The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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TVC 2018: i piatti in concorso visti da Vittorio Giannella e commentati da Pietro Leemann

Ripercorriamo insieme il concorso TVC 2018 guardando i piatti fotografati da Vittorio Giannella e commentati da Pietro Leemann durante la premiazione.

 

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WILLY BERTON

I ripieni

Si tratta di un piatto molto intelligente perché nel ripieno si riscontrano le tre verdure principali. Il gusto è molto piacevole e delicato grazie alla freschezza degli ingredienti che derivano dal territorio originario di Willy, al sud della Francia, dove i pomodori, le zucchine, le cipolle, ma anche le melanzane, un po’ come nella cucina mediterranea, sono molto importanti. Interessante la scelta di presentare le tre cotture differenti: il pomodoro crudo, la zucchina cotta al vapore e invece la cipolla cotta all’agro. Mi è piaciuta tanto la sensibilità di questo piatto.

Rigatoni di primavera

Il secondo piatto è altrettanto interessante, bellissimo, anche nella scelta del contenitore. Lo chef ha scelto una pasta interessante, senza glutine, molto buona e farcita in modo intelligente, dal gusto pulito in contrasto con i carciofi arrostiti che la accompagnano. È un piatto che sia nella forma che nella sostanza mi è piaciuto tantissimo.

MATTEO CARELLI

Mangia la foglia

I piatti di Matteo Carelli sono stati i più freschi. È riuscito a creare un’insalata molto bella, dove c’è un gioco di semplicità e di gusto. Il gusto è davvero strepitoso! Le foglie freschissime sono accompagnate da un estratto freddo di lime, mela verde e cetriolo. Le sue tonalità sono quasi orientali, simile a un dashi giapponese ma senza grassi e con tantissimo gusto.

Lo gnocco

Il secondo piatto di Matteo è molto svizzero per il fatto che tutti gli ingredienti al suo interno provengono da lì. In particolar modo mi sta a cuore la farina con la quale sono stati fatti gli gnocchi di patate, la Farina Bona, una farina di mais che viene da una piccola valle sopra Locarno. È un mais che già cento anni fa veniva macinato e con il quale si facevano tantissimi dolci. La Farina Bona è molto gourmet e ormai sta arrivando in tutto il mondo, sono contento che sia stata utilizzata all’interno del concorso The Vegetarian Chance. In questo piatto lo chef ha interpretato moltissimo il suo luogo di provenienza.

WALTER CASIRAGHI

Borsch della quaresima

Ciò che ha fatto Walter è molto affascinante e persino provocatorio verso la cultura della Russia, dove lui vive e dove la carne viene utilizzata all’estremo. Il brodo presente nel primo piatto è stato realizzato con delle bucce di patata arrostite che solitamente vengono utilizzate per produrre dei superalcolici. Lo chef ha rappresentato un borsch scomposto con degli elementi tiepidi-caldi, presentando una salsa a parte e delle cialde croccanti con delle foglie di prezzemolo stampate al loro interno.

Beetsteak

Dato che in Russia si mangia tantissima carne, lo chef Casiraghi ha creato uno steak utilizzando la barbabietola. Il risultato è stato ottimo, cotta bene, calda, fragrante, con delle carote cotte a bassa temperatura, davvero molto piacevole! Bellissima anche l’estetica di questo piatto: pennellate essenziali e colori forti. È stato apprezzato da tutta la giuria.

ANTONIO CUOMO (Il vincitore)

 A me che non piace il sushi

I piatti di Antonio Cuomo sono di un’estetica che lasciano a bocca aperta e sono perfetti anche nel gusto. Personalmente trovo che lo chef Cuomo sappia giocare molto bene con i gusti e con i contrasti: il rischio in cucina è che tutto finisca piatto, tra il dolce e il salato ma senza una vera vitalità. Antonio è invece stato capace di equilibrare tutto perfettamente, facendo emergere le note acidule delicate del suo piatto. Ho trovato i cilindri fatti con l’agar agar molto buoni da mangiare e anche molto interessanti dal punto di vista della loro realizzazione. È proprio un piatto bellissimo, eccezionale!

