The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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My sweet veg: il nuovo concorso della dolcezza e della salute. A Triennale Milano il 25 ottobre 2020. My sweet veg: the new delicious and health contest. At Triennale Milano on 25 October 2020

La cheesecake vegana e salutare di Jenny Sugar, ideatrice del concorso con Pietro Leemann e Gabriele Eschenazi

The Vegetarian Chance dà appuntamento a tutti il 25 ottobre a Milano alla Triennale con il nuovo concorso My sweet veg. Crediamo che non ci sia modo più dolce di proseguire il nostro percorso anche in questo 2020 così duro e complicato, ma che ha anche offerto occasioni per riflettere, progettare e disvelare parti di noi stessi e della nostra società. Il ramo dessert è forse uno dei più difficili da affrontare per la cucina a base vegetale. E i motivi sono molteplici. Il primo è forse  che i dolci sono parte del nostro immaginario, ci accompagnano nei momenti lieti della nostra vita e ogni volta che li mangiamo ci trasmettono sensazioni speciali. Ci piacciono così come li abbiamo conosciuti nella loro fragranza, nella loro cremosità nella loro dolcezza. Non è certamente un caso che tante torte si fregino dell’appellativo “torta della nonna”. Chi da bambino non ha sognato di vedersi arrivare sul tavolo una delle mitiche torte di Nonna Papera? Un secondo motivo è che creare la ricetta di una torta è spesso un procedimento complesso e a volte è pure frutto del caso, di ingredienti che si sono incontrati nel forno e si sono piaciuti. Succede così che le ricette delle torte siano tenute segrete dai pasticceri fino a creare dei miti come quello celeberrimo della torta Sacher. La ricetta di questa celebre torta viennese è ancora oggetto di disputa tra il Caffè Sacher e Demel.

La preparazione dei tartufini. A cura di Jenny Sugar

In Italia ogni cittadina anche piccola ha il suo dolce tipico e ne è orgogliosa. Da qualche tempo alcuni di questi dolci hanno varcato il confine italico e il panettone si candida a seguire il percorso della pizza. Un terzo motivo è chimico e tecnico. Prodotti animali come burro e uova sembrano nati per confezionare dolci e sostituirli puntando allo stesso risultato non è per niente semplice. Nonostante le difficoltà artigiani e industriali dolciari si sono impegnati a creare dolci a base vegetale gradevoli  e non lontani nel gusto dai loro corrispondenti con prodotti animali. I risultati sono alterni: a volte ottimi come nel caso di certi gelati, altre scarsi come nel caso dei prodotti lievitati. In molti, però, scontano spesso un problema: non sono salutari. Infatti per ovviare all’assenza di burro e uova le ricette si arricchiscono oltre modo di grassi, zuccheri e aromi. E la colpa è anche nostra che abbiamo un palato troppo assuefatto a un gusto dolce e cremoso. Per questo il nuovo concorso di The Vegetarian Chance, presieduto da Pietro Leemann con Jenny Sugar proporrà ai suoi concorrenti una nuova sfida: elaborare dolci golosi e sani a base di ingredienti integrali, biologici. I concorrenti saranno dieci, selezionati in base al bando lanciato in questi giorni e che scadrà il 15 settembre. Potranno partecipare alla selezione sia professionisti che amatori.

Pietro Leemann al lavoro come presidente della giuria a TVC 2019

Jenny Sugar, health&food coach, presenta Colazione su Vega a TVC 2019 da EDIT a Torino

Ogni partecipante verrà con la sua creazione già pronta e la potrà impiattare sul posto. Le giurie saranno due quella professionale presieduta da Leemann e quella del pubblico, al quale saranno distribuiti piccoli assaggi. Tutto il regolamento si può trovare qui. Il concorso sarà parte di una giornata che comprenderà un incontro con rappresentanti di Cambiamo l’Agricoltura, coalizione della quale The Vegetarian Chance fa parte insieme ad altre 51 associazioni. A seguire show cooking e un dibattito con brevi interventi a seguire stile TED talk sul tema La sottile linea verde“, evocativo di quanto il nostro rapporto con la natura sia in bilico e debba essere gestito con rispetto e lungimiranza.

