The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)

Carlo Egardi sui pesticidi

Carlo Egardi nel suo intervento al Festival del 2016

Carlo Egardi ci ha mandato questa interessante testimonianza, che ci racconta l’importanza di un’agricoltura sana e rispettosa del pianeta:

Prendo spunto da questa bellissima iniziativa di The Vegetarian Chance del 2016 per lasciare alcune considerazioni sui danni che l’uso continuativo dei pesticidi in agricoltura sta causando all’ambiente e alla salute di tutti gli esseri viventi.

Coltivare senza pesticidi, oltre ad essere possibile, è un dovere verso la salute dell’uomo e degli ecosistemi. Nei paesi dove l’agricoltura è fortemente industrializzata,la forzatura con pesticidi, concimi chimici e diserbanti assicura rese maggiori rispetto all’agricoltura naturale anche se le differenze si annullano rapidamente. Questo perché tali forzature finiscono per esaurire l’humus dei terreni causando il crollo delle rese, così come è già accaduto in alcuni paesi a causa dell’erosione e della desertificazione. Il passaggio ad una agricoltura più naturale può avere effetti diversi a seconda del luogo e delle pratiche agricole utilizzate. Nel Sud del Brasile, le aziende agricole passate ai concimi naturali e alle leguminose come fissatrici di azoto, hanno raddoppiato le rese di mais e frumento. In Messico i coltivatori di caffè riconvertiti al biologico hanno incrementato la resa del 50%. La scelta chimica, spacciata come “tecnologicamente avanzata”, è invece una opzione rozza e sorpassata in contrasto con ogni fine studio degli equilibri degli ecosistemi, all’interno dei quali le coltivazioni agricole dovrebbero inserirsi in modo armonico e utile al mantenimento della vita di uomini e animali senza rischi per la salute. Non è più accettabile, in nome di una aumentata produzione agricola, utilizzare sostanze che entrano inevitabilmente nel ciclo vitale di piante, uomini e animali. La fame nel mondo, come ampiamente dimostrato, si combatte soprattutto eliminando gli “sprechi alimentari”e non aumentando una produzione che sarebbe già sufficiente a sfamare tutti gli abitanti della terra. Ovviamente è la cosiddetta “agricoltura intensiva” la pratica che più ricorre a sistemi chimici sbrigativi per eliminare elementi di danno che sono lì proprio per il tipo di approccio agronomico utilizzato. In questi casi il terreno viene utilizzato solo come una sorta di appendiabito sul quale stendere pomodori e insalate. Un terreno nel quale i rapporti tra microorganismi e piante è fortemente compromesso. In tale situazione se non si ricorresse costantemente ad abbondanti concimazioni chimiche, il terreno sarebbe quasi improduttivo. L’uso dei pesticidi in agricoltura, provoca inevitabilmente un decadimento della biodiversità con gravi ripercussioni sulle acque superficiali e sotterranee destinate all’utilizzo alimentare.
L’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) realizza il rapporto nazionale pesticidi nelle acque con l’obiettivo di individuare eventuali effetti negativi non previsti nella fase di autorizzazione delle sostanze e non adeguatamente controllati nella fase di utilizzo, di fornire informazioni sulla qualità delle risorse idriche rispetto alla contaminazione da pesticidi e di seguirne l’evoluzione. I pesticidi, In funzione delle caratteristiche molecolari, delle condizioni di utilizzo e di quelle del territorio, possono migrare e lasciare residui nell’ambiente e nei prodotti agricoli, con un rischio per l’uomo e per gli ecosistemi. Sono circa 400 le sostanze impiegate in agricoltura e sono state vendute circa 130.000 tonnellate di prodotti fitosanitari [ISTAT, 2014]. La direttiva 2009/128/CE sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi prevede misure specifiche per la tutela dell’ambiente acquatico.
Per i prodotti fitosanitari è vietata la commercializzazione di sostanze particolarmente pericolose per la salute umana e per l’ambiente quali: cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (CMR) interferenti endocrini , inquinanti organici persistenti (POP) sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBT), molto persistenti e molto bioaccumulabili (vPvB). I dati di monitoraggio danno un’indicazione diretta della persistenza ambientale di una sostanza e della sua possibilità di contaminare le acque, anche a distanza di anni dalla sospensione dell’uso. Nell’ultimo monitoraggio effettuato sul territorio nazionale , le indagini hanno riguardato 3.747 punti di campionamento e 14.718 campioni e sono state cercate complessivamente 365 sostanze (nel 2012 erano 335). Nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio controllati (nel 2012 la percentuale era 56,9). Nelle acque sotterranee sono risultati contaminati il 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). Le concentrazioni misurate sono in genere frazioni di µg/L (parti per miliardo), ma gli effetti nocivi delle sostanze si possono manifestare anche a concentrazioni molto basse. Il risultato complessivo indica un’ampia diffusione della contaminazione. I livelli sono generalmente più bassi nelle acque sotterranee, ma residui di pesticidi sono presenti anche nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili. (dati ISPRA :Rapporto dei pesticidi nelle acque- dati 2016).
