The Vegetarian Chance

Nothing will benefit human health and increase chances of survival for life on earth as much as the evolution to a vegetarian diet (Albert Einstein)

Pensa vegano, pensa positivo

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Jordi Casamitjana durante una manifestazione veg. Via: https://www.facebook.com/veganjordi/

Alla base della scelta vegana non ci sono solo gusto, salute, o una dieta. Ci possono essere tutte queste cose insieme, ma da sole non bastano a spiegare il veganismo etico, al quale il giudice britannico, Robin Postle, ha recentemente attribuito la definizione di “credo filosofico”. Una decisione rivoluzionaria considerando che ha messo il veganismo sotto la tutela dell’Equality Act britannico del 2010. All’origine di questa sentenza c’era stato il ricorso di un lavoratore, Jordi Casamitjana, licenziato a causa delle sue rivendicazioni vegane sul posto di lavoro. Quattro le motivazioni addotte dagli avvocati di Casamitjana per rivendicare i valori filosofici del veganismo:  1) È degno di rispetto in una società democratica 2) Non è in conflitto con i diritti fondamentali altrui 3) Non è incompatibile con la dignità umana 4) È cogente, serio e si applica a un aspetto importante della vita o del comportamento umano. La decisione del giudice Postle è stata presa proprio nel paese dove nel 1944 a Leicester fu fondata la Vegan Society a seguito di divergenze all’interno della Vegetarian Society. Ancora una volta la storia del veganismo passa per la Gran Bretagna. Non nascerà molto probabilmente la “chiesa vegana”, ma il tema dei diritti di chi ha scelto di vivere senza sfruttare gli animali in nessun modo si è aperto. Non è una questione facile da dirimere dato che sappiamo quanto sia difficile consumare senza entrare in contatto con prodotti animali. Il cibo è paradossalmente l’aspetto più semplice. È oggi sempre più agevole identificare alimenti a base completamente vegetale, mentre è più difficile essere certi che prodotti di cosmetica non siano stati sperimentati su animali o che capi di vestiario o arredamento non contengano materiali di provenienza animale. Un vegano etico deve poi prestare attenzione a molte altre cose come l’eticità degli investimenti o dei mezzi di trasporto. Può succedere dunque che per essere coerenti con il proprio credo si debba chiedere ad altri adeguarsi: questo può avvenire in famiglia, sul posto di lavoro, in luoghi di studio. Alla fine la convivenza tra vegani etici e il resto della società può essere complicata e indurre all’isolamento come nel caso dei jainisti, gli unici veri religiosi portabandiera del purismo vegetariano. C’è però bisogno di diffondere un ripensamento vero sul rapporto tra uomo e natura per preservare il pianeta. Non tutti possono diventare completamente vegani, ma sempre più persone potranno allontanarsi da scelte non etiche se avranno a loro disposizione alternative adeguate. Il diritto ad essere vegano di fatto, come ha inteso il giudice britannico, non è contro qualcuno, ma è favore di tutti. “Il veganismo è una convinzione filosofica e quando guardi la mia vita e quella di ogni vegano etico, te ne rendi conto. Si tratta di un credo positivo, non negativo. E dunque un credo positivo è destinato a essere protetto”, ha detto Casamitjana.

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