 

 

ENGLISH VERSION

The Vegetarian Chance will welcome everyone on October 25th in Milan at the Triennale with the new My sweet veg contest. We believe that there is no sweeter way to continue our journey even in this tough and complicated 2020, that has also offered opportunities to reflect, plan and unveil parts of ourselves and our society. The dessert sector is perhaps one of the most difficult to tackle in vegetable-based cuisine. And there are many reasons for this. The first is perhaps that desserts are part of our imagination, they accompany us in the happy moments of our lives and every time we eat them they give us special sensations. We like them as we know them in their fragrance, in their creaminess in their sweetness. It is certainly no coincidence that so many cakes got the nickname “grandmother’s cake”. Who as a child hasn’t dreamt of seeing one of Granny Duck’s legendary cakes arrive on the table? A second reason is that creating the recipe of a cake is often a complex process and sometimes it is also the result of chance, of ingredients that met in the oven and liked each other. So it happens that the recipes of the cakes are kept secret by confectioners to create myths like the famous Sacher cake. The recipe for this famous Viennese cake is still the subject of dispute between Sacher Coffee and Demel.
In Italy, every small town has its typical dessert and is proud of it. For some time now some of these desserts have crossed the Italian border and the panettone is a candidate to follow the path of the pizza, the most famous italian dish in the world. A third reason is chemical and technical. Animal products such as butter and eggs seem to be born to make cakes and replacing them by aiming at the same result is not at all simple. Despite the difficulties artisans and industrial confectioners are committed to creating vegetable-based cakes that are pleasant and not far in taste from their counterparts with animal products. The results are alternate: sometimes excellent as in the case of certain ice creams, sometimes poor as in the case of yeast based products. Many, however, often have a general problem: they are not healthy. In fact, in order to overcome the absence of butter and eggs, recipes are enriched with fat, sugar and flavourings. And it is also our fault because our palate is too accustomed to a sweet and creamy taste. That’s why the new contest of The Vegetarian Chance, at had of Pietro Leemann with Jenny Sugar, will propose a new challenge to its competitors: to elaborate delicious and healthy desserts based on whole-wheat, organic ingredients. There will be ten contestants, selected according to the announcement launched in these days and which will expire on September 15. Both professionals and amateurs will be able to participate in the selection. Each participant will come with his creation ready and will be able to place it on site. There will be two juries: the professional one presided by Leemann and the public one, to which small samples will be distributed. All the regulations can be found here. The competition will be part of a day that will include a meeting with representatives of Cambiamo l’Agricoltura, a coalition of which The Vegetarian Chance is part along with 51 other associations. This will be followed by show cookings and a debate with short TED-style talks on the theme The thin green line, evocative of how our relationship with nature hangs in the balance and should be managed with respect and foresight.

 

 


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Pietro Leemann è a casa e cucina insieme a noi

Pietro Leemann alle prese con i suoi gnocchi di patate

In questi giorni di reclusione il cibo è la nostra finestra sulla libertà perduta. Usciamo quasi solo per fare la spesa e quest’operazione, alla quale a volte dedicavamo pochi distratti minuti, prende molto più tempo ed è diventata anche una distrazione, una sorta di anti stress. Ci sono le code nei negozi da affrontare, ma c’è anche da pensare non solo ad avere da mangiare, ma anche a cosa e come. E riscopriamo quanto sia importante cucinare per noi stessi e per gli altri e quanto il nostro benessere dipenda da quello che mettiamo nel piatto. In nostro aiuto ci sono tanti chef che in rete ci rendono partecipi del loro sapere. Tra questi anche Pietro Leemann, che dalla sua cucina in Valle Maggia ci fa partecipi del suo sapere culinario con ricette semplici fatte di pochi ingredienti e attrezzature basiche. La loro preparazione non è mai banale perché lo chef spiega l’uso e la funzione di ogni ingrediente, aggiunge pillole di storia della gastronomia e consigli utili per una dieta vegetariana equilibrata. E se ci sono da sostituire uova e latticini non è mai difficile perché ingredienti che da sempre credevamo indispensabili in realtà non lo sono. Così il latte di soia e una sorta di “maionese” dolce possono sostituire le uova così come una crema di semi può dare sapore quanto un formaggio. Della versatilità degli ingredienti vegetali sappiamo poco e Leemann che li studia da oltre trent’anni è il maestro giusto per insegnarci a usarli in modalità nuove  e gustose. Le ricette in video si possono trovare sul canale Youtube Pietro Leemann e iscrivendosi si può essere avvisati ogni volta che ne aggiunge una nuova. Anche senza realizzarle da ogni ricetta si può trarre un insegnamento prezioso per la nostra cultura gastronomica.

