The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Jenny Sugar: una chef pasticciera dal cuore vegano/ a pastry chef with a vegan heart

Jenny Sugar nel suo negozio di MilanoFino a luglio 2012 Jenny Sugar gestiva a Milano una prestigiosa pasticceria, Sugartree. Jenny, di famiglia ebraica, è la continuatrice di una ricchissima cultura familiare dell’alta pasticceria. I Sugar l’hanno esportata dall’Europa in Venezuela e poi di nuovo in Italia a Milano e negli Usa. Tutta l’epopea di questa “dolce” famiglia è ben raccontata nel sito con testi, fotografie e filmati. A un certo punto Jenny non si è più accontentata della passione, che da sempre le ha riempito la vita. Ha guardato al di là del suo laboratorio di pasticceria e ha deciso di prendersi un anno sabbatico per girare il mondo e imparare. Non sapeva cosa avrebbe trovato, dove sarebbe andata, per quanto tempo avrebbe lasciato Milano. Sapeva che ovunque avrebbe potuto scambiare il suo sapere con quello degli altri. Un viaggio così programmato non poteva non riservare delle sorprese. Soprattutto quando si parte con la mente aperta a nuove esperienze ed incontri. Così è successo che Jenny Sugar ha scoperto prima il vegetarianismo, poi il veganismo e infine il crudismo. Nel testo che segue Jenny ci racconta questa sua evoluzione. (G.E.)

Diventare vegana, diventare umanamente corretta

Una esperienza forte e di grande contenuto quella di diventare vegana. Pensavo di aver conquistato molto diventando vegetariana ma solo quando mi sono accorta di quello che vuol dire essere vegana ho capito quanta strada mi mancava: quella di essere umanamente corretta sia con me stessa dentro che con il mio mondo esteriore. Con me stessa perché ho un dovere morale con il mio corpo, quello di rispettarlo e dargli ciò di cui ha bisogno, non fornendogli cibi non sani e non digeribili come si trattasse di un bidone della spazzatura o cospargerlo di creme piene di prodotti chimici non assimilabili come se la mia pelle non fosse parte del corpo e fosse così impermeabile da impedire a quei prodotti di entrare nel mio corpo. Con il mondo esteriore perché ho un dovere morale di rispetto verso il pianeta che mi ospita e verso gli esseri viventi che lo abitano, umani e non. Diventare vegana è un’esperienza forte e di grande contenuto.

Una lezione a Sharan con Jenny in prima fila

Una lezione a Sharan con Jenny in prima fila/Jenny Sugar during a lesson in Sharan

Per delle coincidenze della vita sono capitata in una Guest House sul mare, ad Auroville in India, che aveva in programma trattamenti, massaggi e diverse proposte olistiche. Ho preso un appuntamento con una dottoressa nutrizionista-omeopata che mi ha molto colpita. Sei mesi dopo mi sono iscritta al suo corso di nutrizione che ha cambiato la vita a me e anche ad altre 26 persone con le quali seguivo il corso. Si trattava di un corso di tre settimane con quattro facilitatori, che si proponeva la reversione di malattie originate da stili di vita errati come: diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, obesità, stitichezza, cancro. Si ottiene la guarigione in tre settimane di vita felice, stando sereni, in un posto da sogno, studiando nutrizione, vedendo documentari sul tema, mangiando a sazietà cibo completamente vegano integrale e biologico, praticando sport, yoga ed altre attività spirituali e fisiche. Ogni giorno sono previste lezioni di cucina vegana crudista e non, in una cucina da sogno, con esami completi del sangue prima e dopo, controlli medici giornalieri o a giorni alterni a secondo dei casi individuali. Chi non è completamente riuscito a ridurre a zero i farmaci durante le tre settimane lo ha conseguito piano piano nel mese successivo da casa e con il controllo medico telefonico o via Skype che è incluso come parte del programma per un periodo di 12 mesi dalla fine del corso.    

