The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Veg news da Nina Curtis e Hitoshi Sugiura, nostri ospiti a Torino nel 2019

Quante volte capita di sentire definire la cucina vegana “ospedaliera” per indicarne la presunta assenza di sapore e appetibilità? Si tratta di un pregiudizio che nasconde invece un’amara realtà e cioè che la cucina degli ospedali è quasi sempre tutt’altro che salutare e non tarata sulle necessità dei malati. La cucina a base vegetale, invece, può essere un’incredibile panacea per chi è costretto a letto: salutare, colorata, saporita, varia. Lo ha dimostrato Nina Curtis, nostra ospite a TVC 2019, che ha vinto negli USA il Health Care Culinary Contest promosso dal Culinary Institute of America e della Harvard T.H. Chan School of Public Health, che ha ospitato l’evento nella sua sede di Boston in collaborazione con Health care without harm. Cuochi di diversi ospedali sono stati chiamati a creare un pasto allettante che promuovesse l’energia nutritiva insita nelle piante. NIna Curtis ha vinto con Vitaliz Haystacks, un piatto di tradizione avventista a base di lenticchie, noci e altri quindici ingredienti vegetali diversi. Il concorso si propone di stimolare nelle persone un modo di diverso di immaginare il cibo negli ospedali, che dovrebbe essere parte integrante della terapia. A seguito della cancellazione di CleanMed 2020, dove Nina avrebbe dovuto essere premiata festeggiata è stata fatta una donazione alla Placer Food Bank, che distribuisce cibo ai bisognosi negli Usa e in Europa.

Hitoshi Sugiura e Gjis Kemmeren durante la prima edizione del WorldVegan project in Giappone a febbraio 2020

Partendo dal suo paese, il Giappone, Hitoshi Sugiura, con noi a TVC 2019, ha dato il via al World Vegan Project, che intende mettere in contatto chef vegani di tutto il mondo. Tra i primi ad aderire Gjis Kemmeren, vincitore del nostro concorso nel 2017. In programma un evento in Europa e uno in Giappone. Con l’obiettivo di diffondere la cucina a base vegetale anche in campagna e nelle provincie del suo paese Hitoshi sta iniziando il 1000 vegan project nell’ambito del quale realizzerà piatti vegani per 1000 aziende diverse in collaborazione con LEOC, azienda di catering giapponese.

 

 

 

 


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I migliori ristoranti veg premiati da We’re Smart®

Interpretazione del cavolfiore di Culina Hortus

Non sappiamo ancora come torneremo nei ristoranti, né quando potremo a tornare facilmente a viaggiare per aggiungere alle nostre esperienze culturali anche quelle culinarie. E non sappiamo nemmeno quali locali ci saranno ancora o si saranno trasformati. Come The Vegetarian Chance siamo in ogni caso certi di una cosa: i ristoranti dovranno sempre di più assecondare le istanze ambientaliste e salutistiche del pubblico. In diversi lo hanno già fatto e tra questi ci sono quelli che hanno partecipato alle diverse edizioni del nostro concorso e tutti quelli segnalati ogni anno dai nostri amici belgi di We’re Smart®, che anche in un 2020 così complicato non hanno rinunciato a presentare il 4 maggio la loro We’re Smart® Green Guide, che segnala il meglio del mondo culinario delle verdure, cioè i ristoranti, che più di altri danno spazio nel loro menù ai vegetali. A chi ha scelto di essere vegetariano e vegano We’re Smart® ha dedicato riconoscimenti speciali. Quest’anno i vincitori dei Best Vegetarian e Best Vegan Restaurants Award sono stati il Culina Hortus (Lione, Francia) e il Vanilla Black (Londra, Regno Unito).

La We’re Smart® Green Guide 2020 propone recensioni e valutazioni di quasi 1000 ristoranti in 43 paesi classificati da 1 a 5 ravanelli, a seconda della quantità di verdure che utilizzano nei loro piatti. L’evento programmato per il primo giorno della Settimana della Frutta e della Verdura promossa da We’re Smart® si è svolto online e a condurlo è stato l’ideatore e fondatore del progetto lo chef Frank Fol, tutto l’anno in viaggio per conoscere i ristoranti, che poi andranno a far parte della guida. Come The Vegetarian Chance We’re Smart® promuove un ripensamento dei modelli di produzione e consumo del cibo in favore di un mondo più sano e migliore

Il primo ristorante premiato, il Culina Hortus di Lione, è nato da un’idea dei francesi Thomas Bouanich e Maxime Rémond e del giovane Adrien Zedda (24 anni), Chef de Cuisine Propone alta cucina al 100% vegetariana. Secondo Frank Fol “Zedda trasforma le verdure in una vera e propria festa con una creatività eccezionale, che si traduce in piatti raffinati, ben equilibrati, sani e soprattutto deliziosi”. Il britannico Vanilla Block di Holborn, premiato nella categoria vegana, è stato invece creato da Andrew Dargue e da sua moglie Donna Conroy con l’intento di sfidare i luoghi comuni non solo della cucina vegetariana, ma del cibo in generale. Nel motivare la premiazione Fol ha spiegato: “Le combinazioni, le consistenze e i sapori sorprendenti di Vanilla Black, senza l’uso di un grammo di carne, sono sufficienti per convertire anche il carnivoro più ostinato».

