The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Vegani alla prova di Crozza, onnivori alla prova di satira Vegans go through Crozza’s test while omnivores undergo satire

Crozza fa il verso a un cuoco vegano sul La7La satira colpisce anche i vegani. La gag di Maurizio Crozza che ha irriso Simone Salvini in tv ha spopolato e chissà quanti onnivori si saranno sentiti gratificati da questa scenetta del comico genovese. Con la sua consumata abilità di attore Crozza è riuscito a dire in pochi minuti che il cibo vegano sa di cartone, che non si può cucinare facilmente, che è composto da ingredienti introvabili e assurdi, che propone un approccio con la natura irrealistico compreso l’incomprensibile concetto di biodiversità, e infine che costringe noi italiani a rinunciare a piatti gastronomici succulenti, ai quali siamo inevitabilmente affezionati. Gli argomenti per controbattere questo pensiero non mancano, ma alla satira è meglio replicare con la satira, che non dovrebbe risparmiare nessuno neanche gli onnivori. A questo proposito vi propongo due video. Il primo è proposto dal Farm Animal Rights Movement (FARM), il cui presidente e cofondatore è Alex Hershaft, ebreo americano sopravvissuto del ghetto di Varsavia. Il secondo video è invece brasiliano ed è proposto dal canale Animal TV su Vimeo. In entrambi i casi il tema è la scarsa consapevolezza dei consumatori sulla provenienza della carne che mangiano. Percezione e conoscenza del cibo seguono due percorsi diversi ed è incredibile notare quanto siano in contraddizione l’una con l’altra. Buona visione!

English version

Satire also affects vegans. The Maurizio Crozza gag that mocked Simone Salvini on TV has had great success and probably gratified many omnivores with the Genoese comedian’s scene. With his renown acting skills Crozza managed to say in a few minutes that vegan food tastes like cardboard, can not be easily cooked, its ingredients are absurd and scarce, proposes an unrealistic approach to nature, and finally forces Italians to give up delicious gourmet meals, to which they are inevitably fund of. The arguments against these statements are many and handy, still satire is better rebut with satire itself, which shouldn’t spare anyone not even omnivores. To this regard I propose two videos. The first one by the Farm Animal Rights Movement (FARM), whose president and co-founder is Alex Hershaft, American jew that survived the Warsaw ghetto. The second video is instead Brazilian and proposed by the Animal TV channel on Vimeo. In both cases the issue is the lack of consumer awareness regarding the origin of the meat they eat. Perception and knowledge of food follow two different paths and it’s amazing to note how contradictory they are with one another. Enjoy!


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Cameriere! C’è una mosca nel piatto!

Blatte fischiante del Madagascar, considerate edibili

Blatte fischiante del Madagascar, considerate edibili

Una volta quando un commensale trovava in un ristorante una mosca nel piatto chiamava il cameriere per lamentarsi. A breve questa situazione potrebbe capovolgersi e potrebbe essere il cliente a ordinare una ciotola di mosche disidratate da aggiungere alla sua pietanza. Insetti come nutrimento e persino come leccornia da chef. Se ne è già parlato anche all’Expo e il tema rimane di stretta attualità. Lo ha rilanciato in questi giorni Il Fatto Alimentare, che ha ripreso un documento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie inerente gli aspetti nutrizionali degli insetti come alimento. Molti i dubbi e gli interrogativi sollevati dall’Istituto, che dice: “Le conoscenze attuali sui possibili rischi legati al consumo di insetti non sono ancora sufficienti a garantire pienamente il consumatore. Si è soliti giustificare a priori il loro utilizzo affermando che il consumo in altri Paesi non ha mai evidenziato particolari rischi. Il problema è capire come sono stati svolti questi studi. Sicuramente la ricerca dei comuni patogeni alimentari è utile per escluderne la presenza e salvaguardare il consumatore, ma studi approfonditi dovrebbero escludere la possibilità che altri microrganismi trovati sugli alimenti possano causare problemi“. Il documento si sofferma poi sul tema degli allevamenti intensivi di insetti, che porrebbero di fatto gli stessi tipici problemi di ogni allevamento o coltivazione intensiva. “Nel caso degli insetti i grandi numeri sono necessari per raggiungere volumi di produzione “interessanti” per il settore alimentare. Il problema quindi non è l’allevamento intensivo in sé, quanto come vengono/verrebbero gestite eventuali lacune nel sistema di biosicurezza. Ci sono alcuni agenti patogeni che sono in grado di decimare – se non annientare – le popolazioni di insetti dell’allevamento con importanti perdite economiche“. Queste problematiche verrebbero gestite come avviene in acquacultura o con il pollame usando gli antibiotici, che poi finirebbero nel nostro organismo. Da non trascurare infine l’impatto ambientale di questi allevamenti. Possiamo immaginare la catastrofe ecologica che potrebbe derivare da una fuga di cavallette nei campi? Più facile sarebbe gestire le deiezioni prodotte in quantità non paragonabili a quelle bovine e usabili come compost. In ogni caso gli allevamenti d’insetti non sono immaginati “biologici”. E dunque quale vantaggio avremmo nel mangiare grilli, cavallette e tarme della farina e magari coleotteri e mosche? Lo sforzo per abituarci a mangiare quello che fino a ieri consideravamo repellente sarebbe inutile. Cercare negli insetti le proteine che già il mondo vegetale ci offre in abbondanza non ha senso. Lasciamo la mosca fuori dal piatto!


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Il vero messaggio dell’Oms: non possiamo fare a meno delle verdure

Carpaccio d'anguria copia

Il carpaccio d’anguria di Pietro Leemann

L’allarme lanciato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), parte dell’Oms, ha gettato nel panico i buongustai amanti della carne e dei suoi derivati. Per salvaguardare la nostra salute dovremmo mangiar male: è il timore dei buongustai. Senza carne la buona cucina non esisterebbe o sarebbe comunque fortemente limitata nelle sue espressioni. Ma sono proprio così sicuri questi buongustai di conoscere a fondo le virtù gastronomiche del mondo vegetale? Di aver davvero mai assaggiato le verdure e la frutta di stagione come protagonisti del piatto e non come tristi e talvolta persino fastidiosi comprimari di piatti di carne? La domanda vera che ci si dovrebbe porre non è “possiamo fare a meno della carne?”, ma piuttosto “possiamo fare a meno delle verdure?”. Possiamo in un mondo sempre più globalizzato e industrializzato rinunciare a sapere cosa mettiamo in bocca o peggio cosa facciamo scivolare nel nostro intestino? Possiamo ignorare che viviamo in media più a lungo, ma sempre più malati cronici anche a causa della cattiva alimentazione? Orientarsi verso il vegetarianismo è un’opportunità per dare una risposta a tutte queste domande e per conquistare la forza di mettere in discussione il nostro modo di nutrirci ogni giorno.