The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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A TVC 2017 il gusto di essere veg nelle esperienze e nelle parole dei nostri ospiti/Eng version

Anche quest’anno un’edizione del festival di livello notevole. La sala del Joia durante il concorso era gremita di giornalisti e di addetti ai lavori in festa, le dimostrazioni al teatro Franco Parenti sono state seguite da un pubblico numeroso e interessato, segnale preciso che il vento vegetariano sta arrivando a sempre più persone, che velocemente si stanno avvicinando al pensiero veg, amico del pianeta che abitiamo, degli esseri tutti e non da ultimo della buona salute che questa dieta porta. Bello e forte il documentario, magica la maratona sul tema; le opinioni di ognuno mi hanno arricchito e fatto conoscere punti di vista che non conoscevo. Mi sono divertito a fare shopping al bar, per l’occasione dipinto di verde e dagli amici contadini del mercato della terra che ogni volta mi aprono il cuore con le loro storie di qualità. Di nascosto mi sono poi tuffato nella piscina dei Bagni misteriosi, luogo che contribusce ad abbellire la già affascinante Milano. Forza tutta!

PIETRO LEEMANN

Sauro Ricci racconta i segreti del Natto presentato da Pietro Leemann Chef Sauro Ricci explaining all the secrets of Nattò, presented by Pietro Leemann

Intorno al tema vegetariano il dibattito è continuo e sempre più diffuso e questo è positivo. Ma non basta. Succede, infatti, che questo confronto sia ripetitivo, sterile, poco approfondito e di fatto non aggiunga e non tolga nulla ad opinioni consolidate magari su basi di conoscenza inadeguate a un tema che non si può riassumere nel disquisire se sia migliore l’hamburger di carne piuttosto che quella di soia! Nei due giorni del Festival The Vegetarian Chance abbiamo cercato di dare un contributo al dibattito sulle scelte alimentari della nostra e delle future generazioni. Lo abbiamo fatto con ospiti di grande competenza non solo per i ruoli che occupano nell’alimentazione, ma anche per le loro storie personali e i valori dei quali sono portatori. Non per caso gli show cooking che si sono succeduti sono state delle vere e proprie lezioni sul rapporto, che possiamo intrattenere col nostro organismo e il mondo che ci circonda. Lo ha fatto Sauro Ricci, direttore didattico della Joia Academy spiegando le virtù della soia fermentata giapponese, il Natto, lo ha fatto Valeria Mosca direttore di Wood*ing, che ha esposto i suoi progetti per la valorizzazione delle piante selvatiche commestibili e ha fatto prima fatto assaggiare un rametto di abete rosso, ricco di vitamina C e poi un gelato alle alghe. Valeria ha annunciato anche che aprirà un suo bar a Milano.

Valeria Mosca illustra il valore sconosciuto delle piante selvatiche/ Valeria Mosca illustrates the unknown value of wild plants

Ori Shavit offre lo shawarma di funghi, tofu e cavolfiore/Ori Shavit offers the shawarma of mushrooms, tofu and cauliflower

In linea con i due protagonisti italiani è stata nel pomeriggio del 27 l’israeliana Ori Shavit, attivista vegana popolare anche negli Usa, che ha spiegato come 21 giorni di prova possano bastare per convincerci che il veganismo ci possa far star meglio. Il suo shawarma vegetale speziato ha costituito una staffetta ideale con Bolani (“panzerotto” con verdure) cibo da strada afghano presentato al pubblico domenica mattina dalla contadina Zahara accompagnata da Vittorio Castellani creatore del progetto sociale Nati per Soffriggere, che valorizza le capacità culinarie dei richiedenti asilo.

