The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Due appuntamenti con Jenny Sugar: a Milano il 19/9 nel suo nuovo spazio e il 12/10 alle 11 a Torino da EDIT al Festival

Jenny Sugar nel suo nuovo spazio

Jenny Sugar, health&food coach e parte della Direzione Organizzativa del nostro Festival vi invita a conoscere il suo nuovo spazio a Milano il 19 settembre. Per conoscere meglio gli alimenti non c’è nulla di meglio che imparare a cucinarli e a combinarli. Lasciare troppo spesso che lo facciano altri al posto nostro ci allontana dal cibo e dal suo vero valore.

Cari Lettori di The Vegetarian Chance,giovedì 19 settembre presento il mio nuovo spazio cucina con orto, che ho creato per tenere incontri e lezioni fino a 5 partecipanti.
Potete arrivare tra le 18:00 e le 21:00 in Via G.B. Brocchi 21 a Milano dandomi previa conferma della vostra presenza scrivendo a: jenny@jennysugar.com
Spero davvero di avervi con me in questo giorno speciale.
Sarà qui che racconterò ai miei ospiti/allievi le “magie” di un’alimentazione, che riesce a essere nel contempo salutare e golosa, scoprendo e imparando quanto può diventare vario e facile cucinare in questo modo. Vi propongo corsi ben diversi tra loro, da scegliere a seconda dei vostri interessi, livello e disponibilità.

In questo post trovate alcune foto dello spazio con descrizione dei corsi 2019.

Vi aspetto alla presentazione e ai corsi

Jenny Sugar

 

 

 

 

 

 

Festival The Vegetarian Chance

Sabato 12 ottobre  EDIT TORINO     

Piccoli dolci integrali al cioccolato senza zuccheri raffinati

Ore 11

Colazione su Vega 

Jenny Sugar (ex Stern) ci teletrasporta sulla Stella della salute e della golosità con assaggi veg e salutari. Insieme a lei ospiti pasticcieri veg di Torino Degustazione di caffè, cappuccini veg e smoothie al caffè curata da Lavazza in abbinamento alle proposte dolciarie.

 

 

 

 


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Vegetarianismo e biodiversità. Il 12 ottobre al Festival con gli agricoltori di Slow Food

Biodiversità del mais Foto di CLM-bv da Pixabay

Sabato 12 ottobre al Festival di The Vegetarian Chance parleremo di biodiversità con gli agricoltori di Slow Food. Sarà l’opportunità di riflettere sull’etica di chi ha rinunciato ai prodotti animali. Chi sceglie di alimentarsi di soli vegetali è, infatti, spesso accusato di usare prodotti di provenienza dubbia e per niente sostenibili. Gli esempi sono in genere l’avocado, la quinoa, gli anacardi, i derivati dal cocco. Prodotti esotici che fanno molti chilometri per arrivare da noi e il cui aumento di produzione crea spesso danni all’ambiente e alle economie locali. Non si tratta di una critica infondata. Si può facilmente intuire come all’aumento della domanda di un prodotto corrisponde un aumento di prezzo e quanto questo poi si ripercuota non tanto sulle nostre ricche tasche quanto sulle popolazioni locali, che si cibano da sempre di quegli alimenti. Poi ovviamente per aumentare la produzione si ricorre alla chimica. Ma non possono essere vegetariani e vegani i colpevoli di queste “mode alimentari”. Sono troppo poco numerosi per essere così dannosi! Sappiamo quanto, per esempio, l’avocado sia indispensabile nei ristoranti giapponesi, quanto gli anacardi costituiscano snack di pregio o come la quinoa serva ai celiaci e a chi sceglie una dieta senza carboidrati anche senza essere vegetariano. Sono domande da porsi inevitabilmente sapendo che però esiste una risposta e questa è la biodiversità, cioè la conoscenza e lo sviluppo di una gamma sempre più vasta di prodotti locali funzionali alla nostra nuova scelta alimentare. In Germania a Francoforte al ristorante vegetariano, Seven swans lo chef Jan Hoffmann non usa alcun ingrediente che non sia coltivato in Germania secondo i criteri della permacultura. Quindi come cereale solo la segale, poi niente caffè, tè e nessuna spezia importata. Senza giungere a questa scelta assoluta è comunque possibile trovare sul nostro territorio gli alimenti con i quali produrre una cucina gustosa e originale.

