The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Vegani uguale estremisti? Un film spiega perché non è vero

 

Mangiare frutta e verdura da giovani protegge dalle malattie cardiache

Nel raccontare a qualcuno che siete vegetariani o lo siete diventati vi sarà certamente capitato di registrare questa reazione: «Però non sei vegano, vero? Non sei un estremista?». E a quel punto la vostra risposta potrebbe essere rassicurante «No, non sono vegano, sono un moderato», oppure polemica «Non sono vegano, ma potrei diventarlo e non ci vedo nulla di estremo».  Da qui partirebbe certamente una discussione con frasi del tipo «I vegani non mangiano niente. Sono tristi e denutriti», «L’uomo ha sempre mangiato carne, è nella sua natura», «Non mi faccio imporre da nessuno cosa mettere nel piatto». Ma è davvero così? Sono proprio i vegani gli estremisti? O non piuttosto chi attraverso l’industrializzazione dell’agricoltura, la grande distribuzione, l’industria alimentare orientata solo al profitto ci indirizza incoscienti verso un unico e uniforme tipo di alimentazione fino al punto da assurgerla a cultura irrinunciabile, a tradizioni da preservare?

È davvero da estremisti domandarsi se mangiare prodotti animali sia salutare? Se sia salutare non sapere e non interessarsi degli ingredienti nascosti nella carne? Se le nostre scelte nutrizionali di oggi siano davvero le migliori e le uniche possibili? Perché sembra a molti così assurdo credere in una correlazione tra cibo e salute?

I vegani hanno un microbioma più sano nel loro intestino

Il conformismo è un comodo rifugio per chi non ha voglia di pensare, per chi crede che su certi temi si possa decidere una volta per tutte nella vita e mai più rimettersi in discussione. Ma alla fine qualche notizia filtra e fa traballare le nostre secolari certezze. L’OMS, per esempio, sostiene che la carne lavorata è cancerogena al pari di sigarette, asbesto e plutonio.

Cinquanta grammi al giorno di carne lavorata aumentano del 18% le possibilità di ammalarsi di cancro al colon retto. E non si tratta di ipotesi, ma il il frutto di 800 studi in dieci paesi diversi. Informazioni come queste sono contenute nel documentario What the health, visibile sul circuito di Netflix.

Consumare proteine animali aumenta il rischio di contrarre il diabete

 

Il regista Kip Andersen ci guida in un suo personale percorso alla scoperta di come malattie croniche possano essere prevenute o rese reversibili cambiando la propria dieta. Ne parlano medici, ricercatori e avvocati dei consumatori. Il film rivela come negli Usa le istituzioni governative e le organizzazioni sanitarie siano  a tal punto condizionate dai grandi affari da mettere in pericolo la salute di tutti senza scrupoli.

Ecco il panino consigliato dall’American Heart Association!!


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Portogallo: una nuova legge per i diritti dei vegani