Purtroppo, leggi, monitoraggi, valutazioni tossicologiche, studi indipendenti (Università e Laboratori di Ricerca), pur avendo abbondantemente dimostrato che i pesticidi stanno distruggendo il pianeta e minacciando seriamente la nostra salute, non hanno consentito che i sistemi agricoli si evolvessero verso tecniche di coltivazione senza pesticidi. Il motivo principale per il quale l’abbandono dei pesticidi non è stato ancora preso in considerazione è il convincimento che senza chimica non è sarebbe possibile ottenere raccolti utili a sfamare il mondo, ovviamente nulla di più falso. I nostri tecnici e ricercatori tentano invano di arginare l’introduzione di sostanze interferenti con i sistemi metabolici degli esseri viventi ma, non appena vengono tolte dal commercio sostanze pericolose, altre ne prendono il posto dando il via all’ennesimo iter di valutazione dei danni agli ecosistemi e alla salute umana. Colossi come Monsanto hanno commercializzato prodotti che hanno distrutto interi ecosistemi e hanno causato gravissime lesioni alla salute degli uomini e del pianeta. Nel 1929 primo colpo dell’ingegno chimico della Monsanto: i policlorobifenili che provocano, cancro, disordini immunitari, interferenze endocrine e sterilità(ritirato dal commercio negli anni 70). Il secondo successo di Monsanto è stato l’erbicida conosciuto come 2,4,5-T, sigla che allude ai numeri di atomi di cloro del composto. Fabbricato dagli anni quaranta, era così efficace che durante la guerra in Vietnam l’esercito degli Stati Uniti lo usò per defoliare le foreste tropicali in cui si nascondevano i vietcong. Insomma: era il famigerato “agente arancio” (agent Orange), che ha distrutto per decenni la vegetazione in Vietnam e ha lasciato una scia di malformazioni e tumori sia tra i vietnamiti sia tra i veterani dell’esercito statunitense. Il suo uso fu sospeso nel 1971, quando cominciarono a essere noti gli effetti di un sottoprodotto che si crea bruciando composti a base di cloro: le diossine. La tossicità della diossina è ormai provata senza dubbio; è cancerogena, provoca danni immunitari e all’apparato riproduttivo. Ora siamo alle prese con il terzo “successo della Monsanto”: il glifosato uno tra gli erbicidi più tossici attualmente ancora in commercio. Ma, pur facendo riferimento a precise disposizioni di legge che vieterebbero l’immissione in commercio di sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, ai pesticidi viene concessa una sorta di impunità che ha dell’incredibile. Sulla scheda tecnica del glifosato, la stessa azienda produttrice dichiara che il prodotto è nocivo per acqua ed organismi acquatici, tacendo però su altre gravi interferenze che il glifosato ha dimostrato, in studi indipendenti, di causare alla vita del pianeta e dell’uomo. Già la tossicità per gli ambienti acquatici sarebbe ragione più che sufficiente per eliminare il prodotto dal commercio! Purtroppo, incredibilmente, il glifosato è ancora usato , finendo nei cicli vitali di piante, animali e uomo. Per poter giustificare la presenza dei pesticidi, organi tecnici statali si sono inventati standard di accettabilità, ignorando che non esistono sostanze o energie indifferenti per un essere vivente, perché le molecole e le energie che non si inseriscono nel bilancio metabolico fisiologico sono sempre dannose,e meramente convenzionali sono gli standard di accettabilità dei singoli inquinanti. Viene altresì ignorata la concreta possibilità degli effetti dovuti alla sommatoria di tutti i pesticidi che dalla prima colazione alla cena assumiamo inconsapevolmente con gli alimenti. Diversi studi hanno da tempo confermato come un’esposizione prolungata, a basso dosaggio, ai pesticidi possa aumentare il rischio di malattia di Parkinson. Assai rilevante lo studio effettuato nel 2011 dall’Istituto Nazionale americano della sanita’ (NIH), secondo cui le persone esposte a due pesticidi, il rotenone e il paraquat, corrono due volte e mezzo in più il rischio di contrarre questa malattia. I pesticidi sono una causa determinante per il morbo di Parkinson ed in Francia è stato riconosciuta come malattia professionale. Alla luce di queste, tanto elementari quanto ignorate, considerazioni, i pesticidi andrebbero vietati a livello globale.