Cibo da strada e poi cibi da chef nel concorso. Non una contrapposizione, ma due facce della stessa medaglia vegetariana. Due modi diversi di valorizzare i vegetali. Il primo volto a sfamare e soddisfare il gusto, il secondo a raccontare e valorizzare i vegetali attraverso l’estetica, l’inventiva, la tecnica, l’accostamento di sapori. Lungo queste direttrici si sono mossi i concorrenti del concorso, quest’anno di altissimo livello e che hanno reso duro il lavoro dei giudici Pietro Leemann, il presidente, Franco Berrino, Stefano Bocchi, Antonia Klugmann, Davide Oldani, Claudia Zanella. Ha vinto Gijs Kemmeren, uno chef olandese, che gestisce Herberg de Kop van’t Land un ristorante vegetariano, dove le proposte culinarie sono incentrate più sulle verdure che non sui cereali.

I suoi piatti vincenti sono stati una Zuppa di piselli, dove si combinavano sapori molto diversi, capaci di non sovrastare la delicatezza dei legumi freschi. Tra gli ingredienti molti quelli autoprodotti proprio dal ristorante di Kemmeren quali olio di piselli e aceto di verbena.

Dai prati fioriti di primavera Kemmeren ha portato nel piatto olio di sedano e di crescione giallo, funghi. E poi germogli di segale, carota bianca. Anche il secondo piatto è stato dedicato a una verdura primaverile ed è stato: Asparago classico. Per insaporire una verdura così delicata e normalmente coperta dalla comune salsa olandese, Gijs ha usato salsa di latticello, olio di fave, burro chiarificato, salicornia, fungo gallinaccio e lattuga.

Rafael Rodriguez, secondo classificato al concorso

A breve distanza in classifica al secondo posto è arrivato Rafael Rodriguez, già ospite di The Vegetarian Chance nel 2015 con un suo show cooking e oggi titolare a Milano del ristorante Quechua. Le sue ricette hanno fatto viaggiare la giuria fino in Perù. Primo piatto, Gnocchi andini, a base di zucca andina (zapallo loche), carota, sedano, prezzemolo, cipolla, patata e conditi con una salsa a base di alghe e germogli di chia. Secondo piatto, Foresta amazzonica, una riproduzione nel piatto di un habitat molto mitizzato, ma poco conosciuto. Tra gli ingredienti la ormai popolarissima quinoa rossa, nera e bianca, quattro tipi di carote e diversi tipi di germogli. Incrociando una incredibile quantità e varietà di verdure Rodriguez è riuscito a proporre un piatto di sostanza e suggestione. Quest’anno ai premi ufficiali si sono aggiunti quelli dei partner. Il premio Barilla “Ispirazioni dalla natura” è stato assegnato a Daniele Succi, il premio “Creatività” Lavazza è andato Lennart van Veert (secondo lo scorso anno), il premio Benessere Orogel è andato a Gijs Kemmeren, il premio “13 erbe Ricola” è andato ad Andrea Valle.

Sulle note del violoncello di Keren Brera si è aperta e chiusa sabato sera la maratona culturale vegetariana presentata da Gabriele Eschenazi e che ha visto alternarsi sul palco: Claudio Pedrazzini, amico di Pietro Leemann e Consigliere Regionale della Lombardia, Venetia Villani tecnologa alimentare e direttrice di Cucina Naturale, Niccolò Vecchia giornalista di Radio Popolare, Antonio Monaco titolare di Sonda Editore e direttore di Vegan Italy, Michela Villani, scrittrice di fiabe vegane, Stefano Benzoni, agricoltore e “Ortoterapista”, Monia Caramma, produttrice di pasta gluten free, Maria Serra direttrice di Sardinia Escapes, Claudio Agostoni, direttore dei programmi di Radio Popolare, Silvia Cohen, attrice, Agnese Z’Graggen, artista, Jean Blanchaert, gallerista.

La combinazione Teatro Franco Parenti e Bagni Misteriosi ha permesso quest’anno al Festival di estendere la sua offerta al pubblico con The Vegetarian Market in collaborazione col Mercato della Terra di Milano: produttori di eccellenza hanno portato frutta e verdura di stagione, pane con farine biologiche, conserve, formaggi a caglio vegetale. Non solo cibo, ma anche storie di chi valorizza ogni giorno con passione il territorio. Molto apprezzati dal pubblico le degustazioni offerte dai partner: pasta al sugo vegetale da Barilla, caffè bio Alteco da Lavazza, tisane e caramelle alle erbe da Ricola, acqua da S.Pellegrino.  

