The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Città o campagna? Due film al Locarno Film Festival

La voie royale Sophie sotto esame al Politecnico

Il dualismo tra città e campagna esiste fin dai tempi di Esopo, che ben lo rappresentò in una sua favola. Gli ultimi cent’anni ci danno vincente la città sulla campagna. E’ il luogo dove si consuma, dove gli esseri umani interagiscono più intensamente e in molteplici forme: culturali, commerciali, alimentari, sessuali. Da quando, però, l’inquinamento, stress e malattie contagiose spaventano di più si avverte una controtendenza in favore della campagna. Due film presentati al Locarno Film Festival in sezioni differenti ben rappresentano l’antico dualismo e la sua problematicità. In La voie royale (sezione Piazza Grande) del regista svizzero Frédéric Mermoud una ragazza di campagna, Sophie, insegue a Lione il sogno di iscriversi al prestigioso Politecnico locale. Dietro ha una famiglia di piccoli allevatori di maiali schiacciati dall’industria agroalimentare, davanti ha invece un ambiente ostile e classista dove tutti sgomitano per arrivare al successo. In entrambe le situazioni la lotta è impari sia per Sophie che per la sua famiglia. Gli avversari sono crudeli, indirizzati al profitto e al dominio. La protagonista ne è via sempre più consapevole tanto da avere la forza di dichiarare il suo «manifesto» davanti al suo esaminatore. «Questo mondo indirizzato solo al profitto va cambiato. Io voglio farlo dal suo interno», dice. E proprio lì tra i maiali di famiglia Sophie riceve la notizia della sua ammissione al Politecnico. Padre e fratello l’abbracciano: sembrano aver anche loro capito che il mondo deve cambiare direzione. «Soldi o potere. Per cosa sei qui?» Le chiede una collega il primo giorno di università. «C’è anche altro» risponde Sophie interpretata con credibilità dall’attrice Suzanne Jouannet. Dalla campagna alla città arriva energia positiva per gli umani e speriamo poi magari anche per i maiali.

Franck esausto ai piedi del suo trattore consolato da una mucca

A compiere un percorso inverso a quello di Sophie è il parigino Franck, ricercatore, in 5 Hectares (sezione Fuori concorso) della regista francese Émilie Deleuze. Franck lascia agio, carriera e relazioni per comprarsi cinque ettari di terra in campagna nel Limousin, il minimo per poter ottenere lo status di agricoltore e non caricarsi di un impegno produttivo troppo gravoso. Il trasferimento, come è facile attendersi, non è agevole. Franck non sa come cominciare e scopre che l’ambiente che lo circonda è ostico. Abbiamo la conferma che tra villici e cittadini esiste un’organica e diffusa diffidenza. Se il cittadino vuole da una parte riaffermare la sua «civiltà» attraverso educazione, ma anche fermezza e risolutezza, dall’altra il villico non ama gli intrusi che attentano al suo stile di vita. Così il cittadino Franck litiga da subito con un agricoltore che vuole far pascolare gli animali nel suo terreno e dall’altro poi trova in un agognato trattore lo status symbol che ne dovrebbe consacrare l’integrazione nell’ambiente. Ma pagare non basta per «meritarsi» la terra. Nulla riesce troppo bene a Franck, in crisi anche con la moglie hostess, ma il suo anelito di libertà dalle costrizioni della città lo esalta fino ad esagerare nei comportamenti che gli rivelano istinti a lungo repressi come rabbia, invidia e irrefrenabile passione. Quest’ultima alla fine prevale e Franck trova la sua dimensione ai piedi del suo sgangherato trattore. La campagna ottiene la sua rivincita.


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Combattenti, resistenti e resilienti: gli eroi del Festival Cinemaambiente

Hannu, detto Lynx Man: l’amico finlandese delle linci

Osservare oggi la vita del pianeta che ci ospita suscita in noi due reazioni apparentemente opposte, ma in realtà ci pone di fronte alle due facce della stessa realtà. Da una parte siamo sempre più inorriditi dalla distruzione che l’essere umano sta causando, dall’altra siamo ancora più stupiti dalle meraviglie della natura con i suoi esseri viventi vegetali ed animali e che non conoscevamo a fondo, dandoli per scontati. Proprio di fronte a un disastro ecologico crescente prestiamo più attenzione a una realtà vivente a lungo sottovalutata. Nei documentari della 26esima edizione del Festival Cinemaambiente di Torino (5/11 giugno 2023) questi due aspetti sono molto ben rappresentati così come sono molto ben raccontati i diversi atteggiamenti degli esseri umani. Da una parte quelli completamente assorbiti dal sistema economico indirizzato al profitto, dall’altra quelli impegnati a recuperare con la Terra un rapporto di coesistenza senza sfruttamento. A questi ultimi appartiene il finlandese Hannu protagonista di Lynx man, il documentario vincitore di questa edizione del Festival (di Juha Suonpää Finlandia/Estonia 2023). Hannu ci racconta la vita delle linci minacciate nel loro habitat dall’attività antropica. Lo fa con un ingegnoso sistema di telecamere a circuito chiuso, che ci restituiscono affascinanti immagini notturne di questi animali selvatici, che non sono tutti uguali. Hannu li chiama per nome, li riconosce e ne descrive i comportamenti. Spiega quanto le linci molto temute siano essenziali per quell’equilibrio ecologico che a volte si vuole ristabilire artificialmente attribuendo un ruolo «benefico» ai cacciatori.

