Dopo aver messo a disposizione dei visitatori il panino al coccodrillo e alla zebra nel padiglione dello Zimbabwe adesso l’Expo ha sdoganato anche gli insetti edibili, che si potranno assaggiare nel padiglione del Belgio. Per assaggiare il coccodrillo si sono subito create lunghe code e forse la stessa cosa capiterà per gli insetti. L’industria alimentare si è già mobilitata per renderli appetibili come patatine e inserendoli persino in dolci e biscotti. Incontreranno il gusto dei consumatori? Forse. In entrambi i casi, però, non si tratta di risposte al tema di Expo. Gli allevamenti intensivi dei coccodrilli o delle zebre sono ovviamente inimmaginabili, quelli di insetti sembrerebbero più realistici, ma anche in questo caso c’è da considerare la sostenibilità, che dovrebbe tener conto dell’enorme mole di energia necessaria a produrli, conservarli e trasportarli. Si tratterebbe alla fine di una nuova forma di sfruttamento dell’ambiente. Ma intanto si cerca di conquistare i consumatori col gusto, con la novità, con la stravaganza. E il vegetarianismo continua ad avere poco spazio a Expo. Basta fare un giro dei ristoranti presenti nei diversi padiglioni per rendersene conto. I piatti vegetariani sono pochi e troppo dispendiosi soprattutto in paragone ai piatti di carne o pesce. Ecco alcuni esempi con qualche suggerimento. Il Brasile propone un solo piatto vegetariano a 22 euro (banane, riso, fagioli, voto 5), l’Angola non ne ha nessuno (succo di baobab, voto 8), la Corea del Sud ne ha uno al ristorante (spaghettini di patata dolce con verdure, voto 7) e uno al reparto snack (rotolini con kimchi e verdure, voto 8), l’Austria ha una polpetta di riso con funghi (voto 5), la Svizzera propone i pizzoccheri e la sua meringa (voto 8) l’Olanda propone in uno dei suoi food truck un hamburger alle alghe sostenibili (voto 7, ma caro 9,5 euro), l’Iran ha un solo piatto a basa di melanzane con salsa di sesamo (voto 8, ma caro 12 euro), la Turchia ha una buona scelta di piatti con cereali, legumi e verdure al forno (voto 9), Israele ha i falafel (voto 4) e il tabulè (voto 6), la Germania ha tre piatti vegetariani in menù da 9 a 12 euro (discrete le polpette di zucca e verdure con funghi), ma fa pagare l’acqua 4,5 euro, dal Cile solo carne e succhi di frutta esotica (cirimoia e lucuma, voto 9). Ci si può poi sempre rifugiare nei piatti italiani tipici o nella pizzeria del Biodiversity Park curata dai Alce Nero al padiglione della biodiversità, che garantisce pizza ben lievitata, ingredienti bio, piatti vegetariani in una gustosa picnic box e acqua fredda gratuita. A settembre The Vegetarian Chance proporrà una cena vegetariana nel padiglione di Identità Golose e due dibattiti a tema. Particolari in seguito.
Archivio autore: Gabriele Eschenazi
Marco Tinti e Simon Press in testa alla Chef Cup

Simon Press (a sinistra) e Marco Tinti ( a destra) durante alla Chef Cup alla Terrazza di via Palestro a Milano
Con la Patatta al pomodoro Marco Tinti del Joia e Simon Press di Contraste si sono portati in testa alla classifica parziale della Chef Cup a pari merito con la coppia italo-svizzera formata da Iside de Cesare, del ristorante La Parolina di Trevinano (VT) e da Silvio Galizzi del Seven di Lugano, protagonisti della terza tappa. La ricetta che i due chef hanno creato in esclusiva per questo concorso è piaciuta alla giuria per la sua estetica, la combinazione di sapori e il richiamo alle tradizioni italiane ed argentina. Una “crocchetta” di pappa al pomodoro è stata congelata, poi immersa in una pastella di farina di ceci e fritta. L’effetto visivo è stato quello di una patata a tutti gli effetti, con la sua buccia. Questa “patata” è stata poi adagiata su un terriccio prodotto da pan di spagna di erba mate sbriciolato. In accompagnamento arancia grigliata e carote marinate in succo d’arancia. Patata (finta) e mate per l’Argentina, pomodoro e arancia per il mediterraneo. Il matrimonio vegetariano tra i due paesi si è compiuto perfettamente. Lo show cooking si è svolto la sera del 23 luglio alla Terrazza di via Palestro, che con la sua cucina professionale ha provveduto a far assaggiare il piatto ai trecento ospiti presenti. All’inizio dell’evento dopo la presentazione di Rossella Canevari, ideatrice di Chef Cup, Gabriele Eschenazi ha spiegato come The Vegetarian Chance operi per promuovere la cucina vegetariana di qualità attraverso il proprio concorso o partecipando a eventi come la Chef Cup. Non resta che aspettare l’inizio di ottobre per sapere se la coppia Tinti/Press targata TVC potrà accedere alla finalissima.
Chef Cup 2015: la quinta tappa è vegetariana
Marco Tinti, toscano e chef capopartita dei secondi al Joia, e Simon Press sous-chef di Matias Perdomo nel nuovissimo Contraste, rappresenteranno la cucina vegetariana e The Vegetarian Chance alla Chef Cup. L’appuntamento è per giovedì 23 luglio a Milano alla Terrazza di via Palestro alle 19.30 (ingresso libero). A ogni tappa la Chef Cup presente una coppia di chef mista: un italiano e uno straniero. L’idea è quella di proporre alla giuria piatti, dove la dieta mediterranea incontri le cucine del mondo nel rispetto dei principi di Expo sul risparmio energetico e l’utilizzo consapevole delle risorse naturali. Ideatrice e organizzatrice della Chef Cup è la scrittrice Rossella Canevari con la sua associazione Eatart.
Marco Tinti, 26 anni, è il più giovane degli chef in gara, ma la scuola del Joia lo ha fatto crescere in fretta e sulla cucina vegetariana ha le idee chiare: “È come comporre quadri di mille colori“, dice. Simon Press, ha fatto esperienza in patria con la celebre chef argentina Dolli Irigoyen, ed è poi approdato in Italia dove ha prima lavorato per due anni con Pietro Leemann al Joia, e poi per dieci anni con Matias Perdomo al Pont de Ferr.
Il piatto di Marco Tinti e Simon Press assocerà alla cucina italiana quella argentina, che com’è noto è davvero molto poco vegetariana. La sfida quindi sarà doppia: convincere il pubblico che la cucina vegetariana è molto appetitosa e sfatare nello stesso tempo il mito dell’asado, e in realtà pure quello della “fiorentina” considerando le origini di Marco!
Al termine di ogni tappa la giuria emette il suo verdetto e alla fine del “Giro” ci sarà una coppia regina. Nell’attesa del piatto che sarà fatto assaggiare a tutto il pubblico saranno serviti alcuni finger food in tema con lo spirito della serata. Il destino vegetariano delle oltre trecento persone che affollano abitualmente la Chef Cup è dunque nella mani di Marco e Simon!