Arte e cultura sono stati offerti in permanenza ai visitatori con l’installazione Nudo e crudo di Agnese Z’Graggen e Tosi Photography dove gli ortaggi ricoprivano il ruolo delle modelle, e con la vasta scelta di libri a tema veg proposti da Book Catering.

Agnese Z’Graggen e Tosi Photography vicino alla loro opera Nudo e crudo/Agnese Z’Graggen and Tosi Photography near their art work Naked and raw

Un’informazione approfondita sui perché sia necessaria una vera e propria rivoluzione del nostro modo di mangiare è stata diffusa dal documentario Food ReLOVution di Thomas Torelli con intervista a Carlo Petrini, Franco Berrino, T. Colin Campbell, Thomas M. Campbell, Marilù MengoniNoam Mohr, Frances Moore Lappé, Vandana Shiva, Peter Singer. James Wildman.

Red e Chiara Canzian si raccontano

A testimoniare la loro convinta e appassionata “conversione” vegana e vegetariana sono arrivati domenica al Festival Red e Chiara Canzian, autori in tandem del libro Sano, vegano, italiano. La popolarità che deriva ai Canzian dalla musica è uno straordinario lasciapassare per diffondere le ragioni del vegetarianismo. Red ha reso partecipe il pubblico con ironia delle sue difficoltà nel mangiare vegano in un’osteria romana.

 

Un Festival, dove “il gusto consapevole” l’ha fatta da protagonista non poteva che chiudersi con un incontro-assaggio di dolci crudisti golosi presentati da Jenny Sugar, del comitato promotore del Festival health&food coach, e Mara Ramploud, medico dietologo. Da quest’ultima abbiamo avuto la conferma che i dolci non fanno male. Devono, però, essere preparati con buona materia prima integrale, essere consumati con moderazione ed essere piacevoli al palato. I principi che il pubblico ha ritrovato nei dolci al cioccolato che Jenny Sugar ha spiegato e fatto assaggiare.

 

Jenny Sugar e Mara Ramploud raccontano i benefici e il gusto dei dolci crudisti/Jenny Sugar and Mara Ramploud explain the benefits and the taste of raw sweets

GABRIELE ESCHENAZI

 

ENGLISH VERSION

TVC 2017: THE EXPERIENCES AND OPINIONS OF OUR GUESTS

“The fourth edition of the Festival has been of remarkable level. The contest at Joia Restaurant has been attended by a lot of journalists and insiders celebrating the event. Meetings at Franco Parenti Theater have been followed by a large and interested audience and this is a clear sign that vegetarianism is coming to more and more people who are quickly approaching to the vegetarian world, pure friend of the planet we live in, of all beings and of the good health that this diet brings to us. The documentary has been beautiful and incisive, the cultural marathon about vegetarianism has been magical; everyone’s opinions enriched me and they opened me up new worlds. I enjoyed shopping at the bar that hosted the farmers of the Mercato della Terra of Milan: every time they open my heart with their stories on quality. I also secretly dived into the Bagni Misteriosi pool, a place that helps to make the fascinating Milan even more beautiful.”

PIETRO LEEMANN

The debate on vegetarianism is continuous and increasingly widespread and this is a positive fact, but this is not enough. It often happens that the debate on this topic is repetitive, sterile, not exhaustive and it doesn’t modify consolidated views founded on a lack of knowledge: we can’t summarize this debate by discussing on the taste of a meat burger or a soy burger and decide which is bettere! In these two days of The Vegetarian Chance Festival, we have tried to contribute to the debate about food choices of future generations. We did it with the participation of very competent guests, not just for the roles they cover but also for they personal stories and the values of which they are bearers. The cooking shows have been real lessons on the relationship with our body and with the world around us. Sauro Ricci, the didactic director of Joia Academy, explained the virtues of Japanese fermented soy, the Nattò; Valeria Mosca, director of Wood*ing, has exposed her projects for the promotion of edible wild plants and the viewers tasted a sprig of red spruce (rich in vitamin C) and a seaweed ice cream. Valeria also announced that she will open a bar in Milan.