Pasta e fagioli, albicocche e basilico

Il secondo piatto è un piatto della tradizione che vede come protagonista lo zito, questa pasta sottile farcita con crema di fagioli e gratinata leggermente. Anche qui c’è un gioco intelligente ma anche legato alla semplicità. Sappiamo tutti che per fare della buona cucina non è necessario complicare troppo le cose sotto il punto di vista del gusto. L’edizione del 2016 del concorso The Vegetarian Chance vide come vincitore lo chef Antonio Zaccardi grazie alla semplicità del gusto italiano. Anche Antonio Cuomo ha rappresentato in modo assolutamente eccellente il gusto italiano.

BARBARA GHIZZONI

La persistenza della memoria: la mia Cremona

Arrivando dagli studi dell’arte, Barbara ha interpretato il mondo della cucina da un punto di vista artistico, dedicando i suoi piatti a due grandi pittori. Il primo piatto è legato alla tradizione e quindi alla città natale della chef, Cremona, e il rimando è a Dalì. Nell’impiattamento risaltano il campanile realizzato con un croccante salato e la foglia, come simbolo di The Vegetarian Chance.

Ai confini del blu

Ai confini del blu è dedicato a Pollock artista al quale, ricordiamo, anche il grande maestro Marchesi dedicò un piatto. Barbara lo ha interpretato attraverso le macchie di succo di rapa rossa e una pennellata azzurra di soyanese all’alga spirulina. Troviamo poi le verdure fermentate e le sfere di carote, zafferano e zenzero molto interessanti. Neal Barnard, in giuria, ha apprezzato tantissimo l’elemento salutare del piatto: il riso rosso agrodolce.

YOSHIKO HONDO (La seconda classificata)

Alchimia zen

Yoshiko ha portato una ventata di Giappone al Festival. In Occidente pensiamo sempre ad aggiungere gusto nella cucina, invece la cucina orientale e quella giapponese in particolar modo è una cucina del non-gusto, dove si va per sottrazione e non per aggiunta di alimenti. I suoi piatti erano infatti di una essenzialità straordinaria. Insieme al cibo la chef ci ha portato anche il rito, ovvero il pensiero legato a ciò che lei fa, ciò che prega, ciò che raccoglie e ciò che cucina. Prima di assaggiare il piatto abbiamo aperto i bastoncini nei quali era nascosto dell’oro e quindi, rompendoli, l’oro è andato a posarsi sul piatto creando un effetto visivo stupefacente. La zuppa di miso bianco aveva un gusto straordinario. Le verdure erano condite in modo semplice e il piatto era decorato con delle pennellate di sesamo nero.

Meravigliosa terra

Il secondo piatto di Yoshiko è un chirashi sushi. Una nota culturale: la grande cucina giapponese, che è denominata Kaiseki-ryori, deriva dalla shojin-ryori, che è la cucina dei templi giapponesi la quale era per essenza sempre vegetale. La chef Hondo interpreta quella cucina. Nei templi dopo l’abate la persona più elevata in giappone era il cuoco, perché la cucina era estremamente importante per far sì che i monaci potessero pregare nel modo giusto. La cucina mediterranea è diventata patrimonio dell’umanità per i suoi valori nutrizionali e la seconda cucina che nel mondo è diventata patrimonio dell’umanità è proprio quella del paese del Sol Levante. In questo chirashi sushi troviamo un’alga che è stata arrostita a bassa temperatura, un riso cotto con del fiordaliso che una volta ricoperto di limone passa dal colore blu al colore viola e uno strepitoso tofu vellutato con sopra miso e mandorle. Infine abbiamo delle sfere trasparenti che sembrano quasi delle uova mistiche, un assieme di consistenza ma dove il gusto era assente: qualcosa da un pianeta totalmente diverso.