Il buffet vegano di Sharan

Il buffet vegano di Sharan/The vegan buffet in Sharan

Esistono cose simili? Esistono persone così brave ed oneste? Vi garantisco di si e non sto riferendo qualcosa raccontatami da altri ma vi sto raccontando ciò che ho vissuto sulla mia pelle. Il rapporto di gruppo che si crea tra i partecipanti inclusi i facilitatori è come quello che si crea in un gruppo di amici di scuola o di terapia: completa armonia, confidenza, solidarietà e supporto, amicizia, fratellanza. Mi ricordo una signora di circa 70 anni che non mangiava insalate e che aveva una congestione di muco tale che io cercavo di sedermi lontana da lei perché i suoni gutturali costanti che faceva durante le lezioni disturbavano la mia attenzione e sinceramente mi disgustavano. Dopo una settimana ci ha confessato di aver provato qualche insalata e che si sentiva meglio. Alla fine mangiava dal buffet crudista ed è stata battezzata Evergreen, tanto è vero che nelle mail che ci scriviamo, lei si firma così: Evergreen. Alla fine delle tre settimane anche i suoi suoni erano quasi spariti così come il muco che li causava. Abbiamo creato un Google group e lì ci scambiamo informazioni e aggiornamenti. Sono passati tre mesi e tutti siamo rimasti vegani, un successo del 100%!

Un dessert crudista/A raw dessert

Un dessert crudista/A raw dessert

Ho imparato i dolci crudisti e sinceramente posso dire che non mi manca la mia pasticceria di prima. La insegno ancora quando mi viene richiesta e non mi costa fatica ma preferisco insegnare quello che ormai forma parte del mio stile di vita e che ho già fatto con soddisfazione in alcuni ristoranti ed alberghi.

Vi suggerisco di visitare il sito di Sharan (Sanctuary for Health and Reconnection to Animals and Nature). Se volete provare, contattate me o qualcuno che vi possa guidare, soprattutto all’inizio. Bisogna fare il passaggio con conoscenza ed imparando a cucinare vegano variegato per non stancarsi ma, al contrario, innamorarsene.
Jenny Sugar.

ENGLISH VERSION

Until July 2012 Jenny Sugar ran in Milan a prestigious pastry shop, Sugartree. Jenny is the continuer of a very rich jewish family culture of haute patisserie. Sugar family exported it from Europe to Venezuela and then again to Milan, Italy and the USA. The whole saga of this “sweet” family is well told in the site with text, photos and video clips. At one point, Jenny felt no longer satisfied with the passion that has always filled her life. She looked beyond her pastry shop and decided to take a sabbatical year to travel around the world and live new experiences. She was not aware of what she’ll find, where she’ll go, how long she’ll be far from Milan. She knew that everywhere she’ll be able to share her knowledge with others. A trip planned in that way can not hold some surprises. Especially when it’s started with an open mind to new experiences and encounters. So it happened that Jenny Sugar discovered first vegetarianism, then veganism and finally also raw food. In the text that follows Jenny tells us about her evolution.

Becoming vegan, becoming humanly correct

Becoming vegan is a strong experience of great significance. I thought I had conquered a lot becoming vegetarian, but only when I realized what it really means to be vegan did I understand the long road still ahead. The choice originated from spiritual, human, social, ecological and physical needs, with which I confronted myself during my life and journey of growth: acting correctly towards myself and the world that surrounds me. Towards myself, because I consider it a moral responsibility to take care of my soul, which also needs proper nourishment to grow healthy. And my body, by respecting it, fulfilling its needs without feeding it dangerous and indigestible foods, as if it were a dust bin or applying beauty creams full of chemical substances, as if my skin wasn’t part of my body and could be impermeable to those products dangerous to my health. Towards the external world, because I also have a moral responsibility towards the planet that hosts me and its living beings, whether human or not.

La torta di Jenny Sugar per festeggiare la fine del corso

La torta di Jenny Sugar per festeggiare la fine del corso/The Jenny’s cake at the end of the course

By some coincidence in life I found myself in a guest house on the sea, situated in Auroville, India. There were treatments, massages and others holistic opportunities. I chose an appointment with a nutritionist homeopathic doctor that particularly touched me. After 6 months I decided to register for her nutrition course which not only has changed my life but also those of the other 26 people attending the same program.

The course was structured over three weeks with four facilitators. Its purpose was to heal life style diseases, like diabetes, high blood pressure and cardiovascular disorders, obesity, constipation, autoimmune diseases, cancer and others, which by now have reached pandemic levels, through a healthy and innovative diet.
I can assure you that one can completely recover in three weeks of an agreeable and peaceful life, in a beautiful environment, studying nutrition, viewing documentaries on the theme, eating all you want of delicious whole, organic, vegan food, practicing yoga and other spiritual and physical activities, with daily raw vegan cooking classes held in the most clean and perfect kitchen. Included in the package are complete blood tests at the beginning and end of the program and medical check-ups daily or on alternate days, according to individual circumstances. Whoever doesn’t reach total reduction of their medicine can progressively do so from home in the following weeks with the continuous medical support by email, phone or Skype. This support is included in the program for a period of 12 months.
Would you have thought such things existed? Also such capable and honest people? Not to mention, the cost of the entire course is most affordable. I can testify about this and I am not just saying something that I was told. In three weeks, with the discovery of raw vegan cuisine and it’s various and delicious recipes, I personally experienced a deep change in my approach to the preparation of food, the control of my body’s health and victory over the types of little aches that we have carried on with for years, mistakenly believing they are by now just part of our being. It is an overall change that harmonizes body and soul and as a result also the world that surrounds us.