On the same line of the two italian protagonists there was the Israeli Ori Shavit, a vegan activist very popular also in the USA. She explained that 21 days of testing may be enough to convince ourselves that veganism can make us feel better. During her show cooking she prepared spiced vegetable shawarma for everyone. Sunday morning, the Afghan peasant Zahare accompanied by Vittorio Castellani cooked Bolani (a “panzerotto” with vegetables), typical Afghan street food. Vittorio Castellani is the creator of the social project NatiperSoffriggere, which enhances the culinary abilities of asylum seekers.

Street food and then chef’s food in the contest: not a contrast but two faces of the same vegetarian world, two different ways of enhancing the plants. Street food wants to feed and satisfy the taste, chef’s food wants to relate and appreciate the plants through aesthetics, inventiveness, technique and trough the approach of flavors. The competitors followed these concepts to prepare their dishes. This year the level of the contest was very high and this made the jury’s task very difficult. The jury was made up of Pietro Leemann, the president, Franco Berrino, Stefano Bocchi, Antonia Klugmann, Davide Oldani, Claudia Zanella. The winner of the contest was Gijs Kemmeren, a Dutch chef who manages Herberg de Kop van’t Land, a vegetarian restaurant where culinary proposals are more focused on vegetables than on cereals. Gijs Kemmeren’s winning dishes have been Pea soup, in which many different flavors were combined, flavors that don’t overlook the delicacy of fresh legumes. Many of the products used in this dish were self-produced from Kemmeren’s restaurant, for example pea oil and verbena vinegar. Kemmeren used also celery and yellow cress oil, mushrooms, rye sprouts and white carrot. The second dish was also devoted to a spring vegetable: Classic asparagus. To flavor a delicate vegetable such as asparagus (which is usually seasoned with the common Dutch sauce) Gijs used a buttermilk sauce, bean oil, clarified butter, samphire, chanterelle mushrooms and lettuce. Rafael Rodriguez has ranked second. He had already been to The Vegetarian Chance in 2015 with a show cooking and today he’s the owner of Quechua restaurant in Milano. His recipes made the jury “travel” to Peru. The first dish, Andean dumplings, composed by Andean pumpkin (zapallo loche), carrot, celery, parsley, onion, potato and seasoned with a seaweed sauce and chia sprouts. His second dish, Amazon rainforest, was a reproduction of a very mythical, but little known, habitat. The ingredients were the popular red, black and white quinoa, four types of carrots and different types of shoots. Crossing an incredibile amount and variety of vegetables, Rodriguez was able to propose a dish of substance and suggestion. This year partner awards were added to the official ones. The Barilla award “Inspirations from nature” was won by Daniele Succi; the Lavazza award “Creativity” was won by Lennart van Weert (who had ranked second in the last year contest); the Orogel award “Well being” was won by Gijs Kemmeren; the Ricola award “13 Ricola herbs” was won by Andrea Valle.

Keren Brera’s cello notes opened and closed the vegetarian cultural marathon presented by Gabriel Eschenazi, which saw interchange different people on stage: Claudio Pedrazzini, a friend of Pietro Leemann and regional councilor of Lombardy, Venetia Villani food technologist and director of Cucina Naturale, Niccolò Vecchia journalist of Radio Popolare, Antonio Monaco owner of Sonda publisher and Editor of Vegan Italy, Michela Villani vegan fairy tale writer, Stefano Benzoni farmer, Monia Caramma gluten free pasta producer, Maria Serra director of Sardinia Escapes, Claudio Agostoni editor of Radio Popolare programs, Silvia Cohen, actress, Agnese Z’Graggen, artist, Jean Blanchaert, gallery owner and artist..

