The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Porta a Porta: la serenità di Pietro Leemann contro il nervosismo degli onnivori

Davide Larise e Pietro Leemann a Porta a Porta

Un macellaio di lusso, una Miss che non sa cucinare, l’onnipresente dottor Giorgio Calabrese col suo mantra “bisogna mangiare un po’ di tutto”, Gianfranco Vissani, il più carnivoro degli chef, Giuseppe Cruciani nemico giurato dei “nazivegani” che oggi invece, bontà sua, chiama “fasciovegani”. I nemici della cucina veg nello studio di Porta a Porta c’erano tutti e molto agguerriti. Ad affrontarli da Milano Pietro Leemann con al suo fianco Davide Larise, la giornalista Giulia Innocenzi (ospite a TVC 2016), il pediatra Mario Berveglieri, l’attrice Claudia Zanella (ospite a TVC 2017). Il mix di pillole d’informazione, momenti di puro spettacolo, filmati sintetici e superficiali, spazi limitati agli oratori per fare ragionamenti compiuti ha prodotto un programma forse capace di fare audience, ma difficilmente in grado di chiarire le idee agli spettatori. Pietro Leemann, chiamato “Liman” da Bruno Vespa, ha mostrato e spiegato i suoi piatti poetici, variopinti, appetitosi e rappresentativi dei valori del vegetarianismo. Patetici i tentativi di svilire il lavoro di Leemann prima di Vissani, che ha polemizzato sulla qualità del fumo aggiunto al piatto e poi di Cruciani che senza per nulla interessarsi al piatto ha tentato la battuta “da Leemann si paga per mangiare fumo”.   Il dottor Calabrese ha cercato a un certo punto di trovare il punto debole dei vegani: la soia. Troppa, farebbe male alla salute. Ma, a parte il fatto che i vegani non si nutrono affatto solo di soia come pensa lui. Cosa mangiano gli animali da allevamento? Non mangiano forse soia e mais Ogm? Il motivo ricorrente del “dibattito” era come al solito incentrato sul presunto estremismo dei vegani. Eppure in studio i più nervosi erano proprio i “carnivori”. Sorge spontanea la domanda: perché? Forse la risposta è che i vegani minano delle certezze secolari, instillano dubbi in chi ha considerato l’alimentazione un aspetto solo ludico ed edonistico della nostra esistenza. Irrita questa novità che vegetariani e vegani oggi stiano riuscendo a rimettere in discussione i nostri rapporti col cibo. Cruciani ha più volte ripetuto che i vegani sono dogmatici, hanno un libretto rosso, sono come i compagni terroristi degli anni ’70. Eppure l’estremista è proprio lui, il “fascionnivoro” è lui, che rifiuta qualunque evidenza scientifica, che nega qualsiasi notizia riportata da Giulia Innocenzi e le sue serie inchieste, che nega l’eventualità che forse alcune leggi sull’alimentazione siano da rivedere e che il fatto che gli allevamenti intensivi non siano penalmente perseguibili non significa che siano giusti, salutari, etici e sostenibili. Anche il DDT si usò per anni e poi fu messo fuorilegge. Anche il glifosato forse alla fine dovrà essere vietato. Un tempo si poteva fumare nei cinema e al ristorante oggi non più. La società si evolve e a volte, per fortuna progredisce.


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Il vero costo della carne The real cost of meat

In questo interessante video si spiegano i reali costi della carne negli USA. Sul tema è anche appena uscito il libro di David Robinson Simon, Meatonomics, che racconta i risvolti economici dei consumi di carne in crescita in tutto il mondo al servizio di interessi economici sconosciuti alle masse dei consumatori.


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Quando Dio creò il cane……. di Antonio Monaco al festival The Vegetarian Chance 2017

La scelta verso un’alimentazione a base vegetale, come sappiamo, ha implicazioni per tutti noi come esseri umani, ma è anche una scelta molto personale, talvolta sofferta, difficile e magari parziale. Per questo a The Vegetarian Chance 2017 abbiamo deciso di dar spazio alle esperienze veg di molte persone in una “Maratona” durante la quale ogni oratore aveva a disposizione cinque minuti per dire “qualcosa di veg” seguendo liberamente  il proprio pensiero, le sue esperienze. Si sono così succeduti sul palco politici, attori, editori, giornalisti, produttori, artisti. Ognuno ci ha dato modo di riflettere, sorridere, imparare qualcosa dagli altri. La formula ha avuto grande successo e nel 2018 sarà ripetuta nella nuova edizione del festival. Qui sotto riportiamo l’intervento Antonio Monaco, che e con la sua casa editrice Sonda pubblica molti libri veg e un giornale, Vegan Italy, amico di The Vegetarian Chance.