Colori da mangiare in puro stile crudista

Colori da mangiare in puro stile crudista/ Colors for eating in raw style

The group relationship that develops among the participants, including the facilitators, is very similar to the one among long term school friends or companions in a psychotherapy group: full of harmony, trust, solidarity and support, friendship and brotherhood. I particularly recall a lady in her seventies who didn’t eat salads nor fruit and who had a severe throat mucus congestion that caused her to constantly make guttural sounds, which were annoying for her and others. After about a week she confessed having tried a couple of salads, there were in fact signs of recovery since her sounds had already diminished. At the end of the program she was regularly eating from the raw buffet and we all baptized her Evergreen. In our internal group emails she signs herself like that. At the end of the course her sounds had almost disappeared as well as the mucus that was causing it. We created a Google email group address and write to each other through it, sending reciprocal information and updates. More than three months have passed and we have all stayed vegan therefore a 100% success! I enclose some pictures and invite you to give it a thought. I also suggest to visit Sharan’s website  (Sharan = Sanctuary for Health and Reconnection to Animals and Nature). Here you will find a documentary video on the health and nutrition retreat, many recipes and precious information.

Jenny Sugar, vegana felice

Jenny Sugar, vegana felice

 

 

If you feel like trying it out please contact me, Jenny Sugar, or someone else that can give you guidance at the beginning. It’s advisable to make the change, supported by the appropriate blood tests and the necessary knowledge, learning to cook vegan in all its variety and to love it instead of getting bored and losing interest.


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E sono 25. Happy birthday Joia!

Nella cucina del Joia gli ingredienti segreti di ogni piatto sono serenità e "gioia".

Nella cucina del Joia gli ingredienti segreti di ogni piatto sono serenità e “gioia”.

È stata una strada lunga e difficile, ma alla fine il Joia ce l’ha fatta, è arrivato al suo 25esimo compleanno più in salute che mai. La dieta vegetariana fa bene non solo ai clienti, ma anche ai ristoranti. Ogni giorno bistrot e sala del Joia sono affollati di clienti consapevoli che arrivano finalmente in un ristorante dove sanno cosa mangiano. Non tutti sono necessariamente vegetariani, ma sono attratti dai sapori, dai colori e dalle consistenze che Pietro Leemann e la sua brigata sanno dare ai prodotti del mondo vegetale. Al Joia frutta e verdura recuperano un ruolo nutrizionale e gastronomico primario. Non sono più, come spesso succede, mere decorazioni di “sontuosi” piatti di carne o pesce. Vivono di luce propria e in questi giorni lo si  nota pure di più dopo che la sala del Joia è stata ristrutturata e dotata di nuove lampade. Chi viene al Joia per la prima volta ci torna di nuovo anche perché sa che troverà piatti sempre diversi e originali. Il Joia è l’unico ristorante vegetariano stellato d’Europa e insegue la seconda stella. Sarebbe per il miglior regalo per il suo compleanno!

Gabriele Eschenazi

Ecco come Pietro Leemann celebra il compleanno del Joia:

Evviva!

Oggi 16 settembre 2014 il Joia compie 25 anni.
Quel giorno del 1989 avevo da poco compiuto 29 anni, ero appena tornato da un affascinante viaggio tra Cina, Giappone e India durato poco più di due anni e desideravo intensamente mettere a frutto le idee maturate.
Le cucine esplorate, i luoghi affascinanti visitati ma soprattutto un profondo viaggio interiore mi avevano cambiato radicalmente. Desideravo darmi nuove prospettive da realizzare attraverso ciò che sapevo e amavo fare: cucinare.

Ero quasi vegetariano e intuivo che quella prospettiva  pacifica avrebbe avuto la forza di cambiare il mondo. L’alimentazione cambia e tutto cambia, dalla salute delle persone  a quella del pianeta, una rivoluzione silenziosa che ho cercato di mettere in atto, nel mio piccolo, con il Joia.

Gli incontri si sa non sono fortuiti ma determinanti. Per me lo fu incontrare un gruppo di persone lungimiranti, poi diventate cari amici, che proprio quell’anno volevano aprire un ristorante vegetariano. Sono loro profondamente riconoscente e li penso sempre con vero affetto. 