Rivoluzione vegan in Portogallo: una nuova legge, da poco approvata, obbliga tutte le mense pubbliche a inserire in menu un’opzione senza prodotti di origine animale. Nel giro di pochi mesi tutte le mense di scuole, università, carceri, ospedali e altri edifici pubblici, adegueranno i propri menù con un’alternativa vegan. A sollecitare la richiesta era stata una petizione popolare promossa nel 2015 dall’Associação Vegetariana Portuguesa, l’associazione vegetariana locale. In brevissimo tempo la petizione ha raggiunto le 15.000 firme ed è stata poi discussa in Parlamento all’inizio del 2016. La nuova legge è il risultato di un’iniziativa politica congiunta di 3 partiti politici di sinistra, il Ps (Partito Socialista), il Pcp (Partito Comunista) e il Pan (Partito per gli animali e per la natura) ed è stata approvata a larga maggioranza il 3 marzo 2017, con l’astensione di alcuni partiti di destra come il Psd (Partito Social Democratico) e il Cds (Partito Popolare). «Per la prima volta in Portogallo una legge cita espressamente il vegetarianismo e garantisce diritti ai vegani. Più persone saranno incoraggiate a scegliere l’opzione vegetariana, aumenterà il pluralismo delle abitudini alimentari», ha spiegato Nuno Alvi, portavoce della Associação Vegetariana Portuguesa. «L’impatto positivo sulla salute della popolazione, sugli animali e nel lungo periodo sull’ambiente sarà significativo».  Con il Portogallo a fare da apripista, la Vegan Society inglese guarda con ottimismo alla promozione della ristorazione vegan in Europa e nel mondo.«Ospedali, carceri e luoghi di formazione, devono offrire pasti che rispettino l’uguaglianza e la diversità di ognuno. Questo, però, non avviene. È ancora difficile ottenere pasti vegani in questi ambienti», spiega Heather Russell, dietista della Vegan Society. In linea con la legge portoghese ci batteremo affinché il cibo vegan sia sempre disponibile. Per questo servirà anche una maggiore formazione del personale». Una petizione analoga a quella portoghese per portare cibo vegan nelle istituzioni pubbliche è stata proposta in questi mesi nel Regno Unito e ha raggiunto 16mila firme. Non basteranno per obbligare il parlamento britannico a discuterne. Ne servirebbero, infatti, 100mila.  Diversa la situazione nel nostro paese, che non sembra aperto ad una scelta veg disponibile a tutti. Un disegno di legge simile a quello portoghese è stato presentato, ma non ancora discusso, dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà. La proposta sarebbe quella di “assicurare sempre l’offerta di almeno un’opzione vegetariana e vegana negli esercizi pubblici di ristorazione e nelle mense comunitarie”. Intanto oggi in Italia i vegetariani, che rappresentano il 8% della popolazione (vegani 1%) secondo l’Eurispes  e che sono in costante crescita non dispongono del libero arbitrio nelle scelte alimentari in mense pubbliche (ospedali, scuole, prigioni soprattutto). Sul tema a darci una lezione è arrivato il Portogallo.

di Valentina Schiavi


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Svolta vegetariana al Bocuse d’Or 2017

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Nel 2013 gli chef finlandesi si presentarono con il loro alleato migliore: la natura del proprio paese

In attesa che tra qualche anno il concorso The Vegetarian Chance diventi il Bocuse d’Or di vegetariani e vegani, è il Bocuse d’Or stesso che si aggiorna e imbocca parzialmente la nostra strada. Infatti nella finale di Lione (24/25 gennaio 2017) i 24 concorrenti dovranno presentare una creazione esclusivamente vegetale. Cucinare può essere bello solo quando ci  porta vicino alla natura, ha detto Régis Marcon, Presidente del Bocuse d’Or International Organizing Committee. Il Comitato del più prestigioso premio culinario internazionale ha ritenuto di doversi adeguare alle nuove tendenze della cucina e lo ha fatto non in un anno qualunque, ma proprio nell’anno del trentesimo anniversario del premio. Si tratta di una scelta significativa e importante. L’alta cucina prende atto che con i vegetali si possono confezionare piatti di alta gastronomia non meno prestigiosi di quelli che contengono prodotti animali. È il punto di partenza di The Vegetarian Chance e della cucina che Pietro Leemann propone da 26 anni. Il futuro della gastronomia si colora di vegetariano, cioè delle decine di colori e sfumature che propone la natura.

I paesi partecipanti all'edizione 2017 in uno specchietto di http://www.bocusedor.com

I paesi partecipanti all’edizione 2017 in uno specchietto di http://www.bocusedor.com

I concorrenti dovranno elaborare una creazione che sia al 100% vegetale composta esclusivamente di verdure, cereali, legumi, semi e frutta. Il piatto potrà essere caldo, freddo o entrambe le cose. Dovranno esprimere nelle loro ricette le tradizioni culturali e gastronomiche dei loro paesi d’origine. Non potranno usare latticini né oli aromatizzati. Purtroppo quest’anno tra i paesi partecipanti non ci sarà l’Italia, ma siamo certi che gli italiani in concorso a The Vegetarian Chance 2017 dimostreranno come sempre una grande maestria nel misurarsi con la cucina vegetale.