MANFREDI RONDINA

Fave e pecorino

Il primo piatto presentato da Manfredi Rondina è un piatto legato al suo territorio, il Lazio. Il gioco è dato dal “finto pecorino” fatto in realtà di noci con un rejuvelac. Gli altri elementi sono la crema di fave realizzata con le fave raccolte nel suo giardino e una cialda di mais rosso. Manfredi è stato molto bravo ad impiattare.

Del carciofo non si butta via niente

Protagonista del suo secondo piatto è una pasta speciale, nata una volta in cui lo chef, mettendo troppa farina nell’impasto di uno gnocco creò questo raviolo. Con il suo piatto Manfredi cerca e trova l’armonia grazie alla forma a spirale e grazie anche alle forme implicite di questo carciofo. Ho riscontrato il sentimento dello chef mangiando il suo piatto e questa è una cosa da pochi.

FEDERICA SCOLTA

Orzotto

Federica è stata nei piatti forse la più concreta tra i concorrenti di questa edizione. Il suo primo piatto è un orzotto, dal punto di vista di noi giurati molto femminile nel gusto, grazie alle note dolci e avvolgenti. Perfetta l’aggiunta degli asparagi selvatici. Un piatto molto equilibrato e molto buono.

Zuppa dai mille colori

I piatti di Federica Scolta hanno la capacità di fare emergere davvero la qualità del loro contenuto. Nella sua zuppa scomposta si sente che una carota non è una semplice carota ma qualcosa di più, una particolare carota appositamente scelta. I germogli, il pane, il cavolfiore, ogni ingrediente all’interno del piatto ha una storia. L’ho trovato davvero molto autentico e in grado di gratificare l’italianità vegetariana.

 (Testi raccolti da Valentina Schiavi)

 

 

 


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TVC 2018: il picnic con Neal Barnard in un video di Piero Vitti

Tutto il nostro Festival a ingresso gratuito ha offerto al pubblico diversi momenti di compartecipazione per confrontarsi, conoscere, mettersi in discussione. Il pianeta ha bisogno che noi “mangiamo la foglia” prima che sia troppo tardi. Il momento più intenso e partecipato è stato senza dubbio il picnic con Neal Barnard cucinato dall’Officina del Gusto di Agnese Z’Graggen. Piero Vitti, videomaker, lo ha riassunto in queste immagini.

 

 

 


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THE VEGETARIAN CHANCE: IL QUINTO ANNO DI UNA FORMULA VEG DI SUCCESSO SABATO 12 ANCHE LA VISITA DEL SINDACO DI MILANO BEPPE SALA  

Il picnic con Neal Barnard

 