Pietro Leeman si spiega...

Pietro Leeman si spiega…

Nicla Nardi gestiva sala e finanze, io assieme a un piccolo gruppo di giovani cuochi la cucina. Da allora in sala e in cucina si sono alternate molte brave persone (oggi ci sono 20 bravissimi professionisti) che mi hanno sostenuto e una quantità inimmaginabile di verdure per nutrire le schiere di preziosi clienti che ci hanno seguito in tutti questi anni.
Sono felice del tempo trascorso, ancor più di questo presente, fiducioso anche di un futuro, ormai proiettato verso una maggiore consapevolezza alimentare, ecologista e animalista.
Un bel modo di vivere il cibo e il mondo ideale per coltivare e proteggere il nostro paesaggio interiore. Ad un certo punto il nostro mondo sembra prima più piccolo, ma poi si anima di una dimensione oltre, vera sostanza del vivere.
Grazie Joia, grazie a chi è stato e  a chi c’è, grazie a tutti voi persone che ci frequentano e che sono con noi.
Un caro saluto e un abbraccio
Pietro Leemann


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PARLANO GLI CHEF

Abbiamo chiesto a tutti gli chef, che hanno partecipato al concorso, di scriverci un pensiero su questa loro esperienza. Ecco i loro testi

Carla Aradelli

«Confusa e felice……. Domenica 22 giugno mi sentivo esattamente così, forse anche un po’ stanca ma è stato molto bello….vedere ed esserci. Ho visto le potenzialità di chi pensa vegetariano e/o vegano, sperimenta, cerca una strada con forza e volontà perché la sorella gemella ha scelto la sua o perché è caparbia, ho visto la solarità di chi viene da un altro paese e sa di sapere ( mi è dispiaciuto non conoscere o saper parlare le lingue per poterli conoscere come piace a me…partendo dalla persona ), ho visto la mia vicina di postazione prendere la cosa tanto sul serio da far accigliare il mio ragazzo giapponese ma poi ha dimostrato di essere il nuovo che avanza e quindi l’ansia ci sta tutta, ho visto come la mia curiosità e il mio desiderio di cucinare la salute, di valorizzare la cultura mediterranea, di essere fedele alle radici, può costituire un ponte per dare la possibilità di vivere le nostre diversità con più armonia, nel rispetto di scelte legate alla nostra storia ma anche alla nostra costituzione fisica, ho visto piatti che non mi hanno interessato, ho conosciuto Marco, uno chef della brigata di Pietro che mi ha permesso di realizzare il mio piatto senza una padella antiaderente e i fuochi che io abitualmente uso………. Ringrazio Pietro e Gabriele per il loro stile professionale e intelligente, ringrazio Paolo Marchi che , con le sue piccole curiosità sui miei due piatti mi ha fatto capire ancora una volta che io sono prima “altro” e poi cuoca, perché quello che metto o non metto nei miei piatti (e non è mai casuale) è legato all’amore che ho per il recupero, il buon senso, il gusto semplice, la cura, la sostenibilità della mia cucina oltre e naturalmente che per l’ambiente, tutto questo va spiegato meglio a chi non vive a Ponte dell’Olio e deve approcciarsi alla tua cucina in una competizione o in un angolo di mondo dove ti permettono di esprimerti. Ho molto apprezzato il Maestro Gualtiero Marchesi e le sue citazioni che semplificano quello che senti ma che non sai mettere a fuoco,…..sono stata colpita da un signore che mi ha avvicinato raccontandomi che suo figlio è nato nella clinica del mio piccolo paese dove , tra l’altro, sono nata anch’io e , alla fine, ho capito che “quel signore” era l’artista che ha firmato i certificati di partecipazione……le piccole coincidenze……mi sono divertita tanto, mi sono sentita confusa e (tanto) felice grazie ancora».

Alberto Quadrio

«È stata sicuramente un’esperienza molto positiva in quanto erano presenti anche colleghi stranieri. C’è stato un bellissimo scambio di pensieri d di idea di cucina. Sicuramente una giornata formativa ed integrativa».