Nuclear nomads: il lavoratori precari dell’energia nucleare. Rischiano la vita ogni giorno.

 

Benefica non è e non può essere neanche l’energia nucleare come racconta Nuclear Nomads (Kilian Armando Friedrich & Tizian Stromp Zargari, Germania 2023), menzione speciale della giuria. In Francia l’industria nucleare impiega migliaia di persone attraverso i buoni uffici di subappaltatori. Sono le vittime quotidiane di questa «energia pulita», esposte a radiazioni continue, senza protezioni adeguate e precarie. Salari alti e la prospettiva di un impiego stabile sono il carburante delle loro illusioni. Marie-Lou, Florian, Jérôme e Vincent sognano un futuro roseo di benessere, ma intanto si spostano da una centrale all’altra mettendo in pericolo costante la propria salute. L’energia è un tema cruciale della nostra esistenza. Basta solo pensare all’angoscia, che ci avvolge in caso di cellulare scarico. Ma ancora la soluzione per avere energia pulita a basso costo non è stata trovata. Il consumo dei combustibili fossili è in aumento. I colossi dell’energia, vendono buoni propositi per un cambiamento, ma è difficile credergli. Ne parla Le Système Total, anatomie d’une multinationale de l’énergie (di Jean-robert viallet Francia 2022). Total, una delle cinque maggiori compagnie petrolifere del mondo, annuncia nel 2021 il suo nuovo progetto di transizione energetica dandosi pure un nuovo nome «TotalEnergies». I suoi dirigenti si ribellano all’accusa di «greenwashing», ma non possono nascondere i propri colossali progetti di estrazione di petrolio e gas in Texas, Uganda e Golfo del Messico. E tutto avviene sempre a danno dell’ambiente e della popolazione locale. Ogni storia viene narrata attraverso le testimonianze di chi si batte sul campo a favore dei diritti dei cittadini. Un documentario serio e coraggioso.

E di coraggio ce ne vuole molto per sopravvivere in un ambiente danneggiato in zone remote del pianeta come spiega il film Paradise (di Alexander Abaturov Svizzera/Francia 2022) il villaggio siberiano di Šologon dove l’emergenza climatica ha colpito duro nel 2021 con incendi estesi causati da un’anomala ondata di calore. Milioni di ettari di terreno sono stati devastati, ma le autorità russe non sono intervenute ad aiutare gli abitanti. Non ci sarebbe convenienza economica a proteggere l’ambiente! E la popolazione locale poco consapevole attribuisce al flagello un significato mistico. Vittime dell’inquinamento acustico sono invece gli abitanti di Zug Island (Nicolas Lachapelle, Canada 2022). Non hanno dove andare e sono prigionieri di un posto dove la loro vita quotidiana è flagellata da un rumore misterioso. Un tecnico del suono si mette alla ricerca delle fonte del ronzio e scopre un’area di devastazione industriale. Tra le opere italiane da segnalare La terra mi tiene (Sara Manisera Italia 2022).

Ivan di Palma (secondo da sinistra) “visionario” dei semi del futuro

Noi cittadini non siamo mai abbastanza coscienti della fatica che fanno i contadini per darci del buon cibo e la storia di Ivan Di Palma in questo senso è esemplare. Laureato in filosofia, lascia tutto per tornare alle sue origini, ad Atena Lucana nel Parco Nazionale del Cilento per occuparsi dei «grani del futuro» quelli che permetteranno ai suoi figli e ai suoi nipoti di sopravvivere. Sono visionari come lui che danno speranza di fronte al dramma dell’emergenza climatica e la distruzione della biodiversità che appaiono sempre più ineluttabili.

