The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Losanna: i vegetariani sfrattano la salsiccia

Il ristorante vegetariano Tibits a Losanna: via https://www.letemps.ch

La tradizione in cucina ha una grande forza e infrangerla a volte può comportare impopolarità. Se poi a compiere questo atto “sacrilego” sono dei vegetariani può nascere una polemica. È successo a Losanna quando all’inizio di quest’anno all’interno della stazione ferroviaria ha aperto un ristorante della catena veg Tibits, molto popolare in tutta la Svizzera tedesca. La novità sarebbe passata inosservata se non fosse che il nuovo ristorante si è insediato al posto dell’antico Buffet de la Gare, dove fin dal 1916 servivano la tipica salsiccia vaudese e altri piatti di carne. Per gli oppositori il timore era quello di veder scomparire un pezzo di storia della propria città ad opera degli invasori svizzero-tedeschi giunti a imporre la loro visione veg. Nel caso specifico si tratta dei fratelli Christian, Daniel and Reto Frei , fondatori del progetto insieme con Haus Hiltl di Zurigo. Le polemiche non li hanno fermati. E hanno operato nel rispetto della struttura architettonica e degli antichi arredi. Il menu è, però, radicalmente cambiato virando verso lo stile di Tibits, che propone piatti e bevande all’85% vegane e attinge da ricette e tradizioni di tutto il mondo. Così accanto a falafel, pasta e pakora è apparsa l’antica salsiccia vaudese rivisitata a base di seitan, tofu, melanzane, cavoli e spezie. La stazione con il suo passaggio continuo di locali e visitatori è il  posto ideale per proporre piatti a base vegetale. Gli avventori hanno a disposizione un buffet colorato caldo e freddo, caffetteria e pasticceria a tutte le ore del giorno. Si paga a peso. Meno si mangia e meno si paga. Un sistema utile contro lo spreco piuttosto diverso dal concetto All you can eat. Questa modalità però non piace a tutti. Marie-Pierre Genecand su Le Temps l’ha criticata aspramente spiegando che doversi servire a un buffet e come “pagare per lavorare”. Un ristorante con i prezzi del Tibits dovrebbe garantire il servizio al tavolo, scrive la giornalista, facendo alcuni esempi di prezzi a dir suo troppo alti: un bicchiere di vino bianco 6,50 franchi, un caffè 4,30 franchi.

Una foto d’epoca del buffet della stazione di Losanna: via https://www.letemps.ch

La Genecand guarda al passato con nostalgia quando al buffet della stazione mangiava crauti, sanguinaccio e interiora. Verrebbe spontaneo ironizzare su una svizzera che trova caro un ristorante nel suo paese, noto per non essere proprio a buon mercato. Ma la risposta alle critiche è arrivata dai losannesi, che in questi mesi stanno affollando il locale così come già fanno da anni zurighesi, bernesi e basilesi. La maggior parte non è vegetariana, ma è conquistata dal gusto, dalla flessibilità e dagli antichi  dipinti su tela che fanno sempre mostra di sé sui muri del locale. Sono stati tutti restaurati così da preservare la storia dell’antico Buffet de la Gare. A Losanna storia, tradizione e nuovo cibo hanno trovato la strada della convivenza. E chi vuole l’antica salsiccia può spostarsi un po’ più in là!

 

 

 

 

 

 


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Processo a Homo Sapiens: a teatro con Fausto Gusmeroli

La nostra “capacità” come esseri umani di distruggere il pianeta nel quale viviamo sembra essere ormai superiore alla nostra capacità di preservarlo e rispettarlo per il nostro benessere. Del tema ormai se ne parla molto: nei media, sui libri, al cinema e nelle manifestazioni e nel marketing ad uso e consumo delle aziende, che provano ad essere più etiche. Manca all’appello il teatro, la forma di comunicazione e identificazione più antica e che pure in tempi di tecnologia esasperata non ha perso la sua energia emozionale. Molto dipende ovviamente dalla bravura degli attori e dalla qualità del testo. Per questo non si può non accogliere con interesse che un professore come Fausto Gusmeroli, docente di ecologia agraria all’Università degli Studi di Milano, si sia cimentato nella scrittura di un’opera teatrale, che si potrà vedere a Milano il 10 maggio alle 18.30 alla Centrale dell’Acqua in Piazza Diocleziano, 5.

Ecco come lo stesso professore Gusmeroli descrive il suo spettacolo

Processo a Homo sapiens è una pièce teatrale che affronta il tema del rapporto dell’uomo con l’ambiente. A partire dalla nascita del cosmo, del sistema solare, della Terra e della vita su di essa, si narra la vicenda di Homo sapiens, la sola specie consapevole generata lungo il percorso evolutivo in atto sul pianeta da miliardi di anni. Il passaggio dalla società nomadica del Paleolitico alla società rurale e poi a quella industriale segna drastici cambiamenti nell’immaginario culturale dell’uomo e nella sua strategia di adattamento ecologico. La sua impronta sul pianeta cresce e diviene più profonda, andando a cozzare contro i limiti e le regole della natura. Distruzione della biodiversità, avvelenamento della biosfera, alterazione del clima sono le manifestazioni più gravi di questa sua intemperanza ecologica.L’uomo è così messo sotto accusa e processato e, come in ogni processo, il giudizio potrà essere assolutivo o di condanna.

