The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Anche i vegetariani tra gli anticonsumisti di Philip Kotler

Riprendiamo dalla pagina dei commenti de Il Sole 24 ORE del 28 maggio un analisi di Philip Kotler sulla trasformazione della società capitalista. Kotler è Professore di International Marketing presso la Kellogg School of Management della Northwestern University di Evanston, Illinois. Considerato il padre del marketing moderno è noto per aver elaborato la teoria del marketing sociale, cioè l’utilizzo delle strategie e delle tecniche del marketing per indurre un gruppo target a modificare un comportamento a vantaggio del singolo e dell’intera società. Kotler vede oggi nelle nuove scelte e atteggiamenti dei consumatori i prodromi di una mutazione del capitalismo in senso più sociale ed equo.

 

ll covid-19 ci ha fatto entrare nell’epoca del postconsumismo

Il Covid-19 si è diffuso nel mondo senza sosta e lascia dietro di sé un percorso di morte e distruzione. Il mondo rischia di cadere in una Grande depressione, con milioni di disoccupati in tutto il pianeta e la disuguaglianza di reddito è destinata ad aumentare ulteriormente.
Prevedo che questo periodo di privazione e ansia porterà a nuovi atteggiamenti e comportamenti dei consumatori, che cambieranno la natura del capitalismo attuale. Alla fine, i cittadini riconsidereranno ciò che consumano, quanto consumano e in che modo i loro consumi sono influenzati dalle questioni di classe e dalla disuguaglianza sociale. Dovranno ripensare gli assunti del capitalismo ed emergere da questo periodo terribile con una nuova e più equa forma di capitalismo.
Con la rivoluzione industriale del XIX secolo, i cittadini si sono gradualmente trasformati in consumatori. Il consumo è diventato uno stile di vita e una cultura. I produttori hanno tratto grande profitto dal numero crescente di consumatori attivi; erano entusiasti di poter stimolare una domanda più forte e maggiori consumi.
Oggi tuttavia ci sono segnali di crescita di un movimento contrario al consumo, in cui possiamo distinguere almeno cinque tipi: i semplificatori della vita, persone che vogliono mangiare di meno e comprare di meno, gli attivisti della decrescita, i quali ritengono che troppo tempo e troppi sforzi siano investiti nel consumare, gli attivisti climatici, i selettori alimentari sani, che si sono trasformati in vegetariani e vegani e gli attivisti della conservazione, che sostengono la necessità di non distruggere i beni esistenti ma di riutilizzarli, ripararli, riadattarli o distribuirli alle persone bisognose.
Il capitalismo è un sistema economico votato a una crescita incessante e illimitata. Si fonda su due assunti: (1) le persone hanno un desiderio illimitato di godere di sempre più beni; (2) la Terra ha risorse illimitate per sostenere una crescita illimitata. Entrambi questi assunti sono ora in discussione.
Parte del problema della crescita economica è che i benefici derivanti dagli aumenti di produttività non sono equamente condivisi.
Persino alcuni miliardari sono scontenti di questi accordi retributivi fortemente sperequati. Bill Gates e Warren Buffett hanno chiesto pubblicamente di aumentare l’aliquota fiscale sui redditi. Il tasso massimo è oggi al 37% a seguito della riforma fiscale del 2018. Intanto, i cittadini ricchi dei Paesi scandinavi pagano il 70% e riescono a gestire un’economia sana, con assistenza sanitaria e istruzione universitaria gratuita. Un miliardario americano, Nick Hanauer, ne ha parlato su Ted. Ha avvertito gli altri miliardari che «i forconi stanno arrivando». Li implora di pagare salari e tasse più alti e condividere una quota maggiore dei profitti derivanti dalla produttività con la classe lavoratrice. Questa dovrebbe guadagnare abbastanza da mangiare bene, pagare l’affitto e andare in pensione con risparmi adeguati.

