The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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A Terra Madre Abiro Wisdom con il suo cibo ghanese resiliente e giusto

Insalata ghanese Zoogala a Terra Madre

«Questo è un piatto che va bene per tutti: onnivori, vegetariani, vegani, giovani, anziani, malati», così lo chef ghanese Abiro Wisdom ha presentato il suo primo piatto al laboratorio di cucina ghanese a Terra Madre Salone del Gusto sabato 28 settembre al Parco Dora a Torino. Si tratta dell’insalata Zoogala (fonio moringa), un cibo di strada molto popolare nell’Africa occidentale dove si consuma abitualmente tutti i giorni. È rigorosamente preparato con soli prodotti locali. Alla base c’è il fonio, un cereale simile al miglio, che viene cotto al vapore. Si accompagna a foglie di moringa bollite e si condisce con la suya in polvere composta di peperoncino, zenzero, pepe nero, cipolla e aglio in polvere, arachidi tostate macinate). Questo mix dona un sapore molto intenso all’insalata Zoogala. I ghanesi vanno matti per il cibo speziato.

Abiro Wisdom durante il suo laboratorio a Terra Madre

Il risultato è un piatto digeribile, molto saporito e soprattutto molto nutriente. Come spiega Abiro i ghanesi guardano al cibo come un elemento che dia loro forza senza badare troppo all’estetica. Infatti il fonio è un cereale privo di glutine e ricco di micronutrienti. Pur essendo antico, il fonio è in realtà estremamente moderno dato che cresce in fretta (6/8 settimane), resiste al cambiamento climatico e alla siccità più di ogni altro cereale. Senza acqua riesce a vivere anche la Moringa, un albero a rapida crescita e resistente ai climi aridi che cresce in diverse parti del mondo, tra cui l’Africa ed è apprezzata per i suoi alti contenuti di potassio e vitamina C dieci volte superiori in percentuale a quelli delle arance.

Come secondo piatto Abiro ha proposto un dessert a base di polpa e polvere di baobab, un albero antico ricco di vitamine e antiossidanti. Il suo frutto è utilizzato per fare bevande e granite. «Chi lo mangia campa cent’anni e oltre», ha detto Wisdom raccontando come sia frequente vedere in Ghana donne molto anziane che lavorano e trasportano pesi: una forza e una longevità donata dal consumo di baobab. A questa crema, dolce e profumata, il cuoco ha affiancato un’altra crema di dawadawa, una pianta di carrube africana dotata di un rivestimento giallo semidolce. Il risultato è una sorta di crema pasticciera. Sopra il tutto è stata posizionata una pallina croccante, il daakwa, uno snack di strada dolce e piccante fatto con una miscela di mais tostato, arachidi/anacardi, zucchero, pepe e zenzero.

Dessert ghanese a base di crema di baobab e dawadawa

Sembra incredibile, ma cibi così preziosi, resilienti e gustosi non rendono economicamente. I contadini ghanesi tendono ad abbandonarne lentamente la coltivazione per spostarsi su riso e mais più remunerativi e più apprezzati dai visitatori stranieri. Abiro Wisdom si batte contro questo fenomeno insieme con il Ghana Food Movement, una rete composta da agricoltori e cuochi, scienziati, nutrizionisti, imprenditori che operano per sviluppare il potenziale del cibo ghanese. In questo movimento Abiro ricopre la carica di capo chef. Ogni anno le importazioni di cibo in Ghana aumentano e il paese non dispone di autosufficienza alimentare. «Noi riduciamo la dipendenza del Ghana dalle importazioni di cibo mettendo al centro gli ingredienti indigeni» si legge nel sito del Ghana Food Movement.

 

La pianta di Moringa Foto di Iskandar Ab. Rashid da Pixabay

Abiro Wisdom originario del Bolgatanga, nel nord del Ghana, vive oggi ad Accra. Partendo dalle sue vicende personali ha ingaggiato anche una battaglia sociale come ha raccontato al pubblico di Terra Madre. «Ho perso mio padre quando ero ancora piccolo e mia madre mi ha insegnato come in famiglia non ci devono essere ruoli predefiniti tipo uomini dediti alla caccia e donne in cucina. Tutti devono saper fare tutto per aiutare in caso di necessità», ha spiegato aggiungendo poi come sin da piccolo abbia trovato nel cucinare una sua vera e propria passione. Così è andato controcorrente diventando cuoco in una società dove a far da mangiare erano sempre state solo le donne. La cucina sta diventando in Ghana uno strumento di emancipazione maschile e femminile verso la parità di genere: una rivoluzione culturale che si innesta su una tradizione gastronomica quanto mai moderna e giusta.


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A Udine un menu vegetariano d’autore firmato Emanuele Scarello

Rosa di campo & fusilloni alle cicorie e ristretto di arancia amara. I sapori si conciliano invece di contrastarsi.