Daniela Cicioni

«Quando un mese fa ho scoperto dell’esistenza del concorso ho subito pensato che avrei voluto partecipare a qualsiasi costo, per me rappresentava una grande opportunità per dare voce e dignità alla cucina totalmente vegetale, che in questa occasione si è espressa ai massimi livelli. Interazione e integrazione tra culture e provenienze diverse, alta professionalità, atmosfera concentrata, ma allo stesso tempo serena e curiosa hanno reso questa esperienza indimenticabile. Con piacere ho visto colleghi non vegani cimentarsi con sincero interesse e passione, ottenendo risultati sempre personali e molto interessanti. Aver vinto con queste premesse mi rende ancora più convinta della scelta di dedicarmi totalmente alla cucina vegana creativa, intelligente e sostenibile. Ringrazio Gabriele Eschenazi e Pietro Leemann per aver avuto l’idea e la capacità di realizzarla al meglio, il team del Joia per la disponibilità con cui ha affiancato i partecipanti, i membri della giuria e Gualtiero Marchesi, che ho avuto il piacere di incontrare qui per la prima volta».

Femke van den Heuvel

«As a chief in the Netherlands i walked my path mostly alone. Being inspired by a lot of people, but not always finding real connection in food matters. Chiefs could not understand the vegan or vega food and real vegans and vega’s mostly did not share the gastronomique view. So how inspiring this contest was. Coming both together! The quality of real food, flavours and colors were so beautifull! Every chief made so inspiring dishes. The kitchen team were so helpful and friendly. Finally health, real food, sustainability and gastronomy comes together. I hope this contest will add to conscientious and joy in food! A great event!».

«Come chef nei Paesi Bassi ho fatto il mio percorso prevalentemente da sola. Mi sono ispirata a molte persone, ma non sempre ho trovato un connessione reale con le tematiche del cibo. I cuochi non possono capire i vegani e il cibo vegano e i veri vegani per lo più non condividono tra loro lo stesso punto di vista gastronomico. Dunque il contesto di questo concorso è stato quanto mai ricco di ispirazioni. Le due cose, cibo e visione vegana, hanno coinciso. La qualità del vero cibo, dei sapori, dei colori sono stati così belli. Ogni cuoco ha realizzato piatti “ispiranti”. La squadra della cucina è stata di grande aiuto e molto amichevole. Alla fin fine salute, cibo vero, sostenibilità e gastronomia vanno insieme. Spero che questo concorso aggiungerà coscienza e allegria al cibo! Un grande evento».

Antonia Klugmann

«La mia esperienza da voi è stata molto particolare ed interessante, soprattutto nel confrontarmi con cucine diverse dalla mia, focalizzate interamente sull’elemento vegetale, componente molto importante anche per me, ma non essenziale, cardinale. In carta al mio ristorante ho sempre almeno due tre proposte vegetariane ed una vegana ed il legame diretto con l’ingrediente è la fonte principale d’ispirazione nella creazione dei piatti. Sono onorata che lo chef Leemann mi abbia dato questa opportunità che spero si possa ripetere in futuro, perché penso che solo il confronto con gli altri ci possa far crescere e maturare in consapevolezza».

Mario Gagliardi

«Il concorso the vegetarian chance mi ha aperto gli occhi su un tipo di cucina per me nuova, confrontandomi con esperti del settore che cucinano abitualmente piatti vegetariani mi sono reso conto che si possono creare grandi abbinamenti anche senza la carne, pesce e derivati. Ho conosciuto grandi professionisti fra i concorrenti e ho avuto la possibilità di incontrare due maestri come Pietro Leemann e Gualtiero Marchesi. Ringrazio tutto lo staff del Joia per la grande collaborazione e la pazienza nel seguire tutti i bisogni dei concorrenti».

Matteo Rizzo

«L’evento è stato per me l’opportunità di conoscere nuovi colleghi e nuovi modi di intendere la cucina. Motivo di riflessione e punto di partenza per nuovi spunti della mia creatività. Poter conoscere meglio lo chef Leemann è stato un grande piacere e sinceramente è stato il motivo principale della mia partecipazione».

Anders Ramsay

«The contest has been a great opportunity and a fantastic initiative. It has been an eye-opener to meet chefs I would never have met otherwise, to see and taste their cooking and to get a small peek into their thinking. Milan as a city was also the perfect setting. I’m excited to have been a part of the first installment of The Vegetarian Chance and I will happily participate and contribute as much as I can in the future».

«Il concorso è stato una grande opportunità e una fantastica iniziativa. È stato un evento, che mi ha aperto gli occhi nel senso che mi ha dato l’opportunità di incontrare cuochi che mai avrei potuto incontrare in altro modo, di vedere e assaggiare la loro cucina e gettare uno sguardo furtivo sul loro modo di pensare. Milano come città è stata una sede perfetta. Mi sono entusiasmato all’idea di aver preso parte alla prima edizione di The Vegetarian Chance e sarò felice di partecipare e dare il mio contributo anche in futuro».