The Vegetarian Chance

So I am living without fats, without meat, without fish, but am feeling quite well this way. It always seems to me that man was not born to be a carnivore."(Albert Einstein) August 3, 1953


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Folla alla prima giornata del Festival

Appassionati vegetariani e onnivori curiosi hanno oggi affollato la prima giornata del festival The Vegetarian Chance. Da Simone Salvini hanno appreso la ricetta del piatto che può loro ridare l’equilibrio perduto. Da Jenny Sugar come confezionare dolci golosi e salutari senza uova, olio, latticini e zucchero. Da Agnese Z’graggen come da verdure colorate si possano produrre gioielli di valore. Dai relatori della tavola rotonda come i consumatori possano essere gli artefici di una vera rivoluzione alimentare. Gabriele Eschenazi ha introdotto negando l’assioma “mangiamo carne perché l’abbiamo sempre mangiata e non ne possiamo fare a meno”. Il dottor Remo Egardi ha raccontato come sin dagli anni ’80 negli animali di allevamento vengano inoculate basse dosi di antibiotici, che col tempo ci hanno reso semper più antibiotico resistenti. Paola Maugieri ha invitato le persone a prendere il proprio destino in mano e rifiutarsi di mangiare cibo manipolato e prodotto con ingredienti malsani e ha ricordato che le sofferenze degli animali non sono diverse dalle nostre. Giulia Innocenzi ha documentato le sue esperienze giornalistiche negli allevamenti dove rispettando le leggi italiane è possibile maltrattare gli animali. Pietro Leemann ha riaffermato la necessità di guardare al cibo con maggiore coscienza di sé stessi, della propria posizione in questo pianeta e del rispetto per gli esseri viventi. Il documentario The thirsty world di Yann Arthus Bertrand presentato da Roberta Cecchetti di Good Planet ha illustrato con immagini straordinarie come il mondo abbia sete e come l’acqua si sprechi sia nell’iperproduzione di carne che nella produzione di jeans, ma che nel mondo c’è chi presta la sua opera volontariamente per ridistribuire l’acqua a chi non ce l’ha e insegnare le metodologie più efficienti per evitare gli sprechi.

TVC 2016 Partner

 


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Brindisi al festival con i vini olistici della tenuta Fornace

Nella valutazione della qualità di un vino l’analisi organolettica ha sempre avuto un’importanza preminente. Oggi però non ci si può più accontentare di questo. Un vino per essere buono deve anche essere dotato di un “certificato di nascita” ambientale. Da qui lo sviluppo oggi crescente di vini biologici e vegani che assicurano una filiera produttiva rispettosa dell’ambiente e dell’uomo. La più grande azienda italiana a raccogliere da tempo e questa sfida è la Tenuta Fornace, che è il nuovo partner del festival The Vegetarian Chance. Il 12 giugno alle ore 16 durante la premiazione a seguire durante lo show cooking dello chef israeliano Moshe Basson sarà possibile degustare i vini dell’azienda e brindare ai vincitori.

Ecco il loro racconto:

Tenuta Fornace LogoTenuta Fornace e i due secoli da vignaioli della Famiglia Rossi

Era il 1823, tempo dell’Antico Piemonte, in cui il lombardo oltrepò pavese e le piemontesi colline dell’alessandrino tortonese eran ancora un tutt’uno, ed i Rossi viticoltori acquisiscono i loro primi ettari iniziando a produrre Bonarda, il vino che da sempre contraddistingue quelle terre. Ad oggi Tenuta Fornace e le sue otto tenute, site su di una ideale linea che corre da est ad ovest, coprono un totale di 120ha di giardini vitati in prevalenza da varietà autoctone. Da più di vent’anni – per convinta scelta etica di rispetto ambientale e per offrire Vini oltre che Buoni sempre più identitari, caratterizzanti il Territorio, integri e salubri – Andrea Rossi si prodiga con incessante entusiasmo ad accudire la propria terra curandone la parte agronomica e divenendo poi enologo nel momento più cruciale della Vendemmia e delle successive fasi della vinificazione; tutto questo gli ha anche permesso nel tempo di acquisire dapprima la certificazione Biologica e poi quella BioVegan: la più grande azienda italiana con questa specifica certificazione riesce così attraverso la sua linea di vini (bianchi, rossi e spumanti) ad esprimersi con convinzione in una visione Olistica dove Terra, Uomo e Vino si coniugano in un irreplicabile tutt’uno. 


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Lo chef Moshe Basson a The Vegetarian Chance

Moshe Basson con la Hubeza, erba localeIn collaborazione con l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo domenica 12 giugno sbarcherà al Festival da Gerusalemme Moshe Basson.  Specialista in cucina biblica, etnobotanico, esperto in dieta mediterranea, storico dell’alimentazione, attivista in difesa dei cibi antichi, vegan friend. Moshe Basson è tutte queste cose: un cuoco poliedrico e speciale come indica la sua storia.

Non esiste forse percorso migliore per cercare la proprie radici se non quello del cibo. E Moshe Basson questo percorso lo ha iniziato oltre mezzo secolo fa a Gerusalemme, dove arrivò dall’Iraq con la sua famiglia nel 1951. Suo padre aprì una panetteria nel vicino villaggio arabo di Beit Safafa e lui manifestò da subito una grande attrazione per il cibo e la cucina. A ispirarlo furono le donne della famiglia e tutte quelle che incontrava nei villaggi. Da ognuna apprese un segreto e poi dopo aver servito nell’esercito come ufficiale, aprì un ristorante nell’antica casa di famiglia. Questa casa aveva una particolarità: era stata costruita intorno a un albero di eucalipto, che lo stesso Moshe da bambino aveva piantato nel giorno del Capodanno degli Alberi. A quell’albero è intitolato il ristorante, dove Moshe propone una cucina basata sugli ingredienti menzionati nella Bibbia ebraica e raccolti sulle colline intorno a Gerusalemme. Per il suo impegno nel ridare vita ai cibi antichi Moshe Basson ha ricevuto in Italia nel 2006 il titolo di Cavaliere della Repubblica. L’Eucalyptus, noto in tutto il mondo, è riconosciuto dalla Vegan Friendly Society israeliana come un ristorante, dove l’ampia scelta dei piatti consente di vivere un’esperienza vegana biblica completa.

Moshe Basson farà parte della giuria internazionale della terza edizione del concorso e dopo la cerimonia di premiazione terrà uno show cooking dal titolo Prima della fame. Attraverso i suoi piatti Moshe ci introdurrà nel mondo biblico agli albori della civiltà, quando l’uomo, come si legge nella Genesi, era vegetariano.