Sulla pagina Facebook dello chef si possono trovare tutti i testi delle ricette

 

 

 

 


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Cena veg al Golden Globe: non a tutti è piaciuta

Zuppa fredda di barbabietole dorate con amaranto e cerfoglio a km 0. Lead image courtesy of Leslie Grow / The Beverly Hilton.

Per la felicità di Joaquin Phoenix quest’anno la cena di premiazione dei Golden Globe è stata interamente a base vegetale così come il buffet messo a disposizione degli invitati. L’iniziativa è partita dalla Hollywood Foreign Press Association con l’intento di lanciare un messaggio sull’emergenza climatica. “La crisi climatica ci sta circondando e stavamo pensando al nuovo anno e al nuovo decennio. Quindi abbiamo iniziato a parlare tra noi di ciò che possiamo fare per inviare un segnale“, ha detto il presidente della HFPA Lorenzo Soria a The Hollywood Reporter. “Non pensiamo che cambieremo il mondo con un solo pasto, ma abbiamo deciso di fare piccoli passi per portare consapevolezza. Il cibo che mangiamo, il modo in cui viene elaborato, prodotto e smaltito, tutto ciò contribuisce alla crisi del clima”. E lo chef ambientalista Matthew Morgan del Beverly Hilton Hotel si è prodigato per non deludere i suoi illustri ospiti. Questo il menu: zuppa fredda di barbabietole dorate con amaranto e cerfoglio a km 0, risotto ai funghi selvatici con cavolini di Bruxelles viola e verdi con carote e germogli di piselli. E per dessert pan di Spagna imbevuto di sciroppo di caffè alla francese.

Joaquin Phoenix

Intorno a questa scelta si è sviluppato un dibattito che ha fatto leva su due classiche motivazioni dei denigratori della cucina a base vegetale. La prima è la mancanza di coerenza: non si può venire a una cena vegana in limousine o con un jet privato. La seconda è la mancanza di libertà di scelta per chi è onnivoro. Tra le voci critiche più note quelle del comico Ricky Gervais e del conduttore radio Mark Simone. Entrambi hanno sottolineato con pesanti ironie l’uso di mezzi di trasporto inquinanti per arrivare alla cena. Un’autorevole risposta non ha tardato ad arrivare e a darla è stata Melanie Joy, psicologa e scrittrice animalista, che dalle colonne del Washington Post ha detto: “È un modo per sparare al messaggero per far sì che non ci si occupi del messaggio”. Joy è nota per aver descritto come la nostra civiltà sia vittima del “carnismo” un sistema di pensiero dominante secondo il quale nutrirsi di carne sia la norma. Sempre sul Washington Post è intervenuta anche Lisa Lange, vicepresidente senior delle comunicazioni per People for the Ethical Treatment of Animals, che ha sostenuto come diventare vegani sia uno dei pochi modi attraverso i quali le persone possono fare qualcosa di concreto per l’emergenza climatica. “Ma è difficile per le persone cambiare le loro abitudini”, ha detto Lange. “È più facile chiedere ai governi di apportare modifiche ed è più facile parlare di chi prende aerei privati”. D’altra parte come sappiamo bene noi in Italia, il veganismo infastidisce perché mette in dubbio tradizioni alimentari storiche e molto radicate. Spiega ancora Lange: “Sei molto legato a ciò che mangi, poi arrivano i vegani ti toccano sulla spalla e dicono: non stai solo partecipando a un’estrema crudeltà verso gli animali, ma anche mandando il pianeta in fiamme”.

Se l’alternativa è tra essere coerenti al cento per cento oppure non cambiare nulla dei nostri comportamenti è ovviamente chiaro che la prima alternativa è la migliore. Anche perché la coerenza è a volte un principio molto scivoloso e che dipende da dove si abita, dai bisogni individuali, dalle informazioni e non ultimo dalle condizioni economiche di ciascuno. Può succedere che, ad esempio, l’alternativa a scarpe di pelle siano scarpe prodotte inquinando e usando manodopera sfruttata. Dobbiamo probabilmente pensare che il percorso verso l’impatto zero e il rispetto del nostro pianeta sia lungo, tortuoso e debba essere compiuto collettivamente con il  rispetto gli uni degli altri