 


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Soil to Soul a Zurigo. Nel suolo la nostra anima

Patate a polpa rossa nel mercatino

Entro il 2050 il 90% del terriccio terrestre sarà a rischio, non sarà cioè utilizzabile per l’agricoltura. Lo dice la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Ogni cinque secondi si erode suolo equivalente a un campo di calcio. E non è un danno rimediabile molto in fretta se consideriamo che ci vogliono mille anni per creare solo pochi centimetri di terriccio. Di fatto, il 33% dei suoli del mondo risulta da moderatamente a fortemente degradato, a causa di erosione, perdita di nutrienti, acidificazione, salinizzazione, compattamento (causato dal peso delle macchine agricole) e inquinamento chimico (pesticidi e fertilizzanti). Il suolo è la nostra vita, più del gas, del petrolio, di Internet e dei satelliti. Lo ha capito molto bene l’imprenditore svizzero Thomas Sterchi, che nel 2021 ha creato con alcuni soci in Svizzera e Portogallo Soil to Soul, un movimento internazionale per la preservazione del suolo, l’agricoltura rigenerativa. Il fine non è solo quello di difendere la terra che abbiamo sotto i piedi dalle speculazioni e la mala agricoltura, ma anche quello di sottolineare l’importanza di una nutrizione responsabile, sana e godibile. Ogni anno in settembre Soil to Soul organizza a Zurigo nel quartiere di Sihlcity un simposio di quattro giorni con conferenze, dibattiti, proiezioni e un selezionato mercato a tema di produttori. Quest’anno l’evento si è svolto dal 15 al 18 settembre. Il suolo si poteva ascoltare in cuffia e annusare. Diversi tipi di suolo producono diversi tipi di suono e di profumo.

Nei bicchieri il suolo profuma più del vino

Un suolo che non fa rumore e che non ha odore è un suolo morto, ha perso i migliaia di microorganismi che lo popolano e lo nutrono. Per capirlo bastava appoggiare una cuffia alle orecchie o mettere il naso in bicchieri da vino per l’occasione riempiti di terra.

Più è alta l’asticella e più alta è l’impronta carbonica. Un progetto del Comune di Zurigo.

Nello stand del comune di Zurigo Lisa Halter presentava un progetto di comunicazione per adulti e bambini in grado di spiegare con grafici e disegni la differente impronta carbonica di ogni cibo. Non sono mancati esempi di biodiversità come le patate con la polpa rossa, l’aglio orsino conservato col sale, una senape coltivata e lavorata artigianalmente in Svizzera, e poi bevande fermentate come il kombucha e un’acqua tonica speciale. Tra gli ospiti più prestigiosi c’è stato lo chef inglese Tom Hunt, che col suo ristorante Poco, a Bristol, ha vinto molti premi, tra cui quello per il miglior ristorante etico agli Observer Food Monthly Awards. Hunt è noto anche in Italia per il suo libro Cucinare per il piacere, le persone e il pianeta. Hunt ha raccontato il suo impegno a far conoscere l’origine del cibo, a recuperare il rapporto con le origini, quello che lui chiama: food foraging. Per questo i cuochi dovrebbero tornare al suolo come garanzia del loro rapporto con la natura.

Hunt è vegetariano, ma non rinuncia a volte ad assaggiare qualche piatto di carne. Decisa è la sua posizione contro l’allevamento industriale e il “cibo chimico” prodotto dalle aziende alimentari. Secondo lo chef inglese, attivista del clima, fermare gli allevamenti intensivi è complicato, ma è necessario anche per eliminare pericolosi ambienti, che fanno da incubatori a malattie infettive per esseri umani e animali.

Tom Hunt a Soil to Soul

Infine Hunt ha rimarcato il valore del buon cibo per dare gioia e non per caso ha aperto il suo intervento distribuendo a tutti gli spettatori un assaggio di ottimo cioccolato. Originali i cibi proposti dai food truck dell’evento. Tra questi degli spiedini vegani alla coreana a base di okara (avanzo di produzione del latte di soia) e proteine di pisello e un piatto di verdure con jackfruit, la “carne vegetale” tropicale. Nel pomeriggio del 16 settembre il Comune di Zurigo in collaborazione con alcuni cuochi della città ha offerto alla cittadinanza in Bürkiplatz un pasto cucinato con tutti gli scarti dell’agricoltura.

Shroomy il panino vegano trasparente

Contro lo spreco volontari spiegavano inoltre quali pani si conservano meglio senza poi finire nella pattumiera. Contaminazioni vegane si sono viste anche nella più generalista fiera di Food Zürich vicino alla stazione: da gustare Kaiserschmarren vegani con salsa di pere, hummus cremoso con cavolfiore arrostito preparato da Ofir Goldring e sabich (panino con melanzana arrostita) di Yinnon Mizrahi, due cuochi israeliani giunti appositamente da Tel Aviv, un panino vegano spiegato con un convincente manifesto, che illustra tutti i suoi ingredienti sani, vegetali e gustosi. E da notare poi l’originale scenografia delle “sale da pranzo” illuminate da grattugie e decorate con posate da cucina.