The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Paolo Mieli benedice gli Ogm

Paolo Mieli

Paolo Mieli

Per un giorno Paolo Mieli ha dismesso i panni dello storico per vestire quelli del biologo ambientalista. In un suo commento sul Corriere Della Sera attacca gli oppositori degli Ogm accusandoli di avere “lo sguardo rivolto al passato”. A sostegno degli OGM Mieli afferma come non sia stato provato che siano dannosi per la salute (ma neanche che non lo siano). Peccato, poi, che le motivazioni anti OGM siano più argomentate di quanto lui non voglia fa apparire. Gli Ogm sono una minaccia alla biodiversità. Possono diffondersi in natura, entrare in competizione con le specie selvatiche e farle scomparire. Possono trasferire i loro caratteri genetici a piante della specie coltivate da un agricoltore e contaminare interi raccolti. Possono selezionare in natura erbe infestanti e insetti poi difficili da combattere. Due terzi delle piante OGM oggi coltivate sono state modificate per resistere a un diserbante specifico, che così può essere utilizzato in grandi quantità e inquinare le acque. La natura poi reagisce al diserbante facendo crescere erbe infestanti più resistenti, che richiedono quantità ancora maggiori di diserbanti in una catena senza fine. La diffusione degli OGM significa anche la dipendenza assoluta degli agricoltura da sementi, che non possono riprodurre in proprio. Si tratta del famigerato brevetto sui semi così avversato da Vandana Shiva. Mieli poi mette in dubbio la salubrità dei prodotti bio trascurando diversi elementi a favore di questa tecnica moderna e non certamente “rivolta al passato”.

Un campo di ravanelli bio

Un campo di ravanelli bio

Coltivare biologico significa rispettare le terre agricole dando loro la possibilità rigenerarsi dopo ogni raccolto senza far ricorso a pesticidi ed erbicidi, che impoveriscono l’ambiente. Significa ingerire meno sostanze dal valore nutrizionale nullo o malsane. Significa rinunciare alle colture intensive per dare spazio a colture locali e specie autoctone, che garantiscono il rinnovamento genetico. Chissà se a Paolo Mieli piace un mondo dove le qualità di mele in commercio siano ridotte a non più di 10/15 a fronte di centinaia di tipologie con sapori, colori, valori nutrizionali e consistenze diverse, che oggi nel mondo sono in pericolo di estinzione. E in questo caso non si tratta di essere “passatisti” quanto piuttosto di rivendicare il diritto di non perdere il patrimonio agricolo del passato solo per la pervicacia dei dottor Stranamore degli OGM. Parliamo per il consumatore del diritto di scegliere. E sembra che il consumatore italiano stia già scegliendo se consideriamo che il mercato del biologico in Italia è in crescita. Il giro d’affari del bio in Italia secondo Coldiretti è  superiore ai 2,5 miliardi all’anno. Il biologico rappresenta ormai il 2,5% dei consumi alimentari degli italiani. Quanto all’affermazione di Mieli che tre kg del pasto quotidiano di una vacca italiana sono OGM non c’è che ringraziarlo dato che ribadisce uno dei buoni motivi per mangiare vegetariano. E a proposito dell’articolo su Altroconsumo citato da Paolo Mieli ecco un’interessante e documentata replica della dott.ssa Patrizia Gentilini (medico specialista in Oncologia ed Ematologia generale, membro del Comitato scientifico Associazione dei “Medici per l’Ambiente” Isde Italia).


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L’Ontario sancisce che il veganismo è un diritto umano protetto da discriminazioni 

La commissione per i diritti umani dell’Ontario ha attribuito al veganismo lo status di diritto umano. D’ora in poi in questo stato del Canada chi vorrà mangiare vegano in scuole, ospedali e uffici pubblici avrà la possibilità di chiederlo e veder rispettata questa sua scelta. Nessuno potrà essere forzato a mangiare prodotti animali contro la sua volontà. Si tratta di un precedente importante in favore del diritto a scegliere come nutrirsi. Fino ad oggi questo privilegio era qualche volta garantito solo a chi manifestava un credo religioso, adesso anche chi ha abbracciato questo credo per motivi etici, salutisti o spirituali potrà in Ontario sentirsi rispettato. Un’analoga battaglia andrebbe condotta anche in Europa e in Italia in particolare. Troppo spesso negli ospedali e nelle scuole non c’è rispetto per le scelte alimentari dell’individuo. E per farlo forse non sarebbe nemmeno necessaria una legge, ma basterebbe il buonsenso.

The Human Rights Commission of Ontario has ruled that veganism is a human right legally protected from discrimination, similar to religious beliefs.

Sorgente: Ontario Officials Rule Veganism is a Human Right Legally Protected from Discrimination – The Vegan Herald


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Cameriere! C’è una mosca nel piatto!

Blatte fischiante del Madagascar, considerate edibili

Blatte fischiante del Madagascar, considerate edibili

Una volta quando un commensale trovava in un ristorante una mosca nel piatto chiamava il cameriere per lamentarsi. A breve questa situazione potrebbe capovolgersi e potrebbe essere il cliente a ordinare una ciotola di mosche disidratate da aggiungere alla sua pietanza. Insetti come nutrimento e persino come leccornia da chef. Se ne è già parlato anche all’Expo e il tema rimane di stretta attualità. Lo ha rilanciato in questi giorni Il Fatto Alimentare, che ha ripreso un documento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie inerente gli aspetti nutrizionali degli insetti come alimento. Molti i dubbi e gli interrogativi sollevati dall’Istituto, che dice: “Le conoscenze attuali sui possibili rischi legati al consumo di insetti non sono ancora sufficienti a garantire pienamente il consumatore. Si è soliti giustificare a priori il loro utilizzo affermando che il consumo in altri Paesi non ha mai evidenziato particolari rischi. Il problema è capire come sono stati svolti questi studi. Sicuramente la ricerca dei comuni patogeni alimentari è utile per escluderne la presenza e salvaguardare il consumatore, ma studi approfonditi dovrebbero escludere la possibilità che altri microrganismi trovati sugli alimenti possano causare problemi“. Il documento si sofferma poi sul tema degli allevamenti intensivi di insetti, che porrebbero di fatto gli stessi tipici problemi di ogni allevamento o coltivazione intensiva. “Nel caso degli insetti i grandi numeri sono necessari per raggiungere volumi di produzione “interessanti” per il settore alimentare. Il problema quindi non è l’allevamento intensivo in sé, quanto come vengono/verrebbero gestite eventuali lacune nel sistema di biosicurezza. Ci sono alcuni agenti patogeni che sono in grado di decimare – se non annientare – le popolazioni di insetti dell’allevamento con importanti perdite economiche“. Queste problematiche verrebbero gestite come avviene in acquacultura o con il pollame usando gli antibiotici, che poi finirebbero nel nostro organismo. Da non trascurare infine l’impatto ambientale di questi allevamenti. Possiamo immaginare la catastrofe ecologica che potrebbe derivare da una fuga di cavallette nei campi? Più facile sarebbe gestire le deiezioni prodotte in quantità non paragonabili a quelle bovine e usabili come compost. In ogni caso gli allevamenti d’insetti non sono immaginati “biologici”. E dunque quale vantaggio avremmo nel mangiare grilli, cavallette e tarme della farina e magari coleotteri e mosche? Lo sforzo per abituarci a mangiare quello che fino a ieri consideravamo repellente sarebbe inutile. Cercare negli insetti le proteine che già il mondo vegetale ci offre in abbondanza non ha senso. Lasciamo la mosca fuori dal piatto!