The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


Lascia un commento

In Piazza Affari più fondi ESG che titoli

Paolo Zucca

Con questo articolo inizia la sua collaborazione con questo sito Paolo Zucca, giornalista dal 1976, già responsabile del supplemento del sabato Plus24-Il Sole 24 Ore specializzato ineducazione finanziaria, risparmio e investimenti consapevoli. Osserva il fenomeno vegetariano. Crede che mai come ora, collegandosi in rete e incontrandosi nelle piazze, si possanoeliminare le pratiche nocive e incoraggiare i comportamenti responsabili. L’utopia di cambiare l’economia dal basso. Tutti i suoi articoli saranno inseriti nella nuova sezione Veconomy.

Non c’è un albero, una siepe e neppure un filo d’erba nella piccola Piazza degli Affari. Dal 2010 è spuntato solo il dito medio, in marmo lucido di Carrara, idealmente rivolto a chi frequenta palazzo Mezzanotte. Qui ha sede la “milanese” Borsa Italiana, controllata dalla Borsa di Londra a sua volta controllata da grandi investitori internazionali. Le grida e i telefoni degli operatori sono scomparsi dal 1994. Gli scambi, per fortuna, avvengono su una piattaforma telematica dove i prezzi della domanda e dell’offerta sono più trasparenti.

Neanche nei listini domestici dei titoli quotati c’è del verde. O ce n’è pochissimo rispetto al crescendo di attenzione che i piccoli risparmiatori stanno riservando alla destinazione del loro denaro, non solo cercando i rendimenti – cioè dividendi e rivalutazione del titolo acquistato – ma anche una finalità positiva. Rendimenti e finalità non sono in contrasto, come dimostrano più rilevazioni.

Scegliere ESG, nonostante qualche furbo

Se ne sono accorti coloro che si offrono di gestire il loro risparmio, insieme a quello dei lavoratori nei fondi pensione o quello delle fondazioni ex bancarie e dei grandi enti. Da anni i fondi che si proclamano Esg (Environmental, Social, Governance) raccolgono denaro da gestire da chi li vuole indirizzati su ambiente, impatto di territorio, trasparenza nella gestione. Qualche numero: in Europa, al 30 giugno 2019, circa 1,1 trilioni di euro sono stati affidati nelle mani di un grandissimo numero di società di gestione (Sgr) che sfornano fondi sempre più specializzati per cogliere le diverse sfumature gradite al risparmiatore/investitore.

Alla fine del 2018, la massa globale di denaro dotato di sensibilità arrivava a 31 trilioni di dollari. Dentro questo popolo c’è di tutto: piccoli trader idealisti, decrescita felice e fede, agricoltori, animalisti, pacifisti, attenti al cibo, all’energia pulita, ai trasporti non inquinanti e alla moda senza pelli animali. Sono le tante declinazioni possibili della stessa nuova sensibilità. I criteri Esg non sono così stringenti, c’è chi investe in società pacifiche che poi, anche in minima parte, restano fornitrici di gruppi meno pacifici.

La passione Esg, lo si vede già, spinge dal basso scelte che altrimenti non verrebbero neppure esaminate. Abbandono di investimenti in armamenti, deforestazioni, qualche rifiuto di regimi non democratici a vantaggio di produzioni apparentemente più sostenibili. Come si misura il rispetto di criteri virtuosi? Ci sono dei rating (voti di società terze, sperabilmente senza conflitti di interesse) e c’è un controllo collettivo dell’opinione pubblica e dei gruppi organizzati. In Italia, dove pure la raccolta Esg sta crescendo a 20 miliardi, scorrendo le società quotate non è facile trovare società dichiaratamente alternative. Tutte strizzano l’occhio ai fondi sensibili (e quindi indirettamente ai risparmiatori che hanno affidato loro del denaro) perché sanno che potranno preferire quel titolo azionario o quell’obbligazione, rispetto ad altre messe fuori gioco da produzioni e comportamenti non politically correct.

Il panino vegetale che fa appetito agli investitori. Legumi invece di carne, grassi vegetali invece che animali, cipolla rossa invece di bacon,

Non solo Beyond Meat, scegliere “V” sarà più facile

All’estero fanno storia i successi di Beyond Meat, la carne a base vegetale, i cui titoli sono stati offerti al pubblico a 25 dollari in fase di quotazione e richiesti in Borsa fino a decuplicare il loro valore. Ora sono scesi molto eppure restano in possesso di coloro che vedono tutte le potenzialità del passaggio di gusto dei consumatori. Oggi il mercato globale delle carni di origine vegetale è stimato in oltre 12 miliardi di dollari. Dovrebbe raggiungere i 28 miliardi di dollari nel 2025. Per questo le aziende del food stanno offrendo più opzioni al consumatore flessibile, cioè chi sta trasmigrando verso la maggiore attenzione agli animali. La grande distribuzione è la prima a testare i gusti dei clienti offrendo nei market nuovi alimenti a base digitale. Stanno più attenti i creativi dell’advertising che dovrebbero anticipare il nuovo e non appagare le abitudini. Se è vero che i gestori stanno cercando aziende quotate dove investire i soldi affidati dai clienti è possibile che sui listini europei e italiani si affaccino società dichiaratamente “V” (vegetarian, vegan) ma anche Etf (Exchange traded fund) specializzati nell’investimento su indici di Borsa o panieri di titoli selezionati con criterio. Diverse start-up stanno sperimentando evoluzioni dell’alimentazione e hanno bisogno di finanziamenti. Anche la terribile finanza, presa di mira in Piazza Affari dal Dito di Maurizio Cattelan, può diventare un credibile punto di osservazione.