We’re Smart® ha dato appuntamento al 21 settembre quando saranno annunciati Future Awards 2020. Tra questi: il migliore ristorante di verdure al mondo, l’Innovation of the Year. Premi saranno anche assegnati ai Best Vegetables Restaurant in 13 paesi.

 

 


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Cena veg al Golden Globe: non a tutti è piaciuta

Zuppa fredda di barbabietole dorate con amaranto e cerfoglio a km 0. Lead image courtesy of Leslie Grow / The Beverly Hilton.

Per la felicità di Joaquin Phoenix quest’anno la cena di premiazione dei Golden Globe è stata interamente a base vegetale così come il buffet messo a disposizione degli invitati. L’iniziativa è partita dalla Hollywood Foreign Press Association con l’intento di lanciare un messaggio sull’emergenza climatica. “La crisi climatica ci sta circondando e stavamo pensando al nuovo anno e al nuovo decennio. Quindi abbiamo iniziato a parlare tra noi di ciò che possiamo fare per inviare un segnale“, ha detto il presidente della HFPA Lorenzo Soria a The Hollywood Reporter. “Non pensiamo che cambieremo il mondo con un solo pasto, ma abbiamo deciso di fare piccoli passi per portare consapevolezza. Il cibo che mangiamo, il modo in cui viene elaborato, prodotto e smaltito, tutto ciò contribuisce alla crisi del clima”. E lo chef ambientalista Matthew Morgan del Beverly Hilton Hotel si è prodigato per non deludere i suoi illustri ospiti. Questo il menu: zuppa fredda di barbabietole dorate con amaranto e cerfoglio a km 0, risotto ai funghi selvatici con cavolini di Bruxelles viola e verdi con carote e germogli di piselli. E per dessert pan di Spagna imbevuto di sciroppo di caffè alla francese.

Joaquin Phoenix

Intorno a questa scelta si è sviluppato un dibattito che ha fatto leva su due classiche motivazioni dei denigratori della cucina a base vegetale. La prima è la mancanza di coerenza: non si può venire a una cena vegana in limousine o con un jet privato. La seconda è la mancanza di libertà di scelta per chi è onnivoro. Tra le voci critiche più note quelle del comico Ricky Gervais e del conduttore radio Mark Simone. Entrambi hanno sottolineato con pesanti ironie l’uso di mezzi di trasporto inquinanti per arrivare alla cena. Un’autorevole risposta non ha tardato ad arrivare e a darla è stata Melanie Joy, psicologa e scrittrice animalista, che dalle colonne del Washington Post ha detto: “È un modo per sparare al messaggero per far sì che non ci si occupi del messaggio”. Joy è nota per aver descritto come la nostra civiltà sia vittima del “carnismo” un sistema di pensiero dominante secondo il quale nutrirsi di carne sia la norma. Sempre sul Washington Post è intervenuta anche Lisa Lange, vicepresidente senior delle comunicazioni per People for the Ethical Treatment of Animals, che ha sostenuto come diventare vegani sia uno dei pochi modi attraverso i quali le persone possono fare qualcosa di concreto per l’emergenza climatica. “Ma è difficile per le persone cambiare le loro abitudini”, ha detto Lange. “È più facile chiedere ai governi di apportare modifiche ed è più facile parlare di chi prende aerei privati”. D’altra parte come sappiamo bene noi in Italia, il veganismo infastidisce perché mette in dubbio tradizioni alimentari storiche e molto radicate. Spiega ancora Lange: “Sei molto legato a ciò che mangi, poi arrivano i vegani ti toccano sulla spalla e dicono: non stai solo partecipando a un’estrema crudeltà verso gli animali, ma anche mandando il pianeta in fiamme”.

Se l’alternativa è tra essere coerenti al cento per cento oppure non cambiare nulla dei nostri comportamenti è ovviamente chiaro che la prima alternativa è la migliore. Anche perché la coerenza è a volte un principio molto scivoloso e che dipende da dove si abita, dai bisogni individuali, dalle informazioni e non ultimo dalle condizioni economiche di ciascuno. Può succedere che, ad esempio, l’alternativa a scarpe di pelle siano scarpe prodotte inquinando e usando manodopera sfruttata. Dobbiamo probabilmente pensare che il percorso verso l’impatto zero e il rispetto del nostro pianeta sia lungo, tortuoso e debba essere compiuto collettivamente con il  rispetto gli uni degli altri