The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Vegani uguale estremisti? Un film spiega perché non è vero

 

Mangiare frutta e verdura da giovani protegge dalle malattie cardiache

Nel raccontare a qualcuno che siete vegetariani o lo siete diventati vi sarà certamente capitato di registrare questa reazione: «Però non sei vegano, vero? Non sei un estremista?». E a quel punto la vostra risposta potrebbe essere rassicurante «No, non sono vegano, sono un moderato», oppure polemica «Non sono vegano, ma potrei diventarlo e non ci vedo nulla di estremo».  Da qui partirebbe certamente una discussione con frasi del tipo «I vegani non mangiano niente. Sono tristi e denutriti», «L’uomo ha sempre mangiato carne, è nella sua natura», «Non mi faccio imporre da nessuno cosa mettere nel piatto». Ma è davvero così? Sono proprio i vegani gli estremisti? O non piuttosto chi attraverso l’industrializzazione dell’agricoltura, la grande distribuzione, l’industria alimentare orientata solo al profitto ci indirizza incoscienti verso un unico e uniforme tipo di alimentazione fino al punto da assurgerla a cultura irrinunciabile, a tradizioni da preservare?

È davvero da estremisti domandarsi se mangiare prodotti animali sia salutare? Se sia salutare non sapere e non interessarsi degli ingredienti nascosti nella carne? Se le nostre scelte nutrizionali di oggi siano davvero le migliori e le uniche possibili? Perché sembra a molti così assurdo credere in una correlazione tra cibo e salute?

I vegani hanno un microbioma più sano nel loro intestino

Il conformismo è un comodo rifugio per chi non ha voglia di pensare, per chi crede che su certi temi si possa decidere una volta per tutte nella vita e mai più rimettersi in discussione. Ma alla fine qualche notizia filtra e fa traballare le nostre secolari certezze. L’OMS, per esempio, sostiene che la carne lavorata è cancerogena al pari di sigarette, asbesto e plutonio.

Cinquanta grammi al giorno di carne lavorata aumentano del 18% le possibilità di ammalarsi di cancro al colon retto. E non si tratta di ipotesi, ma il il frutto di 800 studi in dieci paesi diversi. Informazioni come queste sono contenute nel documentario What the health, visibile sul circuito di Netflix.

Consumare proteine animali aumenta il rischio di contrarre il diabete

 

Il regista Kip Andersen ci guida in un suo personale percorso alla scoperta di come malattie croniche possano essere prevenute o rese reversibili cambiando la propria dieta. Ne parlano medici, ricercatori e avvocati dei consumatori. Il film rivela come negli Usa le istituzioni governative e le organizzazioni sanitarie siano  a tal punto condizionate dai grandi affari da mettere in pericolo la salute di tutti senza scrupoli.

Ecco il panino consigliato dall’American Heart Association!!


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Caldo e smog fotochimico: cosa non sappiamo. Lo spiega Carlo Modonesi

Il caldo eccessivo di questi giorni ci dà fastidio, anche molto. Ma chi sta in città ha l’impressione in fondo di poterci convivere: aria condizionata, ventilatori, tante docce, bevande ghiacciate, gelati, insalate, un salto in piscina. Quasi quasi ci piace……..! Soprattutto se nel fine settimana riusciamo magari a scappare al mare o in montagna. In realtà i danni che provoca questo clima inusuale per le nostre latitudini sono molto più gravi di quanto sappiamo o vogliamo sapere. Esiste prima di tutto un problema di carenza d’acqua per l’agricoltura e per noi stessi e poi c’è l’inquinamento atmosferico, del quale parliamo solo d’inverno, ma che invece è grave anche d’estate. Ce lo spiega Carlo Modonesi, Professore di Ecologia umana all’Università degli Studi di Parma, Membro del Gruppo Pesticidi dei Medici per l’Ambiente (ISDE). Modonesi è uno dei ricercatori intervistati nel libro Veg per scelta  (Eschenazi-Leemann Giunti Editore 2017) e nel 2016 è stato membro della giuria nel concorso The Vegetarian Chance. Con questo suo scritto lancia un allarme e ci invita tutti a essere più consapevoli, non solo nel mangiare, ma anche nel respirare.

Carlo Modonesi

Non ne parla nessuno, ma in queste belle giornate di sole e di caldo (talora troppo e…. afoso) sta salendo l’inquinamento cosiddetto “da smog fotochimico”.Si tratta in pratica dell’incremento di inquinanti che vengono definiti “secondari” perché sono il risultato delle reazioni chimico-fisiche dovute

1) all’interazione tra gli inquinanti primari (quelli emessi direttamente da fonti antropiche come automobili, impianti energetici, camini industriali, ecc.) e

2) all’interazione tra questi inquinanti e le caratteristiche dell’atmosfera a bassa quota. La relazione forte comunque è quella tra l’ozono e i suoi precursori, ossia gli ossidi di azoto (NOx = NO + NO2). (NB: l’ozono è la molecola triatomica dell’ossigeno (O3), che nell’alta atmosfera, detta anche STRATOSFERA, è di fondamentale importanza biologica perché filtra buona parte della radiazione solare che ha effetti mutageni e cancerogeni, mentre nella bassa atmosfera, detta anche TROPOSFERA, è nociva per molte piante e per la stragrande maggioranza degli animali, esseri umani inclusi). Non bisogna dimenticare, inoltre, che nel processo di formazione dell’ozono entrano in gioco anche le sostanze chimiche volatili (dette VOC, Volatile Organic Compounds). Poiché l’ozono si forma molto rapidamente in presenza di alte temperature (il caldo di questi giorni) e di luce (le giornate sono molto più luminose di soltanto un mese fa, per via della posizione del sole), le città che normalmente soffrono di condizioni atmosferiche e climatiche un po’ “spinte” (come Milano) tendono ad avere concentrazioni di ozono molto elevate.

Gli effetti acuti sulla popolazione generale dovuti alla presenza intensa e prolungata di ozono atmosferico sono:
– riduzione della funzione polmonare e difficoltà respiratoria
– infiammazione delle vie aeree
– tosse
– irritazioni dell’orofaringe
– affanno e astenia
– bruciore retrosternale
Inoltre, sono ormai consolidate le evidenze scientifiche che mostrano un aumento degli attacchi di asma, dei ricoveri ospedalieri, e della mortalità giornaliera, nonché un peggioramento delle condizioni di salute di soggetti già colpiti da malattie croniche Le indagini sperimentali (tossicologia) mostrano che le esposizioni di lungo termine ad alte concentrazioni di ozono esitano in alterazioni morfologiche permanenti delle mucose respiratorie (vie alte e basse), con sviluppo di fenomeni di iperplasia e di metaplasia cellulare negli epiteli.

Poco si sa degli effetti cronici sull’uomo, anche se un’associazione tra esposizione ricorrente all’ozono e deficit della funzionalità polmonare sembra ormai confermata.

Nei giorni in cui aumenta lo smog fotochimico, in altri paesi vengono applicate particolari misure di prevenzione per proteggere soprattutto i bambini e gli anziani…. ma a quanto pare la biologia della popolazione italiana è diversa, e non serve alcun tipo di intervento teso a salvaguardare la salute pubblica.