The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)


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Cambiare il menù per cambiare il mondo? I giovani italiani sono pronti? L’analisi di un sondaggio The Vegetarian Chance/Lavazza

La partecipazione alle manifestazioni e agli scioperi di Fridays for Future sta crescendo mese dopo mese in tutto il mondo. E sembra davvero che questa mobilitazione giovanile sia in grado di abbattere ogni frontiera. Il tema dell’emergenza climatica è capace di unire più di altri, forse perché riguarda tutti allo stesso modo nel nord come nel sud del mondo senza, però, che le responsabilità siano le stesse. Chi consuma più risorse per un benessere effimero è più responsabile dell’emergenza climatica di chi consuma meno e anzi “è consumato” contro la sua volontà. Tra i consumi più dannosi per l’ambiente c’è quello del cibo non sostenibile. Si consumano risorse per nutrire ogni anno 7 miliardi di esseri umani anche con le carni di 150 miliardi di animali di allevamento (mammiferi, volatili, pesci) a loro volta bisognosi di nutrimento. Sorge allora spontanea la domanda cosa mangiano questi giovani che protestano? Sono davvero pronti a modificare la loro alimentazione almeno parzialmente per essere coerenti con la loro visione del futuro? Abbiamo provato a scoprirlo qui in Italia con un sondaggio realizzato per The Vegetarian Chance da EUMETRA MR e Renato Mannheimer in collaborazione con Lavazza. Obiettivo delle nostre domande che hanno coinvolto 806 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 23 anni era conoscere la loro attitudine verso il vegetarianismo e il veganismo. Abbiamo chiesto quali sono le loro abitudini alimentari, se sanno quali sono le differenze tra vegetariani e vegani, se sono coscienti del rapporto tra alimentazione e cambiamento climatico, se intendono ridurre il loro consumo di carne e quale opinione hanno di chi ha già fatto una scelta in direzione di una dieta a base vegetale. Le loro risposte sono state piuttosto sorprendenti e indicative di un’attitudine verso il cibo che sta cambiando partendo proprio dalle nuove generazioni. Soddisfatti e insoddisfatti di quello che mangiano si sono divisi la torta quasi a metà e questo dato indica un livello alto di attenzione verso l’alimentazione. E nel passare al come se ne ha una conferma: a fronte di un 36% che “mangia tutto senza problemi” c’è un 31% che “cerca di fare una dieta bilanciata senza rinunciare a nulla” e poi una serie di gruppi che ha fatto una scelta controcorrente e che tutti insieme raggiungono il 14% (prevalentemente vegetariani 6%, vegetariani 3%, macrobiotici 3%, vegani 2%). A questi poi si potrebbe aggiungere il 9% che è condizionato dalle intolleranze, ma in questo caso non si tratta di una vera scelta. Un volta identificate le abitudini alimentari degli intervistati il sondaggio passa a verificare il livello di conoscenza del mondo vegetariano e vegano chiedendo prima di tutto quali sono le differenze tra le due diete. Ben l’80% degli intervistati le ha chiare anche se non fino in fondo. Il 40% non sa che essere vegano comporta scelte radicali anche nell’abbigliamento. Di questa ignoranza si potrebbe ipotizzare una responsabilità dei vegani stessi, che non sono tutti uguali e dunque non tutti comunicano lo stesso messaggio. I vegani non sempre mangiano sano, non scelgono prodotti bio e di stagione e magari anche sull’abbigliamento chiudono un occhio.

I giovani sono stati ovviamente interpellati sul loro futuro e se da una parte il 38% è ancora convinto che sia giusto “mangiare come si vuole seguendo i propri gusti”, un 36% è orientato a “limitarsi a mangiare un po’ meno carne”, mentre a un futuro vegetariano e vegano (11+6%) crede in totale il 17%. Un numero piuttosto alto considerando che in Italia vegetariani e vegani insieme sono al momento attestati sull’8%.

La correlazione tra emergenza climatica e consumi alimentari, il tema del nostro Festival, è molto chiara al 17% e abbastanza al 38%, un totale di 55%, che però evidentemente fatica a trarne le conseguenze sul piano individuale. Sappiamo quanto sembri difficile cambiare le proprie abitudini alimentari ereditate dalla famiglia. Anche se poi c’è da essere sorpresi dal dilagare del sushi, dei poke o dei bowls o della stessa hamburger estranei alla cultura alimentare italiana eppure così popolari tra i giovani. La coerenza, un problema di tutti e impossibile da raggiungere al cento per cento anche perché chi crede di aver fatto già molta strada diventando vegetariano. E così alla domanda “Cos’è necessario fare per adottare una dieta vegetariana coerente” la maggioranza degli intervistati ha pensato che alla scelta di “non mangiare più prodotti animali” (25%) si debba aggiungere l’acquisto di prodotti di stagione (24%), a km0 (19%), bio (19%).

Quante volte chi ha scelto di diventare vegetariano o vegano si è sentito incompreso o denigrato? Tra i giovani questo problema non sembra esistere. Di fronte a un amico che passa a una dieta vegetale solo l’8% lo considera “un estremista asociale”, il 27% rimane indifferente e ben il 47% ne comprende le ragioni senza, però, voler fare la stessa scelta. Il processo imitativo così frequente in altri contesti qui funziona per l’18% degli intervistati tra chi ci pensa e chi lo farebbe senz’altro. Quasi nessuna differenza di reazione si registra di fronte a un vegetariano o un vegano. L’idea diffusa che i vegani siano la versione estremista dei vegetariani non trova casa nel sondaggio. Allo stesso modo non trova conferma nemmeno il preconcetto che i giovani buttino nel carrello della spesa quello che capita. Al 33% interessa la qualità, al 14% la salubrità, ma solo al 6% l’eticità. La capacità di spesa che dovrebbe contare molto per i giovani spesso malpagati è indicata solo dal 10%. Radicati sono gusto e abitudini, il 30%, del tutto comprensibili in un paese come il nostro, patria della cucina buona e tradizionale.