This year the combination between Franco Parenti Theater and Bagni Misteriosi pool has allowed the Festival to extend its offer to the public with The Vegetarian Market in collaboration with Mercato della Terra of Milan: producers of excellence brought seasonal fruit and vegetables, bread with organic flour, conserves, vegetable rennet cheeses. Not only food but also stories of people who valorize everyday the territory with passion. The participants loved the tastings offered by the partners: pasta with vegetable sauce from Barilla, Alteco bio coffee from Lavazza, herbal teas and herbal candies from Ricola, water from S. Pellegrino.

Art and culture were offered to visitors with the permanent installation Naked and raw made by Agnese Z’Graggen and Tosi Photography, in which vegetables play the role of models. A wide choice of books about veganism and vegetarianism were proposed by Book Catering.

The documentary film Food ReLOVution by Thomas Torelli has spread a in-depth information on why we need a real revolution in our alimentation, with the interview to Carlo Petrini, Franco Berrino, T. Colin Campbell, Thomas M. Campbell, Marilù Mengoni, Noam Mohr, Frances Moor Lappè, Vandana Shiva, Peter Singer, James Wildman.

Red e Chiara Canzian authors of the book Healthy, vegan, italian arrived on Sunday morning at the Festival to report their convivial and passionate vegan and vegetarian “conversion”. Their popularity that comes from music is an extraordinary medium to spread the reasons of vegetarianism and veganism. Red told ironically to the audience his difficulties in eating vegan in a Roman tavern.

A Festival where the conscious taste was the protagonist was rightly concluded with a meeting with tasty gourmet sweets presented by Jenny Sugar, health and food coach, and Mara Ramploud, dietician. We got the confirmation that the desserts don’t hurt. However, they must be prepared with good integral raw material, they must be consumed moderately and they must be pleasing to the palate, things that the audience has found in the chocolate sweets that Jenny Sugar explained and cooked during the event.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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TVC 2017: I CONCORRENTI SI PRESENTANO

 

1) Gianluca Casini ristorante L’arte in cucina (Düsseldorf – Germania)

www.arteincucina.de

«Partecipo al concorso per la seconda volta. La prima è stata due anni fa. Non ero vegetariano, oggi lo sono dopo aver fatto molte prove su di me. Qui a Düsseldorf, dove vivo e lavoro, l’offerta veg è cresciuta moltissimo. Hanno aperto diversi locali vegetariani, comprese alcune «Hamburgerie» e quindi questo significa che anche i fast food hanno fatto grandi passi in avanti. Notevole anche l’evoluzione delle pasticcerie: ne abbiamo una addirittura che fa solo dolci vegani e adatti a intolleranti al glutine. In questo ambiente il mio rapporto con la cucina vegana/vegetariana si é consolidato e ha influenzato il mio programma quotidiano di lavoro. Pur non avendo abbandonato gli «onnivori» (mai avrei pensato di poter classificare certi miei clienti così) mi sono spinto fino alla “cucina crudista» che ho proposto una prima volta l’anno scorso con un certo successo. Inoltre con l’aiuto della cuoca Daniela Cicioni che seguo da anni, sto sperimentando il «formaggio» vegetale».»

2) Gijs Kemmeren Herberg de Kop van’t Land Hotel Restaurant (Dordrecht – Olanda) www.kopvanhetland.nl

«Ho iniziato il mio percorso all’interno del ristorante vegetariano Herberg de Kop van’t Land nel settembre 2014 come capocuoco e proprio qui ho avviato un piccolo laboratorio dove ho iniziato a sperimentare diverse tecniche di conservazione in grado di ridurre i rifiuti del locale. Credo fortemente in questo progetto e trovo sia di grande aiuto per innescare ed incrementare la nostra creatività. Oltre ad essere uno chef sono anche un docente presso la Cas Spijkers Cooking Academy e un dedicato “Gastronauta” del sito Gastronomix.com. Ho una visione chiara della cucina vegetariana e credo di possedere lo spirito adatto per rendere il cibo vegetariano un’esperienza culinaria fine e senza eguali.»