Il capitalismo cambierà anche per altri motivi. Se un numero più alto di consumatori decide di essere anticonsumista, spenderà meno. La spesa dei consumatori ha tradizionalmente sostenuto il 70% dell’economia americana; se tale spesa diminuisce, l’economia americana si contrae in termini dimensionali. Un rallentamento della crescita economica porterà a una maggiore disoccupazione. Inoltre, si stanno perdendo molti posti di lavoro sostituiti dall’intelligenza artificiale e dai robot. Ciò richiederà al capitalismo di investire di più in assicurazioni contro la disoccupazione, in previdenza sociale, buoni pasto, mense economiche e assistenza sociale.
Il capitalismo dovrà stampare più denaro. Nella misura del possibile, le aliquote fiscali dovranno essere notevolmente aumentate. Le vite dei ricchi normalmente non sono influenzate dal dolore e dalle difficoltà dei poveri, ma ora è tempo che i ricchi paghino di più e condividano di più. Nella crisi attuale, i Ceo e i loro staff con retribuzioni alte devono ridurre i loro compensi. I dirigenti di Boeing hanno recentemente dato l’esempio dichiarando che lavoreranno senza retribuzione durante la crisi dovuta alla Covid-19.
Quando la crisi sarà finita, il capitalismo sarà entrato in una nuova fase. I consumatori saranno più attenti a ciò che consumano e a quanto hanno bisogno di consumare.
Più persone cercheranno di creare un equilibrio migliore tra lavoro, famiglia e tempo libero. Molti passeranno dalla dipendenza dal materialismo alla percezione dell’esistenza di altri percorsi per condurre una buona vita. Passeranno al post-consumismo.
Il capitalismo rimane il motore migliore per una crescita economica efficiente. Può anche essere il motore migliore per una crescita economica equa. Non si trasforma in socialismo se aumentiamo le tasse per i ricchi. Abbiamo rinunciato alla falsa dottrina economica secondo cui i poveri traggono vantaggio dal fatto che i ricchi diventino sempre più ricchi. In realtà, i ricchi diventeranno più ricchi soprattutto se lasceranno più denaro da spendere nelle mani delle famiglie della classe operaia.
Come la crisi del coronavirus ha mostrato, un sistema sanitario pubblico solido è decisamente interesse di tutti, sia ricchi sia poveri. È tempo di ripensare e riconnettere il capitalismo e dargli una forma più equa, basata sulla democrazia e sulla giustizia sociale. O impareremo a condividere di più, come i Paesi scandinavi, o diventeremo una repubblica delle banane. Siamo tutti sulla stessa barca.


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Covid 19: malattia umana, malattia ecologica: un video di Carlo Modonesi e Monica Oldani

La foresta: il miglior vaccino Foto di Radosław Cieśla da Pixabay

Dopo oltre mesi di pandemia non solo non abbiamo sconfitto il virus, ma forse non abbiamo ancora capito esattamente come e cosa esattamente abbia stravolto in modo così radicale le nostre vite quotidiane. Di informazioni ne abbiamo ricevute molte, magari troppe e non tutte chiare e precise. In aiuto ci viene il video, Covid 19: malattia umana, malattia ecologica, realizzato dal professor Carlo Modonesi e dalla professoressa Monica Oldani su invito della Diocesi di Como per ricordare l’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. Si tratta di una vera e propria lezione che propone con linguaggio semplice una lettura scientifica ed ecologica della pandemia da COVID-19. Significativa è la conclusione del video che indica come le foreste oltre a essere nostre alleate contro l’inquinamento siano essenziali per tenere i virus in equilibrio con l’ambiente e le diverse specie.
Carlo Modonesi è professore di Ecologia umana all’Università degli Studi di Parma, la professoressa Monica Oldani è psicologa ed esperta di comunicazione scientifica (e voce narrante del video).

Di seguito segnaliamo anche il video How the Covid-19 pandemic began diffuso dal quotidiano britannico The Daily Telegraph, che racconta con immagini esplicite tutti i pericoli insiti nei Wet Market cinesi dai quali si presume si sia diffuso il virus. Questo filmato ci racconta tra l’altro come i pipistrelli incriminati non si vendevano al mercato di Wuhan, ma potrebbero aver infettato polli o altri animali messi in vendita. L’animale responsabile della diffusione del morbo non è stato dunque ancora identificato, ma forse poco importa dato che è l’essere umano a non poter più sfuggire dalle proprie responsabilità.

 

 

 

 


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Il mondo non sarà più lo stesso?