Cinque edizioni del Festival The Vegetarian Chance e mai la stessa sede, mai gli stessi ospiti, mai un programma simile all’altro, ma sempre lo stesso messaggio: la cucina a base vegetale fa bene al palato, alla salute, al pianeta, allo spirito e anche al portafoglio. Quest’anno ci siamo concentrati sul cambiamento climatico con il tema Mangia la foglia, salva il pianeta”. Questo filo conduttore si è potuto ritrovare nei diversi appuntamenti del Festival. Significativo e concreto è stato il primo quando sono saliti sul palco gli agricoltori, sempre più presenti in diversi mercati. Ne abbiamo scelti tre del Mercato della Terra Slow Food e abbiamo chiesto loro di raccontarci le loro difficoltà, il loro impegno per metterci a disposizione cibo biologico e sano, saporito e interessante. Intervistati da Gabriele Eschenazi sono saliti sul palco Giancarlo Colombo, El Giardinet, Marisa del Corno di Pioppo Tremulo, Aina Pacifico di Cascina Dulcamara. Hanno spiegato al pubblico come il cambiamento climatico produca danni alle colture in diversi modi e cioè non distrugga solo fisicamente le piante, ma provochi anche la proliferazione di malattie e parassiti fino a poco tempo fa sconosciuti nelle nostre zone. Aina Pacifico ha esemplificato con delle immagini i danni da raffiche di vento violente ai suoi alberi di noci. Marisa del Corno ha spiegato il valore della biodiversità raccontando come sia utile piantare sempre in contemporanea varietà diverse di fragole o pomodori, che hanno reazioni diverse rispetto a malattie e parassiti. Giancarlo Colombo ha spiegato come sia importante che siano gli stessi consumatori a difendere la biodiversità nutrendosi di un’ampia varietà di prodotti. Al suo banco posizionato all’ingresso si poteva mangiare la foglia nel vero senso della parola con una varietà incredibile di erbe selvatiche, fiori e insalate. Piante fresche appena colte dal campo, il modo migliore per assorbire la loro energia vitale. Non sempre questo è possibile e allora ci viene in aiuto la conservazione, quella antica con il sole, l’essicazione, e quella moderna con la catena del freddo, la surgelazione proposta dal nostro partner Orogel, nel cui spazio si è svolto uno show cooking dello chef Pietro Leemann con il piatto Anima Mundi, un tortino di patate e lenticchie, con salsa magrebina e crema di avocado siciliano. Il mondo ha un’anima, noi facciamo parte di quest’anima e quindi siamo un tutt’uno in questa relazione, la spiegazione del titolo nelle parole dello chef. Ad accompagnarlo per raccontare le virtù delle verdure anche surgelate quando quelle fresche non sono disponibili c’era la nutrizionista Elisa Brighenti.

Neal Barnard, Pietro Leemann, il sindaco Beppe Sala, Gabriele Eschenazi

L’ospite d’onore del Festival, il medico e ricercatore americano Neal Barnard, presidente del Physicians Committee for Responsable Medicine, ha tenuto banco dalle 13 alle 16. E a incontrarlo è arrivato anche il sindaco di Milano Beppe Sala. Si è iniziato con un picnic preparato dall’Officina del Gusto di Agnese Z’Graggen in cestini Comieco e poi con una conferenza tradotta con competenza da Jenny Sugar, unica health&food coach in Italia certificata dallo stesso Barnard. Il picnic, al quale, hanno partecipato oltre cento persone aveva lo scopo di coinvolgere il pubblico in un’esperienza nutrizionale concreta e non solo teorica. Il dialogo tra Barnard e Leemann, gli interventi del pubblico raccolti da Gabriele Eschenazi hanno trasmesso ai convenuti un senso di partecipazione, che ha poi caratterizzato anche la conferenza. Neal Barnard non ha solo spiegato come i prodotti animali e un eccesso di consumo di grassi anche vegetali siano causa di cattiva salute e spesso malattie croniche, ma ha coinvolto il pubblico con giochi semplici, ma efficaci per invitare tutti noi a riconsiderare il rapporto col mondo animale. Eccone un esempio: un gatto, che è carnivoro, di fronte a un coniglio manifesta il desiderio di mangiarlo, un bambino di fronte allo stesso coniglio lo vorrebbe accarezzare d’istinto. Non basta forse questo a capire che l’uomo non nasce carnivoro? E che questa “voglia di carne” sia di grave danno al pianeta lo ha spiegato poco dopo Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace, nel dibattito con Silvia Ceriani, responsabile comunicazione Terra Madre e moderato da Venetia Villani, direttore di Cucina Naturale. Nel suo intervento Federica Ferrario ha ribadito come i prodotti di origine animale siano responsabili di circa il 60% delle emissioni climatiche legate al cibo. La carne e i prodotti lattiero-caseari sono gli alimenti con gli effetti più dannosi sul nostro clima e sull’ambiente in generale. Silvia Ceriani ha invece raccontato alcune storie di agricoltori che nel mondo sono vittime del cambiamento climatico non solo a causa delle intemperie, ma anche per aver rinunciato ai valori della biodiversità. Nel 2014 in Thailandia un’ondata di freddo causò la perdita del 60 per cento delle piantagioni di caffè per chi aveva scelto la monocultura, ma non a chi aveva associato alle colture del caffè quelle di avocado, noci macadamia e tè. Da qui si capisce l’importanza di mantenere la biodiversità e di applicare i principi dell‘agroecologia. La stessa biodiversità che si ritrova nei piatti del Joia come Wild, la ricetta che Sauro Ricci ha eseguito e raccontato nel momento dedicato alla Joia Academy nelle cucine Electrolux Professional: erbe selvatiche e fiori del bosco combinate con pesto di avocado, asparagi bianchi, guazzetto di asparagi verdi e acetosella, spuma soffice all’aglio orsino. Che per comprendere meglio il nostro rapporto con Madre Terra ci sia bisogno anche di spiritualità lo ha spiegato il professor Marco Ferrini direttore del Centro Studi Vedici Bhaktivedanta quando ha ricordato che l’essere umano vive in relazione con l’universo e i suoi elementi costituenti e quanto sia sbagliato dunque pensare che la nostra salute sia separata dalla qualità del cibo che scegliamo e quanto sia insensato ritenere di essere diversi dall’ambiente in cui viviamo.