Lascia un commento

Vegetariani in Russia. Ne parla il Corriere della Sera. Risponde Walter Casiraghi, chef in concorso a TVC 2019

Walter Casiraghi prepara il suo piatto Tesori della Terra al concorso TVC 2019. Foto di Andrea Battaglini

Irene Soave sul Corriere della Sera del 3 novembre racconta la “rivoluzione vegana in Russia” attribuendole un valore politico e titola così: Vegani, antisistema, anti-Putin
In Russia la rivoluzione è veg. Nel ventennio del presidente cacciatore e pescatore e della «destra di popolo», rifiutare la carne è un gesto sempre più militante. Le cellule del movimento: ristoranti e caffè”. Come sappiamo il veganismo va oltre la scelta di non mangiare prodotti animali e propone un approccio differente al rapporto uomo-animali sotto tutti i punti vista, anche non alimentari. Tuttavia la modifica del menu quotidiano è il primo atto di questo cambiamento ed è anche il primo ad essere identificato da consumatori, ristoratori e produttori. Nutrirsi con alimenti “plant based” è anche un’evoluzione del menu di chi non ha del tutto rinunciato ai prodotti animali (vegetariani e flexitarian). E sembra che anche in Russia, dove il mondo gastronomico è in rapido cambiamento i vegetali nel piatto stiano acquisendo più spazio. Ce lo racconta Walter Casiraghi, che vive e lavora da sei anni a Mosca e che ha partecipato già a due edizioni del concorso The Vegetarian Chance.

È vero che qui in Russia il vegetarianismo e ancor di più il veganismo non sono “visti” molto bene, o meglio come non troppo normali, anche perché come dice l’articolo di Irene Soave in Urss ci furono un annullamento della varietà e della nazionalità dei piatti, e un appiattimento, o meglio una standardizzazione della cultura gastronomica, favorita anche da altri fattori, ambientali, economici e dalla cancellazione delle identità nazionali.

Oggi, però, e mi riferisco a Mosca, si trovano proposte vegetariane e vegane in quasi tutti i ristoranti, soprattutto in centro città, frequentato da turisti e residenti stranieri e dove il movimento Hipster è più libero e radicato. Esistono anche locali di sole proposte vegetariane come Flora,no fauna.

Una cliente del ristorante veg Flora, no fauna a Mosca. Dalla pagina Instagram del locale

Molti russi si dichiarano vegetariani e vegani più per moda e anticonformismo, che per una vera consapevolezza personale. Non c’è stata, però, una contro reazione fatta di atti di ostruzionismo, vandalismo o addirittura “terrorismo”.

A mio parere l’approccio dell’articolo del Corriere della Sera è forzato quando tende a dare del veganismo un connotazione politica e antiPutin (quasi a metterlo a livello di uomini primitivi cacciatori e pescatori) che sì ha tantissimi difetti, ma di sicuro non nega a nessuno la possibilità di scegliere se essere vegetariano o vegano .
Per quanto ho potuto constatare di persona San Pietroburgo è culturalmente, geograficamente e anche gastronomicamente molto più “europea” e aperta di Mosca. Leggere quindi che i ristoranti vegetariani siano presi di mira mi pare poco credibile. Sicuramente vandalismi e atti omofobi da parte di attivisti di estrema destra, ci sono stati, ma di eventi così ne sono purtroppo stati registrati anche in Italia e in altri paesi del mondo. È vero anche che molte volte le forze dell’ordine russe chiudono un occhio per motivazioni politiche o anche per evitare lavoro extra. In ogni caso la libertà di esprimere la propria omosessualità esiste anche se all’estero si ha l’impressione del contrario. 
Non siamo in Finlandia, dove ho vissuto due anni, ma la società russa si sta via via evolvendo verso una maggiore apertura verso il vegetarianismo sia per ragioni etiche e personali, o anche  per ragioni più frivole, senza che esista un reale ostruzionismo reale. Anche in Italia esistono gli antivegetariani/antivegani, basti pensare a quanto si scrive sui social media o ad alcune prese di posizione di chef e giornalisti. Qui a Mosca sono in crescita i negozi veg (anche con servizio di consegna a domicilio) e questo lascia intuire l’esistenza di una maggiore domanda con un’offerta che si adegua ed evolve. Offrono una proposta vegetariana/vegana proponendola come “healthy food” (in russo “здоровой еды”, sdarovoi eda, letteramente “cibo salutare). In molti ristoranti e negozi si può trovare il Veg Journal, una rivista a tema. Non mancano i siti internet sul vegetarianismo e molti blogger/influencer/social trainer che si dichiarano vegani e tengono lezioni e conferenze sulla vita vegana. Per questi ultimi il pericolo è che spesso parlano o scrivono senza cognizione di causa e diffondono informazioni fuorvianti. Al tema veg è stata anche dedicata una mostra: Veg Life.
C‘è ancora molta strada da fare per cambiare la mentalità, e rimediare all’ “ignoranza” gastronomica Russa e dei paesi dell’ex Unione Sovietica. Ciò che in questo momento mi sta più a cuore e mi fa riflettere è la poca consapevolezza e mancanza di voglia di cambiare in tema di spreco, sostenibilità riciclo delle materie prime e del rispetto dell’ambiente partendo dalle piccole azioni quotidiane.

Jagannath, self service vegano a Mosca molto frequentato

INDIRIZZI A MOSCA

Ristoranti veg
Avocado cafe     
Loving hut   
Vkusicvet (Gusto e colore)
Quasi tutti i ristoranti offrono a chi lo chiede una proposta vegetariana, e molti dispongono di una parte riservata nel menu.
Da Mosca
Walter Casiraghi