The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Glifosato: ISDE risponde a Elena Cattaneo

Monsanto: il più grande produttore mondiale di Glifosato

Dopo che la UE ha prorogato di altri cinque anni l’autorizzazione all’uso del glifosato, il più famoso erbicida del mondo prodotto dall’azienda americana Monsanto, le polemiche divampano. Sul tema si è espressa la senatrice a vita e farmacologa Elena Cattaneo e ISDE Italia, Associazione Medici per l’Ambiente gli ha risposto. Di ISDE fa parte Carlo Modonesi, professore di ecologia umana, amico di The Vegetarian Chance. Il governo italiano ha votato contro il prolungamento dell’autorizzazione, ma la senatrice Cattaneo, che fa parte del principale partito di governo, il PD, è di parere opposto. D’altra in Italia è proprio lei la portabandiera degli OGM che si usano in agricoltura combinati col diserbante glifosato.

Ecco il testo di ISDE

LA SENATRICE-FARMACOLOGA NON SA CHE…….

Non è consuetudine di ISDE Italia (Medici per l’Ambiente) esprimere valutazioni in merito alle dichiarazioni pubbliche di rappresentanti della politica e delle istituzioni. Quando però le dichiarazioni inquadrano i fatti in modo distorto e al tempo stesso pretendono di fornire indirizzi che attengono alla salute pubblica e alla tutela dell’ambiente, l’attenzione di ISDE Italia viene inevitabilmente sollecitata. Il commento a firma di Elena Cattaneo (Gli equivoci sul glifosato), pubblicato il primo dicembre 2017 su Repubblica, elenca una serie di pregiudizi e di semplici opinioni sugli effetti sanitari e ambientali dell’erbicida più diffuso al mondo che non coincidono nel modo più assoluto con le conoscenze attualmente disponibili; il tutto, accompagnato da un concentrato di nozioni sull’agricoltura sostenibile (biologica e biodinamica) che lascia francamente sconcertati. L’innovazione del futuro, sostiene l’autrice, coinciderebbe con l’impiego universale di OGM, capaci di risolvere in un colpo solo la moltitudine di temibili sfide con cui l’agricoltura dovrà fare i conti, dal cambiamento climatico all’erosione della biodiversità, fino alla piaga della denutrizione e chissà cos’altro ancora. Non una parola viene spesa circa la necessità 1) di sviluppare un approccio sistemico nelle policy per l’agricoltura e 2) di implementare un uso sostenibile delle risorse naturali e delle matrici ambientali nelle pratiche agricole. Naturalmente, per quanto discutibili, le opinioni personali sarebbero del tutto legittime se non fossero visibilmente travestite da prescrizioni scientifiche: il commento, infatti, viene firmato dalla senatrice indossando il “camice bianco” (farmacologa è la qualifica che compare in calce oltre a quella istituzionale). Su questo improbabile tentativo di fornire indicazioni corredate di certificazione scientifica è il caso di esprimere più di una perplessità e almeno un chiarimento, al fine di evitare che, nello scorrere il commento, il lettore scambi lucciole per lanterne e abbia la tentazione di prendere sul serio la lunga lista di inesattezze che l’autrice fa proprie. La letteratura scientifica ha cominciato a occuparsi dei danni biologici e sanitari del glifosato alla fine degli anni Settanta, quando la molecola erbicida aveva un mercato marginale e la sua diffusione non era ancora stata ingigantita dalle colture ingegnerizzate per la resistenza ai suoi effetti tossici. Grazie alle prime indagini nord-americane e australiane condotte su organismi impiegati come bioindicatori (gruppi particolari di invertebrati e vertebrati), si cominciò a comprendere che la presunta innocuità del prodotto, propagandata a tambur battente dall’industria, necessitava di una radicale rettifica, soprattutto nei formulati commerciali (come il Roundup) contenenti il surfattante POEA. Da allora, le indagini sui rischi ecologici e sanitari indotti dall’utilizzo sempre più diffuso dell’erbicida sono aumentate esponenzialmente, tant’è che alcuni anni fa il glifosato è entrato nel mirino della commissione IARC (la massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro) deputata a proporre e realizzare, attraverso una lunga e articolata procedura di “candidatura e revisione”, una valutazione dei dati tossicologici ed epidemiologici sulla cancerogenicità del composto. Oggi il glifosato si trova al centro di un’accesa disputa internazionale che vede molti ricercatori e associazioni impegnati a bandirne la commercializzazione e gli usi agricoli ed extra-agricoli, non solo per la sua probabile cancerogenicità umana (linfoma non-Hodgkin) decretata da IARC nel 2015, ma anche per la sua tossicità endocrina, neurologica e riproduttiva, nonché per la sua ben nota ecotossicità.  È evidente che l’eventuale eliminazione del glifosato dal mercato globale dei pesticidi spingerebbe l’industria a sostituirlo con altri prodotti, sulla carta anche più tossici dell’originale. Ma il nodo della questione è proprio questo: il bando del glifosato dovrebbe rappresentare un primo passo verso la progressiva rimozione dei veleni di sintesi dalle pratiche agricole e zootecniche, così come da ogni altro settore in cui i parassiti possono essere controllati con metodi alternativi, non tossici e meno costosi. È difficile capire da dove tragga le informazioni sugli impatti del glifosato la senatrice-farmacologa Cattaneo, certamente non dalla letteratura scientifica indipendente, che sull’argomento specifico è disponibile in quantità. In ogni caso, è poco consigliabile riproporre continuamente, come fonte primaria di dati, il report sui rischi del glifosato prodotto dall’EFSA, in quanto, com’è noto, si tratta in buona parte di un documento copiato da materiali forniti dall’industria, che certamente non rientrano nel novero degli studi scientifici indipendenti. Per concludere, poiché nessuno dubita della buona fede con cui è stato scritto il commento, c’è da dubitare della reale conoscenza degli argomenti cruciali che in esso vengono trattati, sui quali la senatrice-farmacologa continua a dispensare opinioni personali e ricette risolutive del tutto infondate.

