The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Continua la crescita della “carne” vegetale

I piselli gialli, ingrediente fondamentale di alcuni preparati vegetali che imitano la carne

In questo periodo di crisi i consumi della carne stanno scendendo e i produttori sono in crisi. Il motivo principale sembra essere la chiusura dei luoghi di ristorazione, dove la carne è proposta da sempre in abbondanza, processata o al naturale. Minor domanda ha significato minor offerta e rialzo dei prezzi  al consumo. Non è chiaro se con la riapertura i consumi di carne torneranno a crescere restaurando le vecchie abitudini. Intanto però ciò che sta crescendo più del previsto sono i surrogati vegetali della carne come ha raccontato il 28 aprile Hélène Gully su Les Echos.

Ci sono piccole imprese, che non stanno soffrendo la crisi. È il caso delle start-up specializzate in “carne” di origine vegetale. Le loro vendite sono letteralmente esplose negli Stati Uniti, con un aumento del 265 per cento nelle ultime otto settimane rispetto all’anno precedente, secondo i dati Nielsen. La carne tradizionale, invece, non può che registrare un modesto incremento. Nello stesso periodo, le vendite sono aumentate “solo” del 39%, un aumento inizialmente legato alle riserve alimentari che gli americani avevano accumulato nel bel mezzo della pandemia di coronavirus. Questo successo della bistecca surrogata non è una novità. Ogni anno le vendite delle aziende del settore aumentano o addirittura raddoppiano, come nel caso di Beyond Meat, una star del settore, il cui fatturato ha raggiunto i 298 milioni di dollari nel 2019 rispetto agli 88 milioni di dollari di dodici mesi prima. D’altra parte, la crisi sanitaria è servita da catalizzatore.

Crisi della carne tradizionale
La nicchia delle carni senza carne beneficia infatti della sfortuna del suo alter ego. Negli Stati Uniti, infatti, la carne tradizionale sta attraversando la crisi Covid-19 soffrendo di grande instabilità. Quasi un quarto dei macelli e degli impianti di lavorazione dei suini è fermo a causa della contaminazione. Tyson Foods, JBS, Smithfield… nessun grande nome è stato risparmiato.

Carne alternativa: la proposta di Beyond Meat
Il timore di una carenza ha spinto al rialzo i prezzi all’ingrosso e quindi anche i prezzi al dettaglio. Gradualmente, i consumatori hanno iniziato a cercare alternative, compresi i prodotti che sanno di carne senza “i suoi svantaggi”.

Questo contesto di forte squilibrio tra domanda e offerta ha portato alcuni allevatori a praticare l’eutanasia alle loro mandrie, non sapendo cosa fare con i loro animali. Questo è sufficiente a far muovere l’opinione pubblica e a interrogare i consumatori sull’attuale sistema di produzione della carne. Beyond Meat e Impossible Foods, invece, insistono sul fatto che i loro prodotti non richiedono la macellazione degli animali. E le bistecche vegetali aiutano le persone non solo come alimento, ma anche come rendita economica. Infatti le azioni delle start-up del del settore sono in crescita. A Wall Street, gli investitori si sono affrettati ad acquistare azioni di Beyond Meat, che la scorsa settimana sono aumentate del 40%.


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In Piazza Affari più fondi ESG che titoli

Paolo Zucca

Con questo articolo inizia la sua collaborazione con questo sito Paolo Zucca, giornalista dal 1976, già responsabile del supplemento del sabato Plus24-Il Sole 24 Ore specializzato ineducazione finanziaria, risparmio e investimenti consapevoli. Osserva il fenomeno vegetariano. Crede che mai come ora, collegandosi in rete e incontrandosi nelle piazze, si possanoeliminare le pratiche nocive e incoraggiare i comportamenti responsabili. L’utopia di cambiare l’economia dal basso. Tutti i suoi articoli saranno inseriti nella nuova sezione Veconomy.

Non c’è un albero, una siepe e neppure un filo d’erba nella piccola Piazza degli Affari. Dal 2010 è spuntato solo il dito medio, in marmo lucido di Carrara, idealmente rivolto a chi frequenta palazzo Mezzanotte. Qui ha sede la “milanese” Borsa Italiana, controllata dalla Borsa di Londra a sua volta controllata da grandi investitori internazionali. Le grida e i telefoni degli operatori sono scomparsi dal 1994. Gli scambi, per fortuna, avvengono su una piattaforma telematica dove i prezzi della domanda e dell’offerta sono più trasparenti.

