The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Natura senza parole nei corti del Festival di Locarno

 

Filmus: il bambino e il bosco

Delle nostre parole, della nostra voce è densa la nostra vita e così anche i film. Eppure al di là di quei suoni umani la natura ne produce di suoi e non senza significato. Ce l’hanno rammentato alcuni cortometraggi presentati di proposito senza testo al Festival di Locarno. Nel francese Filmus (sezione Signs of life) il regista Clément Safra segue con la cinepresa in una foresta della Dordogna una donna rom col suo bambino e un poliziotto, che mai s’incontrano. Fuori dal contesto urbano questi personaggi, provvisoriamente spogliati dei loro ruoli, creano un loro nuovo linguaggio. Niente parole, solo gesti, i sussurri del bosco e dei suoi abitanti, gli alberi silenti, ma molto presenti. I tre sembrano cercare qualcosa, non hanno fretta, non hanno paura. Li guardiamo e all’improvviso scopriamo che senza sentirli parlare ci scordiamo di inquadrarli come siamo abituati e alla fine neanche c’interessa più chi. Siamo entrati con loro nella dimensione del bosco.

Arriere saison: Il Parco Imperiale di Kyoto libera il pensiero

Una dimensione simile è quella che ci ha proposto il film fuori concorso Arrière-saison  (Fine stagione) di Jean-Claude Rousseau. Qui invece del bosco c’è il Parco Imperiale di Kyoto e il “dialogo” con la sua estetica degli abitanti della città, che lo percorrono in lungo e in largo tra aceri rossi, uccelli un po’ molesti, ponticelli e laghetti. Due bambini, un gruppo d’impiegati, una coppia in kimono, due donne eleganti, un ciclista. Tutti in silenzio in un ambiente dove la sua immutabilità esercita una benefica suggestione sui visitatori. E di come tutto si perpetui anche con un apparente cambiamento ha voluto parlare la cineasta lettone Laila Pakalniņa col suo cortometraggio Zirdziņ, hallo!  (Ciao Cavallo!) presentato nella sezione Signs of Life. La regista ha filmato in diverse stagioni e ore del giorno gli stessi sette chilometri di strada sul confine orientale della Lettonia.

Zirdzin: primo attore un cavallo

Tra una scena e l’altra si nota come gli uomini operino cambiamenti, ma che questi siano solo illusori.«[…] Ogni tanto, dovremmo alzarci e scrollarci di dosso la quotidianità. Non occorre spingersi chissà dove, basterebbe andare là dove ci sono persone, uccelli, erba, alberi […]. Il film […] parla al tempo stesso della nostra comprensione fisica e spirituale del mondo. Ci mostra che non esistono soltanto gli uomini, ma anche gli uccelli, la nebbia, il sole, la notte e così via; che tutto esiste», ha spiegato Laila Pakalniņa, che non per caso ha dedicato il titolo a un cavallo, uno dei silenti protagonisti del cortometraggio. Da ognuno di questi film ci arriva il messaggio di quanto il distacco dalla quotidianità possa indurci a ricollocarci nell’ambiente e guardare con occhi diversi anche alla nostra alimentazione.

 


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I tormenti di un vegetariano rumeno al Festival di Locarno

Alexandru e Sebastian (a destra con i fiori): i protagonisti del film Charleston mentre vanno insieme a cena