3) Rafael Rodriguez ristorante Quechua (Milano) www.quechuaristorante.com

«Il mio paese, il Perù, è un paese con una biodiversità ricchissima. Chi soffre di glicemia, è intollerante al lattosio o al glutine può trovare da noi i prodotti adatti alla sua dieta. Il più famoso sono le patate: l’ecosistema peruviano ne conta 3000 varietà su 3600 classificate nel mondo. Le qualità nutrizionali delle patate sono ormai universalmente note. Da citare poi, l’ormai sempre più diffusa quinoa, uno pseudo cereale, del quale in Europa si conoscono solo tre varietà: la rossa, bianca e nera. Si tratta di un vegetale parente stretto della barbabietola e degli spinaci, priva di glutine, ricca di fibre e proteine, adatta agli intolleranti al glutine, benefica per fegato, circolazione, purificazione dai grassi. Ormai acquisita è anche la sua duttilità in cucina. Una miniera di salute è il cushuro, un’alga sferica che cresce nell’altopiano andino a 4700 m in laghi e fiumi. Ricca di calcio e fosforo, aiuta a rinforzare le ossa, combattere l’osteoporosi, la coagulazione del sangue. Molto proteica è la kaywa, una pianta rampicante, che cresce nelle Ande. Se poi a questi tesori vegetali aggiungiamo anche la chia e l’amaranto ci rendiamo conto di quale contributo al vegetarianismo possa dare il Perù. Stimolato da questa composita realtà vegetale ho deciso di studiare ogni prodotto e le sue proprietà per inserirlo nella mia cucina. Attualmente sono chef e proprietario del ristorante Quechua, a Milano, precedentemente ho lavorato al ristorante Timè e al Maido cucina Nikkei. Il mio percorso in cucina si propone di valorizzare il Perù attraverso i suoi prodotti vegetali tipici utili a costituire un’alternativa ai prodotti animali».

4) Daniele Succi Ristorante e Hotel I-Fame (Rimini) www.i-fame.it

Bolognese e figlio adottivo della riviera romagnola, dove ha sviluppato la sua passione per la cucina, Daniele Succi racconta così il suo rapporto col mondo vegetale. «Sono fermamente convinto che l’essere umano si debba nutrire di vegetali per una sana e giusta dieta sia nei confronti di se stesso che del pianeta che lo ospita. Sin da bambino ho avuto una predilezione per il mondo vegetale che mi ha fatto diventare un vero amante di tutte le sfumature visive e gustative del panorama vegetariano e vegano. Partecipando al concorso avrò l’opportunità di poter esprimere ciò che sento e mi auguro che il più intimo messaggio della mia cucina sia recepito dalla giuria». Tra le sue esperienze vanta un anno al Joia con Pietro Leemann dove è stato chef de parti, una partecipazione al Gualtiero Marchesi Awards del 2001, ed esperienze all’Acero Rosso di Rimini e La Francescana a Modena con Bottura.

5) Hitoshi Sugiura ristorante Patinastella (Tokyo – Giappone) www.patinastella.com

«Ho imparato la cucina vegetariana negli Usa, dove mi recai all’età di 33 anni per approfondire le mie conoscenze gastronomiche internazionali, sotto la guida di Joachim Splichal, chef e fondatore del Patina Restaurant Group. Tra i 24 e i 32 anni mi ero, infatti, concentrato sul mondo della cucina giapponese. Partendo dall’idea di voler cucinare cibo più sano e più appetitoso per vegetariani decisi di affrontare la sfida di creare un Cucina Giapponese Vegetariana Moderna basandomi sulle caratteristiche delle antiche tradizioni della cucina shojin, risalente a 675 anni fa, e del cibo giapponese fermentato. Partendo dal tema dell’umami e usando ingredienti misteriosi spero di mettere in risalto il sapore naturale di ogni cibo. Il confronto a livello globale con altri chef vegetariani mi sarà di stimolo». Nativo di Osaka, 41enne, Hitoshi Sugiura è uno chef giapponese di prestigio. Negli ultimi cinque anni ha preso parte al catering dedicato alla cerimonia degli Emmy Awards e agli eventi Washoku organizzati dal governo giapponese a New York. È stato private chef di personaggi politici internazionali quali la First Lady polacca, il primo ministro e la First Lady del Giappone. Oggi ricopre il ruolo di executive chef presso il ristorante Patinastella a Tokyo.