Neanche nei listini domestici dei titoli quotati c’è del verde. O ce n’è pochissimo rispetto al crescendo di attenzione che i piccoli risparmiatori stanno riservando alla destinazione del loro denaro, non solo cercando i rendimenti – cioè dividendi e rivalutazione del titolo acquistato – ma anche una finalità positiva. Rendimenti e finalità non sono in contrasto, come dimostrano più rilevazioni.

Scegliere ESG, nonostante qualche furbo

Se ne sono accorti coloro che si offrono di gestire il loro risparmio, insieme a quello dei lavoratori nei fondi pensione o quello delle fondazioni ex bancarie e dei grandi enti. Da anni i fondi che si proclamano Esg (Environmental, Social, Governance) raccolgono denaro da gestire da chi li vuole indirizzati su ambiente, impatto di territorio, trasparenza nella gestione. Qualche numero: in Europa, al 30 giugno 2019, circa 1,1 trilioni di euro sono stati affidati nelle mani di un grandissimo numero di società di gestione (Sgr) che sfornano fondi sempre più specializzati per cogliere le diverse sfumature gradite al risparmiatore/investitore.

Alla fine del 2018, la massa globale di denaro dotato di sensibilità arrivava a 31 trilioni di dollari. Dentro questo popolo c’è di tutto: piccoli trader idealisti, decrescita felice e fede, agricoltori, animalisti, pacifisti, attenti al cibo, all’energia pulita, ai trasporti non inquinanti e alla moda senza pelli animali. Sono le tante declinazioni possibili della stessa nuova sensibilità. I criteri Esg non sono così stringenti, c’è chi investe in società pacifiche che poi, anche in minima parte, restano fornitrici di gruppi meno pacifici.

La passione Esg, lo si vede già, spinge dal basso scelte che altrimenti non verrebbero neppure esaminate. Abbandono di investimenti in armamenti, deforestazioni, qualche rifiuto di regimi non democratici a vantaggio di produzioni apparentemente più sostenibili. Come si misura il rispetto di criteri virtuosi? Ci sono dei rating (voti di società terze, sperabilmente senza conflitti di interesse) e c’è un controllo collettivo dell’opinione pubblica e dei gruppi organizzati. In Italia, dove pure la raccolta Esg sta crescendo a 20 miliardi, scorrendo le società quotate non è facile trovare società dichiaratamente alternative. Tutte strizzano l’occhio ai fondi sensibili (e quindi indirettamente ai risparmiatori che hanno affidato loro del denaro) perché sanno che potranno preferire quel titolo azionario o quell’obbligazione, rispetto ad altre messe fuori gioco da produzioni e comportamenti non politically correct.

Il panino vegetale che fa appetito agli investitori. Legumi invece di carne, grassi vegetali invece che animali, cipolla rossa invece di bacon,

Non solo Beyond Meat, scegliere “V” sarà più facile

All’estero fanno storia i successi di Beyond Meat, la carne a base vegetale, i cui titoli sono stati offerti al pubblico a 25 dollari in fase di quotazione e richiesti in Borsa fino a decuplicare il loro valore. Ora sono scesi molto eppure restano in possesso di coloro che vedono tutte le potenzialità del passaggio di gusto dei consumatori. Oggi il mercato globale delle carni di origine vegetale è stimato in oltre 12 miliardi di dollari. Dovrebbe raggiungere i 28 miliardi di dollari nel 2025. Per questo le aziende del food stanno offrendo più opzioni al consumatore flessibile, cioè chi sta trasmigrando verso la maggiore attenzione agli animali. La grande distribuzione è la prima a testare i gusti dei clienti offrendo nei market nuovi alimenti a base digitale. Stanno più attenti i creativi dell’advertising che dovrebbero anticipare il nuovo e non appagare le abitudini. Se è vero che i gestori stanno cercando aziende quotate dove investire i soldi affidati dai clienti è possibile che sui listini europei e italiani si affaccino società dichiaratamente “V” (vegetarian, vegan) ma anche Etf (Exchange traded fund) specializzati nell’investimento su indici di Borsa o panieri di titoli selezionati con criterio. Diverse start-up stanno sperimentando evoluzioni dell’alimentazione e hanno bisogno di finanziamenti. Anche la terribile finanza, presa di mira in Piazza Affari dal Dito di Maurizio Cattelan, può diventare un credibile punto di osservazione.