The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Quant’è strano essere vegetariano a Milano

 

 

“Natura viva” alla serata Convivio di Visitflanders a Museo Bagatti Valsecchi a Milano. Nelle Fiandre i ristoranti vegetariani sono sempre più numerosi. Foto di Emmanuel Mathez

Quattro ristoranti vegetariani e vegani in meno. Il bilancio della ristorazione a base a vegetale a Milano nel 2018 non si chiude in attivo. In piazza di Porta Lodovica il negozio NaturaSì ha rinunciato al suo spazio ristorazione e non lontano in via Col di Lana è scomparsa un’insegna storica come Noi due. Più recenti, ma in grado di conquistare in poco tempo un nutrito gruppo di affezionati erano stati Molto Yin in via Boltraffio nel quartiere Isola e Mantra Raw Vegan in via Castaldi.

L’atmosfera vintage del ristorante Noi due

Questo segnale negativo giunge in un momento nel quale a Milano si aprono sempre più spazi monotematici per la ristorazione veloce. I riferimenti sono o la tradizione italiana con piadine, toast, pizze, fritti siciliani e napoletani o alimenti d’importazione quali i poke hawaiani, i tacos messicani, i panini bao cinesi. Si tratta di contenitori adatti a ogni pubblico dato che possono essere confezionati con carne, pesce o verdure a scelta del cliente, e anche nelle cosiddette hamburgherie è stata aggiunta una versione vegetale della polpetta più famosa (e più dannosa) del mondo. Che poi questi cibi siano anche sani ed economici è tutto da verificare. In genere l’apparenza conta più della materia prima, il sapore intenso (molto sale, zucchero, grassi) conta più della salubrità. Chi ha fatto una scelta in favore dell’alimentazione vegetale per il benessere suo e del pianeta non si può facilmente accontentare anche se a volte si adatta per mancanza di alternative. Non si può poi trascurare il discorso del tempo che dedichiamo a nutrirci. Mangiare in piedi o seduti su uno sgabello, ricevere il cibo servito in contenitori di plastica, di polistirolo o anche di cartone, rinunciare a percepire il gusto e la sostanza degli alimenti magari anche perché distratti dallo smartphone non sono situazioni che giovano alla nostra esistenza. I luoghi che hanno chiuso e quelli che non si sono aperti erano comunque luoghi che proponevano una scelta di cibo consapevole.

Un piatto del Mantra Raw Vegan. Via: https://www.mymi.it/

Se a Milano il panorama della ristorazione vegetale sta registrando dei passi indietro significa evidentemente che il nesso tra alimentazione salute personale e del pianeta non è ancora stato recepito né dai ristoratori, né dai consumatori. In altre città d’Europa come Zurigo, Amsterdam, Berlino, Vienna, Varsavia, Budapest, Anversa l’alternativa vegetale è in espansione e si propone a un pubblico sempre più interessato a modificare le proprie abitudini alimentari. La dinamica Milano sembra aver dimenticato di aver proposto al mondo nel 2015 a Expo il tema Nutrire il pianeta. E che questo si debba fare senza carne è ormai acquisito. Una grossa responsabilità sul tema ricade sulle spalle dei grandi chef, che hanno eletto Milano come la loro casa. Da loro si aspetta una vera svolta in direzione della sostenibilità e della salute.

 

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L’osservatorio di Lifegate: Milano sostenibile mangia meno carne:

In un anno a Milano le persone che hanno deciso di limitare il consumo di carne sono salite dal 30 al 34 per cento (+6% rispetto al resto d’Italia), mentre i vegetariani/vegani sono rimasti stabili al 4 per cento. Questi dati sono parte della ricerca Milano Sostenibile, 2° Osservatorio sullo stile di vita dei cittadini realizzata da Lifegate in collaborazione con Eumetra MR e Ricola come partner. Riguardo all’alimentazione la ricerca ha messo in luce altri dati interessanti. Il 50% degli intervistati dice di sapere bene cosa sia l’alimentazione sostenibile (38% nel 2017), mentre il 24% non ne sa nulla (17% nel 2017). L’agricoltura biologica è considerata dall’82% (77% nel 2017) degli intervistati una delle principali azioni da intraprendere in favore della sostenibilità. In grande aumento i “tifosi” dei comportamenti sostenibili legati ad alimentazione e cura: 27% nel 2018 contro il 5% nel 2017. Il 38% dichiara di consumare alimenti a km zero, mentre per quelli biologici la percentuale scende al 29%. Il 69% (62% nel 2017) percepisce che in generale a Milano si mangi sempre più sano.  E per seguire questa tendenza il 44% (il 39% nel 2017) è disposto a spendere di più per acquistare prodotti da agricoltura biologica. L’alimentazione è insieme all’energia l’aspetto della sostenibilità, che più interessa i cittadini di Milano, città ancora troppo povera di mercati tematici biologici e a km 0 desiderati dal 50% degli interpellati. Infine i convinti che il tema sostenibilità non sia una moda sono il 55% (54% nel 2017) contro il 41% (42%) nel 2017) che ha un’opinione opposta. L’Osservatorio di Lifegate incoraggia a pensare che a Milano come anche nel resto d’Italia la tendenza a ridare centralità alle nostre scelte alimentari sia univoca e incoraggiante. Le scelte dei consumatori pesano sull’offerta di produttori ed esercenti. Se oggi troviamo più prodotti bio o a km zero, più cibo a base vegetale, prodotti industriali con ingredienti più selezionati questo è dovuto alla domanda e a un’informazione più capillare sulle conseguenze dell’alimentazione sulla nostra salute. Tuttavia la sensazione è che come dice Christian Regouby, fondatore del Collège culinaire de France, nel libro Mangiare è un atto civico scritto (Einaudi, 2018) con Alain Ducasse: «Non abbiamo mai avuto a disposizione una tale quantità di risorse e prodotti. E ciò nonostante non abbiamo mai mangiato così male; non sappiamo più che cosa mangiamo; siamo incapaci, il più delle volte, di dire da dove vengono i prodotti, che consumiamo, come sono stati lavorati». La strada per la consapevolezza è ancora lunga, ma forse una rivoluzione è iniziata e il sondaggio di Lifegate sembra indicarlo.