccare l’equilibrio ecologico del territorio e la sua biodiversità.

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Locarno Film Festival: ascoltiamo il principe scimmia

Tom e il Principe ospiti della civiltà della foresta

A quale mondo aspiriamo davvero? Meglio foreste di alberi o foreste di grattacieli? Sono le domande che ci pone il film di animazione Le voyage du prince presentato al Locarno Film Festival fuori concorso e diretto da Jean-François Laguionie, maestro dell’animazione francese. Il contesto è un pianeta abitato da scimmie tecnologicamente evolute e convinte di essere le uniche abitanti del pianeta. Ma un giorno a contraddirle arriva su una spiaggia, naufrago, un principe-scimmia. Trova ad accoglierlo Tom, un giovane che capisce la sua lingua, e lo porta da una comunità scientifica che studia l’esistenza di altre civiltà di primati. Il principe è guidato da Tom nella visita alla città dei Nioukos tra palazzi stile Belle Époque, tranvie, cinema e fabbriche in costante attività.

Le meraviglie della città dei Nioukos

Il contraltare dell’insediamento urbano è la foresta che incombe e che potrebbe sommergere questa civiltà da un momento all’altro. Proprio questa foresta, però, nasconde un segreto. E a scoprirlo è proprio lo stesso principe-scimmia, che scappa tra gli alberi con Tom dopo essere stato rinchiuso in uno zoo. Sugli alberi vive un’altra civiltà intenta all’arte e alla filosofia e che riceve dalla natura senza sforzo tutto quello di cui ha bisogno e si ritrova così libera dalla schiavitù della produzione a tutti i costi. Gli animali vivono in totale armonia e cooperazione con le scimmie colte. Alla fine un aereo-uccello riporta alla fine il principe là da dov’era venuto, oltre il mare, che come il cielo da sempre ha rappresentato per gli uomini l’orizzonte del mistero e dell’infinito. Il film non risolve, e non pretende farlo, i nostri dilemmi, ma non ci annulla la forza di pensare che un altro mondo è possibile. Non potremo però più cercarlo nelle foreste se continueremo a distruggerle in sud America così come in Asia, in Europa o in Africa. E se non lo potremo più cercare non potremo più neanche immaginare come costruirlo.