Foto di Ria Sopala da Pixabay

L’epidemia è ancora lontana dall’esaurirsi e per farci forza, sopportare le limitazioni e nascondere le paure guardiamo avanti. Il mondo non sarà più lo stesso è l’affermazione più diffusa, ma che può assumere molteplici significati. Può riferirsi ai problemi economici che affliggeranno centinaia di milioni di persone, alle libertà individuali che saranno ancora a lungo limitate, a una nuova consapevolezza che ci eviti in futuro nuove emergenze e quindi a un nuovo rapporto con questo nostro pianeta. A quest’ultimo punto guarda chi è ambientalista, chi crede che l’emergenza climatica, meno tangibile e immediata, sia la madre di tutte le emergenze. E soprattutto che non si tratti solo di un’emergenza ambientale, ma anche di un’emergenza sociale, economica e sanitaria. Il dopo Covid-19 potrebbe portarci in dote nuove politiche negative o positive a seconda dell’approccio che adotteranno le potenze economiche del mondo, intese come paesi, istituzioni, organizzazioni internazionali e multinazionali. L’interesse per una ripresa economica rapida che rilanci i profitti e diventi un’illusoria panacea per i poveri del mondo potrebbe portare a un accantonamento di politiche virtuose. Potrebbe significare il rilancio di un consumo forsennato di combustibili fossili, dell’agricoltura industriale, della deforestazione, e infine un aumento dei trasporti da una parte all’altra del globo di merci e uomini. Dunque più inquinamento, più attacchi alla biodiversità, più sfruttamento delle risorse, più povertà e ovviamente più emergenza climatica. Il rischio di nuove pandemie non farebbe che aumentare a cominciare dall’antibiotico resistenza che rischia di diventare la prossima emergenza mondiale come ha detto all’Espresso il 22 marzo lo scienziato italiano Rino Rappuoli, capo delle ricerche sui vaccini della multinazionale GlaxoSmithKline: Ho passato gli ultimi vent’anni a scrivere che ci dovevamo preparare a eventi di pandemia da virus così estremi come quello che stiamo vivendo. Purtroppo il nostro lavoro sembra non servire a niente. Ora che l’emergenza è esplosa, tutti i governi faranno i conti con gli enormi danni economici del coronavirus. Ma quando si parla di prevenzione, che richiede investimenti molto inferiori, la spesa viene giudicata troppo alta. Se non si cambiano le politiche sanitarie e veterinarie l’antibiotico resistenza diventerà un’emergenza più grave del coronavirus. E questa è una certezza“. Nel fare queste affermazioni il professor Rappuoli si è riferito ai devastanti effetti degli allevamenti intensivi di bestiame, che raggiungono ogni anno la cifra spaventosa di 56 miliardi di unità. Per ogni kg di carne vengono impiegato 1,4 mg di antibiotici. Ed esiste anche il rischio concreto che proprio lì da dove è partita la pandemia, cioè la provincia cinese di Hubei, riprenda il commercio e il consumo di animali selvatici. Notizie in tal senso stanno circolando sul web. Al timone di grandi paesi come Usa, India, Cina, Russia, Brasile e parte dell’Europa non ci sono governanti lungimiranti che trarranno i dovuti insegnamenti dal Covid-19. Tuttavia c’è in campo il grande movimento globale per l’emergenza climatica e in genere ci siamo noi cittadini del mondo consapevoli che possiamo porre delle domande e pretendere dei cambiamenti dai nostri leader. In queste settimane gli abitanti di questo pianeta hanno imparato molto in fretta cosa significhi una crisi sanitaria globale e che questa crisi riguarda gli esseri umani mentre la natura se ne è invece giovata. Acqua e aria sono diventate all’improvviso più pulite, animali e piante hanno ripreso possesso di territori fino a poco tempo fa a loro preclusi.

A New Delhi da dieci anni non si vedeva un cielo così azzurro e pulito. Si pone sempre più pressante la richiesta di uno sviluppo sostenibile e compatibile con la salute. Ci si chiede cosa significhi sicurezza. Serve davvero chiudersi nei propri confini? Qual è la vera utilità degli eserciti? Non sarà meglio che il genere umano avverta di essere unito da uno stesso destino, che è poi il destino del Pianeta. Un’altra domanda riguarda l’alimentazione e il destino dell’agricoltura industriale con il suo carico di pesticidi, diserbanti, monoculture intensive, perdita di biodiversità. Il tutto legato soprattutto al consumo esorbitante di proteine animali. C’ è da rivedere il volume dei nostri consumi sempre più inquinanti: abbigliamento, trasporti, tecnologia e tutto il resto. E ci sono infine le domande esistenziali sul senso della nostra vita e sulla nostra tenuta psicologica di fronte a catastrofi da noi stessi causate. Il vero benessere non potrà più essere un’auto nuova, vacanze, carne in tavola, ma sarà necessariamente altro: ambiente più pulito, cibo sano e gustoso, spazio e tempo da godere con gli altri.

Gabriele Eschenazi