The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)

Il mondo non sarà più lo stesso?

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Foto di Ria Sopala da Pixabay

L’epidemia è ancora lontana dall’esaurirsi e per farci forza, sopportare le limitazioni e nascondere le paure guardiamo avanti. Il mondo non sarà più lo stesso è l’affermazione più diffusa, ma che può assumere molteplici significati. Può riferirsi ai problemi economici che affliggeranno centinaia di milioni di persone, alle libertà individuali che saranno ancora a lungo limitate, a una nuova consapevolezza che ci eviti in futuro nuove emergenze e quindi a un nuovo rapporto con questo nostro pianeta. A quest’ultimo punto guarda chi è ambientalista, chi crede che l’emergenza climatica, meno tangibile e immediata, sia la madre di tutte le emergenze. E soprattutto che non si tratti solo di un’emergenza ambientale, ma anche di un’emergenza sociale, economica e sanitaria. Il dopo Covid-19 potrebbe portarci in dote nuove politiche negative o positive a seconda dell’approccio che adotteranno le potenze economiche del mondo, intese come paesi, istituzioni, organizzazioni internazionali e multinazionali. L’interesse per una ripresa economica rapida che rilanci i profitti e diventi un’illusoria panacea per i poveri del mondo potrebbe portare a un accantonamento di politiche virtuose. Potrebbe significare il rilancio di un consumo forsennato di combustibili fossili, dell’agricoltura industriale, della deforestazione, e infine un aumento dei trasporti da una parte all’altra del globo di merci e uomini. Dunque più inquinamento, più attacchi alla biodiversità, più sfruttamento delle risorse, più povertà e ovviamente più emergenza climatica. Il rischio di nuove pandemie non farebbe che aumentare a cominciare dall’antibiotico resistenza che rischia di diventare la prossima emergenza mondiale come ha detto all’Espresso il 22 marzo lo scienziato italiano Rino Rappuoli, capo delle ricerche sui vaccini della multinazionale GlaxoSmithKline: Ho passato gli ultimi vent’anni a scrivere che ci dovevamo preparare a eventi di pandemia da virus così estremi come quello che stiamo vivendo. Purtroppo il nostro lavoro sembra non servire a niente. Ora che l’emergenza è esplosa, tutti i governi faranno i conti con gli enormi danni economici del coronavirus. Ma quando si parla di prevenzione, che richiede investimenti molto inferiori, la spesa viene giudicata troppo alta. Se non si cambiano le politiche sanitarie e veterinarie l’antibiotico resistenza diventerà un’emergenza più grave del coronavirus. E questa è una certezza“. Nel fare queste affermazioni il professor Rappuoli si è riferito ai devastanti effetti degli allevamenti intensivi di bestiame, che raggiungono ogni anno la cifra spaventosa di 56 miliardi di unità. Per ogni kg di carne vengono impiegato 1,4 mg di antibiotici. Ed esiste anche il rischio concreto che proprio lì da dove è partita la pandemia, cioè la provincia cinese di Hubei, riprenda il commercio e il consumo di animali selvatici. Notizie in tal senso stanno circolando sul web. Al timone di grandi paesi come Usa, India, Cina, Russia, Brasile e parte dell’Europa non ci sono governanti lungimiranti che trarranno i dovuti insegnamenti dal Covid-19. Tuttavia c’è in campo il grande movimento globale per l’emergenza climatica e in genere ci siamo noi cittadini del mondo consapevoli che possiamo porre delle domande e pretendere dei cambiamenti dai nostri leader. In queste settimane gli abitanti di questo pianeta hanno imparato molto in fretta cosa significhi una crisi sanitaria globale e che questa crisi riguarda gli esseri umani mentre la natura se ne è invece giovata. Acqua e aria sono diventate all’improvviso più pulite, animali e piante hanno ripreso possesso di territori fino a poco tempo fa a loro preclusi.

A New Delhi da dieci anni non si vedeva un cielo così azzurro e pulito. Si pone sempre più pressante la richiesta di uno sviluppo sostenibile e compatibile con la salute. Ci si chiede cosa significhi sicurezza. Serve davvero chiudersi nei propri confini? Qual è la vera utilità degli eserciti? Non sarà meglio che il genere umano avverta di essere unito da uno stesso destino, che è poi il destino del Pianeta. Un’altra domanda riguarda l’alimentazione e il destino dell’agricoltura industriale con il suo carico di pesticidi, diserbanti, monoculture intensive, perdita di biodiversità. Il tutto legato soprattutto al consumo esorbitante di proteine animali. C’ è da rivedere il volume dei nostri consumi sempre più inquinanti: abbigliamento, trasporti, tecnologia e tutto il resto. E ci sono infine le domande esistenziali sul senso della nostra vita e sulla nostra tenuta psicologica di fronte a catastrofi da noi stessi causate. Il vero benessere non potrà più essere un’auto nuova, vacanze, carne in tavola, ma sarà necessariamente altro: ambiente più pulito, cibo sano e gustoso, spazio e tempo da godere con gli altri.

Gabriele Eschenazi

 

 

 

 

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