Nell’immaginario collettivo il vegetariano è ancora una persona non del tutto comprensibile e facile da accettare. Non mangia lo stesso cibo del 90% delle persone comuni, rinnega abitudini alimentari secolari, ha una visione del mondo difficilmente collocabile in un’ideologia o in una religione. Così è Sebastian, uno dei due protagonisti del film rumeno Charleston presentato in concorso al Festival di Locarno e diretto dal regista Andrei Cretulescu. Sebastian (l’attore Radu Iacoban) era l’amante di Ioana, morta in un incidente stradale e moglie di Alexandru (l’attore Serban Pavlu), al quale si confessa e chiede di condividere il lutto. L’impresa è davvero improba. I due sono molto diversi tra loro. Introverso, duro e anche violento, Alexandru, gran bevitore e fumatore. Timido, sensibile e apparentemente debole Sebastian, che non a caso a queste caratteristiche aggiunge il suo essere vegetariano, quasi un “delitto” nella carnivora Romania! E che questa scelta sia agli occhi dello stesso regista ai limiti del paradosso si nota nella scena di Sebastian, che racconta al suo “nuovo amico” quale sia il suo lavoro. «Vivo e lavoro con mio zio pescatore, ma non mangio i pesci che tiro su in barca. Li ributto sempre in acqua!». «Ma come? Li butti in acqua invece di buttarli sulla griglia?» gli ribatte stupito Alexandru che aggiunge: «E come si chiamerebbe questo tipo di pesca?». «Pesca sportiva», spiega Sebastian, che non si vuole nutrire della sofferenza degli animali. Il suo animalismo diventa fonte d’imbarazzo quando Sebastian lo porta a cena dai genitori di Ioana e lo presenta all’improvviso come l’ex amante di sua moglie. Prima portata: brodo di pollo. Seconda portata: arrosto di maiale con patate. Sebastian spiega prima che non gli piace il pollo e poi che vuole mangiare solo patate. La padrona di casa lo guarda incredula e domanda con sarcasmo:«Qualcun altro vuol cambiare menu oggi?». Il “dramma culinario” sembra non finire quando arriva in tavola la tipica “salata de boeuf”, che, però, malgrado il nome è solo un’insalata russa senza carne. Alla fine il vegetariano Sebastian si rivela non essere il più vulnerabile dei due “vedovi” di Ioana ed è proprio lui a indicare una via d’uscita dalla depressione ad Alexandru, gran consumatore di alcol, sigarette e carne.


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Ori Shavit è ancora con noi: su Vegan Italy

Il numero di Vegan Italy di luglio con Ori Shavit in copertina

Nella quarta edizione del nostro Festival l’incontro con Ori Shavit è stato uno dei più seguiti. Si è raccontata e ha fatto assaggiare uno shawarma vegano molto appetitoso. Chi non è potuto venire ha adesso l’opportunità di incontrare Ori Shavit sulle pagine di Vegan Italy, in edicola in questi giorni. Di seguito potete leggere un estratto della sua intervista.

In occasione della sua partecipazione a The Vegetarian Chance 2017, Vegan Italy ha incontrato Ori Shavit, e il suo entusiasmo ci ha conquistati!

Ori Shavit vive con il marito Oren, il figlio Nuri di 16 anni e 4 cani a Tel Aviv. Oltre a organizzare corsi di cucina e a tenere conferenze in giro per il mondo, ha lanciato il sito Web Vegans on Top, dove condivide ricette, trucchi e consigli sullo stile di vita vegan; dal 2011 al 2015 ha collaborato per il canale food del network israeliano Ynet; e ha preparato
la prima cena vegana per la Knesset, il parlamento israeliano, durante l’Animal Rights Day. Per promuovere il suo impegno attivista, è apparsa numerose volte in TV e ha tenuto conferenze in occasione di eventi internazionali, tra cui il TEDx, il primo vegan festival di Montréal e la National Animal Rights Conference 2015 a Washington, DC. «Diventare vegan è facile!» dice Ori. «Prendetela come un’avventura, un’occasione per imparare, per scoprire nuove ricette, sapori, ingredienti… E prendetela con un sorriso!»  Ma anche un’occasione per riprendere «il controllo sulle mie scelte alimentari, che invece prima erano dettate dalle abitudini, dalla pubblicità e dalle menzogne». Sono diventata vegana «Circa 6 anni fa. Ero a cena con un ragazzo, non sapevo che fosse vegano. Il mio primo pensiero è stato: «Stai sprecando il tuo tempo!».

Ori Shavit cucina a nostro festival durante il suo show cooki

In quanto giornalista e critica gastronomica, il cibo non era solo una mia passione, ma anche un lavoro, quindi non sarei mai potuta uscire con una persona che evitava i prodotti animali. Ma il mio secondo pensiero è stato: «Non conosco bene il veganismo, e il perché le persone lo scelgono, eppure sono una food writer!». Quindi, ne ho approfittato per fargli un po’ di domande, specialmente su latte e uova (sapevo già che carne = animali morti). Il «problema» è cominciato quando le sue risposte mi hanno aperto gli occhi sulla crudeltà insita nell’industria dell’allevamento. Non volevo più esserne complice, ecco perché ho deciso di fare il cambiamento».

Sul tema vegani in Israele leggete anche questo pezzo su My Fruit.