Più alto è il livello di un ristorante e più difficile può sembrare la sfida di proporre alla propria clientela un menù vegetale interessante e accattivante. Emanuele Scarello di Agli Amici di Udine (due stelle Michelin), ci riesce già da più di dieci anni. Da allora accanto al suo menu tradizionale propone un menu vegetariano di sette portate, molto ben studiato con nessun ingrediente che si ripete e che combina sapori di mare, alghe, con sapori di terra, funghi. Quasi tutte le sue verdure arrivano da un agricoltore a 200 metri da casa con la possibilità di sceglierle ogni giorno e seguire la stagionalità. Le alghe, invece, arrivano dalla laguna di Grado. La tecnica di Scarello si è sempre più affinata col tempo seguendo delle personali intuizioni. Quindici anni fa era stato all’avanguardia con la sua decisione di veicolare i sapori con l’acqua. «Le salse tradizionali veicolano grassi, mentre l’acqua veicola purezza. Voglio che la mia cucina sia trasparente, molto trasparente (limpido come l’acqua)», diceva. E i suoi piatti sono infatti oggi molto identificabili nei sapori senza sovrapposizioni, ma con accostamenti indovinati. Da uno stesso vegetale riesce a ricavare sapori diversi, che poi combina nel piatto. Usa tutte le componenti di un’unica verdura cuocendole in maniera e tempi differenti. Le radici della famiglia Scarello a Udine sono molto profonde: cucinano da 1887 e sono nello stesso edificio da metà degli anni cinquanta.

Emanuele Scarello. un ritratto dal suo sito: https://www.agliamici.it/

Non per caso dunque si sentono legati alla tradizione, un termine a volte abusato e non da tutti i cuochi interpretato allo stesso modo. Emanuele Scarello la vede così: «Non prendo mai spunto da un piatto tradizionale quanto piuttosto da un ingrediente tipico friulano come la patata di Godia, il radicchio, un formaggio di malga o un vino del Collio. Parto da questo e lo porto dentro di me. La tradizione è qualcosa che scriviamo quotidianamente con l’inchiostro del nostro territorio, di quello che è tipico. Creo una tradizione nuova. Penso di usare un prodotto per fare in modo che non vada perso». Così nel menù di primavera ha inserito non per caso ben nove tipi di alghe con tanto di piccola guida servita al commensale. Nella carta estiva ha invece messo cetrioli carosello e nasturzio. I primi sono proposti con alga, capperi e bacche di sambuco, mentre il fiore si allea con olive e riso all’olio extravergine di Zambrattia, oshibana di rape nella vinaccia. Il suo menù «nuovamente vegetale» ha la stessa dignità e prezzo di quello onnivoro «Nuovamente agli amici»: 160 euro (dieci euro in meno) .

Dieci alghe con erbe del mare, limone e olio nuovo (carta primaverile).

La logica è quella della cucina vegetale gourmet: l’impegnativa lavorazione in cucina dei vegetali aggiunge valore ai piatti anche se la materia prima è meno costosa. Nessuna verdura si ripete nei piatti, che sono sei prima del dessert, una meringata alla crema e frutta di stagione. Oltre alla carta di vini c’è quella di tè e dei vini analcolici in grande espansione. Il «vegetale assoluto» non piace, però, a Emanuele Scarello che dice «Non voglio pormi dei limiti». E così qua e là ci sono latticini, che però non sono mai i protagonisti.

Il fondo di ortaggi versato sul sedano laccato.

Si capisce che la sua sfida con in vegetali è vinta quando arriva in tavola un sedano rapa laccato come un anatra e accompagnato da un fondo di ortaggi, un brodo di sedano e un fermentato con maionese allo zafferano. Il prodotto della terra è stato usato nella sua interezza e senza sprechi consentendo, tra l’altro, allo chef di proporre in tavola un piatto composto in realtà di tre piatti associati.

Si tratta di uno schema ricorrente nelle portate di questo ristorante ed è un antidoto prezioso alla «noia da piatto». Consistenze e intensità diverse stimolano il palato. E se mentre si mangia si punta lo sguardo al soffitto si potrà notare come il designer facendo filtrare la luce dall’alto si sia ispirato a un intricato bosco mentre la sala è illuminata di giorno da un’ampia vetrata.

Il soffitto “ramificato” della sala de Gli Amici

Posti a sedere solo all’interno, una scelta di eleganza e cura del cliente. Stesse caratteristiche che si notano all’arrivo quando si viene fatti accomodare nella sala degli aperitivi, Blue Lounge, dove i tendaggi blu creano l’atmosfera tipica del foyer di un teatro.

La Blue Lounge. Foto via: https://www.agliamici.it/

Il pasto assume così le sembianze di uno spettacolo dal vivo diretto in sala dalla sorella sommelier di Emanuele, Michela Scarello, che propone in abbinamento anche vini analcolici e tè. E alla fine dal banco dei dolci non manca qualche bis, che segue il dessert marchio della famiglia Scarello: la meringata.

Meringata alla crema e agrumi


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