Cavolo riccio
Foto di Daan Lenaerts da Pixabay

La biodiversità ci aiuta in questo senso e i contadini sono i nostri alleati. Sono loro che riportano alla nostra attenzione piante, delle quali nel tempo abbiamo perso la nozione e varietà diverse dello stesso alimento. Mele, mais, fagioli, semi oleosi, per esempio, sono vegetali molto più interessanti e complessi di quanto pensiamo. Il rapporto della FAO Biodiversity for Food and Agriculture racconta che su 6000 specie vegetali coltivabili, quelle impiegate per produrre cibo nel mondo sono circa 200, e il 66% della produzione agricola globale è concentrata su nove specie (canna da zucchero, riso, mais, frumento, patata, soia, palme da olio, barbabietola da zucchero, manioca). Sempre lo stesso rapporto lancia l’allarme sul declino di ecosistemi chiave che costituiscono l’habitat per altre specie. È il caso delle mangrovie. Per fermare questo fenomeno anche noi possiamo fare qualcosa. Acquistare dai produttori vegetali diversi e di stagione. Non fossilizziamoci su zucchine e pomodori, gli ortaggi più richiesti in tutte le stagioni. Che ne dite del cavolo riccio o del broccolo fiolaro? La battaglia per la biodiversità è da sempre al centro delle attività di Slow Food che opera a sostegno degli agricoltori.

A loro daremo la parola sabato 12 ottobre alle 12.00 da EDIT nell’area Kitchens.


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Locarno Film Festival: Murghab, tra sopravvivenza ed ecologia

A Murghab il “teresken”, un arbusto, vale più dell’oro

Forse non ci sfiora l’idea di come potremmo più vivere senza energia elettrica, riscaldamento, aeroporto, ospedale, cibo fresco e acqua corrente. Eppure è quello che è capitato agli abitanti di una città del Tagikistan sul confine con Afghanistan e Cina. Lo racconta Murghab, un film dell’antropologo tedesco Martin Saxer presentato al Locarno Film Festival nella sezione Settimana della Critica e prodotto dall’Istituto di antropologia sociale e culturale dell’università di Monaco. Con la fine dell’URSS e di tutti gli approvvigionamenti che il regime comunista gli garantiva, gli abitanti di questa città posta 3600 metri di altezza, si sono dovuti arrangiare nel reperire risorse per sopravvivere. Le hanno trovate nella natura, in una incredibile capacità nell’arte del riciclaggio e nella volontà di non rinunciare al proprio ruolo nella società. Per riscaldarsi e nutrire le bestie squadre di uomini di dedicano alla raccolta del “teresken”, un arbusto selvatico.  Per disporre di acqua d’inverno portano a casa blocchi di ghiaccio. Un’infermiera s’impegna a tener sotto controllo lo stato di salute dei suoi concittadini, un insegnante si prodiga nell’insegnare la storia ai suoi allievi, un fabbro costruisce stufe e forni usando materiali di risulta.

Manca la luce, non la voglia di sapere.

Sembra una realtà senza futuro eppure gli abitanti di Murghab pur rimpiangendo gli anni d’oro dell’URSS non si lamentano più di tanto. Anche la prospettiva che il prezioso “teresken” possa non ricrescere abbastanza in fretta per soddisfare i loro bisogni energetici non li spaventa. Una statua di Lenin è ancora lì a promettere la rivoluzione. Ma la vera rivoluzione arriverà dalla natura, dal progresso ecologico. Nei monti del Pamir, infatti, ci sono risorse ancora poco utilizzate come l’energia solare, quella eolica e sorgenti di acqua calda che potrebbero essere utilizzate per coltivare verdure in serre. ONG locali ed enti benefici stanno lavorando per offrire agli abitanti di Mughrab nuove prospettive di sviluppo e una migliore qualità della vita senza intaccare l’equilibrio ecologico del territorio e la sua biodiversità.