6) Fabio Vacca Hotel Relais Villa del Golfo (Cannigione – Sardegna) www.hotelvilladelgolfo.it

Già tra i finalisti della terza edizione Fabio Vacca torna con i suoi piatti che tendono a valorizzare la sua terra, la Sardegna. «Il mio approccio con la cucina vegetariana e vegana nasce prima di tutto in cucina dove ho sempre avuto un feeling particolare con i vegetali sia per l’aspetto estetico dei colori sia per la soddisfazione nel cucinarli. Poi il mio percorso mi ha indotto a valutare anche l’aspetto salutistico (fisico, mentale e spirituale). È questa la motivazione che mi ha spinto a partecipare al concorso per due anni consecutivi. Alla scorsa edizione ho presentato piatti basati su un bagaglio tecnico ed esperienziale da me acquisito in cucine di alto livello a Saint-Moritz, Parigi, Dublino, Strasburgo, da Oliver Piras e Alessandra del Favero, dove abbiamo conquistato la prima stella Michelin. Dopo quattro anni al ristorante Caneddi dell’Hotel Marinedda ho iniziato un nuovo progetto come Executive Chef dell’Hotel Relais Villa del golfo a Cannigione. Faccio parte dell’associazione Laboratorio Cucina Sardegna, che si propone di valorizzare i prodotti del territorio in sinergia con i produttori in favore del buon cibo di qualità. Anche quest’anno intendo valorizzare le materie prime della mia terra, la Sardegna, e dare un mio contributo alla sensibilizzazione di un’alimentazione più vegetale». 

7) Andrea Valle ristorante Piccolo Lago (Verbania) http://www.piccololago.it/

Pastry chef, ciclista, amante della natura, Andrea Valle, da due anni al Piccolo Lago, crede nello sviluppo della cucina vegetariana. «Provo una grande curiosità per il vegetarianismo e trovo che sia importante sviluppare il mondo della cucina vegetariana per aumentare il benessere delle persone. Mangiare sano, fare sport e limitare il consumo di carne non può che essere un toccasana per gli amanti della buona cucina. Questa inclinazione mi deriva dalla mia passione per il ciclismo, che significa amore per la natura. Non appena riesco a ritagliarmi un attimo di tempo libero faccio lunghe escursioni. Il contatto con la natura mi rilassa la mente, mi fa scoprire nuovi profumi e aromi: esperienze che mi danno ispirazione per nuove ricette. Prima di arrivare sulle rive del lago di Mergozzo ho lavorato per quattro anni a Dubai, città per me meravigliosa, lavorando nel ristorante Cavalli e poi aprendo il Grissino».

8) Lennart van Weert Restaurant Cabillaud (Venlo – Olanda) https://www.maaspoort.nl/eten-drinken/cabillaud/

Secondo nella competizione dello scorso anno Lennart van Weert, 27 anni, nativo di Baarlo, è stato nuovamente ammesso alla finale del concorso e spiega qui la sua esperienza:
«Inventare le ricette per questo concorso era già stata per me un’esperienza che mi aveva realmente soddisfatto, classificarmi secondo è stata una sorpresa della quale vado estremamente fiero. Mi considero un cuoco creativo che ha cura dei dettagli, con uno stile innovativo, ma dalle basi solide e poco flessibili. Ho deciso di partecipare di nuovo a questa competizione perché questa volta sarà ancora più difficile emergere con qualcosa di più innovativo e unico rispetto allo scorso anno. Un aspetto del cucina vegetarian che mi colpisce è il fatto che a volte le persone la considerano troppo facile: cucinano qualche verdura e si fermano lì. Eppure esiste una grande abbondanza di vegetali con i quali lavorare e creare qualcosa di bello. Sono così tanti i prodotti, dei quali tutti (me compreso) non abbiamo sentito parlare e che non che non abbiamo mai pensato di cucinare!!».