5 Dicembre 2017

Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia

Via XXV Aprile, 34 – 52100 Arezzo

Tel: 0575-23612 – e-mail: isde@isde.it


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Tre zucchine bio per 5 anni di vita in più? Meglio gli OGM. Parola di Elena Cattaneo

Elena Cattaneo scienziata e senatrice a vita

Elena Cattaneo scienziata e senatrice a vita

“C’è chi mangia tre zucchine biologiche e crede così che camperà cinque anni di più!!!”: così, con affermazioni di questo tenore, la senatrice Elena Cattaneo ha cercato di ridicolizzare e mettere alla berlina chi diversamente da lei avversa la manipolazione genetica degli OGM e crede invece nell’agricoltura biologica. A darle il palcoscenico per rilanciare la sua fede assoluta negli OGM è stata a Milano la Fondazione Ambrosianeum giovedì 19 gennaio nell’ambito di un dibattito dal titolo Gli organismi geneticamente modificati (OGM) fanno male?. Tra i relatori non era stato incluso alcun ricercatore contrario agli OGM e questo indicava già la risposta a una domanda posta di fatto in forma più retorica che non reale. D’altra parte anche l’immagine d’apertura della scienziata parlava chiaro: due prosciutti e una forma di formaggio. Non esistono prove che gli OGM facciano male, ha ribadito la Cattaneo, che ha anche sottolineato come nessuna attività umana sia esente da rischi. ”Volare può essere pericoloso, eppure noi tutti continuiamo a farlo”, ha detto. Agli oppositori degli OGM, che a suo dire in Italia negano la libertà di ricerca, Elena Cattaneo ha, però, fatto due concessioni: la prima è che l’uso di prodotti OGM va valutato caso per caso, la seconda è che i consumatori hanno diritto di sapere se stanno mangiando OGM e devono poter scegliere cosa mangiare secondo le loro convinzioni. D’altra parte, secondo la senatrice, chi è povero non può fare a meno di mangiare OGM, mentre chi è ricco può permettersi il cibo biologico, che non dà alcuna garanzia di essere più salubre di quello convenzionale. E per avvalorare quest’ultima affermazione la senatrice ha citato una ricerca di Altroconsumo, che avrebbe dimostrato che tra vegetali coltivati convenzionalmente e biologicamente non esisterebbe alcuna differenza né nutrizionale, né sanitaria. Strano che una scienziata che si è molto vantata delle sue ricerche pesanti (3,7 kg quella distribuita ai senatori) si sia accontentata di un servizio giornalistico per avvalorare le sue tesi. Tanto più che il servizio della rivista Altroconsumo non è stato da lei citato correttamente. In quel servizio non si nega che i prodotti agricoli convenzionali contengano pesticidi, si consiglia di non usare la buccia e di buttare via l’acqua di cottura quando ci si nutre di prodotti agricoli convenzionali. Tre elementi che indicano come una differenza tra convenzionale e bio esista e non sia poi così irrilevante. Del problema dell’abuso di erbicidi e pesticidi nessun accenno da parte della dottoressa Cattaneo se non quando ha liquidato la questione glifosato come “l’ennesima fobia”.

Il logo di Non GMO project, l'organizzazione americana che si batte contro gli OGM

Il logo di Non GMO project, l’organizzazione americana che si batte contro gli OGM

Eppure il fatto che gli OGM comportino un maggiore uso di erbicidi e non escludano quello dei pesticidi è cosa nota e non può essere considerato un fattore irrilevante. La senatrice ha anche negato che l’uso di OGM favorisca gli interessi delle multinazionali dato che anche nell’agricoltura convenzionale i produttori sarebbero costretti ad acquistare ogni anno semi, erbicidi e pesticidi dalle stesse aziende. Grana padano, prosciutti italiani sono tutti derivati da animali allevati con prodotti agricoli OGM e sono buonissimi, ha continuato la scienziata, che non ha risparmiato al pubblico il luogo comune “la vita media si è allungata” che di solito è molto vendibile. Peccato che nel mondo le patologie legate all’alimentazione siano in aumento vertiginoso e questo significhi qualità della vita peggiore e costi sanitari sempre più alti. E dagli OGM il contributo sanitario che abbiamo è quello di causare un aumento della produzione di carne attraverso l’alimentazione con soia OGM degli animali da allevamenti intensivi. Da parte della senatrice non è poi arrivata nessuna parola sull’etica del rapporto tra uomo e natura. La sua visione è antropocentrica e nelle sue concezioni non c’è spazio per il rispetto e lo studio dei suoli: la chimica prima di tutto. Lo ha spiegato chiaramente lei stessa quando ha detto “L’agricoltura è per definizione nemica della natura” e dunque non ci rimane che sviluppare al massimo l’agricoltura industriale con gli OGM. Ma come racconta il documentario Domani solo il 30% dell’agricoltura mondiale è industriale mentre il restante 70% è nelle mani dei piccoli produttori. Questo significa che per il futuro esistono soluzioni diverse da quelle prospettate dalle multinazionali e sono tutte molto ben raccontate nel documentario Domani. Per saperne di più sul No agli OGM informazioni nel sito di Greenpeace.