Domenica 13 è stata la giornata del Concorso Internazionale (vedi articolo precedente)

Per recuperare la coscienza ambientale servono progetti concreti e aziende che li sposino. È questo il caso del nostro partner Lavazza, che domenica con Michele Cannone ha presentato al pubblico il progetto globale ¡Tierra!, che ha coinvolto oltre cento famiglie di agricoltori colombiani nel ripristino di piantagioni di caffè nella zona di Meta, che per anni è stata martoriata dalla guerriglia. Quest’anno per la prima volta abbiamo proposto un’attività per famiglie e ci siamo avvalsi della professionalità di Slow Food, che in due sessioni ha proposto con la formatrice Alessandra Zambelli il tema della biodiversità presentando ai bambini diverse varietà di mele, cereali e legumi da identificare attraverso gusto, forma e tatto. E in conclusione le istruzioni per leggere le etichette narranti dei prodotti di presidio Slow Food. Anche in un Festival come The Vegetarian Chance impostato sulla condivisione può essere utile qualcuno che dia una scossa. E a ricoprire questo ruolo ci ha pensato Leonardo Caffo, che nel presentare il suo ultimo libro Fragile Umanità, il postumano contemporaneo ha spiazzato i suoi interlocutori Giovanni Caprara (Corriere della Sera), Claudio Agostoni (Radio Popolare), Corinna Agostoni, blogger, disegnando un quadro molto negativo della società contemporanea, dove il termine “umano” non avrebbe alcuna accezione positiva se non quello di affermare la nostra superiorità sugli animali: l’antropocentrismo, una concezione dannosa per il pianeta. Caffo ha sfatato anche il mito degli animali domestici che, secondo lui, non sono nient’altro che suppellettili al servizio dell’uomo. La sua sferzante ironia ha toccato anche cibi vegani quando ha raccontato di quando si è sentito in imbarazzo per aver avuto “voglia di tofu”, un alimento davvero poco appetitoso…….A chiudere il programma quest’anno è stato il comico Nando Timoteo presentato dal partner Ricola. Timoteo ci ha riportato “sulla Terra” scherzando sulla nostra vita quotidiana, sui rapporti donna-uomo, dove a volte gioca un ruolo importante anche la scelta alimentare.Nella due giorni di The Vegetarian Chance i visitatori hanno potuto assaggiare e acquistare verdure e frutta biologica, vini naturali, succhi estratti, aceti pregiati, “pasta” di legumi, panini, dolci e gelati vegani, degustare i prodotti dei partner Lavazza, Ricola, Vestri e Rossorapa, acquistare  libri in tema da Bookcatering, passeggiare tra le foto di Agnese Z’Graggen e Tosi Photography, farsi suggestionare dai disegni di Vittorio Pavoncello sul tema Dal cielo la manna.

Un Festival completo e vario dove ognuno ha potuto trovare il suo posto.