Antonio Monaco, direttore di Vegan Italy e delle edizioni Sonda alla Maratona Veg del nostro Festival

 

Un appello alle religioni, per gli animali

Penso che la questione dei diritti animali e la scelta vegan siano soprattutto una questione culturale. Negli ultimi decenni sono cambiati tre paradigmi: – quello etologico (cerchiamo non cosa ci distingue, ma cosa ci accomuna), – quello ecologico (apprezziamo ciò che è più leggero rispetto a ciò che è più pesante) – e quello alimentare (non ci preoccupano le carenze, ma gli eccessi). Se un tempo pensavamo che i vegani fossero eccentrici o fondamentalisti, ora li stiamo considerando degli anticipatori, un’avanguardia morale. Questo implica il vivere in una fase di «transizione»: quindi dobbiamo costruire il tessuto connettivo, la base morale e spirituale del cambiamento. Solo così le scelte politiche e le definizioni giuridiche, che cominceremo a vedere dalle prossime elezioni, potranno essere fondate e durature. Le religioni mondiali hanno sempre saputo dare un contributo essenziale di mitezza, gentilezza, coraggio, compassione, condivisione, ma hanno espresso anche resistenza al cambiamento. In molti casi addirittura hanno ritenuto di poter imporre la propria visione. Devono ritornare ad essere portatrici di racconti, metafore, fantasie e visioni che aiutino tutti a vivere meglio e ad essere migliori. Per esemplificare questa capacità di narrare e spiegare il mondo con parole che possano diventare buone notizie, buona novella, vangelo, vi leggo un breve racconto che mi ha fatto scoprire il compianto amico e autore Paolo De Benedetti. Si tratta del racconto, L’opera del sesto giorno, di Marie Noël, poetessa francese, cattolica. E tocca un cardine religioso decisivo: la superiorità dell’uomo sugli animali. Questo è il genere di narrazione che quando l’ascolti inizi già a cambiare il mondo: in meglio. Da quando fu creato, il Cane leccava la mano al buon Dio e il buon Dio lo accarezzava sulla testa. «Cosa vuoi, cane?». «Signore, buon Dio, vorrei abitare presso di te, in cielo, sullo zerbino davanti alla porta». «Assolutamente no», disse il buon Dio. «Non ho bisogno del Cane perché non ho ancora creato i ladri». «Quando li creerai, Signore?». «Mai, sono stanco. Sono cinque giorni che lavoro, è tempo che mi riposi. Ho creato te, Cane, la mia creatura migliore, il mio capolavoro. È meglio che mi fermi qui. Non va bene che un artista si sovraccarichi di lavoro oltre la propria ispirazione. Se continuassi a creare sarei capace di rovinare la mia opera. Vai, Cane! Va’ veloce e stabilisciti sulla terra. Va’ e sii felice». Il cane fece un profondo sospiro. «Cosa farò sulla terra, Signore». «Mangerai, berrai, crescerai e ti moltiplicherai». Il cane sospirò ancora più tristemente. «Cosa vuoi di più?». «Signore, mio padrone! Non potresti stabilirti sulla terra anche tu?». «No, caro Cane!», disse il buon Dio. «Te lo assicuro. Non posso davvero venire sulla terra per tenerti compagnia. Ho altre questioni da risolvere. Questo cielo, gli angeli, le stelle, ti assicuro che è una bella seccatura». Allora il cane abbassò la testa e fece per andarsene. Ma ritornò. «Ah! Se solamente, Signore buon Dio, se solamente ci fosse là sotto una specie di padrone simile a te?». «No», disse il buon Dio, «non ce n’è». Il cane si fece piccolo piccolo, tutto basso, e supplicò ancora da più vicino. «Se tu volessi, Signore buon Dio… potresti sempre provare…». «Impossibile», disse il buon Dio, «quello che ho fatto, ho fatto. La mia opera è compiuta, non potrei mai creare un essere migliore di te. Se ne creassi un altro oggi, lo sento nella mia mano destra, sarebbe un essere malriuscito». «O Signore buon Dio», disse il cane «non importa che sia malriuscito, purché possa seguirlo ovunque vada e possa stendermi davanti a lui quando si ferma». Allora il buon Dio si meravigliò di aver creato una creatura così buona e disse al Cane: «Va’. Farò quel che dice il tuo cuore». E rientrando nel suo laboratorio, creò l’uomo. L’uomo è malriuscito, naturalmente. Il buon Dio l’aveva detto. Ma il Cane è contento anche così.

Antonio Monaco, editore Teatro Franco Parenti, The Vegetarian Chance Milano, 27 maggio 2017