Ed è infine sul gusto che arriva la risposta più sorprendente per chi continua ad avere del cibo vegetale un’immagine di “tristezza”, “noia”, “poco gusto”. Ben il 61% degli intervistati considera questo cibo “più vario” e addirittura il 58% “più gustoso”. Non è dato sapere a quale cibo vegetale esattamente si riferiscano, ma si spera che non siano le patatine fritte!

Analisi di Gabriele Eschenazi

 

English version

Participation in Fridays for Future events and strikes is growing month after month around the world. And it really seems that this youth mobilization is capable of breaking down all borders. The theme of the climate emergency is capable of uniting more than others, perhaps because it affects everyone in the north and south of the world in the same way without, however, the same responsibilities. Those who consume more resources for ephemeral well-being are more responsible for the climate emergency than those who consume less, and indeed “are consumed” against their will. Among the most harmful consumption for the environment is that of unsustainable food. Resources are consumed to feed 7 billion human beings every year even with the meat of 150 billion farmed animals (mammals, birds, fish) in need of food. T

he question then arises what do these protesting young people eat? Are they really ready to change their diet at least partially to be consistent with their vision of the future?

We tried to find out here in Italy with a survey conducted for The Vegetarian Chance by EUMETRA MR and Renato Mannheimer in collaboration with Lavazza. The aim of our questions, which involved 806 girls and boys aged between 16 and 23, was to find out about their attitude towards vegetarianism and veganism.

We asked what their eating habits are, whether they know what the differences between vegetarians and vegans are, whether they are aware of the relationship between diet and climate change, whether they want to reduce their meat consumption and what their opinion is of those who have already made a choice in the direction of a vegetarian diet. Their responses have been rather surprising and indicative of an attitude towards food that is changing from the younger generations.

Satisfied and dissatisfied with what they eat, they split the cake almost in half and this indicates a high level of attention to food. And in moving on to how this is confirmed: compared to a 36% who “eat everything without problems” there is a 31% who “try to make a balanced diet without giving up anything” and then a series of groups that have made a countercurrent choice and that all together reach 14% (mainly vegetarians 6%, vegetarians 3%, macrobiotics 3%, vegans 2%). To these we could add 9% which is conditioned by intolerances, but in this case it is not a real choice. Once the eating habits of the respondents have been identified, the survey goes on to check the level of knowledge of the vegetarian and vegan world by asking first of all what are the differences between the two diets.

As many as 80% of the respondents have a clear understanding of the two diets, although not all the way through. Forty percent do not know that being vegan involves radical choices in clothing as well. Of this ignorance one could hypothesize a responsibility of the vegans themselves, who are not all the same and therefore do not all communicate the same message. Vegans don’t always eat healthy, they don’t choose organic and seasonal products and maybe even turn a blind eye to clothing.

Young people have obviously been questioned about their future and while 38% are still convinced that it is right to “eat as you like”, 36% are oriented to “just eat a little less meat”, while a vegetarian and vegan future (11+6%) believes in a total of 17%. A rather high number considering that in Italy vegetarians and vegans together are currently 8%.

The correlation between climate emergency and food consumption, the theme of our Festival, is very clear at 17% and quite clear at 38%, a total of 55%, but obviously struggling to draw the consequences on an individual level. We know how difficult it seems to change one’s eating habits inherited from one’s family. Even if you are surprised by the spread of sushi, poke or bowls or hamburgers that are foreign to the Italian food culture and yet so popular among young people. Consistency, a problem for everyone and impossible to achieve one hundred percent also because those who believe they have already come a long way by becoming vegetarian. And so to the question “What is necessary to adopt a consistent vegetarian diet” the majority of respondents thought that to the choice of “no more eating animal products” (25%) should be added the purchase of seasonal products (24%), to km0 (19%), organic (19%).

How many times did those who chose to become vegetarian or vegan feel misunderstood or denigrated? Among young people this problem does not seem to exist.

In front of a friend who switches to a vegetarian diet only 8% consider him “an antisocial extremist”, 27% remain indifferent and 47% understand the reasons without, however, wanting to make the same choice. The imitative process so frequent in other contexts here works for 18% of the interviewees between those who think about it and those who would certainly do so. There is almost no difference in reaction when faced with a vegetarian or a vegan. The widespread idea that vegans are the extremist version of vegetarians does not find a home in the survey. Likewise, the preconception that young people throw whatever happens into the shopping trolley is not confirmed either. 33% are interested in quality, 14% in healthiness, but only 6% in ethics. The shopping capacity that should count for a lot for young people who are often poorly paid is only indicated by 10%. Rooted are taste and habits, 30%, completely understandable in a country like ours, home of good and traditional cuisine.

And finally, it is on taste that comes the most surprising answer for those who continue to have an image of “sadness”, “boredom”, “little taste”. As many as 61% of those interviewed consider this food “more varied” and even 58% consider it “tastier”. It is not known exactly what vegetable food they are referring to, but hopefully it is not the French fries!

Analysis by Gabriel Eschenazi

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