 


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Sauro Ricci a Identità Golose: un messaggio vegetariano e ambientalista

Sauro Ricci, Executive Chef del ristorante Joia

Costruire nuove memorie era quest’anno il tema di Identità Golose, ed è indubbio che costruire una nuova memoria vegetariana sia quanto mai importante e anche quanto mai difficile. Esiste una memoria gastronomica molto consolidata di carne, pesce e prodotti animali in genere e ne esiste anche una vegetariana, un po’ più nascosta, spuria, considerata povera e poco rilevante ai fini della grande cucina. Alla luce di questa realtà esistono due strade principali e ugualmente valide: la prima è quella di creare una cucina vegetariana nuova e anche slegata dalla memoria, la seconda è quella di rielaborare memorie antiche e lavorare sulle suggestioni. Lungo questa seconda strada si è incamminato Sauro Ricci quando ha presentato a Identità Golose, sezione Identità Naturali, il piatto, Lady Curzon, moglie del Viceré d’India inverno 2018. Il richiamo è alla storia di una zuppa di tartaruga datata 1905, quando il vicerè britannico dell’India George Nathaniel Curzon decise di offrire un sontuoso pasto in onore di ospiti, che non bevevano alcol. A quel tempo, però, nessun britannico avrebbe gradito un pasto senza alcol. La responsabilità di rispettare tutte le abitudini alimentari cadde sulle spalle della moglie, Lady Mary Curzon, che adottò una soluzione creativa: chiese al cuoco di aggiungere sherry alla zuppa.

Lady Curzon in un ritratto di Franz von Lenbach, 1902. Via: http://www.foodsofengland.co.uk/ladycurzonsoup.htm

Da qui il nome della pietanza, che era a base di gelatina di un animale oggi protetto come la tartaruga di mare. Rivisitare questa zuppa in versione vegetariana come ha fatto Ricci è un’operazione culturale e ambientalista dato che ci richiama non solo alla necessità di evitare prodotti animali nella nostra cucina, ma anche al dovere di preservare le specie in via d’estinzione come le tartarughe. La ricetta di Ricci qui sotto riportata è in gran parte a base d’ingredienti esotici come i riferimenti indiani indicano, ma include anche prodotti locali come verza e sedano rapa. Una sintesi di sapori e consistenze originale ed equilibrata. A Identità Golose questo tipo di ricetta era una specie rara quanto le tartarughe. La sezione Identità Naturali è stata, infatti, ridotta a mezza giornata ed è stata aggiunta anche la nuova sezione Identità di Carne, come se già in tutte le sezioni carne e pesce non fossero gli ingredienti più utilizzati per “nobilitare” i piatti degli chef. Sembra che questo consolidato e prestigioso congresso della cucina d’autore sia impermeabile alle istanze di salute e sostenibilità che pervadono sempre di più il mondo dell’alimentazione. Sentir parlare, come è successo, di spennamento di anatre con rispetto è un controsenso. Non basta più parlare di rispetto per la materia prima o di uso di prodotti locali per etichettarsi come sostenibili e proiettati al futuro, ma serve da parte degli chef un salto in avanti verso il mondo vegetale amico della salute e dell’ambiente. In questo senso Sauro Ricci e prima di lui anche Daniela Cicioni, vincitrice della prima edizione di The Vegetarian Chance nel 2015, hanno indicato la strada.

La ricetta di Sauro Ricci, Executive Chef del Joia e Direttore della Joia Academy

Lady Curzon, moglie del Viceré d’India inverno 2018: il piatto proposto da Sauro Ricci a identità Golose

Lady Curzon, moglie del Viceré d’India inverno 2018

Brodo di cocco, lemongrass e il nostro yuzugotcho servito molto caldo, shitaké e batate grigliati, gratinato con panna di sedano di Verona

Ingredienti

Per il brodo

1 l acqua, 50g lemon gras, 50g zenzero, 5g kaffir lime leaves, 10g yuzugocho (macerato di yuzu,sale e peperoncino) sostituibile con bergamotto e peperoncino, 50g cipollotto, 3 shitakè secchi, 10g sale, 50g coriandolo fresco, 10g tamari, 500g latte di cocco, 30g succo di lime e la sua scorza, 20g fecola di patate, 30g zucchero

Per le verdure

200g verza, 400g patata americana, 200g shitake freschi

Per la spuma

800g latte di soia, 400g sedano rapa

Per guarnire

50g tekka (miso a base di radici), 50g prezzemolo tritato

Preparazione

  1. Per il brodo, sobbollire gli ingredienti citati per circa 20 minuti, filtrare il tutto ed unirne 500g al latte di cocco, bilanciare il gusto con lo zucchero il succo e le scorze e legare con l’amido di mais.
  2. Per la spuma, tagliare grossolanamente il sedano di Verona cuocerlo con il latte fino a raggiungere un peso complessivo di 800g, renderlo cremoso con un passaggio in blender e introdurlo in sifone.
  3. Per le verdure, ottenere dei cubi di verza da un cm, scottare le patate dolci in acqua, tagliarle a rondelle e grigliarle con decisione in entrambi i lati. Piastrare anche i funghi e adagiare i tre elementi sul fondo della ciotola precedentemente tinta sul bordo con la tekka e il prezzemolo.
  4. Versare il brodo sulle verdure, arricchire con un bel punto di schiuma di sedano e arrostirla con un cannello da cucina.